La trasformazione secondo Yelena Steffen Milanesi (d’après Bowie)

Un nuovo tributo  fotografico alla figura di David Bowie,  e una nuova meditazione sul concetto di trasformazione. a lui ricollegabile. Quello che pubblico oggi è il terzo contributo nato da un’iniziativa, in cui ho coinvolto alcuni dei miei amici (quella di  cui dicevo  in questo post).
Yelena Steffen Milanesi ne è in più modi autrice, oltre che protagonista, con uno stile che unisce un’elegante leggerezza alla sua consueta intensità (di altri suoi lavori avevamo avuto già modo di raccontare su questo blog). Il prodotto finale che ci propone sono di fatto due serie di autoritratti, in realtà fermi immagine scattati durante delle performance, in cui Yelena indossa abiti da lei creati e ispirati a due momenti della carriera artistica del cosiddetto Duca Bianco. E una delle due performance nasce proprio dalle suggestioni ricavate dall’immagine elegante di questo alter ego di Bowie.

© Yelena Steffen Milanesi. Still da performance ispirata a David Bowie (in versione the White Thin Duke)
© Yelena Steffen Milanesi. Still da performance ispirata a David Bowie (come White Thin Duke)

“David Bowie è stato di ispirazione per moltissimi miei progetti, la sua ecletticità ed il suo essere alieno e perfettamente appartenente al mondo sono strabilianti!”, racconta l’altrettanto eclettica Yelena.

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© Yelena Steffen Milanesi.

“Le performance sono 2”, spiega, “una riferita al periodo The Man Who Fell on Earth 1976 e la seconda the White Thin Duke, diverse ma ugualmente legate a David Bowie.
Un primo periodo più glamRock, che mi permetto di collegare – almeno da un punto di vista prettamente estetico – al successivo periodo musicale Dance, pur sempre glam ma ormai trasfigurato nella sua versione più pop-glitterata, fine anni 70; mentre per il Secondo periodo, più matura, ho scelto un bn più riflessivo e neo dandy”.
Riguardo a come è nata la sua passione, per questo artista che l’ha tanto ispirata, ci racconta: “Ho conosciuto l’eccezionale personalità di David Bowie verso la fine degli anni ‘90, quand’ero appena adolescente, attraverso il film The Man Who Fell to Earth del 1976, dopo questo primo carismatico impatto sono andata a scoprire tutti i lati della sua poliedrica attività artistica. La capacità di oscillare tra diversi generi e mantenere sempre una forte individualità: dall’irraggiungibile Ziggy Sturdust all’eccentrico dandy de il Duca Bianco; dal fascino delle tute da ballerino GlamRock, che furono foriere della rivoluzione unisex negli anni ‘70, alle recentissime ballate struggenti di Blackstar. Mi sono ispirata molto spesso a questo eccezionale artista, per abiti e fotografie, come dimostrano questi scatti – di cui sono sia la fotografa che la performer – in cui prendo spunto dalle sue molteplici trasformazioni.

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© Yelena Milanesi. Ziggy in the galaxy

Stimo il suo messaggio di sfida alle convenzioni, l’essere stato pioniere di rivoluzioni sociali attraverso l’arte, non solo quella musicale ma anche visiva e del costume, l’essere stato musa iconoclasta e di tendenza allo stesso tempo.
Un mio recente lavoro, vestiti foto e perfomance fatti da me, è Ziggy in the galaxy…umile rivisitazione di una vera Icona!!”.

Ringrazio Yelena Milanesi per il suo tributo e vi invito a vedere altre sfaccettature della sua variegata produzione sul suo sito: https://yelenamilanesi.carbonmade.com/

La trasformazione secondo Alessandra Vinotto (d’après Bowie)

A distanza di un mese vi propongo un nuovo tributo a David Bowie e al concetto di trasformazione che l’artista ha sempre incarnato:  “Mi farò acqua: liquida essenza, gelida materia, lieve sostanza”.

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Alessandra Vinotto, “Mi farò acqua: liquida essenza, gelida materia, lieve sostanza”, 2016

Con queste parole Alessandra Vinotto, poliedrica artista genovese e autrice di quest’omaggio, ce lo introduce spiegandocene il senso: “Conforme alla mia concezione di crescita come cambiamento senza forzature, il farsi “acqua”, ovvero liquido che si adatta ad ogni forma, simboleggia l’adattarsi senza perdere la propria natura.. “Waterale” è il titolo che accorpa alcune mie opere ispirate all’acqua in relazione col mio corpo”.

Riguardo a cosa David Bowie sia stato per lei, ci racconta:”Sin dalla prima adolescenza ero incantata dalla sua musica e dai suoi testi, che per me rappresentavano il top del sound di quegli anni.
Ed essendo io giá all’epoca piuttosto trasgressiva (ma senza mai trascendere nel kitsch o nel volgare), avevo trovato in lui quel senso di composta eleganza nell’essere decisamente diverso.
Inoltre la trasformazione interiore che da allora non mi ha mai abbandonato è sempre stata in sintonia con il suo personaggio in costante mutamento coerente”.

Ringrazio Alessandra per la sua partecipazione a questa iniziativa (e le faccio un in bocca al lupo per le sfide -di vario genere- che sta attualmente affrontando!

Alessandra Vinotto [cliccando sul nome potete leggere anche un’intervista] è  fotografa d’arte, ha all’attivo numerose mostre personali e pubblicazioni internazionali (Vogue, Marie Claire, Herald Tribune, Opera, Amadeus, libri e cataloghi).
Reporter di viaggi e insegnante di fotografia, da qualche anno si occupa di regia e direzione artistica multimediale.
Ha fondato con Francesco Rotunno la RedEye Media, pluripremiata al 3D Film Festival Hollywood di L.A nel 2010 e nel 2011. Altri riconoscimenti: premio speciale al MEI (Faenza), special guests al Dimension 3 (Parigi), al 3D Stereo Media (Liegi), al Capalbio International Short Film Festival, e proiezione al Sundance Film Festival nel 3D Satellite.
Nel 2012 viene premiata dal Sindaco di Genova per la sua attività artistica all’estero.
Prima regista italiana ad aver realizzato un video in 3D stereo, nel 2013 ha diretto “Viceversa 3D” al padiglione Italia della Biennale di Venezia: il primo documentario europeo sull’arte contemporanea girato in 4K.
Sue fotografie sono state esposte a mostre collettive con opere di artisti quali Andy Warhol, Nan Goldin, Joseph Beuys, Jan Saudek, Bettina Rheims, Luigi Viola, Ferdinando Scianna, Kiki Smith, Orlan, Yoko Ono, Vanessa Beecroft, Marina Abramovic , Shirin Neshat.