Alla ricerca di una visione personale, in un workshop

L’esperienza recente del workshop, che ho tenuto per Deaphoto, è ancora viva nella mia mente mentre scrivo, per quanto sia ormai trascorso un po’ di tempo. E mi fa piacere dedicare questo post ai protagonisti di quel laboratorio sulle cui premesse ho scritto diffusamente qui.
Nel formulare il suo titolo, “la mia storia”, avevo pensato già di fornire un preciso indizio su come il percorso proposto fosse pensato per dare agio ai fotografi  di narrarsi in maniera del tutto personale: di mettere a fuoco, cioè, la propria storia e il proprio vissuto quotidiano non tanto nei semplici termini di “storia di ciò che mi è capitato o che mi accade”, quanto piuttosto in quelli di “storia che racconto io”, ovvero sia “mia versione/visione delle cose”.
Punto di partenza per questo viaggio sono stati alcuni scatti preesistenti, che ai fotografi è stato chiesto di portare con sé: foto ritenute significative allo scopo di dire qualcosa della loro vita (ne vedete tre qui di seguito).

© Alessandro Comandini
© Alessandro Comandini
@ Diego Cicionesi
@ Diego Cicionesi
© Sofia Bucci
© Sofia Bucci

Proporre in un workshop fotografico un approccio mutuato dalla cosiddetta “relazione d’aiuto” sembrava azzardato, poiché era lecito temere che potesse sembrare inaccettabile a dei fotografi l’idea di lavorare in una maniera tanto insolita. A cominciare dall’opzione, che  era stata data loro, di scegliere le fotografie da portare e su cui lavorare anche fra immagini personali, tratte dall’album di famiglia. Quindi non necessariamente scattate da loro.
Perciò è stata una gradita sorpresa scoprire che ben due dei partecipanti avevano scelto di portare con sé “foto di famiglia” come spunto iniziale. E che uno di loro, addirittura, abbia poi deciso addirittura di mettersi in gioco tentando la difficile e per nulla scontata strada di trattare proprio quelle immagini come materiale vivo della sua narrazione (fatta di parole e immagini), più che semplice occasione di evocazione emotiva e rilancio verso nuovi scatti.

© Giovanni Masi
© Giovanni Masi
© Giovanni Masi
© Giovanni Masi

Sicuramente una scelta originale, estranea agli stereotipi della fotografia attuale, e una concreta affermazione della propria libertà di sperimentare in ogni direzione, senza farsi bloccare dalla paura di sbagliare.
Perché poi – diciamocelo chiaramente – la fotografia contemporanea ci mostra con grande evidenza come non esistano scatti “giusti”, ma esistano solo scatti funzionali ad estrinsecare l’idea che il fotografo intende esprimere, e anche il fatto che spesso si arriva ad un prodotto “finito e valido” attraverso un percorso tortuoso.
Ognuna delle scelte espressive messe in atto dai partecipanti si è rivelata profondamente personale, ed in varia misura sperimentale per quanto attiene ai rispettivi percorsi.
Ognuno di loro ha accettato di buon grado l’opportunità di fare, per così dire, un passo di fianco per guardare il proprio modo di fare fotografia  (e forse la propria stessa realtà?) da una diversa prospettiva.

© Alessandro Comandini
© Alessandro Comandini
© Alessandro Comandini
© Alessandro Comandini

Del resto era proprio questo l’obbiettivo del laboratorio: elicitare in loro la libertà di esprimere il proprio “occhio fotografico”. Oltre a sollecitare l’osservazione e la narrazione della quotidianità, che peraltro è tema alquanto complesso. Vuoi perché la nostra osservazione, assopita dalla routine quotidiana, cessa di notare quel che ci circonda e di trovarvi spunti di rilievo. Vuoi perché implica un riconoscimento di come percepiamo il nostro ambiente e una rappresentazione di come ci figuriamo il mondo, ma anche di quella che è la nostra modalità di interagire con l’ambiente circostante.

diary
© Sofia Bucci
© Sofia Bucci
© Sofia Bucci

Il compito era quello di tralasciare le consuetudini proprie, e soprattutto quelle acquisite in ossequio a un unico modo di vedere e di mostrare il mondo attraverso i propri scatti.  Per scoprire in questo racconto di sé l’originalità del proprio “io narrante”.

Immagino sia difficile cogliere l’entità dei risultati ottenuti attraverso le poche immagini che questo post può ospitare, ma – credetemi – io stessa sono rimasta sorpresa. E poco importa se le “storie” che mi sono state presentate siano un punto di partenza o punto di approdo. Quello che conta è la possibilità di cambiamento che questi fotografi si sono concessi di sperimentare, perché tutto cambia continuamente ed è assurdo rimanere ancorati a vaghe prescrizioni nel fotografare.
Anche perché quella che mostriamo nelle nostre fotografie è la nostra visione personale e in nome di cosa dovremmo privarci da soli della libertà di esprimerla?

Ringrazio Sofia Bucci, Diego Cicionesi, Alessandro Comandini, Giovanni De Leo e Giovanni Masi per aver accettato di scommettere sulla creatività e sul cambiamento. 🙂

© Diego Cicionesi
© Diego Cicionesi
© Diego Cicionesi
© Diego Cicionesi

“La mia storia”

Ciò che segue è frutto di un anno di studi, durante il quale ho frequentato un Master, sui mediatori artistici nella relazione d’aiuto diretto da Oliviero Rossi, cercando nuovi spunti per ampliare ulteriormente la mia già lunga e variegata esperienza in fotografia; approfondendo una particolare declinazione delle Arti (inclusa la fotografia) e un efficace uso delle stesse attraverso tecniche di derivazione gestaltica.

Immaginando che qualcuno possa essere interessato a capirci qualcosa di più pubblicherò (in una serie di post di cui questo è il primo) la mia tesina del Master. Scrivendola ho pensato proprio a quelli che credo siano i miei più tipici lettori, persone che non sono a digiuno di quel che riguarda la complessità di un discorso fotografico. E tuttavia credo – e spero! – di essere il più possibile divulgativa.

Ma prima di farvi addentrare nella lettura che segue, quella della “premessa”, mi fa particolarmente piacere proporre a quanti siano interessati qualcosa di più concreto. Il testo che via via in questi giorni vi proporrò ne parlerà: si tratta di un workshop, che si terrà presto a Firenze, nel quale l’esperienza maturata nel mio passato di docente si avvarrà di quanto ho acquisito ultimamente e sarò lieta di condividere con i partecipanti.
Chi vuol saperne di più clicchi qui: info workshop.

Depliant del workshop "La mia storia" (photo: Rosa Maria Puglisi)

Chissà che non possa essere l’occasione per incontrare qualcuno di voi. Comunque sia, buona lettura!

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Una visione personale della realtà
Intorno al progetto del workshop “La mia storia. Costruzione di un diario fotografico esperienziale”

PREMESSA

Mi occupo di fotografia da oltre vent’anni e, nel corso di questi anni, ho esplorato in vario modo le sue potenzialità espressive e le sue implicazioni teoriche.
Dal momento che l’ho sempre considerata alla stregua di un linguaggio, ne ho dapprima appreso quelle che potremmo chiamare la sua grammatica e la sua sintassi, per dedicarmi solo successivamente alla riflessione critica sulle sue espressioni artistiche e al suo insegnamento.
Imparate le nozioni tecniche e presa coscienza della concreta possibilità di dar forma, attraverso il potere evocativo della fotografia, a ciò che sentivo di dire, immaginavo come mio scopo principale la costruzione di un futuro professionale nell’ambito della fotografia commerciale, e non riuscivo a vedere quello che, in realtà, era il vero significato che allora aveva, per me, dire “sono una fotografa”.
Per quanto non faticassi a capire che non era semplicemente un “fare la fotografa”, per garantirmi una sussistenza, ma che aveva piuttosto molto a che vedere con il mio senso d’identità e con la possibilità di dare un senso a ciò che vedevo e sentivo del mondo circostante.
Successivamente però le circostanze, o magari solo l’idea di seguire certe opportunità che il Caso pareva suggerirmi, mi hanno portata ad approfondire gli aspetti più teorici del fotografico, il suo statuto di medium e le sue caratteristiche peculiari all’interno di un più ampio discorso semiologico ed artistico.
Per anni ho scritto di fotografia, e sono passata dalla sua pratica al suo insegnamento. E col tempo ho sviluppato, nei confronti di quello che per me era sempre stato un mezzo piuttosto istintivo, immediato (e soddisfacente) che mi consentiva di “parlare per immagini”, un atteggiamento interpretativo consapevole che, se da una parte mi era indispensabile nel nuovo ruolo professionale di critico fotografico che col tempo mi si era cucito addosso (quasi senza che me ne accorgessi), dall’altra a poco poco ha sortito in me l’effetto di soffocare ogni spontaneità e, di conseguenza, ogni possibilità di espressione, presa com’ero dalla “necessità” di far rientrare ogni cosa sotto il controllo delle mie “categorie intellettuali”.
Come risultato di un simile processo, di allontanamento dalle intime ragioni, ho potuto sperimentare in me una perdita della mia “identità di fotografa” e con essa l’incapacità di sentire il mio modo personale di fotografare. Conseguenza inevitabile l’insoddisfazione perenne di fronte ai miei scatti, che – a mio modo di vedere – “non erano più fotografia”. Al punto da dire che non fotografavo più, pur scattando in verità – complice l’uso della tecnologia digitale – molto più di prima. Da questo stato di cose è derivata una profonda crisi, che non può certo esser materia di questa premessa e, nondimeno, mi riporta a questa tesina.
E’ grazie a quella crisi, infatti, che sono giunta a considerare un’ulteriore modalità della fotografia: quella del suo utilizzo come strumento di potenziamento delle risorse personali, di sostegno al proprio benessere e di crescita.
Lo stesso progetto di cui tratterò qui, inoltre, è per me ricollegabile alla mia personale esperienza di irrigidimento cognitivo fino al blocco, dovuto fondamentalmente alla percezione interna di una discrepanza fra il mio sentire personale e le “regole espressive” (a ben pensarci è un ossimoro!) che mi ero imposta. E il motivo, che principalmente mi spinge è il desiderio di poter essere d’aiuto a chi – forse senza neanche rendersene troppo conto – rischia la mia stessa impasse.
Argomento di questo scritto sarà, perciò, un workshop che ha come destinatari fotografi (non necessariamente professionali) o artisti che usano come medium la fotografia; ad essi vuole fornire strumenti atti ad incrementarne consapevolezza e crescita personale, tramite tecniche afferenti alla relazione d’aiuto.
In particolare, il suo percorso è stato pensato per cercare di promuovere spontaneità, libertà di espressione individuale e assunzione di responsabilità per le proprie scelte creative, ma anche per scardinare quella cieca osservanza ai dettami tecnico-estetici, che potrebbe limitare una disponibilità a misurarsi con punti di vista eclettici e difformi dall’accettazione di comodi stereotipi.
Poiché il percorso da me pensato affronta come tema principale quello del vissuto quotidiano (il workshop propone, cioè, la costruzione di un diario esperienziale personale per immagini fotografiche), come vedremo in seguito, di fatto si potrebbe adattare altrettanto bene ad un’utenza diversa da quella a cui ho pensato di primo acchito di proporlo, facendomi forte del ruolo di docente di fotografia che mi viene attualmente riconosciuto.
Nelle pagine che seguiranno cercherò di render conto del ruolo che la fotografia può avere come mediatore artistico nell’ambito della relazione di aiuto, della sua funzione terapeutica, ma anche e soprattutto delle sue potenzialità all’interno di un percorso di empowerment individuale, quale dovrebbe appunto essere l’attuazione del progetto di questo workshop per i miei clienti, e anche per me stessa.
Cercherò di spiegare quale sia, all’interno della relazione d’aiuto, un uso del mezzo fotografico che può confarsi al mio progetto, e come quest’ultimo possa poi offrire un’occasione di confronto con se stessi e con la propria vita. Parlerò delle possibilità che il mediatore fotografia offre allo scopo di sviluppare una narrazione autobiografica, e anche dell’impatto che essa può avere in vista di una ri-costruzione del proprio vissuto quotidiano e di una revisione del proprio copione di vita. E naturalmente illustrerò la maniera in cui intendo operare.

A Torino il primo appuntamento con Confini

© Franco Borrelli

Confini, la rassegna fotografica italiana che ha per filo conduttore la fotografia al confine in termini di linguaggio o di tecnica importati da altri media, inizia quest’anno a Torino il proprio ciclo espositivo, per concludersi, dopo 8 mesi, a Trieste.

La nona edizione di questa rassegna annuale, ideata e organizzata da PhotoGallery di Firenze e MassenzioArte di Roma, presenta cinque autori che intervengono sul Continua a leggere A Torino il primo appuntamento con Confini

ancora “Confini”: i vincitori

Conclusa la selezione per la rassegna di fotografia italiana Confini 09, cui hanno partecipato 174 autori, fra i quali 19 sono stati selezionati; in virtù della qualità delle opere proposte, sono  5 (e non 2 come previsto!)  coloro che la giuria – composta dai curatori degli spazi che ospiteranno la manifestazione – ha scelto: Franco BorrelliAnna FabroniAlessandro PagniSandro RafanelliBruno TaddeiContinua a leggere ancora “Confini”: i vincitori

Confini09: il bando di selezione

Anche quest’anno torna “Confini”, rassegna nata nel tentativo di dare visibilità ad autori i quali – operanti nel campo della fotografia e zone limitrofe – sono solitamente ritenuti poco “collocabili”, per via della particolarità della loro visione e ricerca personale.

Nell’arco delle passate edizioni questo progetto, creato da MassenzioArte, ha acquistato sempre maggior vigore e interesse trasformandosi in una rete di collaborazione, grazie all’affiancarsi via via di nuovi partner culturali, legati a sedi espositive in varie città italiane, nelle quali la rassegna ha così trovato diffusione presso un sempre più ampio pubblico.

Augurando buona fortuna a coloro che vorranno presentare il loro lavori, pubblico qui di seguito il bando della nona edizione di Confini:

CONFINI09

Confini09 bando di selezione
fotografia al confine
Firenze, Torino, Roma, Genova, Milano, Trieste

Confini (www.confini.eu) è una rassegna sulla fotografia contemporanea che si presenta come una realtà italiana unica nel suo genere, giunta alla nona edizione, rivolta alla fotografia creativa. Photographers.it e la rivista Il Fotografo sono partner culturali della rassegna. La collaborazione fra Confini e Photographers.it offre strumenti on line semplici ed avanzati di invio dei progetti, oltre alla possibilità di dare visibilità sul web ad eventuali progetti interessanti che rimangano esclusi dalla selezione definitiva.

Se i tuoi progetti si esprimono attraverso opere fotografiche, anche contaminate da altre tecniche visive puoi candidarti alla selezione di almeno 2 degli autori che parteciperanno alla rassegna. Per partecipare presenta un portfolio fotografico di 10 – 25 immagini entro il 31 maggio 2010 tramite www.photographers.it, il portale realizzato da Starring dedicato alla fotografia in Italia al link: http://www.photographers.it/bandi.php?id=23

Fra i progetti con forti contaminazioni linguistiche presentati a Photographers.it saranno scelti almeno due degli autori di Confini09. Le mostre avranno luogo a Firenze, Roma, Milano,Trieste, Genova, in un periodo compreso fra settembre 2011 ad aprile 2012.

La commissione sarà formata da Clelia Belgrado (VisionQuesT), Leo Brogioni (Polifemo Fotografica), Fulvio Bortolozzo (Officine Nadàr), Maurizio Chelucci (MassenzioArte), Fulvio Merlak (Sala Fenice), Francesco Tei (PhotoGallery).

location espositive

Firenze        a cura di PhotoGallery

Torino          a cura di Officine Nadàr

Roma           a cura di MassenzioArte

Genova        a cura di VisionQuest

Milano          a cura di Polifemo Fotografia

Trieste         a cura di Sala Fenice

Termini di partecipazione

  • La partecipazione è gratuita e aperta a tutti gli autori italiani e stranieri, purché attivi anche in Italia
  • Entro il 31 maggio 2011 viene richiesto a chi fosse interessato a proporre progetti fotografici pronti o in fase di conclusione, al fine di un eventuale inserimento nella rassegna Confini09
  • Il materiale riguardante il progetto fotografico dovrà essere caricato on line sul sito http://www.photographers.it. La partecipazione al bando e la registrazione al portale, necessaria per procedere al caricamento delle immagini, è totalmente gratuita
  • Viene richiesto di caricare minimo 10 e al massimo 20 immagini (anche se il lavoro completo, ed eventualmente messo in mostra, potrà essere composto da un numero superiore di fotografie
  • Le foto dovranno essere accompagnate da un breve testo di presentazione del progetto (possono bastare anche un paio di righe) e da una breve biografia. Entrambi i testi andranno inseriti nell’apposito campo all’interno del form di partecipazione
  • Eventuali links o url di riferimento verranno ignorati, così come tutte le proposte che non soddisfaranno le indicazioni di cui sopra
  • Entro il 30 giugno 2011 gli autori dei progetti valutati positivamente verranno contattati dagli organizzatori.
  • Tutti i partecipanti riceveranno via e-mail notifica ufficiale del risultato.
  • Partecipare a Confini non implica alcun compenso economico.
  • La partecipazione alla rassegna è totalmente gratuita ma subordinata alla selezione dei curatori.
  • Gli autori che hanno già esposto nelle precedenti edizioni non possono partecipare al bando.

Copyright e privacy

  • Tutti i diritti relativi alle immagini presentate rimangono di proprietà dei partecipanti. L’organizzazione si riserva il diritto di riprodurre le immagini per la promozione della rassegna ed allegarle ai comunicati stampa.
  • I progetti partecipanti non verranno mostrati pubblicamente su Photograhers.it, a meno che non vengano messi in evidenza dai promotori.
  • La partecipazione presuppone che gli autori siano in possesso delle liberatorie dei soggetti ritratti.
  • I dati personali dei partecipanti, nel rispetto delle leggi nazionali ed internazionali sulla privacy, saranno utilizzati solo per scopi interni all’organizzazione.

Esposizioni

  • Gli autori selezionati dovranno garantire la disponibilità del proprio lavoro nel periodo che va da settembre 2011 ad aprile 2012.
  • Le opere selezionate saranno pubblicate sul sito www.photogallery.it in contemporanea alla prima inaugurazione fisica.
  • In alcune sedi potrebbe essere richiesto di produrre il materiale in formati specifici per adeguarsi alle caratteristiche della location.

Stampa, montaggio, imballo e trasporto delle opere

  • Ogni autore dovrà farsi carico della produzione della mostra (stampe, montaggio su supporto o su cornice, eventuali allestimenti personalizzati).
  • Non saranno ammesse opere con vetro e materiali fragili.
  • Le opere dovranno essere recapitate alla sede della prima mostra preferibilmente tramite Pacco Celere 3, (peso massimo di 30 Kg con  lunghezza massima consentita di cm 100 e la somma dei tre lati non deve essere superiore a cm 150) utilizzando imballi adeguati e riciclabili.
  • Il trasferimento delle opere con imballi compatibili con la spedizione postale Pacco Celere 3 fra le varie sedi e la restituzione finale agli autori è a carico dell’organizzazione.
  • Il trasferimento delle opere che hanno imballi non compatibili con il  Pacco Celere 3 è a carico dell’autore. In questo caso l’autore si impegna ad  anticipare l’importo totale necessario alla spedizione per le sedi espositive alla direzione del bando.
  • L’organizzazione non assume nessuna responsabilità per i danni subiti dal materiale durante il trasporto, l’installazione e l’esposizione delle opere.

Partner culturali

Sono partner culturali di Confini la rivista Il Fotografo e Photographers

www.confini.eu

confinifotografiacontemporanea@gmail.com

Firenze, Torino, Roma, Palermo: CONFINI.07

confini

Si apre a Firenze Confini.07, la settima edizione di una rassegna fotografica che intende indagare sui “confini”, appunto, oggi sempre più esili fra fotografia ed altre arti, proponendo le opere di autori difficilmente incasellabili, per via delle loro ricerche personali, ma forti di un linguaggio originale e di una loro visione alternativa della realtà.

La rassegna è nata nel 2001 a Roma da un progetto di MassenzioArte, proprio per dar visibilità a simili artisti che diversamente trovano collocazione altrove e vuole essere un momento di verifica del loro lavoro. Grazie al supporto di PhotoGallery, ha trovato una sua vetrina a Firenze, ma soprattutto si è allargata aprendo alla dimensione virtuale con la pubblicazione sul web delle immagini in mostra.

Alle ormai consuete sedi di Roma e Firenze si affiancano quest’anno quelle di Torino e di Palermo, grazie all’entrata in questo circuito di nuovi partner del calibro di Osservatorio Gualino e Lanterna Magica, i quali arricchiscono la manifestazione di nuove connotazioni, col coprire l’Italia da Nord a Sud.

Direttori artistici della manifestazione sono Maurizio Chelucci (MassenzioArte), Francesco Tei (PhotoGallery), Fulvio Bortolozzo (Osservatorio Gualino), Vincenzo Mirisola (Lanterna Magica).

Da oggi 1 settembre, e fino al 13 febbraio 2010, le immagini dei quattro autori prescelti per questa edizione si avvicenderanno, come in una staffetta, nei luoghi espositivi delle quattro città. I fotografi in questione sono Angelina Chávez, Susan Kammerer, Marco Ioannucci e Stefano Parrini. Le loro immagini sono pubblicate su PhotoGallery.

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immagineconfini07Angelina Chávez – Obstacles
“L’approccio creativo con il quale sono oggi più coinvolta è l’autoritratto. La rappresentazione di me stessa negli ambienti e tra le persone che mi circondano, ovvero il mio mondo personale, è la fonte d’ispirazione più importante dei miei lavori attuali”. (Angelina Chávez)
Nata in Germania nel 1978, dal 2004 vive e lavora a Roma. Collabora con la Fine Art Wedding , l’Agenzia SIE Photo (Roma) , è assistente di Massimo Mastrorillo (Grazia Neri) e fotografa freelance.

Susan Kammerer – Mis-takes
Mis-takes è una serie di fotografie accumulate per anni, durante la produzione di altre immagini. Sono “scarti”, immagini sovraesposte, sfocate, o addirittura accidentali, scattate senza volere. Affascinata, l’artista, lle ha conservate fino a quando «in uno di quei momenti decisivi della vita quando anch’io ero sfocata, confusa ed intenta a concentrarmi sui miei errori sono riuscita a vederle come un insieme di mesi: un anno ”sbagliato”». Da quel momento sono diventate immagini “volute” ed intenzionali ed hanno guadagnato il trattino del titolo, la breve lineetta che riesce a trasformarle da mistakes (errori), in Mis-takes (scatti mancati). «L’impossibilità di distinguere chiaramente qualsiasi particolare ed il loro essere assolutamente astratte rappresenta spesso il mio ricordo visuale degli anni del mio passato». (Susan Kammerer)
Nata a New York 1957, vive a Roma dal 1977. Fra le sue esposizioni Coming to my senses / Riprendere conoscenza (Lunapark , Roma, 2007), Distanza di sicurezza (Museo delle Auto della Polizia, Roma, 2008), Le Strade di Roma (Città dell’Economia, Roma, 2009), Fuori 3 (Galleria Gallerati, Roma, 2009).

Marco Ioannucci – Phalsographie
“Non so come mi sia venuto in mente il concetto di “Phalsographia”. Forse perché sono allergico al pretenzioso, all’esclusivo a tutti i costi. Anche quel “Phalso”, che orecchia all’oltreoceanico “Photo”, suona come sberleffo alla serietà a ogni costo.”
(Marco Ioannucci)
Sono nato a Roma nel 1956. Fin da piccolo, la mia più grande aspirazione è stato “non far nulla”. Ho sempre fallito, ma non rinuncio. La fotografia ha attraversato per anni la mia vita, ma ho sempre cercato di mantenermi un “absolute beginner”, un principiante assoluto. Sono troppo pigro per dedicarmi alla foto naturalistica, eccessivamente timido per il reportage, la volubilità mi preclude il rigore dello still life…

Stefano Parrini – Le Tracce
Un viaggio nel profondo sud algerino si trasforma in un racconto di assenza e di spazi refrattari ai segni della presenza umana. La dissolvenza delle impronte è un fenomeno percepibile e la rarefazione degli spazi e delle presenze impreziosisce gli oggetti abbandonati manifestandoli come tracce del passaggio altrui. Queste tracce provvisorie e fragili o, viceversa, relitti preistorici miracolosamente sopravvissuti all’erosione, diventano tracce della forza della natura e dello scorrere del tempo. (Stefano Parrini)
Nato a Barberino val d’Elsa nel 1965, viaggiatore, amante del deserto e affascinato dalla sua gente Parrini dice “a piccoli passi sto cercando di conoscere questo mondo e realizzare quelle visioni che tante volte ho immaginato o solo intravisto passare nei pensieri”. Infatti il suo percorso fotografico, iniziato con la pubblicazione di reportage di viaggio, si è evoluto verso la percezione emotiva dei luoghi visitati mentre allo stesso tempo abbandonava l’uso delle fotocamere digitali per riscoprire il medioformato e la polaroid.


Video: Florencecitycentre 3

Domani 19 giugno a Firenze presso il Parco di Anconella:

FLORENCECITYCENTRE 3
Itinerari turistico-commerciali

Video fotografico degli studenti dei Corsi di Fotografia Base 2008-2009
A cura di Sandro Bini e Claudia Querci

Venerdì 19 Giugno dalle ore 22 per la Rassegna Tutti i Colori del Parco, organizzata
dal Consiglio di Quartiere 3 del Comune di Firenze in collaborazione con le
Associazioni del Territorio, presso il Parco dell’Anconella, sarà proiettato il Video
Fotografico “Florencecitycentre 3” degli studenti del Corso di Street Photography
organizzato dall’Associazione Culturale Deaphoto presso il Centro Giovani
Gavinuppia. Il video è una ricognizione visiva degli itinerari turistico-commerciali del
Centro di Firenze alla scoperta di una città pulsante, nella quale i segni della
globalizzazione sfidano ormai apertamente quelli della cultura e della storia, e i corpi e i
volti di chi la transita ci raccontano di una nuova antropologia sociale, nel teatro di una
frettolosa e distratta fruizione degli spazi. Nel limite condiviso del frame, e nell’attenzione
onnivora degli sguardi, la città-vissuta si racconta per immagini, costituendo un repertorio
visivo variegato in grado di sorprenderci con le sue configurazioni molteplici e immediate.
Nella sospensione e nella frammentarietà delle fotografie di strada, anche la Firenze
contemporanea (storica, turistica e commerciale) si rivela “città visibile”, serbatoio
inesauribile di esperienza e conoscenza umana.

VENERDI’ 19 GIUGNO ORE 22
TUTTTI I COLORI DEL PARCO
PARCO di ANCONELLA
Via Villamagna – Firenze

Copyright: Gabriele Ragonesi
Copyright: Gabriele Ragonesi
Copyright: Cristina Szilagyi
Copyright: Cristina Szilagyi
Copyright: Valentina Conti
Copyright: Valentina Conti

a Firenze “A1/ Effetto Cantiere”

Segnalo questa mostra fiorentina che si apre domani inserendo il comunicato stampa.

Cantiere Le Romite - Galluzzo. Copyright: Lorenzo Rugiati.
Cantiere Le Romite - Galluzzo. Copyright: Lorenzo Rugiati.

Si inaugura Sabato 23 Maggio alle ore 18 presso il C.R.C. “Le Cascine del Riccio” a Firenze, A1/ Effetto Cantiere.

La mostra fotografica presenta 16 immagini a colori formato cm 50×70 che documentano le trasformazioni del Territorio di Cascine del Riccio e del Galluzzo in seguito ai lavori di ampliamento dell’A1 nel tratto di Firenze Sud dal 2008 fino al primo semestre del2009.

Il Progetto, nato dalla collaborazione dell’Associazione Culturale Deaphoto con il Consiglio di Quartiere 3 del Comune di Firenze, intende monitorare lo stato di progressivo avanzamento dei lavori ed il loro impatto ambientale.

[clicca per leggere il resto del comunicato]