Luigi Ghirri. Pensare per immagini. Icone Paesaggi Architetture

Cittanova, 1985 da: Esplorazioni sulla via Emilia. Vedute nel paesaggio (1983-1986) da: Il profilo delle nuvole (1980-1992)
Luigi Ghirri, Cittanova, 1985. Da: Esplorazioni sulla via Emilia. Vedute nel paesaggio (1983-1986); da: Il profilo delle nuvole (1980-1992).
Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri

“L’Italia, come tutti sanno, è una nazione di santi, navigatori, poeti, e adesso anche di fotografi, che la percorrono in auto, a piedi, in torpedone per portarsi nei punti più adatti a osservare la «realtà». […]

Tra tutti quelli che si considerano artisti, i fotografi sono quelli che hanno meno dubbi… La fotografia è magia e se non spaventa più, come si racconta accadesse ai primitivi, è capace ancora di suscitare un senso di potenza.

La foto è la moderna versione della parabola della moltiplicazione dei pesci; con essa moltiplichiamo la realtà, ce ne impadroniamo, la coloriamo, la rendiamo simile ai quadri, impressionisti o astratti, a scelta. L’importante è che la fotografia «trasformi», abbellisca, accenda i colori, possibilmente immergendo i soggetti in un’atmosfera soffusa, carica di nostalgia e di ricordi. E se la realtà è brutale come nelle guerre, si può fare ancora qualcosa, basta riprendere i combattenti controluce o mentre si stagliano contro il cielo.

Perché per i fotografi tutto è simbolo: le cose non sono mai quello che sembrano; questo lo credete voi, ma solo perché siete degli inguaribili ingenui. […]

Luigi Ghirri, Modena, 1973. Da: Italia ai lati (1971-1979) Courtesy ©Eredi Ghirri
Luigi Ghirri, Modena, 1973. Da: Italia ai lati (1971-1979)
Courtesy ©Eredi Ghirri

Certo Ghirri ha sbagliato tutto, ha sbagliato ad interessarsi di quello che potrebbe definirsi il banale quotidiano, ha sbagliato a ricercare un’ottica adatta ai nuovi spazi invasi dall’urbanizzazione… La sua fotografia è asciutta, guarda direttamente alle cose; non allude. non ammicca, non cerca la complicità di chi guarda e l’osservatore viene lasciato con i suoi tic estetici. Ma è alla sua prima mostra dopo due anni di ricerca. Si ravvederà?”

Risalgono al dicembre 1972 queste parole, e sono stralci di un testo ben più articolato, nel quale Franco Vaccari, allo scopo di presentare il lavoro di esordio dell’amico Luigi Ghirri (in una mostra dal titolo essenziale: “Fotografie 1970-1971”), dipinge la situazione che si è venuta a determinare a causa di una incipiente massificazione della fotografia. Lo fa colorando le sue frasi di un’ironia all’apparenza leggera, che a  tratti  però trascolora in una pungente satira, forma – quest’ultima – che ben si addice ad una critica che vuole veicolare istanze etiche. Suo chiaro intento è far emergere per contrasto le caratteristiche precipue della ricerca ghirriana; una ricerca allora ai suoi primi passi, nella quale si  scorge già in potenza l’intera parabola di un percorso variegato ma sempre coerente nella sua esigenza di rinnovamento del linguaggio fotografico e di rigenerazione continua della visione stessa.

 

Luigi Ghirri, San Pietro In Vincoli, Villa Jole, 1990. Da: Paesaggio italiano (1980-1992); da: Paesaggio italiano (1980-1992) Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri

Luigi Ghirri, San Pietro In Vincoli, Villa Jole, 1990. Da: Paesaggio italiano (1980-1992); da: Paesaggio italiano (1980-1992) Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri

A  Roma dal 24 aprile al 27 ottobre 2013, nelle gallerie 2 e 2a del MAXXI sarà possibile ripercorrere le maggiori tappe dell’iter concettuale e creativo di Luigi Ghirri, attraverso la visione di oltre 300 opere originali provenienti dalla Fototeca della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia. Sono in mostra pure preziosi documenti quali menabò, libri, riviste, recensioni, che rimandano alla sua attività di editore, critico e curatore; libri d’artista, che testimoniano l’incontro e lo scambio intellettuale con gli artisti concettuali modenesi nei primi anni ‘70;  cartoline illustrate e fotografie anonime dalla sua collezione personale; e ancora una selezione di libri tratti dalla biblioteca personale di Ghirri, a far luce sui suoi riferimenti culturali; e infine le copertine dei dischi, frutto della collaborazione con musicisti come i CCCP e Lucio Dalla.

E’ il mondo di Ghirri quello che progressivamente si apre ai visitatori di questa esposizione. Attraverso le tre sezioni (Icone. Paesaggi. Architetture) si dispiega, infatti, l’attitudine dell’autore a “pensare per immagini”. Ma ancor più a “far pensare attraverso le immagini”.

Luigi Ghirri, Rifugio Grostè, 1983. Da: Paesaggio italiano (1980-1992) Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri
Luigi Ghirri, Rifugio Grostè, 1983. Da: Paesaggio italiano (1980-1992)
Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri

La cosiddetta democratizzazione della fotografia, cui abbiamo continuato ad assistere nei quarant’anni che ci separano dallo scritto di Vaccari, e che ci ha sempre di più trasformato in “un popolo di fotografi”, infatti, non ha certo invertito la diffusa tendenza – stigmatizzata  nelle parole di quella introduzione – a pensare e, di conseguenza, a vedere la realtà che ci circonda come un serbatoio di potenziali immagini pittoresche e fondamentalmente consolatorie, inevitabilmente stereotipate: oggi come allora esistono “ricette del buon fotografare”, che inducono ad “imbalsamare la realtà” attraverso situazioni prescritte, inquadrature raccomandate e postproduzioni d’obbligo. Oggi come allora il risultato di tutto questo è la formazione di una sorta di immaginario collettivo d’appendice, in cui la nostra stessa percezione della realtà finisce per cristallizzarsi, vittima degli automatismi di un guardare distratto.

L’opera di Ghirri, al contrario, è tutta percorsa da una profonda, e amorevole, attenzione verso “quello che potrebbe definirsi il banale quotidiano”; da un’instancabile, sistematica analisi del paesaggio urbano, nei suoi aspetti minori (e minimi) comunemente ritenuti scontati, ma che  – parafrasando l’Ecclesiaste – faranno affermare al fotografo di Scandiano “non c’è niente di antico sotto il sole”.

Fotografare, per Ghirri, è uno strumento di conoscenza, un modo per osservare il mondo conservando intatto una sorta di stupore   adolescenziale, e un vedere “attraverso” le cose per poter attingere nuovi significati. Per poter, infine, trovare nuove domande.

Questa sua antologica ha il sapore di un incontro proficuo alla riflessione, sia per chi non conoscendolo si avvicina all’opera del Maestro per la prima volta, sia per chi – magari conoscendone solo gli aspetti più esteriori – è portato ormai ad osservare e fotografare la realtà attraverso una sorta di precostituito filtro ghirriano.
Per tutti noi, comunque, sarà un piacere attraversare quel suo sguardo sempre profondo e capace di stupore, poco cronachistico o di mestiere,  non unicamente teso all’aspetto estetico. E sarà un importante monito questo suo consiglio:
“Credo che una delle strade possa essere quella di lavorare come se ci si trovasse in uno stato di “necessità”, in un modo che potrei definire etico… Vedere come se fosse la prima e l’ultima volta”

Rosa Maria Puglisi
[30/04/2013]

Luigi Ghirri, Marina di Ravenna, 1986. Da: Paesaggio italiano (1980-1992); da: Il profilo delle nuvole (1989) Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri
Luigi Ghirri, Marina di Ravenna, 1986. Da: Paesaggio italiano (1980-1992); da: Il profilo delle nuvole (1989)
Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri

Luigi Ghirri. Pensare per immagini. Icone Paesaggi Architetture

Cittanova, 1985 da: Esplorazioni sulla via Emilia. Vedute nel paesaggio (1983-1986) da: Il profilo delle nuvole (1980-1992)
Luigi Ghirri, Cittanova, 1985. Da: Esplorazioni sulla via Emilia. Vedute nel paesaggio (1983-1986); da: Il profilo delle nuvole (1980-1992).
Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri

“L’Italia, come tutti sanno, è una nazione di santi, navigatori, poeti, e adesso anche di fotografi, che la percorrono in auto, a piedi, in torpedone per portarsi nei punti più adatti a osservare la «realtà». […]

Tra tutti quelli che si considerano artisti, i fotografi sono quelli che hanno meno dubbi… La fotografia è magia e se non spaventa più, come si racconta accadesse ai primitivi, è capace ancora di suscitare un senso di potenza.

La foto è la moderna versione della parabola della moltiplicazione dei pesci; con essa moltiplichiamo la realtà, ce ne impadroniamo, la coloriamo, la rendiamo simile ai quadri, impressionisti o astratti, a scelta. L’importante è che la fotografia «trasformi», abbellisca, accenda i colori, possibilmente immergendo i soggetti in un’atmosfera soffusa, carica di nostalgia e di ricordi. E se la realtà è brutale come nelle guerre, si può fare ancora qualcosa, basta riprendere i combattenti controluce o mentre si stagliano contro il cielo.

Perché per i fotografi tutto è simbolo: le cose non sono mai quello che sembrano; questo lo credete voi, ma solo perché siete degli inguaribili ingenui. […]

Luigi Ghirri, Modena, 1973. Da: Italia ai lati (1971-1979) Courtesy ©Eredi Ghirri
Luigi Ghirri, Modena, 1973. Da: Italia ai lati (1971-1979)
Courtesy ©Eredi Ghirri

Certo Ghirri ha sbagliato tutto, ha sbagliato ad interessarsi di quello che potrebbe definirsi il banale quotidiano, ha sbagliato a ricercare un’ottica adatta ai nuovi spazi invasi dall’urbanizzazione… La sua fotografia è asciutta, guarda direttamente alle cose; non allude. non ammicca, non cerca la complicità di chi guarda e l’osservatore viene lasciato con i suoi tic estetici. Ma è alla sua prima mostra dopo due anni di ricerca. Si ravvederà?”

Risalgono al dicembre 1972 queste parole, e sono stralci di un testo ben più articolato, nel quale Franco Vaccari, allo scopo di presentare il lavoro di esordio dell’amico Luigi Ghirri (in una mostra dal titolo essenziale: “Fotografie 1970-1971”), dipinge la situazione che si è venuta a determinare a causa di una incipiente massificazione della fotografia. Lo fa colorando le sue frasi di un’ironia all’apparenza leggera, che a  tratti  però trascolora in una pungente satira, forma – quest’ultima – che ben si addice ad una critica che vuole veicolare istanze etiche. Suo chiaro intento è far emergere per contrasto le caratteristiche precipue della ricerca ghirriana; una ricerca allora ai suoi primi passi, nella quale si  scorge già in potenza l’intera parabola di un percorso variegato ma sempre coerente nella sua esigenza di rinnovamento del linguaggio fotografico e di rigenerazione continua della visione stessa.

 

Luigi Ghirri, San Pietro In Vincoli, Villa Jole, 1990. Da: Paesaggio italiano (1980-1992); da: Paesaggio italiano (1980-1992) Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri

Luigi Ghirri, San Pietro In Vincoli, Villa Jole, 1990. Da: Paesaggio italiano (1980-1992); da: Paesaggio italiano (1980-1992) Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri

A  Roma dal 24 aprile al 27 ottobre 2013, nelle gallerie 2 e 2a del MAXXI sarà possibile ripercorrere le maggiori tappe dell’iter concettuale e creativo di Luigi Ghirri, attraverso la visione di oltre 300 opere originali provenienti dalla Fototeca della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia. Sono in mostra pure preziosi documenti quali menabò, libri, riviste, recensioni, che rimandano alla sua attività di editore, critico e curatore; libri d’artista, che testimoniano l’incontro e lo scambio intellettuale con gli artisti concettuali modenesi nei primi anni ‘70;  cartoline illustrate e fotografie anonime dalla sua collezione personale; e ancora una selezione di libri tratti dalla biblioteca personale di Ghirri, a far luce sui suoi riferimenti culturali; e infine le copertine dei dischi, frutto della collaborazione con musicisti come i CCCP e Lucio Dalla.

E’ il mondo di Ghirri quello che progressivamente si apre ai visitatori di questa esposizione. Attraverso le tre sezioni (Icone. Paesaggi. Architetture) si dispiega, infatti, l’attitudine dell’autore a “pensare per immagini”. Ma ancor più a “far pensare attraverso le immagini”.

Luigi Ghirri, Rifugio Grostè, 1983. Da: Paesaggio italiano (1980-1992) Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri
Luigi Ghirri, Rifugio Grostè, 1983. Da: Paesaggio italiano (1980-1992)
Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri

La cosiddetta democratizzazione della fotografia, cui abbiamo continuato ad assistere nei quarant’anni che ci separano dallo scritto di Vaccari, e che ci ha sempre di più trasformato in “un popolo di fotografi”, infatti, non ha certo invertito la diffusa tendenza – stigmatizzata  nelle parole di quella introduzione – a pensare e, di conseguenza, a vedere la realtà che ci circonda come un serbatoio di potenziali immagini pittoresche e fondamentalmente consolatorie, inevitabilmente stereotipate: oggi come allora esistono “ricette del buon fotografare”, che inducono ad “imbalsamare la realtà” attraverso situazioni prescritte, inquadrature raccomandate e postproduzioni d’obbligo. Oggi come allora il risultato di tutto questo è la formazione di una sorta di immaginario collettivo d’appendice, in cui la nostra stessa percezione della realtà finisce per cristallizzarsi, vittima degli automatismi di un guardare distratto.

L’opera di Ghirri, al contrario, è tutta percorsa da una profonda, e amorevole, attenzione verso “quello che potrebbe definirsi il banale quotidiano”; da un’instancabile, sistematica analisi del paesaggio urbano, nei suoi aspetti minori (e minimi) comunemente ritenuti scontati, ma che  – parafrasando l’Ecclesiaste – faranno affermare al fotografo di Scandiano “non c’è niente di antico sotto il sole”.

Fotografare, per Ghirri, è uno strumento di conoscenza, un modo per osservare il mondo conservando intatto una sorta di stupore   adolescenziale, e un vedere “attraverso” le cose per poter attingere nuovi significati. Per poter, infine, trovare nuove domande.

Questa sua antologica ha il sapore di un incontro proficuo alla riflessione, sia per chi non conoscendolo si avvicina all’opera del Maestro per la prima volta, sia per chi – magari conoscendone solo gli aspetti più esteriori – è portato ormai ad osservare e fotografare la realtà attraverso una sorta di precostituito filtro ghirriano.
Per tutti noi, comunque, sarà un piacere attraversare quel suo sguardo sempre profondo e capace di stupore, poco cronachistico o di mestiere,  non unicamente teso all’aspetto estetico. E sarà un importante monito questo suo consiglio:
“Credo che una delle strade possa essere quella di lavorare come se ci si trovasse in uno stato di “necessità”, in un modo che potrei definire etico… Vedere come se fosse la prima e l’ultima volta”

Rosa Maria Puglisi
[30/04/2013]

Luigi Ghirri, Marina di Ravenna, 1986. Da: Paesaggio italiano (1980-1992); da: Il profilo delle nuvole (1989) Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri
Luigi Ghirri, Marina di Ravenna, 1986. Da: Paesaggio italiano (1980-1992); da: Il profilo delle nuvole (1989)
Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri

“Viaggio intorno alla fotografia contemporanea”

© Sonja Braas, dalla serie "The Quiet of Dissolution", 2005-2010
© Sonja Braas, dalla serie “The Quiet of Dissolution”, 2005-2010

Ieri, 23 gennaio, si è tenuto il primo di una serie di 6 seminari sulla fotografia contemporanea, organizzati dall’associazione Prospettiva 8, che – nell’arco del 2013 – avrò l’onore di condurre presso la Sala Cittadina del III Municipio (in via Boemondo 7) a Roma.

Scusandomi per la comunicazione tardiva, qualora qualcuno di voi fosse interessato a partecipare ai prossimi incontri, vi illustrerò brevemente di che si tratta, rifacendomi per cominciare al titolo che ho scelto per l’intero ciclo di eventi: “Viaggio intorno alla fotografia contemporanea”.

Il termine “viaggio” intende proporre l’idea di uno spostamento, come vorrebbe pure suggerire i concetti di scoperta progressiva e di conoscenza determinata dall’incontro con l’altro e l’altrove, dal mettere in relazione ciò che si sa con ciò che appare nuovo; concetti, questi, talmente legati al termine “viaggio” che non a caso, per esempio, Dante collega Ulisse, inquieto viaggiatore, – e la sua “orazion picciola” intesa ad incitare i compagni a ripartire verso nuovi lidi e nuove esperienze – con il “seguir virtute e canoscenza”.
Il viaggio è qualcosa che poi ci cambia, perché cambia i nostri “punti di vista” e la nostra “prospettiva” (termini cari alla fotografia!). E il nostro sarà un “viaggio intorno”, appunto per questo: per permetterci di guardare da varie angolazioni la fotografia contemporanea.

Cercheremo di volta in volta di sottolineare alcuni aspetti, legati all’essenza del medium fotografico e alla pratica odierna della fotografia.

La scelta dell’argomento iniziale è ricaduta, per meglio inquadrare le questioni che emergono attualmente come più scottanti, sul seguente tema:  “Finzioni documentali: forme di ricostruzione del reale”. Perché funzionale come introduzione, legato com’è ai caratteri essenziali della fotografia, alla nostra illusoria percezione di poterci affidare a quello che crediamo quasi un prolungamento meccanico della vista. Come – naturalmente – è legato pure alle ulteriori questioni emerse con l’avvento della cosiddetta fotografia digitale (all’impatto sociologico di questa) e, addirittura, alle sorti stesse della fotografia, che a causa della pressione dei nuovi mezzi tecnici (dell’uso che ne facciamo) sembrerebbe ormai destinata a dissolversi nella “postfotografia“.

Questi temi sono stati toccati ieri – ma lo saranno ancora nel corso dei prossimi seminari – grazie agli spunti forniti dalla proiezione di una carrellata di immagini (e autori), che hanno come denominatore comune la” costruzione” di realtà più o meno verosimili, attraverso le possibilità offerte dal mezzo fotografico.

Negli incontri successivi parlerò del reportage e della fotografia documentaria (della loro tendenza ad una sempre più spiccata soggettività), e del rapporto problematico fra immagini e parole, per poi volgermi agli aspetti concretamente “narrativi” della fotografia contemporanea, ed a certe declinazioni del far fotografia, fra ritratto e performance, che talora si avvicinano fin quasi a confondersi agli ambiti dell’arte, ma anche della psicoterapia.

Queste le tappe del viaggio che propongo, chissà che fra voi non ci sia qualche inquieto viaggiatore desideroso di aggregarsi. 🙂

due mostre da (ri)vedere sotto Natale

Per chi non avesse avuto modo di visitarle e, naturalmente, per chi avesse voglia di rivederne le immagini, segnalo la prossima apertura di due mostre – riproposte rispettivamente a Roma e a Milano – delle quali avevo già parlato qui tempo fa.

Sono due esposizioni molto diverse fra loro, da una parte una personale che presenta – attraverso un sapiente uso del bianco e nero – un reportage che parla di migrazione e integrazione, dall’altra una collettiva che offre le più svariate interpretazioni concettuali e visive di un “luogo” quotidiano di solito inosservato. Sia pure in maniera differente, entrambe le mostre sono interessanti e ricche di spunti.

Si tratta di “Roma sunu Senegal” di Roberto Cavallini, la cui inaugurazione è prevista per il 13 dicembre alle ore 18, presso la Biblioteca Guglielmo Marconi – Via Gerolamo Cardano 135, Roma; e di ”Living in Lift”, mostra itinerante giunta alla sua tappa milanese, in apertura il 15 dicembre alle 18.30 presso l’ex Chiesa di San Carpoforo, sede del Dipartimento di Arti Visive e del CRAB, via Formentini 1, in  zona Brera.

Linkati ai titoli delle mostre troverete gli articoli che avevo loro dedicato a suo tempo.

ABContemporary

E’ in corso a Roma un’iniziativa (che sarà poi riproposta in altre città) per promuovere l’arte attraverso alcuni suoi interessanti temi, diretta al più vasto pubblico con percorsi aperti alle famiglie e ai ragazzi.

All’interno di essa si parla anche, com’è naturale, di Fotografia e, a tal proposito, vi segnalo il corso tenuto da Daniele De Luigi, critico e curatore, che ha vinto nel 2008 la prima edizione del premio per giovani curatori e critici d’arte “A cura di..”.

Qui di seguito potete leggere il comunicato stampa ed avere indicazioni circa il modo d’informarsi e partecipare…

Arriva a Roma ABContemporary, un percorso formativo di seminari e workshop sull’arte contemporanea e sulle Continua a leggere ABContemporary

A Torino il primo appuntamento con Confini

© Franco Borrelli

Confini, la rassegna fotografica italiana che ha per filo conduttore la fotografia al confine in termini di linguaggio o di tecnica importati da altri media, inizia quest’anno a Torino il proprio ciclo espositivo, per concludersi, dopo 8 mesi, a Trieste.

La nona edizione di questa rassegna annuale, ideata e organizzata da PhotoGallery di Firenze e MassenzioArte di Roma, presenta cinque autori che intervengono sul Continua a leggere A Torino il primo appuntamento con Confini

ancora “Confini”: i vincitori

Conclusa la selezione per la rassegna di fotografia italiana Confini 09, cui hanno partecipato 174 autori, fra i quali 19 sono stati selezionati; in virtù della qualità delle opere proposte, sono  5 (e non 2 come previsto!)  coloro che la giuria – composta dai curatori degli spazi che ospiteranno la manifestazione – ha scelto: Franco BorrelliAnna FabroniAlessandro PagniSandro RafanelliBruno TaddeiContinua a leggere ancora “Confini”: i vincitori

Confini09: il bando di selezione

Anche quest’anno torna “Confini”, rassegna nata nel tentativo di dare visibilità ad autori i quali – operanti nel campo della fotografia e zone limitrofe – sono solitamente ritenuti poco “collocabili”, per via della particolarità della loro visione e ricerca personale.

Nell’arco delle passate edizioni questo progetto, creato da MassenzioArte, ha acquistato sempre maggior vigore e interesse trasformandosi in una rete di collaborazione, grazie all’affiancarsi via via di nuovi partner culturali, legati a sedi espositive in varie città italiane, nelle quali la rassegna ha così trovato diffusione presso un sempre più ampio pubblico.

Augurando buona fortuna a coloro che vorranno presentare il loro lavori, pubblico qui di seguito il bando della nona edizione di Confini:

CONFINI09

Confini09 bando di selezione
fotografia al confine
Firenze, Torino, Roma, Genova, Milano, Trieste

Confini (www.confini.eu) è una rassegna sulla fotografia contemporanea che si presenta come una realtà italiana unica nel suo genere, giunta alla nona edizione, rivolta alla fotografia creativa. Photographers.it e la rivista Il Fotografo sono partner culturali della rassegna. La collaborazione fra Confini e Photographers.it offre strumenti on line semplici ed avanzati di invio dei progetti, oltre alla possibilità di dare visibilità sul web ad eventuali progetti interessanti che rimangano esclusi dalla selezione definitiva.

Se i tuoi progetti si esprimono attraverso opere fotografiche, anche contaminate da altre tecniche visive puoi candidarti alla selezione di almeno 2 degli autori che parteciperanno alla rassegna. Per partecipare presenta un portfolio fotografico di 10 – 25 immagini entro il 31 maggio 2010 tramite www.photographers.it, il portale realizzato da Starring dedicato alla fotografia in Italia al link: http://www.photographers.it/bandi.php?id=23

Fra i progetti con forti contaminazioni linguistiche presentati a Photographers.it saranno scelti almeno due degli autori di Confini09. Le mostre avranno luogo a Firenze, Roma, Milano,Trieste, Genova, in un periodo compreso fra settembre 2011 ad aprile 2012.

La commissione sarà formata da Clelia Belgrado (VisionQuesT), Leo Brogioni (Polifemo Fotografica), Fulvio Bortolozzo (Officine Nadàr), Maurizio Chelucci (MassenzioArte), Fulvio Merlak (Sala Fenice), Francesco Tei (PhotoGallery).

location espositive

Firenze        a cura di PhotoGallery

Torino          a cura di Officine Nadàr

Roma           a cura di MassenzioArte

Genova        a cura di VisionQuest

Milano          a cura di Polifemo Fotografia

Trieste         a cura di Sala Fenice

Termini di partecipazione

  • La partecipazione è gratuita e aperta a tutti gli autori italiani e stranieri, purché attivi anche in Italia
  • Entro il 31 maggio 2011 viene richiesto a chi fosse interessato a proporre progetti fotografici pronti o in fase di conclusione, al fine di un eventuale inserimento nella rassegna Confini09
  • Il materiale riguardante il progetto fotografico dovrà essere caricato on line sul sito http://www.photographers.it. La partecipazione al bando e la registrazione al portale, necessaria per procedere al caricamento delle immagini, è totalmente gratuita
  • Viene richiesto di caricare minimo 10 e al massimo 20 immagini (anche se il lavoro completo, ed eventualmente messo in mostra, potrà essere composto da un numero superiore di fotografie
  • Le foto dovranno essere accompagnate da un breve testo di presentazione del progetto (possono bastare anche un paio di righe) e da una breve biografia. Entrambi i testi andranno inseriti nell’apposito campo all’interno del form di partecipazione
  • Eventuali links o url di riferimento verranno ignorati, così come tutte le proposte che non soddisfaranno le indicazioni di cui sopra
  • Entro il 30 giugno 2011 gli autori dei progetti valutati positivamente verranno contattati dagli organizzatori.
  • Tutti i partecipanti riceveranno via e-mail notifica ufficiale del risultato.
  • Partecipare a Confini non implica alcun compenso economico.
  • La partecipazione alla rassegna è totalmente gratuita ma subordinata alla selezione dei curatori.
  • Gli autori che hanno già esposto nelle precedenti edizioni non possono partecipare al bando.

Copyright e privacy

  • Tutti i diritti relativi alle immagini presentate rimangono di proprietà dei partecipanti. L’organizzazione si riserva il diritto di riprodurre le immagini per la promozione della rassegna ed allegarle ai comunicati stampa.
  • I progetti partecipanti non verranno mostrati pubblicamente su Photograhers.it, a meno che non vengano messi in evidenza dai promotori.
  • La partecipazione presuppone che gli autori siano in possesso delle liberatorie dei soggetti ritratti.
  • I dati personali dei partecipanti, nel rispetto delle leggi nazionali ed internazionali sulla privacy, saranno utilizzati solo per scopi interni all’organizzazione.

Esposizioni

  • Gli autori selezionati dovranno garantire la disponibilità del proprio lavoro nel periodo che va da settembre 2011 ad aprile 2012.
  • Le opere selezionate saranno pubblicate sul sito www.photogallery.it in contemporanea alla prima inaugurazione fisica.
  • In alcune sedi potrebbe essere richiesto di produrre il materiale in formati specifici per adeguarsi alle caratteristiche della location.

Stampa, montaggio, imballo e trasporto delle opere

  • Ogni autore dovrà farsi carico della produzione della mostra (stampe, montaggio su supporto o su cornice, eventuali allestimenti personalizzati).
  • Non saranno ammesse opere con vetro e materiali fragili.
  • Le opere dovranno essere recapitate alla sede della prima mostra preferibilmente tramite Pacco Celere 3, (peso massimo di 30 Kg con  lunghezza massima consentita di cm 100 e la somma dei tre lati non deve essere superiore a cm 150) utilizzando imballi adeguati e riciclabili.
  • Il trasferimento delle opere con imballi compatibili con la spedizione postale Pacco Celere 3 fra le varie sedi e la restituzione finale agli autori è a carico dell’organizzazione.
  • Il trasferimento delle opere che hanno imballi non compatibili con il  Pacco Celere 3 è a carico dell’autore. In questo caso l’autore si impegna ad  anticipare l’importo totale necessario alla spedizione per le sedi espositive alla direzione del bando.
  • L’organizzazione non assume nessuna responsabilità per i danni subiti dal materiale durante il trasporto, l’installazione e l’esposizione delle opere.

Partner culturali

Sono partner culturali di Confini la rivista Il Fotografo e Photographers

www.confini.eu

confinifotografiacontemporanea@gmail.com

una nuova pagina: Paola Casali

© Paola Casali

Inizio questo 2011 pubblicando una nuova pagina fra quelle dedicate al lavoro di autori, che a me paiono particolarmente interessanti.

L’ho inserita nella sezione “attraverso lo specchio” malgrado non faccia parte della serie di testi precedentente pubblicati su FotoLogie.  Si tratta, invece, di un testo da me scritto per presentare l’ultima delle interessanti serie fotografiche partorite dalle indagini interiori della fotografa romana Paola Casali; una serie molto intensa di cui potrete in questi giorni trovare un piccolo saggio alla mostra “06. Fuori 4”.

E’ quest’ultima la più recente di quattro collettive del gruppo 06, di cui Casali è membro, ed alla quale partecipano in un variegato e proficuo incontro artistico anche alcuni altri autori italiani e stranieri “fuori” dal gruppo.

La mostra (eccone il comunicato stampa) attualmente in corso, come di consueto,  presso la Galleria Gallerati (via Apuania, 55 – Roma) che rappresenta questi artisti, chiuderà i battenti il 31 di gennaio.

Buona lettura e buona mostra a quanti andranno… ma soprattutto Buon Anno Nuovo a tutti! 🙂

A Roma: “Nuovi Talenti – Fotografia Contemporanea”

“Nuovi Talenti – Fotografia Contemporanea” è un progetto proposto dall’associazione Exusphoto per promuovere le ricerche personali nell’ambito dell’arte fotografica, come disciplina che meglio coniuga la conservazione della memoria alle nuove forme espressive.

Primo degli interventi previsti è una serie di appuntamenti espositivi che avranno luogo in diverse sedi del quartiere San Lorenzo di Roma a partire dal 20 ottobre. In mostra saranno gli scatti di 32 autori, selezionati a seguito di un bando rivolto a giovani fotografi, dove era richiesta la presentazione di opere inedite orientate verso la sperimentazione e la rilettura del proprio rapporto con la realtà circostante.

Sovente espressione soggettiva di proprie realtà, le immagini presentate sono varie come le personalità che le hanno prodotte, e raccontano di approcci alla fotografia spontanei ed originali, influenzati, tuttavia, dagli echi della fotografia contemporanea di tendenza; sono il prodotto dello sguardo attento di questi giovani talenti in cerca di un confronto con la realtà e con il mondo della fotografia. Oscillano fra il gusto della documentazione e quello per il lirismo. Raccontano di esperienze vissute e colte con sguardo ora partecipe ora incuriosito. Sono visioni di un mondo contemporaneo dominato a livello estetico da due opposte modalità, che riconducono, tuttavia, alla medesima esigenza di narrare qualcosa sottolineandone l’aderenza alla“realtà”. Propongono, da un lato, un apparente iperrealismo spesso segnato da una perfezione quasi cosmetica; dall’altro immagini fresche e immediate, che “esibiscono” tutti quei difetti tecnici, che ormai per tutti “significano” istantaneità e veridicità dello scatto.

Attraverso questi due estremi, si declinano le esperienze fotografiche personali di questi giovani autori; esperienze differenti fra loro, il cui filo comune pare essere l’esigenza di una narrazione del proprio tempo attraverso un lessico visuale riconoscibile, che lungi dall’essere un limite creativo,diventa un valido spunto per le più disparate rielaborazioni personali.

[Nota bene! Errata Corrige: il numero civico dell’indirizzo della prima mostra è – in realtà – Via  dei Sabelli 88]

Per informazioni:

exusphoto@gmail.com

http://www.exusphoto.it/


la verità è un libro aperto alla Biblioteca Angelica: “Nude Truth”

© Andrew Rutt. "Assunta e Rita" da "Nude Truth"

I magnifici spazi della  Biblioteca Angelica di Roma ospitano una insolita (e troppo poco pubblicizzata) mostra che ha come protagonista la biblioteca stessa, i suoi libri, ma soprattutto le persone che la popolano quotidianamente e la rendono viva.

L’esposizione, che doveva chiudersi il 15 ottobre, è stata prolungata oltre la seconda metà di novembre.

S’intitola “Nude Truth” (Nuda Verità) il lavoro esposto, e nasce da un’idea dell’artista londinese Andrew Rutt, la cui realizzazione tecnica è stata affidata – per la parte fotografica – a Steve Bisgrove, fotografo, anch’esso inglese ma residente da lungo tempo in Italia, grande appassionato dei suoi monumenti e della sua storia quotidiana, soggetti d’elezione della sua fotografia.

All’interno del monumentale Salone Vanvitelliano vi è “Two books”, una scultura di grandi dimensioni rappresentante due libri di legno che si tramutano in un comodo e invitante divano, in un luogo d’incontro nel segno della cultura suggerendone così la valenza socializzatrice; con quest’opera dialoga un’altra all’ingresso della biblioteca: “Voices”, fatta di libri in plexiglass, “invito a entrare e a lasciarsi guidare dal fascino di un insolito e appassionato racconto, dove il libro è il soggetto, l’attore, l’oggetto con cui dialogare”.

A queste installazioni di Rutt – che già in passato ha posto il “libro” al centro delle sue riflessioni artistiche (clicca qui per vedere un video sui suoi lavori) – fanno da controcanto i ritratti realizzati da Bisgrove, sempre con la “regia” attenta di Rutt. Proposti come “rivelatori di un nuovo modo di presentare al pubblico l’Angelica, contenitore non solo di libri preziosi fruibile da un pubblico elitario e specialistico, ma anche aperto a ogni forma di scambio e interazione culturale ed umana”, questi scatti rappresentano il materiale umano di cui la biblioteca è inevitabilmente costituita (i bibliotecari) in maniera insieme colta e spiritosa, trasformandoli in personaggi che rievocano un mondo immaginario di letture e d’arte, anche attraverso la citazione di celebri quadri.

E’ un linguaggio, quello dell’artista inglese, diretto semplice ed efficace; e fa comprendere in un colpo d’occhio allo spettatore come la lettura e la cultura siano parte integrante e segreta, verità intima e nuda di chi le frequenti e dedichi loro la propria vita. L’idea di una simile trasformazione da reale ad immaginario – è vero – non è di per sé particolarmente nuova, ma la sua efficacia assoluta è garantita dall’inevitabile senso di sorpresa, dal derangement provocato dalla presenza di quei “personaggi” in giro per le sale: persone in carne, ossa e competenze librarie, che si muovono ogni giorno nello spazio reale ed insieme nella dimensione fantastica della Biblioteca.

[Mi scuso con i lettori e l’artista per aver precedentemente fornito informazioni lacunose e in parte errate, che non mettevano in luce tutto il lavoro svolto da Andrew Rutt.]

© Andrew Rutt. "Stefania" da "Nude Truth"

… cos’è mai il fotogiornalismo nell’Italia odierna?

A Roma il 24 aprile (ore 10.00 – 19.00) presso l’ISA – Istituto Superiore Anticendi di via del Commercio 13, si svolgerà una giornata di studi dedicata alle problematiche inerenti il fotogiornalismo italiano, aperta ad un pubblico, che ci si attende vasto, di addetti ai lavori e semplici interessati a questo aspetto (ricco di ricadute per la società) della fotografia. “Appunti sul Fotogiornalismo: la questione italiana” è il titolo dell’incontro.

Nell’annunciarvi tale evento vorrei riproporre un articolo qui pubblicato tempo fa, poiché in esso e nei commenti che lo hanno glossato (invito tutti a leggerli con grande attenzione!) potrete ritrovare le premesse del dibattito attuale che, partito dalla rete, approda finalmente agli spazi reali dedicati alla fotografia.

Fra i commentatori, infatti, scoprirete due dei relatori della giornata: Leo Brogioni e Maurizio De Bonis. Quest’ultimo è fra gli organizzatori dell’evento, sia nelle vesti di direttore responsabile di “Cultframe” sia come presidente dell’associazione culturale “Punto di Svista“, e da anni porta avanti la sua battaglia contro l’enfatizzazione e lo sfruttamento della sofferenza in certo tipo di fotografia di reportage, che transita  indifferentemente dal mercato editoriale a quello artistico, mettendo in atto le tipiche logiche meramente commerciali – e par d’intuire “clientelari ” – di un establishment fotografico italiano attuale.

Altri organizzatori sono l’associazione culturale Officine Fotografiche, e Sandro Iovine (sarà presente come relatore), direttore de “Il Fotografo”, sul cui blog (cliccate qui) troverete ben spiegata la necessità di un simile evento in un’ottica ampia, che fa una disamina delle varie problematiche in campo: dalle esigenze di mercato, all’accantonamento dei valori etici a favore di quelli commerciali, fino alla conseguente manipolazione del senso dei fatti che si supporrebbero rappresentati/raccontati dalle immagini fotografiche.

Oltre ai già citati Iovine, Brogioni e De Bonis, interverrano come relatori Giorgio Cosulich, Emanuele Cremaschi e Alessandro Grassani.

Ma ecco qui il link a “Che cos’è mai il reportage”, articolo cui accennavo sopra, apparso su questo blog il 7 giugno 2007, in risposta al primo appello al dibattito di De Bonis:

https://specchioincerto.wordpress.com/2007/06/07/che-cos’è-mai-il-reportage/

Buona lettura e buone riflessioni!

“OcchiRossi” e il Contest “Antonio Salerno Piccinino”

Dopo il successo della prima edizione torna anche quest’anno OCCHIROSSI Festival Indipendente di Fotografia di Roma, progetto che “nasce dalla volontà di proporre alla città una manifestazione che riesca ad intrecciare libertà e facilità di partecipazione, con la possibilità di produrre ed esporre una mostra”.

Secondo la formula già collaudata nel 2009 sono previste “due Fasi”: la prima, si svolgerà al CSOA Forte Prenestino nelle giornate 21, 22 e 23 Maggio 2010, dove saranno proposti, oltre a mostre fotografiche, workshop, lezioni, incontri, spettacoli ed altro ancora; la seconda – in giugno e in luglio – si espanderà in giro per la città invadendo d’immagini fotografiche spazi quotidiani inconsueti per l’attività espositiva (esercizi commerciali, mercati, spazi sociali).

All’insegna della collaborazione creativa, OcchiRossi è organizzato da una rete di associazioni culturali, camere oscure e singoli individui che vogliono promuovere la diffusione della cultura fotografica, e nella sua seconda edizione beneficia anche della collaborazione di Acrobax.

Il “call for artist” è già stato indetto. Ognuno di voi potrà partecipare, se lo desidera, sia all’esposizione collettiva nelle celle dei locali del Forte Prenestino sia alle altre attività, inviando – entro il 30 aprile – via email la propria proposta all’organizzazione del festival (clicca per vedere in dettaglio le modalità di partecipazione).

Nuova iniziativa, legata al festival, è la creazione di un Contest dedicato alla memoria di Antonio Salerno Piccinino. Riporto qui di seguitotutte  le informazioni e invito tutti a partecipare, soprattutto quanti sono sensibili al problema dei caduti sul lavoro..

Contest “Antonio Salerno Piccinino”

OCCHI ROSSI Festival Indipendente di Fotografia e l’associazione No Morti Lavoro propongono un contest di fotografia sul tema della crisi economica e i suoi risvolti di natura socio, economico, culturale.

Il Contest è dedicato alla memoria di Antonio Salerno Piccinino*.

Raccontare la crisi comincia da uno sguardo.

Ora c’è un solo libro del mondo: la crisi. Crack, collasso del sistema, recessione globale, capitalismo selvaggio, globalizzazione, mercati finanziari, speculazioni, privatizzazioni e ancora disoccupazione, licenziamenti, cassa integrazione. Ma davvero la causa di questo tracollo economico sono stati il fallimento dei famosi mutui sub-prime americani sulla casa e gli investimenti rischiosi delle banche che hanno creato un esercito di manager banditi?

Le parole sembrano rincorrersi per cercare di descrivere la navicella che sta affondando. Freddi numeri e cicliche statistiche si impongono nella comunicazione pubblica. Dietro ci sono storie di vita di uomini e donne sfrattati, licenziati, precarizzati che a volte per farsi ascoltare devono salire sui tetti. Le città si trasformano, le agenzie del lotto si riempiono, le aziende chiudono. C’è chi grida all’ottimismo come psicofarmaco e chi combatte la solitudine collettiva giocando a win for life sognando una rendita fortuita.

La crisi sta diventando la nuova narrazione del potere?

Ma adesso, ora, qui, come la raccontiamo noi?, quali immagini, quali sguardi di occhi visionari, quali interpretazioni possono riuscire a dipingere quello che sta accadendo?

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*Antonio era un pony express, il contratto di lavoro era scaduto a fine dicembre e formalmente, quando è morto sulla Cristoforo Colombo non gli era ancora stato rinnovato.
Antonio era in nero. Il suo lavoro era quello di corriere addetto ai ritiri presso gli ambulatori veterinari, percorreva sulle strade di Roma 130Km al giorno. 14 ritiri al giorno, 3 euro per ogni ritiro in città, 5 euro per ogni ritiro oltre il Grande Raccordo Anulare e 6 euro per ogni ritiro nella zona mare comprendente Ostia, Torvajanica e Fiumicino.

E’ indispensabile andare veloce perché l’equazione è semplice: aumentare il numero di ritiri per aumentare la propria busta paga.

E’ così che è morto Antonio. Ma Antonio non era affatto il suo lavoro, anzi. Era un ragazzo pieno di vita e di sogni. Antonio era un ragazzo di ventinove anni consapevole dei meccanismi di sfruttamento che era costretto a subire, era un precario che lottava quotidianemente contro la precarietà del lavoro e della vita. Il giorno in cui è morto, quel 17 Gennaio del 2006, Antonio Salerno Piccinino stava lavorando e faceva una consegna straordinaria, un favore personale ad uno dei suoi dirigenti, un viaggio fino ad Ostia improvvisato probabilmente per la voglia di dimostrare affidabilità.

Antonio è morto perchè andava troppo veloce a causa dei ritmi inarrestabili e delle pressioni emotive costanti che ci vogliono disponibili, sorridenti e veloci, sempre.

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Modalità di partecipazione

Il Contest non prevede premi. Il materiale fotografico raccolto servirà a produrre:

  • una mostra fotografica che rimarrà nella disponibilità dell’associazione No Morti Lavoro e che verrà fatta girare, nei contesti e nelle situazioni ritenute idonee, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul fenomeno della crisi e sulle sue conseguenze

La selezione del materiale che andrà a comporre lo slideshow e la successiva mostra sarà effettuata da OCCHI ROSSI in collaborazione con l’associazione No Morti Lavoro.

Per partecipare invia le tue fotografie tramite il form pubblicato sulla pagina Internet:
http://occhirossifestival.org/contest-antonio

Le fotografie dovranno pervenire entro Venerdì 30 Aprile 2010.

Proprietà intellettuale

OCCHI ROSSI non può in alcun modo essere ritenuto responsabile di eventuali contestazioni riguardanti la paternità e l’autorizzazione alla pubblicazione; esse sono a totale carico dell’utente che ha inviato le immagini e che dichiara altresì di esserne Autore e detentore dei relativi Diritti di Pubblicazione.

Sara Munari: “Di treni di sassi di vento”

© Sara Munari, da "Di Treni di sassi di vento", Albania 2009
© Sara Munari, da "Di Treni di sassi di vento", Albania 2009

In mostra fino al 21 marzo presso la foto libreria galleria di Roma S.T. (via degli Ombrellari, 25), a cura di Diego Mormorio, il più recente lavoro di Sara Munari,  dal poetico titolo “Di treni di sassi di vento”.

Promossa da Amnesty International, Circoscrizione Lazio – Gruppo Italia 221, l’esposizione intende richiamare l’attenzione sulle comunità Rom e sui pregiudizi ad esse collegate, che troppo sovente ormai culminano in operazioni di sgombero forzato, a dispetto del fatto che tale pratica sia vietata dal diritto internazionale dei diritti umani.

Scattate in un Campo in Albania durante la scorsa estate, sono immagini che testimoniano momenti, luoghi e atmosfere fragranti di semplicità e autenticità. Uno squarcio di realtà vissuta dalla fotografa con occhi limpidi e raccontata con una levità assolutamente lirica.

Ogni luogo comune è stato da esse bandito: quelli negativi che vorrebbero i Rom un’etnia infida e ladra, come quelli positivi che li vorrebbero gli ultimi eroi, romantici e malandrini, di una vita libera randagia e selvatica.

Resta, invece, l’impressione vivida di un microcosmo popolato prevalentemente da personaggi giovanissimi, animati da un moto costante contro uno sfondo senza tempo, spinti dal vento incontro al sole, appagati dal vivere stesso.

Sono liberi certamente, a dispetto degli abusi che da sempre li colpiscono, a dispetto delle norme segregatrici che da sempre si abbattono su di loro. E la libertà di cui godono non è quella esteriore e stereotipata del presunto ribelle; ma quella reale, invece, di chi sa dare il giusto valore alle cose, piuttosto che rincorrere vaghe e frustranti illusioni. Ecco ciò che paiono trasmetterci queste immagini, così diverse dalle “solite foto” degli accampamenti nomadi.

In questi scatti, come è solita fare, Sara Munari ha messo da parte ciò che si crede di sapere per accostarsi alla quotidianità dei Rom con un’empatia profonda, che le sue immagini chiedono anche a chi le guarderà.

A noi metterci alla prova: saremo capaci di “sentire” quel che non ci attendevamo? il suono ritmato dei treni che corrono sulle rotaie lontane? i sassi smossi da passi leggeri e veloci? il soffio caldo del vento d’estate?

WideWorld: il paesaggio secondo Riccardo Improta

Per gli amanti della fotografia di paesaggio segnalo l’inaugurazione di una spettacolare mostra, che avrà luogo la prossima settimana a Roma presso la sede di un noto negozio di fotoforniture.

© Riccardo Improta

Il prossimo 10 marzo, presso lo spazio expo di Fotoforniture Sabatini in Roma, si inaugura  WideWorld – scenic landscape photography show, del fotografo romano Riccardo Improta.

L’ esposizione  trae origine dalla volontà dell’autore di mostrare alcune tra le  piu’ spettacolari locations naturalistiche del pianeta, con l’ intento di suscitare  nell’ osservatore un istintivo senso di libera presenza emotiva nei luoghi narrati e al tempo stesso  di indurre  le coscienze ad una spontanea riflessione   sull’ ormai improrogabile necessità di  considerare in modo responsabile e definitivo il valore fondamentale  dell’equilibrio ambientale.

Venti stampe fine-art di paesaggistica  in grande formato, realizzate nel corso di anni di produzioni internazionali landscape/travel, che vogliono essere “testimonianze della solenne semplicità della natura e dei suoi elementi, del suo linguaggio che, incessantemente nel tempo, modula in armonia l’esistenza di ogni cosa; non ricordi da custodire gelosamente in previsione di un futuro cieco.”

Vernissage 10.03.10 h.19.30

Fotoforniture Sabatini, via Germanico 168/a Roma
info: www.riccardoimprota.com