La trasformazione secondo Alessandra Vinotto (d’après Bowie)

A distanza di un mese vi propongo un nuovo tributo a David Bowie e al concetto di trasformazione che l’artista ha sempre incarnato:  “Mi farò acqua: liquida essenza, gelida materia, lieve sostanza”.

Alessandra Vinotto,
Alessandra Vinotto, “Mi farò acqua: liquida essenza, gelida materia, lieve sostanza”, 2016

Con queste parole Alessandra Vinotto, poliedrica artista genovese e autrice di quest’omaggio, ce lo introduce spiegandocene il senso: “Conforme alla mia concezione di crescita come cambiamento senza forzature, il farsi “acqua”, ovvero liquido che si adatta ad ogni forma, simboleggia l’adattarsi senza perdere la propria natura.. “Waterale” è il titolo che accorpa alcune mie opere ispirate all’acqua in relazione col mio corpo”.

Riguardo a cosa David Bowie sia stato per lei, ci racconta:”Sin dalla prima adolescenza ero incantata dalla sua musica e dai suoi testi, che per me rappresentavano il top del sound di quegli anni.
Ed essendo io giá all’epoca piuttosto trasgressiva (ma senza mai trascendere nel kitsch o nel volgare), avevo trovato in lui quel senso di composta eleganza nell’essere decisamente diverso.
Inoltre la trasformazione interiore che da allora non mi ha mai abbandonato è sempre stata in sintonia con il suo personaggio in costante mutamento coerente”.

Ringrazio Alessandra per la sua partecipazione a questa iniziativa (e le faccio un in bocca al lupo per le sfide -di vario genere- che sta attualmente affrontando!

Alessandra Vinotto [cliccando sul nome potete leggere anche un’intervista] è  fotografa d’arte, ha all’attivo numerose mostre personali e pubblicazioni internazionali (Vogue, Marie Claire, Herald Tribune, Opera, Amadeus, libri e cataloghi).
Reporter di viaggi e insegnante di fotografia, da qualche anno si occupa di regia e direzione artistica multimediale.
Ha fondato con Francesco Rotunno la RedEye Media, pluripremiata al 3D Film Festival Hollywood di L.A nel 2010 e nel 2011. Altri riconoscimenti: premio speciale al MEI (Faenza), special guests al Dimension 3 (Parigi), al 3D Stereo Media (Liegi), al Capalbio International Short Film Festival, e proiezione al Sundance Film Festival nel 3D Satellite.
Nel 2012 viene premiata dal Sindaco di Genova per la sua attività artistica all’estero.
Prima regista italiana ad aver realizzato un video in 3D stereo, nel 2013 ha diretto “Viceversa 3D” al padiglione Italia della Biennale di Venezia: il primo documentario europeo sull’arte contemporanea girato in 4K.
Sue fotografie sono state esposte a mostre collettive con opere di artisti quali Andy Warhol, Nan Goldin, Joseph Beuys, Jan Saudek, Bettina Rheims, Luigi Viola, Ferdinando Scianna, Kiki Smith, Orlan, Yoko Ono, Vanessa Beecroft, Marina Abramovic , Shirin Neshat.

dalla fotografia al video 3D: Alessandra Vinotto si racconta

Pluripremiati registi nel campo del video in 3D (Best 3D Music Video 2010″, “Best of the fest 2011” e “Best director to watch 2011” al 3D Film Festival Hollywood), Alessandra Vinotto e Francesco Rotunno sono presenti anche all’edizione 2012 del 3D Film Festival di Los Angeles.
Il loro video, intitolato “3D Levitation” – e ispirato al senso di magia e fascinazione che il 3D ispira negli spettatori –  è stato, infatti, selezionato e sarà proiettato a Los Angeles Downtown al REGAL CINEMAS LA (dove già recentemente erano stati celebrati gli MTV AWARDS).
Nato come progetto didattico presso l’IED di Milano, è stato realizzato nella  sua sala di posa come risultato finale del primo corso sul workflow in 3D stereo – dal concept alle riprese – che Francesco Rotunno ha tenuto nella primavera del 2012 presso l’istituto milanese; con due Canon XF 305, e utilizzando un 3D Stereo rig di tipo beam-splitter, gli allievi del corso, con la guida dei due registi, hanno potuto mettere in pratica tutte le nozioni teoriche e pratiche apprese durante le lezioni, contribuendo a questa creazione.
Da questa notizia di attualità ho colto lo spunto per chiedere ad Alessandra Vinotto – la quale riceverà, in qualità di talento creativo genovese, il Ri-premio nell’ambito di Genova per Colombo 2012 – di raccontarci qualcosa riguardo alle esperienze personali che l’hanno portata in questo interessante campo dell’arte visuale.
video in 3D, il workshop allo IED
Come ti sei avvicinata al mondo delle immagini?
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Non ho mai chiesto regali in vita mia, non essendo molto interessata alle cose materiali. Ma alla prima comunione ho detto ai miei genitori che il mio regalo sarebbe stato una macchina fotografica! (Mio nonno era fotografo e stampatore per puro diletto… Utilizzava una Voigtglander, ancor oggi presente nella mia collezione di vecchie fotocamere!!).
Da quel giorno (avevo 7 anni) non ho mai smesso di fotografare… Poi ho fatto il liceo artistico scegliendo “laboratorio fotografico” come materia opzionale… Et voilà! Non so fare altro… Nella vita ho praticamente fatto solo l’artista.
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Puoi raccontarci il tuo percorso come fotografa e la tua evoluzione d’artista?
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Sempre al Liceo, tra artisti, c’era chi faceva teatro… Tutti squattrinati, loro avevano bisogno di foto di scena ed io avevo una macchina fotografica e tanta passione! Da lì ho iniziato a fare la fotografa di teatro, cosa che continua ancor oggi (ma purtroppo non quanto vorrei, per limiti di tempo…).
Poi, l’illuminante guida di Giuliana Traverso, per la quale ho fatto anche la modella per anni, che ha letteralmente cambiato il mio modo di osservare il mondo. Le mostre, personali e collettive, nazionali ed internazionali… Poi il lavoro come reporter (di viaggi, non di guerra! troppo emotiva..) per un’agenzia di Milano, quello di fotografa di scena prima itinerante in molte città e teatri d’europa, e poi presso il teatro dell’Opera Carlo Felice di Genova, l’insegnamento alla Sdac (una scuola di cinema genovese), e l’incontro con Francesco Rotunno, che mi ha fatto capire quanto il video avrebbe espanso le mie possibilità espressive… E poi la prima vittoria ad Hollywood (abbiamo vinto 3 premi al 3DFF negli ultimi due anni..), la partecipazione al Sundance Film Festival, al californiano Cinequest, al Belga 3D Media, la presentazione al Capalbio International Short Film Festival, la vittoria al parigino Dimension 3, il premio speciale all’italiano MEI, ed eccomi qui! Con ancora tantissimo entusiasmo e la voglia di imparare sempre cose nuove.
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Fra tanti impegni fotografi ancora?
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Sarebbe come chiedermi “respiri ancora?!?”.. Certo, fotografo continuamente e con ogni mezzo: telefono, I-pad, persino la tanto discussa Instagram. Credo che il mezzo abbia un’importanza relativa…
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Hai detto di essere passata ai video perché questi espandono le tue possibilità espressive, ma come cambia il tuo approccio?
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L’incontro con il regista Francesco Rotunno (quando ancora regista non era, ma bensì mio allievo di fotografia) è stato determinante: lavorando insieme mi sono resa conto che fare un video era come scattare tantissime foto! E mi sono lasciata catturare dalla magia del movimento. L’approccio è lo stesso: la ricerca della pulizia dell’immagine, della comunicazione simbolica, dell’armonia.
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Hai una preferenza per uno dei due linguaggi, foto o video?  E, se sì, per quale motivo?
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La fotografia per me è più immediata , più diretta. Forse perché praticandola da cosi tanto tempo ormai è connaturata al mio essere. Il video necessita di una preparazione diversa, va “pensato”, immaginato, voluto. La fotografia si incontra, è lei che trova te, ad ogni angolo della strada. Ma entrambi i linguaggi mi affascinano, difficile scegliere.
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Cosa rappresenta per te la possibilità di lavorare in 3D?
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Il 3D è l’assoluta magia della visione stereoscopica, quella più naturale per l’occhio umano.
Era ciò che mancava al cinema per essere quasi perfetto. Lavorare in 3D significa poter finalmente “mostrare” al pubblico le mie elucubrazioni in purezza!!
Mi spiego meglio: la profonditá degli spazi, la scansione dei volumi, il ritmo del 3D conferiscono alle immagini una vivezza incredibile, danno un coinvolgimento imparagonabile a ciò a cui ci aveva abituato l’immagine “piatta”. Tutto acquista uno spessore diverso, si imprime maggiormente nella memoria: e questo significa che il messaggio “passa”più agevolmente.
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Come sei giunta ad utilizzare questa nuova tecnica?
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Credo profondamente che la vita sia una continua evoluzione, e che pertanto si debbano ricercare nel progresso tecnologico quegli strumenti che ci consentano di esprimere appieno tutte le nostre istanze comunicative. Rotunno in questo è stato un aiuto fondamentale, essendo sempre aggiornatissimo e preparatissimo su ogni possibile innovazione: basti pensare che mentre in Italia molti non sono ancora arrivati al 3D, noi siamo giá approdati all’autostereoscopia, ovvero il 3D senza occhiali!! Bisogna riprendere da almeno 9 punti di vista simultaneamente.. Ma questa è un’altra storia!!
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Progetti in cantiere?
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Sto finendo una sceneggiatura per un corto che gireremo a Los Angeles (mi è stato commissionato là, e sarà un episodio di un lungometraggio pensato per partecipare a festival quali Cannes, Sundance, etc); stiamo ultimando con Rotunno la stesura di un lungometraggio, e come fotografa sto portando avanti un lavoro sul corpo e le sue mutazioni, di cui una foto sarà presente ad una collettiva molto importante che inaugurerà a fine novembre e mi vedrà affiancata ad alcuni dei più grossi nomi della fotografia internazionale..
Insomma, non ho senz’altro il tempo di annoiarmi!!

il primo videoclip italiano in 3D? “Wild dogs run”

riprese di di “Wild dogs run” degli Hollowblue e Sukie Smith, realizzato dalla REDEYE FILMSTUDIO di Genova (foto di Alessandra Vinotto)

Prendo spunto dalla tre giorni (26-27-28 novembre) del MEI (il Meeting degli Indipendenti), che si svolge come di consueto a Faenza – promuovendo ormai non soltanto la musica indipendente ma pure altre realtà della scena artistica italiana – per segnalarvi “Wild dogs run” di Hollowblue e Sukie Smith (anche nota come Madam).

E’ il primo video ad essere realizzato, in Italia in stereoscopia 3D, e prodotto dalla REDEYE FILMSTUDIO, una società cross mediale genovese, nata di recente dal sodalizio fra la fotografa e art director Alessandra Vinotto ed il regista Francesco Rotunno, i quali – al MEI appunto – riceveranno  ancora un premio per questo lavoro; il secondo, dopo il prestigioso BEST 3D MUSIC VIDEO AWARD, loro assegnato al 3D Film Festival di Hollywood, dove rappresentavano l’Italia gareggiando contro – tra gli altri – “We are the world for Haiti 2010” del premio Oscar Paul Haggis, un video di Slash in “By the Sword” 3D , un video di Missy Elliott, il video di The Crystal Method “Drown in the Now”.

“È il primo esperimento di tecnica stereoscopica di ultima generazione applicato al mondo del videoclip. I colori, le scenografie, le luci e la postura dei personaggi sulla scena vogliono essere un omaggio alle atmosfere oniriche dei film di David Lynch, mentre i primi due minuti di piano-sequenza ininterrotti sono dedicati a due grandi maestri del cinema quali Orson Welles ed Alfred Hitchcock”.

E’ un video raro per stile ed equilibrio, in cui la tecnologia avanzata non fa, come spesso fatalmente accade, semplicemente sfoggio di sé stessa, ma diviene prezioso strumento di espressione di un mood e di un’azione dai toni teatrali intensi, senza mai cedere alla tentazione di eccessi da “puro effetto speciale”.

Ogni elemento in esso è stato pensato per costruire il tessuto narrativo del filmato alla luce della tecnologia usata, con uno sforzo di adattamento fra forma e contenuto che va ben al di là di quel che possiamo immaginare, guardando un video dove notiamo solo una totale fluidità d’espressione: tutto scorre, insomma, liscio come se fosse stato girato con spontaneità e in gran semplicità di mezzi. La verità, però, è ben diversa e lo scopriamo in un’interessante articolo su Ondacinema, dove apprendiamo i retroscena di questa produzione così particolare.

Dispiace scoprire come in Italia simili pregevoli prodotti, il cui valore viene fortunatamente riconosciuto all’estero, lungi dal ricevere sostegno da uno Stato per il quale l’arte e la cultura vanno tagliate senza pietà, possano poi addirittura rischiare di essere soppiantati da altri che, pur essendo ben più modesti, possono tuttavia usufruire del forte battage di una nota casa discografica (leggi qui).

Chi ora abbia voglia di guardare “Wild dogs run” deve solo munirsi degli appositi occhialini e cliccare qui!

La nuda luce di Alessandra Vinotto

© Alessandra Vinotto
© Alessandra Vinotto - da "Naked Light"

In collaborazione con Vision Quest Contemporary Photography si inaugura oggi, mercoledì 23 alle 19.30, presso la Fortezza Firmafede di Sarzana (SP) una installazione fotografica di Alessandra Vinotto, dal titolo “Naked Light”, costituita da 15 pannelli in plexiglass 50×70.

Da anni fotografa di teatro, ritrattista e reporter di viaggi, Vinotto si è avvicinata recentemente al mondo del videoclip e della videoarte, lavorando come Art director col regista Francesco Rotunno.

Il suo lavoro di ricerca personale è stato ed è, però, sin dagli esordi in fotografia legato ad una intensa indagine sul linguaggio corporeo, attraverso il ritratto e anche l’autoritratto, poiché – come afferma – “nulla meglio del corpo è in grado di rappresentare appieno l’umanità….e l’umanità non è solo spirito!”.

In “Naked Light” esplora, sotto luci estremamente intense, corpi femminili che emergono da una fitta oscurità per palesare le loro verità, legate a una femminilità carica di sensualità ma priva del tutto di ammiccamenti, che emerge dalle forme e dai semplici gesti, liberati dall’impaccio delle vesti, come – idealmente – da quello d’ogni abito mentale.

E’ dunque un disvelamento della mente; ma nulla rivela della realtà delle modelle ritratte, tutto di quella dello spettatore che su queste immagini ha modo di proiettarsi, poiché i contrasti forti del bianco e nero riducono la realtà ad una traccia e lo invitano a colmare i vuoti percettivi col proprio pensiero, le forme accennate e dematerializzate lo invitano a ritornare su “pensieri dimenticati, sensazioni accantonate e mai ammesse, desideri inconfessabili….”

© Alessandra Vinotto - da "Naked Light"
© Alessandra Vinotto - da "Naked Light"