Luigi Ghirri. Pensare per immagini. Icone Paesaggi Architetture

Cittanova, 1985 da: Esplorazioni sulla via Emilia. Vedute nel paesaggio (1983-1986) da: Il profilo delle nuvole (1980-1992)
Luigi Ghirri, Cittanova, 1985. Da: Esplorazioni sulla via Emilia. Vedute nel paesaggio (1983-1986); da: Il profilo delle nuvole (1980-1992).
Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri

“L’Italia, come tutti sanno, è una nazione di santi, navigatori, poeti, e adesso anche di fotografi, che la percorrono in auto, a piedi, in torpedone per portarsi nei punti più adatti a osservare la «realtà». […]

Tra tutti quelli che si considerano artisti, i fotografi sono quelli che hanno meno dubbi… La fotografia è magia e se non spaventa più, come si racconta accadesse ai primitivi, è capace ancora di suscitare un senso di potenza.

La foto è la moderna versione della parabola della moltiplicazione dei pesci; con essa moltiplichiamo la realtà, ce ne impadroniamo, la coloriamo, la rendiamo simile ai quadri, impressionisti o astratti, a scelta. L’importante è che la fotografia «trasformi», abbellisca, accenda i colori, possibilmente immergendo i soggetti in un’atmosfera soffusa, carica di nostalgia e di ricordi. E se la realtà è brutale come nelle guerre, si può fare ancora qualcosa, basta riprendere i combattenti controluce o mentre si stagliano contro il cielo.

Perché per i fotografi tutto è simbolo: le cose non sono mai quello che sembrano; questo lo credete voi, ma solo perché siete degli inguaribili ingenui. […]

Luigi Ghirri, Modena, 1973. Da: Italia ai lati (1971-1979) Courtesy ©Eredi Ghirri
Luigi Ghirri, Modena, 1973. Da: Italia ai lati (1971-1979)
Courtesy ©Eredi Ghirri

Certo Ghirri ha sbagliato tutto, ha sbagliato ad interessarsi di quello che potrebbe definirsi il banale quotidiano, ha sbagliato a ricercare un’ottica adatta ai nuovi spazi invasi dall’urbanizzazione… La sua fotografia è asciutta, guarda direttamente alle cose; non allude. non ammicca, non cerca la complicità di chi guarda e l’osservatore viene lasciato con i suoi tic estetici. Ma è alla sua prima mostra dopo due anni di ricerca. Si ravvederà?”

Risalgono al dicembre 1972 queste parole, e sono stralci di un testo ben più articolato, nel quale Franco Vaccari, allo scopo di presentare il lavoro di esordio dell’amico Luigi Ghirri (in una mostra dal titolo essenziale: “Fotografie 1970-1971”), dipinge la situazione che si è venuta a determinare a causa di una incipiente massificazione della fotografia. Lo fa colorando le sue frasi di un’ironia all’apparenza leggera, che a  tratti  però trascolora in una pungente satira, forma – quest’ultima – che ben si addice ad una critica che vuole veicolare istanze etiche. Suo chiaro intento è far emergere per contrasto le caratteristiche precipue della ricerca ghirriana; una ricerca allora ai suoi primi passi, nella quale si  scorge già in potenza l’intera parabola di un percorso variegato ma sempre coerente nella sua esigenza di rinnovamento del linguaggio fotografico e di rigenerazione continua della visione stessa.

 

Luigi Ghirri, San Pietro In Vincoli, Villa Jole, 1990. Da: Paesaggio italiano (1980-1992); da: Paesaggio italiano (1980-1992) Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri

Luigi Ghirri, San Pietro In Vincoli, Villa Jole, 1990. Da: Paesaggio italiano (1980-1992); da: Paesaggio italiano (1980-1992) Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri

A  Roma dal 24 aprile al 27 ottobre 2013, nelle gallerie 2 e 2a del MAXXI sarà possibile ripercorrere le maggiori tappe dell’iter concettuale e creativo di Luigi Ghirri, attraverso la visione di oltre 300 opere originali provenienti dalla Fototeca della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia. Sono in mostra pure preziosi documenti quali menabò, libri, riviste, recensioni, che rimandano alla sua attività di editore, critico e curatore; libri d’artista, che testimoniano l’incontro e lo scambio intellettuale con gli artisti concettuali modenesi nei primi anni ‘70;  cartoline illustrate e fotografie anonime dalla sua collezione personale; e ancora una selezione di libri tratti dalla biblioteca personale di Ghirri, a far luce sui suoi riferimenti culturali; e infine le copertine dei dischi, frutto della collaborazione con musicisti come i CCCP e Lucio Dalla.

E’ il mondo di Ghirri quello che progressivamente si apre ai visitatori di questa esposizione. Attraverso le tre sezioni (Icone. Paesaggi. Architetture) si dispiega, infatti, l’attitudine dell’autore a “pensare per immagini”. Ma ancor più a “far pensare attraverso le immagini”.

Luigi Ghirri, Rifugio Grostè, 1983. Da: Paesaggio italiano (1980-1992) Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri
Luigi Ghirri, Rifugio Grostè, 1983. Da: Paesaggio italiano (1980-1992)
Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri

La cosiddetta democratizzazione della fotografia, cui abbiamo continuato ad assistere nei quarant’anni che ci separano dallo scritto di Vaccari, e che ci ha sempre di più trasformato in “un popolo di fotografi”, infatti, non ha certo invertito la diffusa tendenza – stigmatizzata  nelle parole di quella introduzione – a pensare e, di conseguenza, a vedere la realtà che ci circonda come un serbatoio di potenziali immagini pittoresche e fondamentalmente consolatorie, inevitabilmente stereotipate: oggi come allora esistono “ricette del buon fotografare”, che inducono ad “imbalsamare la realtà” attraverso situazioni prescritte, inquadrature raccomandate e postproduzioni d’obbligo. Oggi come allora il risultato di tutto questo è la formazione di una sorta di immaginario collettivo d’appendice, in cui la nostra stessa percezione della realtà finisce per cristallizzarsi, vittima degli automatismi di un guardare distratto.

L’opera di Ghirri, al contrario, è tutta percorsa da una profonda, e amorevole, attenzione verso “quello che potrebbe definirsi il banale quotidiano”; da un’instancabile, sistematica analisi del paesaggio urbano, nei suoi aspetti minori (e minimi) comunemente ritenuti scontati, ma che  – parafrasando l’Ecclesiaste – faranno affermare al fotografo di Scandiano “non c’è niente di antico sotto il sole”.

Fotografare, per Ghirri, è uno strumento di conoscenza, un modo per osservare il mondo conservando intatto una sorta di stupore   adolescenziale, e un vedere “attraverso” le cose per poter attingere nuovi significati. Per poter, infine, trovare nuove domande.

Questa sua antologica ha il sapore di un incontro proficuo alla riflessione, sia per chi non conoscendolo si avvicina all’opera del Maestro per la prima volta, sia per chi – magari conoscendone solo gli aspetti più esteriori – è portato ormai ad osservare e fotografare la realtà attraverso una sorta di precostituito filtro ghirriano.
Per tutti noi, comunque, sarà un piacere attraversare quel suo sguardo sempre profondo e capace di stupore, poco cronachistico o di mestiere,  non unicamente teso all’aspetto estetico. E sarà un importante monito questo suo consiglio:
“Credo che una delle strade possa essere quella di lavorare come se ci si trovasse in uno stato di “necessità”, in un modo che potrei definire etico… Vedere come se fosse la prima e l’ultima volta”

Rosa Maria Puglisi
[30/04/2013]

Luigi Ghirri, Marina di Ravenna, 1986. Da: Paesaggio italiano (1980-1992); da: Il profilo delle nuvole (1989) Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri
Luigi Ghirri, Marina di Ravenna, 1986. Da: Paesaggio italiano (1980-1992); da: Il profilo delle nuvole (1989)
Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri

Nel mondo di Ottavia Hiddenart

“Ho vissuto un’esistenza quasi trasparente, tra il 1903 e il 1983. Non sono stata coraggiosa e non ho fatto quello che avrei voluto, non sono riuscita a separarmi da mia madre né dalla casa in cui vivevo. Non mi sono sposata, non ho avuto figli e la mia famiglia si è estinta. Avrei voluto essere un’artista, lavoravo nel segreto della mia mente senza mai realizzare le mie opere. Ora, a trent’anni dalla morte, mi viene data una seconda possibilità da chi si è trovato in mano le mie fotografie, unica eredità della mia esistenza. Si perde facilmente la memoria delle persone che sono state, con la mia arte lotto contro questo: voglio riportare in vita volti rimasti senza una storia.”

Con queste parole si presenta  Ottavia Hiddenart, misterioso personaggio nato dall’incontro immaginario di due esistenze, l’una presente e reale, l’altra avvolta nei misteri di un passato di cui non restano che immagini fotografiche in bianco e nero.
E’ proprio da questi scatti che nasce l’idea di “una collaborazione”, che si nutre di affinità, di risonanze emotive, di fantasia: una collaborazione che  nei personaggi e negli scenari dell’album di famiglia di Ottavia trova i materiali e gli spunti per nutrire e rendere palese l’immaginario di un’altra donna, una nostra contemporanea, che finalmente è coraggiosa abbastanza da poter parlare di sé come di un’artista. Insieme ad Ottavia, nei panni di Ottavia.

Al Perugia Social Photo Fest – che apre i battenti domani – le sue opere saranno presenti in una mostra intitolata “I am now brave enough to call my self an artist”.  Cogliendo questa occasione ho pensato di farvi cosa gradita proponendovi la conversazione che segue.

Buongiorno Ottavia! Cosa rappresenta l’arte nella tua vita?

L’arte è importantissima per me, vi ci metto tutto ciò che non vedo, non conosco, le persone di cui sento parlare, i luoghi in cui non vado, è anche ciò che non posso dire.

E’ un luogo forse un po’ onirico, mio personale nascondiglio, dove i pensieri si trasformano in immagine.

Uso colori, forme e ironie per raccontare storie inventate, fino ad ora solo per me stessa, ma finalmente, da poco, ho iniziato ad espormi, e ciò che era solo materiale astratto, ha assunto una forma concreta.

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Che ruolo ha avuto la fotografia nella tua esistenza?

La fotografia ha sempre avuto una grande importanza per me. Mio padre ne era appassionato e io da piccola lo guardavo incuriosita; lui ci metteva in posa, quando la luce o la situazione gli piaceva e scattava quelli che possono essere considerati dei classici ritratti familiari. Sempre d’estate, quando la luce era buona e la vacanza gli dava il tempo; sempre in campagna e mai in città; perché è la campagna il luogo dello svago, del tempo libero e della riunione familiare.

Non faceva mai foto nei momenti di routine, ma neanche in quei momenti dove te lo saresti aspettato: mai a natale, mai per i compleanni, mai per comunioni o celebrazioni varie. A lui piaceva fotografare momenti di silenzio e comunione familiare. Ed è così che io appaio oggi in fotografia.

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Non ho lasciato al mondo delle prove tangibili, la fotografia è l’unica traccia della mia esistenza. Non ho costruito nulla e non ho avuto figli a cui tramettere i miei geni e il mio ricordo. Ho solo aiutato in casa e fatto beneficenza. Ho cucito, cucinato e letto tanti libri. Poi me ne sono andata, in modo silenzioso, esattamente come sono stata al mondo.

La fotografia per te costituisce, dunque, una traccia della tua esistenza…

E’ grazie alla fotografia che qualcuno ha scoperto che sono esistita. Qualcuno ha trovato tutta la mia vita in una scatola, ha messo in ordine le mie fotografie e mi ha ridato un nome, forse anche una seconda chance.

Spesso, dopo un po’ di tempo , delle persone che muoiono non rimangono che le foto… Quante vite sono state dimenticate e quel che rimane è una fotografia; rimane un momento, un’espressione di cui non si sa più nulla se non quello che la foto descrive.

E’ come una prova dell’esserci stati…

Questo mi affascina della fotografia, come dice Roland Barthes, la foto prova che quel momento li è veramente stato, che quel volto ha vissuto: la fotografia prova l’esistenza di qualcuno.

Ma forse è anche uno strumento in grado di “rimescolare le carte” di un’esistenza?

Chi ha trovato le mie foto, e con esse tutte le foto delle persone con cui condividevo l’esistenza, mi ha proposto un’interessante collaborazione: io racconto storie, lei le mette su carta fotografica. In questo modo lei mi ridà la possibilità di essere quell’artista che non ho avuto il coraggio o l’opportunità di essere in passato. E se per rimescolare le carte intendi un uso selvaggio di fantasia, si, c’è anche quello.

Chi è questa persona e come mai ha deciso di darti questa nuova chance d’esistenza?

È una persona che, come me, fa fatica a definirsi artista, che fa fatica ad esporsi, che per motivi familiari, sociali o lavorativi, ha deciso che le piace rimanere in incognito… e trovandosi per caso le mie foto in mano, ha deciso di utilizzarmi come maschera, come strumento per esprimersi. C’è una sintonia, un incastro nelle nostre vite che ci permette di collaborare, di dare l’una all’altra ciò di cui abbiamo bisogno. Entrambe, insieme, troviamo il coraggio di esporci, nella creazione di opere d’arte a 4 mani.

C’è, fra le tue immagini, una che ti somiglia più delle altre?

E’ una domanda difficile… un’immagine che somiglia a chi? A me Ottavia o a chi mi tiene viva?

Per immagine intendi una foto della mia vita in cui mi riconosco oppure uno dei miei collage?

A te la facoltà di scegliere come vuoi interpretare la domanda…

C’è una foto tessera di quando avevo quindici anni circa, dove indosso un cappello a falda larga e ho un sorriso triste; ecco, quella forse è la foto dove le fisionomie di entrambe noi, artiste in gioco, si incontrano di più. 

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Ce n’è anche una di quando ero più piccola, seduta su una seggiola di vimini con la mia bambola: anche li vedo somiglianza. Ma purtroppo è la foto melanconica dell’adolescenza quella in cui più ci vediamo, entrambe, contemporaneamente.

Per quanto riguarda i collage, “Margherita in the 60” è la donna che avrei voluto essere: quella che riesce ad essere artista, che è bella ed elegante, ha 6 figli e coraggio e personalità da vendere. Anche quel volto lega me e la mia amica e collaboratrice.

E noi pure siamo legate, ma più non posso dirti; la nostra storia si basa sul mistero: mistero di vite perdute, mistero di vite contemporanee, mistero di arte ed espressione. Tanti sono i motivi per cui rimaniamo un po’ così… sospese nell’ombra, mettendo fuori un piedino alla volta. La difficoltà ad esporci ci accomuna. 

© Ottavia Hiddenart. "Margherita in the 60"
© Ottavia Hiddenart. “Margherita in the 60”

Nelle tue opere spesso si notano cose che sembrano uscire dalla testa dei soggetti ritratti, perché ricorre questo elemento e come dobbiamo interpretarlo?

Sì, effettivamente, senza rendermene conto, per raccontare le mie storie ho iniziato ad utilizzare elementi vaganti che sovrappongo alla stampa fotografica, oppure che faccio uscire dalla testa dei soggetti rappresentati. Semplicemente, rappresentano i pensieri. Sono ritratti immaginari e c’è una piccola storia dietro ad ogni immagine che, se non si deduce, è scritta nel sottotitolo. Ma poi ognuno ci vede quello che vuole.

© Ottavia Hiddenart. DAYDREAMING | On a japanese sunday afternoon
© Ottavia Hiddenart. DAYDREAMING | On a japanese sunday afternoon, 2011
© Ottavia Hiddenart. DAYDREAMING | Nège, bride tension, 2011
© Ottavia Hiddenart. DAYDREAMING | Nège, bride tension, 2011
© Ottavia Hiddenart. DAYDREAMING | Everyone has his own thought, 2011
© Ottavia Hiddenart. DAYDREAMING | Everyone has his own thought, 2011
© Ottavia Hiddenart. DAYDREAMING | The powder dilemma, 2013
© Ottavia Hiddenart. DAYDREAMING | The powder dilemma, 2013

Quanto questi collage ci parlano del passato e quanto del futuro?

Difficile rispondere. Vediamo un po’… Fammi ragionare, pensare ad alta voce… Se consideriamo la mia prima tranche di lavoro, i collage digitali… sono storie tratte dal passato, inventate nel presente, poi stampate, incorniciate ed esposte nel presente. Ma il nostro gioco è dire che sono stati fatti nel passato. .Per quanto riguarda il nuovo lavoro, i collage di carta con fotografie d’epoca originali… anche questi sono fatti nel presente, ma penso che rappresentino il futuro della mia/nostra produzione. E’ lì che voglio andare. Ancora non sono molto brava a gestire colla e taglierino, ma sto imparando, quindi è il futuro. Tuttavia, come nel caso dell’altro lavoro, questi collage sono ispirati al passato, vogliono riportare nel presente storie di persone passate.

Si tratta di collage che, attraverso i loro frammenti, vogliono raccontare e descrivere pensieri, atmosfere e personalità perdute.

© Ottavia Hiddenart.
© Ottavia Hiddenart.

Il Viaggio in Italia di Zoltan Nagy

“I viaggiatori tedeschi e inglesi del Grand Tour non venivano in Italia per cercare davvero l’Italia, venivano per costruirsi una cultura. Era per loro un viaggio di formazione personale, di crescita interiore. Cercavano se stessi, non noi
I grandi fotografi internazionali di oggi fanno la stessa cosa: nelle loro immagini non vediamo l’Italia, bensì l’effetto, positivo o negativo, che l’Italia ha sull’anima di chi l’Italia non ce l’ha” (Michele Smargiassi).

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Ricevo e volentieri vi inoltro la segnalazione di questa mostra, che sarà inaugurata a Cuneo il 12 Novembre (ore 18) , presso Palazzo Samone, via Amedeo Rossi 4.

Nelle più di 100 immagini  di questa mostra, dal titolo “Viaggio in Italia” si dipana, da un lato, l’Italia dell’arte e della cultura, così come era stata confezionata per l’immaginario dei viaggiatori del Grand Tour, nelle  fotografie loro destinate e prodotte dai più famosi atelier dell’Ottocento; dall’altro un’Italia solo in parte più familiare per noi.
Nelle fotografie scattate fra il 1974 ed oggi dal fotografo contemporaneo Ungherese Zoltan Nagy, infatti, c’è sì l’Italia quotidiana di questi ultimi quarant’anni, ma vista e riletta – proprio come si diceva nella sopra citata frase di Smargiassi – attraverso l’effetto che fa, per l’impatto che ha sulla fantasia di qualcuno che – malgrado i numerosi anni trascorsi ormai in Italia – continua fortunatamente a conservare intatto uno sguardo eccentrico (nel senso etimologico di “fuori dal centro”) e fresco su questa nostra Italia, che ormai fatichiamo a guardare e riconoscere.

La mostra proseguirà fino al 5 gennaio.

Luigi Ghirri. Pensare per immagini. Icone Paesaggi Architetture

Cittanova, 1985 da: Esplorazioni sulla via Emilia. Vedute nel paesaggio (1983-1986) da: Il profilo delle nuvole (1980-1992)
Luigi Ghirri, Cittanova, 1985. Da: Esplorazioni sulla via Emilia. Vedute nel paesaggio (1983-1986); da: Il profilo delle nuvole (1980-1992).
Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri

“L’Italia, come tutti sanno, è una nazione di santi, navigatori, poeti, e adesso anche di fotografi, che la percorrono in auto, a piedi, in torpedone per portarsi nei punti più adatti a osservare la «realtà». […]

Tra tutti quelli che si considerano artisti, i fotografi sono quelli che hanno meno dubbi… La fotografia è magia e se non spaventa più, come si racconta accadesse ai primitivi, è capace ancora di suscitare un senso di potenza.

La foto è la moderna versione della parabola della moltiplicazione dei pesci; con essa moltiplichiamo la realtà, ce ne impadroniamo, la coloriamo, la rendiamo simile ai quadri, impressionisti o astratti, a scelta. L’importante è che la fotografia «trasformi», abbellisca, accenda i colori, possibilmente immergendo i soggetti in un’atmosfera soffusa, carica di nostalgia e di ricordi. E se la realtà è brutale come nelle guerre, si può fare ancora qualcosa, basta riprendere i combattenti controluce o mentre si stagliano contro il cielo.

Perché per i fotografi tutto è simbolo: le cose non sono mai quello che sembrano; questo lo credete voi, ma solo perché siete degli inguaribili ingenui. […]

Luigi Ghirri, Modena, 1973. Da: Italia ai lati (1971-1979) Courtesy ©Eredi Ghirri
Luigi Ghirri, Modena, 1973. Da: Italia ai lati (1971-1979)
Courtesy ©Eredi Ghirri

Certo Ghirri ha sbagliato tutto, ha sbagliato ad interessarsi di quello che potrebbe definirsi il banale quotidiano, ha sbagliato a ricercare un’ottica adatta ai nuovi spazi invasi dall’urbanizzazione… La sua fotografia è asciutta, guarda direttamente alle cose; non allude. non ammicca, non cerca la complicità di chi guarda e l’osservatore viene lasciato con i suoi tic estetici. Ma è alla sua prima mostra dopo due anni di ricerca. Si ravvederà?”

Risalgono al dicembre 1972 queste parole, e sono stralci di un testo ben più articolato, nel quale Franco Vaccari, allo scopo di presentare il lavoro di esordio dell’amico Luigi Ghirri (in una mostra dal titolo essenziale: “Fotografie 1970-1971”), dipinge la situazione che si è venuta a determinare a causa di una incipiente massificazione della fotografia. Lo fa colorando le sue frasi di un’ironia all’apparenza leggera, che a  tratti  però trascolora in una pungente satira, forma – quest’ultima – che ben si addice ad una critica che vuole veicolare istanze etiche. Suo chiaro intento è far emergere per contrasto le caratteristiche precipue della ricerca ghirriana; una ricerca allora ai suoi primi passi, nella quale si  scorge già in potenza l’intera parabola di un percorso variegato ma sempre coerente nella sua esigenza di rinnovamento del linguaggio fotografico e di rigenerazione continua della visione stessa.

 

Luigi Ghirri, San Pietro In Vincoli, Villa Jole, 1990. Da: Paesaggio italiano (1980-1992); da: Paesaggio italiano (1980-1992) Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri

Luigi Ghirri, San Pietro In Vincoli, Villa Jole, 1990. Da: Paesaggio italiano (1980-1992); da: Paesaggio italiano (1980-1992) Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri

A  Roma dal 24 aprile al 27 ottobre 2013, nelle gallerie 2 e 2a del MAXXI sarà possibile ripercorrere le maggiori tappe dell’iter concettuale e creativo di Luigi Ghirri, attraverso la visione di oltre 300 opere originali provenienti dalla Fototeca della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia. Sono in mostra pure preziosi documenti quali menabò, libri, riviste, recensioni, che rimandano alla sua attività di editore, critico e curatore; libri d’artista, che testimoniano l’incontro e lo scambio intellettuale con gli artisti concettuali modenesi nei primi anni ‘70;  cartoline illustrate e fotografie anonime dalla sua collezione personale; e ancora una selezione di libri tratti dalla biblioteca personale di Ghirri, a far luce sui suoi riferimenti culturali; e infine le copertine dei dischi, frutto della collaborazione con musicisti come i CCCP e Lucio Dalla.

E’ il mondo di Ghirri quello che progressivamente si apre ai visitatori di questa esposizione. Attraverso le tre sezioni (Icone. Paesaggi. Architetture) si dispiega, infatti, l’attitudine dell’autore a “pensare per immagini”. Ma ancor più a “far pensare attraverso le immagini”.

Luigi Ghirri, Rifugio Grostè, 1983. Da: Paesaggio italiano (1980-1992) Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri
Luigi Ghirri, Rifugio Grostè, 1983. Da: Paesaggio italiano (1980-1992)
Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri

La cosiddetta democratizzazione della fotografia, cui abbiamo continuato ad assistere nei quarant’anni che ci separano dallo scritto di Vaccari, e che ci ha sempre di più trasformato in “un popolo di fotografi”, infatti, non ha certo invertito la diffusa tendenza – stigmatizzata  nelle parole di quella introduzione – a pensare e, di conseguenza, a vedere la realtà che ci circonda come un serbatoio di potenziali immagini pittoresche e fondamentalmente consolatorie, inevitabilmente stereotipate: oggi come allora esistono “ricette del buon fotografare”, che inducono ad “imbalsamare la realtà” attraverso situazioni prescritte, inquadrature raccomandate e postproduzioni d’obbligo. Oggi come allora il risultato di tutto questo è la formazione di una sorta di immaginario collettivo d’appendice, in cui la nostra stessa percezione della realtà finisce per cristallizzarsi, vittima degli automatismi di un guardare distratto.

L’opera di Ghirri, al contrario, è tutta percorsa da una profonda, e amorevole, attenzione verso “quello che potrebbe definirsi il banale quotidiano”; da un’instancabile, sistematica analisi del paesaggio urbano, nei suoi aspetti minori (e minimi) comunemente ritenuti scontati, ma che  – parafrasando l’Ecclesiaste – faranno affermare al fotografo di Scandiano “non c’è niente di antico sotto il sole”.

Fotografare, per Ghirri, è uno strumento di conoscenza, un modo per osservare il mondo conservando intatto una sorta di stupore   adolescenziale, e un vedere “attraverso” le cose per poter attingere nuovi significati. Per poter, infine, trovare nuove domande.

Questa sua antologica ha il sapore di un incontro proficuo alla riflessione, sia per chi non conoscendolo si avvicina all’opera del Maestro per la prima volta, sia per chi – magari conoscendone solo gli aspetti più esteriori – è portato ormai ad osservare e fotografare la realtà attraverso una sorta di precostituito filtro ghirriano.
Per tutti noi, comunque, sarà un piacere attraversare quel suo sguardo sempre profondo e capace di stupore, poco cronachistico o di mestiere,  non unicamente teso all’aspetto estetico. E sarà un importante monito questo suo consiglio:
“Credo che una delle strade possa essere quella di lavorare come se ci si trovasse in uno stato di “necessità”, in un modo che potrei definire etico… Vedere come se fosse la prima e l’ultima volta”

Rosa Maria Puglisi
[30/04/2013]

Luigi Ghirri, Marina di Ravenna, 1986. Da: Paesaggio italiano (1980-1992); da: Il profilo delle nuvole (1989) Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri
Luigi Ghirri, Marina di Ravenna, 1986. Da: Paesaggio italiano (1980-1992); da: Il profilo delle nuvole (1989)
Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri

Di fronte e di schiena

© Ferdinando Scianna. L’ uccello dei cattivi pensieri, Bergamo,1966.

La fotografia, grazie al suo esser divenuta strumento d’espressione preferenziale per moltissimi artisti contemporanei, e – come conseguenza – grazie al suo essere entrata ormai da lungo tempo a pieno diritto nel mondo del mercato artistico, quest’anno avrà una nuova vetrina tutta per sé a Torino. Si chiama Photissima ed è la manifestazione fieristica che a partire da quest’anno andrà ad affiancare – per un novembre che si preannuncia denso di eventi – la ben più consolidata Artissima con lo scopo dichiarato di rendere omaggio alle varie declinazioni della fotografia: alla fotografia storica, come a quella contemporanea, come pure a quella di reportage.

Nell’ambito di questa sua prima edizione, vorrei segnalare la presenza di una mostra che si preannuncia particolarmente interessante, avendo come tema “non solo il ritratto, ma anche il “ritrarsi”. Perché a volte il visibile non è quello che ci sta davanti: ma intorno, ai lati. Dietro”.

Curata da Elio Grazioli ed organizzata da Pho_To Progetti per la Fotografia, ha come emblematico titolo “Di fronte e di schiena” e s’inaugurerà il 6 novembre alle ore 18 presso il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, portando in mostra immagini selezionate della Collezione di Fotografia Europea Reggio Emilia

Ecco per voi qui di seguito il suo comunicato stampa:

© Martin Parr, Italy. Reggio Emilia, 2006
Di fronte e di schiena

Dalla Collezione di Fotografia Europea Reggio Emilia

 7 novembre – 2 dicembre

 Il visibile non è quello che ci sta davanti. È intorno, ai lati. Dietro. Si nasconde allo sguardo e va ricercato, scoperto. Ritrovato, ri-tratto. In esclusiva assoluta per l’Italia viene inaugurata martedì 6 novembre alle 18 al Museo Regionale di Scienze Naturali, la mostra Di fronte e di schiena, a curadi Elio Grazioli,organizzata da Pho_To Progetti per la fotografia, con il Patrocinio della Regione Piemonte, e tratta dalla Collezione di Fotografia Europea Reggio Emilia, un progetto culturale del Comune di Reggio Emilia che dal 2006 si confronta con la cultura internazionale dell’immagine e rivolge una particolare attenzione al territorio e ai giovani fotografi.

Di fronte e di schiena è una selezione di autori, tra cui Luigi Ghirri, Martin Parr, Gabriele Basilico, Antoine D’Agata e Ferdinando Scianna, che compongono la collezione, acquisita nel corso delle sue sette edizioni e custodita nella Fototeca della Biblioteca Panizzi.

La mostra è inserita come evento speciale nel programma di Photissima, la fiera torinese dedicata alla fotografia.

© Gabriele Basilico, Fuori centro, 2005

Sprazzi di verità si rivelano a volte sbirciando attraverso le finestre di un asilo. Tra i palazzoni di una periferia, 

luogo “fuori centro” per eccellenza. Nella fugacità di un amplesso, o in ascolto fuori da una porta chiusa. “Talvolta è di fronte ma è invisibile, talvolta è di schiena ma si capisce tutto” spiega Elio Grazioli,curatoredi Fotografia Europeache ha selezionato le opere in mostra; immagini varie e significative con cui viene ricostruito lo sguardo attento e curioso sul panorama internazionale contemporaneo che ha guidato le edizioni 

del festival fin qui realizzate. La Collezione di Reggio Emilia, infatti, mette a confronto le ricerche professionali e artistiche originali di alcuni dei più autorevoli esponenti e delle più stimolanti promesse della scena fotografica internazionale di oggi.

Sono 18 gli autori selezionati tra gli oltre 100 che compongono la Collezione e che attraverso il fil rouge Di fronte e di schiena generano nuovi accostamenti, analogie impreviste, inedite sfaccettature in un confronto di stili ed epoche che è una ricerca continua, in perenne trasformazione. Marina Ballo Charmet, Giorgio Barrera, Gabriele Basilico, Antonio Biasiucci, Bruno Cattani, Antoine D’Agata, Vittore Fossati, Luigi Ghirri, Goran Galić e Gian-Reto Gredig, Aino Kannisto, Martin Parr, Bernard Plossu, Pentti Sammallahti Kai-Uwe Schulte-Bunert, Ferdinando Scianna, Klavdij Sluban, Alessandra Spranzi e Nicola Vinci con i loro scatti site specific per Reggio Emilia, hanno interpretato liberamente il tema che ogni anno ha caratterizzato Fotografia Europea, con unattenzione particolare al paesaggio urbano e alla figura umana, tra ricerca e sperimentazione.

© Antoine D’Agata, Situations, 2008

Oltre alle 30 immagini esposte, la mostra Di fronte e di schiena presenta anche una selezione di libri che compongono il progetto The Core of Industy, concorso internazionale di fotografia promosso nel 2008 dal Comune di Reggio Emilia e dall’Associazione Industriali della Provincia di Reggio Emilia nell’ambito del festival per mettere a fuoco l’essenza della realtà industriale europea e locale al tempo stesso. Gli autori – Carmen Cardillo, Luca Casonato, Karin Jobst, Florian Joye, Mindaugas Kavaliauskas, Hyun-Jin Kwak, Ernst van der Linden, Thomas Pospech – mettono a nudo, attraverso i loro scatti, scarni paesaggi e imponenti cisterne. Armadi pieni di fili e carrelli abbandonati, operai seduti in pausa pranzo e uomini che scaricano merci. Il paesaggio, l’architettura, l’ambiente e le persone diventano così gli oggetti di un’unica indagine per raccontare meglio di qualsiasi studio criticità, eccellenze e implicazioni sociali dei mutamenti industriali in atto.

INFO

Sede: Museo Regionale di Scienze Naturali, via Giolitti 36, Torino
Mostra: Di fronte e di schiena. Dalla Collezione di Fotografia Europea Reggio Emilia
Inaugurazione: martedì 6 novembre, ore 18
Periodo:
7 novembre – 2 dicembre 2012
Orario: tutti i giorni: 10 – 19 Chiuso il martedì
Biglietto: € 5,00 intero – € 2,50 ridotto
InfoMuseo: tel. +39 011 43.6354 www.mrsntorino.it

Piombino, Social Photo Fest: Intervista a Sabine Korth

In occasione della prima edizione del Social Photo Fest, che è stato inaugurato il 25 maggio a Piombino, e che vede in programma mostre ed eventi, fra i quali in particolare è da segnalare una giornata di studio dedicata alla fototerapia, che si terrà domani, sabato 2 giugno (clicca qui per leggere il programma completo), vi propongo questa intervista alla sua direttrice artistica Sabine Korth.

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Com’è nata l’idea del Social Photo Fest? Perché un festival di fotografia sociale?

L’idea è nata da Silvia Tolomei, una mia studentessa, ora direttrice della nostra associazione (“Diavolo Rosso”). E’ stata lei che, dopo aver visitato insieme un festival fotografico, ha detto spontaneamente: “Perché non ne facciamo uno da noi a Piombino?”. E Sauro Storai, il terzo membro della nostra associazione – stanco di vedere soltanto fotomodelle in pose scomode e tramonti patinati – ha aggiunto “Diamogli come tema il Sociale!”.

Per la manifestazione da voi ideata avete scelto di mettere a confronto due aspetti all’apparenza molto diversi fra loro: da un lato il fotogiornalismo, dall’altro la fotografia come terapia. Vi siete ispirati a qualcuno nel progettare questa vostra proposta di festival fotografico?

Non ci siamo ispirati a nessuno. Esistono già altre realtà di festival legati al fotogiornalismo, ma il nostro è un connubio del tutto nuovo, fra due versanti che – in effetti – corrispondono ai miei interessi personali.

Infatti, io “vengo” dalla Fotografia Sociale, ho fatto le prime foto ai bambini turchi del mio vicinato, in Germania, già a14 anni. Poi mi sono laureata in Foto- Reportage all’Università di Bielefeld. Attualmente mi occupo di diversi rami della fotografia, ma quando insegno metto sempre l’accento sulla potenza della macchina fotografica, che è unica, sia nel facilitare la comunicazione con realtà differenti e sia nel raccontare storie. Quella che insegno, insomma, è una fotografia che serve a raccontare concetti sociali. Ma anche una fotografia che diventa un linguaggio prezioso per raccontare concetti, quando le parole non bastano.

Un linguaggio prezioso, quando le parole non bastano: questo è, dunque, il trait d’union tra la fotografia di documentazione e la fototerapia; ed è anche ciò che vi ha convinto a proporre un simile intreccio di esperienze nel vostro festival?

La fototerapia sta crescendo in Italia e la nostra città potrebbe diventare un punto di riferimento per incontrarsi, scambiare esperienze,collaborare e fare “formazione”.

Allo stesso tempo, con la sezione “mostre e workshop”, vorremmo dare voce a quei fotografi che ancora raccontano qualcosa , esprimono un opinione, e non sono concentrati soltanto sul lato estetico delle immagini.

Non ultimo, saremmo felici di regalare alla città una manifestazione di prestigio per stimolare appassionati, turisti o semplici curiosi.

Negli ultimi anni le manifestazioni fotografiche sembrano moltiplicarsi in Italia, qual è secondo te la ragione di questo “bisogno di fotografia”?

Probabilmente, visto che viviamo tempi difficili, il fotografarli può diventare estremamente utile allo scopo di osservare, comunicare, denunciare, comprendere, esplorare, condividere… In tempi di crisi le persone sentono il bisogno di unire le forze e creare eventi per favorire condivisione e partecipazione.

Anche se per il nostro festival abbiamo avuto delle difficoltà a convincere le istituzioni ed i privati ad investire… alla fine ce l’abbiamo fatta! E si sono unite insieme molte persone, disposte a credere in noi e a contribuire alla realizzazione.

Quale ruolo riveste e quale potrebbe rivestire, a tuo parere, la fotografia?

Da un po’ di tempo quando scatto una foto, ad un albero, ad una linea disegnata dalle onde sulla sabbia, penso sempre alle parole di Fabio Piccini: “Ogni Foto che scattiamo è un autoritratto”.
O a quanto ha detto mio mentore Wim Wenders: “La macchina fotografica è un occhio che può guardare nel contempo davanti e dietro a sé. Davanti scatta una foto, dietro traccia una silhouette dell’animo del fotografo: coglie attraverso il suo occhio ciò che lo motiva. (…) Mostra le cose e il desiderio di esse”.

Punctum Lucegrigia (4)

due mostre da (ri)vedere sotto Natale

Per chi non avesse avuto modo di visitarle e, naturalmente, per chi avesse voglia di rivederne le immagini, segnalo la prossima apertura di due mostre – riproposte rispettivamente a Roma e a Milano – delle quali avevo già parlato qui tempo fa.

Sono due esposizioni molto diverse fra loro, da una parte una personale che presenta – attraverso un sapiente uso del bianco e nero – un reportage che parla di migrazione e integrazione, dall’altra una collettiva che offre le più svariate interpretazioni concettuali e visive di un “luogo” quotidiano di solito inosservato. Sia pure in maniera differente, entrambe le mostre sono interessanti e ricche di spunti.

Si tratta di “Roma sunu Senegal” di Roberto Cavallini, la cui inaugurazione è prevista per il 13 dicembre alle ore 18, presso la Biblioteca Guglielmo Marconi – Via Gerolamo Cardano 135, Roma; e di ”Living in Lift”, mostra itinerante giunta alla sua tappa milanese, in apertura il 15 dicembre alle 18.30 presso l’ex Chiesa di San Carpoforo, sede del Dipartimento di Arti Visive e del CRAB, via Formentini 1, in  zona Brera.

Linkati ai titoli delle mostre troverete gli articoli che avevo loro dedicato a suo tempo.

A Torino il primo appuntamento con Confini

© Franco Borrelli

Confini, la rassegna fotografica italiana che ha per filo conduttore la fotografia al confine in termini di linguaggio o di tecnica importati da altri media, inizia quest’anno a Torino il proprio ciclo espositivo, per concludersi, dopo 8 mesi, a Trieste.

La nona edizione di questa rassegna annuale, ideata e organizzata da PhotoGallery di Firenze e MassenzioArte di Roma, presenta cinque autori che intervengono sul Continua a leggere A Torino il primo appuntamento con Confini

ancora “Confini”: i vincitori

Conclusa la selezione per la rassegna di fotografia italiana Confini 09, cui hanno partecipato 174 autori, fra i quali 19 sono stati selezionati; in virtù della qualità delle opere proposte, sono  5 (e non 2 come previsto!)  coloro che la giuria – composta dai curatori degli spazi che ospiteranno la manifestazione – ha scelto: Franco BorrelliAnna FabroniAlessandro PagniSandro RafanelliBruno TaddeiContinua a leggere ancora “Confini”: i vincitori

Living in Lift

Invito: © Fulvio Bortolozzo. "Myself in a Schindler's Elevator with Closed Eyes and Open Mind"

S’inaugura oggi, 16 giugno,  alle ore 19 presso la Fusion Art Gallery di Torino – piazza Peyron 9/G – “Living in Lift”, mostra itinerante (e work in progress) che procederà poi con varie tappe in giro per l’Italia.

Nata come parte di un più ampio progetto per l’Arte della Schindler – azienda leader nel settore degli ascensori e scale mobili-, questa esposizione è frutto della selezione da parte di un comitato scientifico composto da esperti d’arte contemporanea e di comunicazione di venti artisti, i quali sono stati chiamati ad interpretare  in maniera personale, secondo la propria sensibilità e con mezzi quali fotografia, video-arte e arte oggettuale, l’immagine dell’ascensore.

I risultati sono stupefacenti. L’immagine di questo luogo, di solito percepito a stento, e per lo più come freddo e impersonale, appare nelle opere degli artisti esposti come una rivelazione.

Le letture di esso appaiono disparate, ma tutte rivelano le potenzialità di un nonluogo, che da mezzo di trasporto, da luogo di transito anonimo e stereotipato si trasforma in macchina per la produzione di sogni e fantasie, in uno “specchio” dell’anima di chi ci passa qualche momento della propria vita, con le proprie associazioni d’idee, i propri pensieri e sogni, come recita il comunicato stampa.

Sono opere di grande formato, per lo più immagini fotografiche, spesso rielaborate con mezzi elettronici. In esse l’immagine umana ricorre, nella forma concreta di personaggi colti nel presente effimero del loro passaggio o in quella di figure che tendono a smaterializzarsi contro lo sfondo di quelle che sembrano scatole atte a “contenere” più che corpi coscienze: sensazioni, riflessioni e sentimenti. Autori: Arri, Bertrand, Bortolozzo, Faletti, Fannidada, Ferreri, Francou, Giobbio, Fukushi Ito, Lovatti, Mazzoleni, Pavan, Pedonesi, Ranno, Ropolo, Spada, Wozcniaki, Zarri, Zizzo.

La mostra rimarrà aperta fino al 31 luglio.

Confini09: il bando di selezione

Anche quest’anno torna “Confini”, rassegna nata nel tentativo di dare visibilità ad autori i quali – operanti nel campo della fotografia e zone limitrofe – sono solitamente ritenuti poco “collocabili”, per via della particolarità della loro visione e ricerca personale.

Nell’arco delle passate edizioni questo progetto, creato da MassenzioArte, ha acquistato sempre maggior vigore e interesse trasformandosi in una rete di collaborazione, grazie all’affiancarsi via via di nuovi partner culturali, legati a sedi espositive in varie città italiane, nelle quali la rassegna ha così trovato diffusione presso un sempre più ampio pubblico.

Augurando buona fortuna a coloro che vorranno presentare il loro lavori, pubblico qui di seguito il bando della nona edizione di Confini:

CONFINI09

Confini09 bando di selezione
fotografia al confine
Firenze, Torino, Roma, Genova, Milano, Trieste

Confini (www.confini.eu) è una rassegna sulla fotografia contemporanea che si presenta come una realtà italiana unica nel suo genere, giunta alla nona edizione, rivolta alla fotografia creativa. Photographers.it e la rivista Il Fotografo sono partner culturali della rassegna. La collaborazione fra Confini e Photographers.it offre strumenti on line semplici ed avanzati di invio dei progetti, oltre alla possibilità di dare visibilità sul web ad eventuali progetti interessanti che rimangano esclusi dalla selezione definitiva.

Se i tuoi progetti si esprimono attraverso opere fotografiche, anche contaminate da altre tecniche visive puoi candidarti alla selezione di almeno 2 degli autori che parteciperanno alla rassegna. Per partecipare presenta un portfolio fotografico di 10 – 25 immagini entro il 31 maggio 2010 tramite www.photographers.it, il portale realizzato da Starring dedicato alla fotografia in Italia al link: http://www.photographers.it/bandi.php?id=23

Fra i progetti con forti contaminazioni linguistiche presentati a Photographers.it saranno scelti almeno due degli autori di Confini09. Le mostre avranno luogo a Firenze, Roma, Milano,Trieste, Genova, in un periodo compreso fra settembre 2011 ad aprile 2012.

La commissione sarà formata da Clelia Belgrado (VisionQuesT), Leo Brogioni (Polifemo Fotografica), Fulvio Bortolozzo (Officine Nadàr), Maurizio Chelucci (MassenzioArte), Fulvio Merlak (Sala Fenice), Francesco Tei (PhotoGallery).

location espositive

Firenze        a cura di PhotoGallery

Torino          a cura di Officine Nadàr

Roma           a cura di MassenzioArte

Genova        a cura di VisionQuest

Milano          a cura di Polifemo Fotografia

Trieste         a cura di Sala Fenice

Termini di partecipazione

  • La partecipazione è gratuita e aperta a tutti gli autori italiani e stranieri, purché attivi anche in Italia
  • Entro il 31 maggio 2011 viene richiesto a chi fosse interessato a proporre progetti fotografici pronti o in fase di conclusione, al fine di un eventuale inserimento nella rassegna Confini09
  • Il materiale riguardante il progetto fotografico dovrà essere caricato on line sul sito http://www.photographers.it. La partecipazione al bando e la registrazione al portale, necessaria per procedere al caricamento delle immagini, è totalmente gratuita
  • Viene richiesto di caricare minimo 10 e al massimo 20 immagini (anche se il lavoro completo, ed eventualmente messo in mostra, potrà essere composto da un numero superiore di fotografie
  • Le foto dovranno essere accompagnate da un breve testo di presentazione del progetto (possono bastare anche un paio di righe) e da una breve biografia. Entrambi i testi andranno inseriti nell’apposito campo all’interno del form di partecipazione
  • Eventuali links o url di riferimento verranno ignorati, così come tutte le proposte che non soddisfaranno le indicazioni di cui sopra
  • Entro il 30 giugno 2011 gli autori dei progetti valutati positivamente verranno contattati dagli organizzatori.
  • Tutti i partecipanti riceveranno via e-mail notifica ufficiale del risultato.
  • Partecipare a Confini non implica alcun compenso economico.
  • La partecipazione alla rassegna è totalmente gratuita ma subordinata alla selezione dei curatori.
  • Gli autori che hanno già esposto nelle precedenti edizioni non possono partecipare al bando.

Copyright e privacy

  • Tutti i diritti relativi alle immagini presentate rimangono di proprietà dei partecipanti. L’organizzazione si riserva il diritto di riprodurre le immagini per la promozione della rassegna ed allegarle ai comunicati stampa.
  • I progetti partecipanti non verranno mostrati pubblicamente su Photograhers.it, a meno che non vengano messi in evidenza dai promotori.
  • La partecipazione presuppone che gli autori siano in possesso delle liberatorie dei soggetti ritratti.
  • I dati personali dei partecipanti, nel rispetto delle leggi nazionali ed internazionali sulla privacy, saranno utilizzati solo per scopi interni all’organizzazione.

Esposizioni

  • Gli autori selezionati dovranno garantire la disponibilità del proprio lavoro nel periodo che va da settembre 2011 ad aprile 2012.
  • Le opere selezionate saranno pubblicate sul sito www.photogallery.it in contemporanea alla prima inaugurazione fisica.
  • In alcune sedi potrebbe essere richiesto di produrre il materiale in formati specifici per adeguarsi alle caratteristiche della location.

Stampa, montaggio, imballo e trasporto delle opere

  • Ogni autore dovrà farsi carico della produzione della mostra (stampe, montaggio su supporto o su cornice, eventuali allestimenti personalizzati).
  • Non saranno ammesse opere con vetro e materiali fragili.
  • Le opere dovranno essere recapitate alla sede della prima mostra preferibilmente tramite Pacco Celere 3, (peso massimo di 30 Kg con  lunghezza massima consentita di cm 100 e la somma dei tre lati non deve essere superiore a cm 150) utilizzando imballi adeguati e riciclabili.
  • Il trasferimento delle opere con imballi compatibili con la spedizione postale Pacco Celere 3 fra le varie sedi e la restituzione finale agli autori è a carico dell’organizzazione.
  • Il trasferimento delle opere che hanno imballi non compatibili con il  Pacco Celere 3 è a carico dell’autore. In questo caso l’autore si impegna ad  anticipare l’importo totale necessario alla spedizione per le sedi espositive alla direzione del bando.
  • L’organizzazione non assume nessuna responsabilità per i danni subiti dal materiale durante il trasporto, l’installazione e l’esposizione delle opere.

Partner culturali

Sono partner culturali di Confini la rivista Il Fotografo e Photographers

www.confini.eu

confinifotografiacontemporanea@gmail.com

“r-evolution” a Barletta

© Sandro Becchetti

Apre i suoi battenti questo fine settimana “R-Evolution“, una manifestazione fotografica che quest’anno promette “giornate “rivoluzionarie” sia nei contenuti che nelle modalità espressive multiculturali, racchiudendo già nel nome la formula di un successo annunciato”; fra il 9 e il 30 marzo farà di Barletta la capitale della fotografia italiana, grazie ad eventi, workshop e percorsi espositivi che – secondo la mission di FIOF, associazione organizzatrice di questo festival – intendono sostenere e scoprire nuovi talenti, oltre che proporre le opere di professionisti affermati.

A seguire potete leggere il comunicato stampa delle mostre.

Per leggere il programma completo ed ogni altra informazione utile potrete collegarvi al sito del blog di R-EVOLUTION.

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r-evolution e-xhibition

9 – 30 MARZO 2011 BARLETTA


GIOVANNI BORTOLANI PIETRO MASTURZO JACQUI JAMES LISA VISSER

LUIGI DEL SESTOMIMMO RICATTIMASSIMO FORCHINO ANTONIO

DELSESTO DAMIANO LAMONACA SALVATORE ESPOSITO PAOLO

EVANGELISTA ANTONIO GIBOTTA GIULIANO FERRARI FEDERICO IADAROLA

MARIA LUISA DILILLO STEFANO MALACARNE ANTONELLA MONZONI

ANDREA CEGLIE MILKO MARCHETTI BEATRICE PAVASINI BRUNO CATTANI

EDOARDO AGRESTI FRANCESCO RINALDI GIORGIO FOCHESATO

KNULP MALEVICH MARCO BOTTANI MORIA DE ZEN NICOLA SMERILLI

ROBERTO BASTIANONI SANDRO BECCHETTI STEFANO PESARELLI

VALTER ZANARDI STEFANO GERARDI ASSOCIAZIONE AFIP EPSON ITALIA

LUCA DI FILIPPO ZONE CREATIVE GIANLUCA CAMPORESI MIMMO RICATTI

FABIO DE VINCENTIIS RUGGIERO DI BENEDETTO GIOVANNI IZZO

COLLETTIVA DI FOTOGRAFI CINESI VINCENZO TESSARIN MARTIN ABELA

ENRICO GIUDICIANNI GUIDO GIANNINI ELIO VILLA MASSIMO PANTANO

ALESSANDRO VACCARI GIOVANNA SODANO CARMINE LAFRATTAVITO RIZZI

FAVIA SALVATORE LINO QUAGLIARELLA COSIMO VALERIO SALVATORE

DIMASTROMATTEO FRANCO TURCATI ROBERTO COLACIOPPO CLAUDIO

MARINO JOSEPH CARDO GIOVANNI ALBORE VALERIA GELOSINI

PIERANGELO SAGLIETTI FRANCESCO MOSCA GIUSEPPE CAGIA

ENZO RUSSO MAZ MAZHROU DINO CAPPELLLETTI LAURA

VENDITTI PINO MARCHISELLA MICHELE ZIRI CLAUDIO BRUFOLA

STEVEN BUSUTILLGIGI GIANNELLASILVANO DIBITONDOMIRELLA CATAPANO

© Giuliano Ferrari

… storie, immagini, luci e ombre diffuse o nette, linee e curve sinergiche, pennellate di colori e sfumature iperboliche, sistematicità e caos, luoghi comuni e territori, nuovi linguaggi e antologie. Come esploratori, ricercatori, attenti osservatori del quotidiano e creatori de l’immaginario, gli autori catturano le immagini e le offrono in visione come arte fotografica.

Una rassegna senza precedenti per la qualità e la quantità di mostre fotografiche; una collettiva d’autori dove particolari di metropoli, luoghi lontani e momenti di quotidianità si alternano, in caroselli di colori, di forme, dando vita ad una immensa tela colorata sulla città.

Lettura senza copione, racconti senza regole, evocano  e descrivono le molte verità de l’immagine e la loro forza emotiva.
Per la prima volta in Italia una “contemporanea di fotografia” che vede esporre una ricca selezione di autori, straordinaria per la diversità dei temi trattati, per la molteplicità di stili, per l’originalità dei linguaggi.

E’ un evento unico, che vede la città di Barletta capitale della fotografia italiana, dove ogni luogo del centro storico, istituzionale o commerciale, è decorato ed arricchito di significato dai migliori esempi della creatività italiana. Insomma, una vera e propria settimana di “contaminazione visiva”.

Le esposizioni saranno inaugurate martedì 8 marzo alle ore 18:00 e aperte al pubblico fino al  30 marzo 2011 in tutto il  centro storico di Barletta.

© Pietro Masturzo

una nuova pagina: Paola Casali

© Paola Casali

Inizio questo 2011 pubblicando una nuova pagina fra quelle dedicate al lavoro di autori, che a me paiono particolarmente interessanti.

L’ho inserita nella sezione “attraverso lo specchio” malgrado non faccia parte della serie di testi precedentente pubblicati su FotoLogie.  Si tratta, invece, di un testo da me scritto per presentare l’ultima delle interessanti serie fotografiche partorite dalle indagini interiori della fotografa romana Paola Casali; una serie molto intensa di cui potrete in questi giorni trovare un piccolo saggio alla mostra “06. Fuori 4”.

E’ quest’ultima la più recente di quattro collettive del gruppo 06, di cui Casali è membro, ed alla quale partecipano in un variegato e proficuo incontro artistico anche alcuni altri autori italiani e stranieri “fuori” dal gruppo.

La mostra (eccone il comunicato stampa) attualmente in corso, come di consueto,  presso la Galleria Gallerati (via Apuania, 55 – Roma) che rappresenta questi artisti, chiuderà i battenti il 31 di gennaio.

Buona lettura e buona mostra a quanti andranno… ma soprattutto Buon Anno Nuovo a tutti! 🙂

Roma sunu Senegal

© Roberto Cavallini. "Keba", da Roma sunu Senegal

E’ in mostra a Roma presso la Casa della Memoria e della Storia, fino al 15 gennaio, “Roma sunu Senegal” (Roma nostro Senegal): un lavoro fotografico di Roberto Cavallini di grande interesse per la maniera in cui affronta il tema sociale dell’immigrazione dal Senegal in Italia.

Lungi dall’essere uno dei tanti reportage attuali, dove la crudezza di certe situazioni è sbattuta in faccia allo spettatore senza lasciargli altro spazio che quello di una reazione emotiva alla provocazione di immagini le quali richiamano solo situazioni estreme e spettacolarizzate, quello del fotografo e critico romano è, al contrario, un vero racconto in immagine, narrato da un osservatore – evidentemente coinvolto – che porta dinnanzi ai nostri occhi la propria testimonianza, ricca di quegli spunti e riflessioni che il suo approccio (frutto d’una cultura e una sensibilità personale) ci detta; cosicché ciò che vediamo negli scatti di questa mostra “non è né fiction che ha bisogno di suscitare emozioni forti, né cronaca che ha bisogno di accadimenti sensazionali che devono essere strillati con titoli a caratteri cubitali, è la storia di un processo di integrazione, dove le sofferenze, le gioie e le delusioni, si snodano nel fluire dell’arco temporale di circa tre – quattro anni, dal 2006 al 2009”.

© Roberto Cavallini. “Totem”, da Roma sunu Senegal

Teatro della storia che questi scatti narrano è il famigerato Roma Residence di Bravetta, nel XVI Municipio di Roma, gli intrecci della cui troppo complessa vicenda – fra speculazione immobiliare e propaganda politica – non sono qui molto importanti da ricordare quanto lo è, invece, lo spirito di positività, speranza e apertura che l’autore ha colto oltre lo sfondo drammatico di quella situazione. In proposito vi invito a leggere la presentazione che Cavallini ha scritto del proprio lavoro (clicca qui!).

Sono immagini forti e ben composte, in un bianco e nero “classico” dalla stampa molto accurata che nulla concede alle forzature drammatiche di contrasti eccessivi, ma neanche indulge nell’indeterminatezza emotiva di gamme tonali che stemperano nel grigiore. Il rigore del loro aspetto formale, nulla precludendo ma anzi esaltando un’incisività espressiva assolutamente in grado di coinvolgere chi le guarda, si direbbe null’altro che il corrispettivo visivo di quel rigore intellettuale con il quale l’autore ha scelto di raccontare la propria testimonianza diretta, con lucidità e chiarezza, di come un gruppo di persone lontane dalla loro patria, pur nelle difficoltà di una realtà precaria, sia riuscito a mantenere la propria identità e ad aprire un dialogo reciprocamente arricchente con i cittadini della città che li ospita.

© Roberto Cavallini, da Roma sunu Senegal

Storia di un processo d’integrazione riuscito malgrado le vicissitudini del Roma Residence, che da ghetto ha potuto divenire luogo d’incontro e scambio tra culture. Ma anche storia di una trasformazione in termini di percezione della realtà, per cui – sono queste le parole contenute nella lettera di un’abitante italiana di Bravetta – “un luogo da sfuggire, un luogo da sopportare, che racchiudeva in sé leggende metropolitane ma anche tutte le “povertà”degli uomini” – così come era visto prima – ha potuto trasformarsi in un luogo “in cui molte volte ci siamo confrontati ed abbiamo condiviso, musica, balli, gioia e speranze… in cui sono nate amicizie profonde e storie importanti”.

LENS BASED ART SHOW

A Torino nel mese di novembre esordisce quest’anno quello che ci auguriamo diventi un nuovo appuntamento con la fotografia contemporanea. Così com’è progettato, con la sua varietà di proposte, dibattiti e letture di portfolio gratuite, promette di essere un evento di punta per le arti visive fondate sulle tecniche fotografiche.

Eccone il comunicato stampa con tutti i link d’interesse per gli appassionati.

ARTISTI ED ESPERTI SI INCONTRANO PER LA PRIMA EDIZIONE
DEL CONCORSO DI FOTOGRAFIA CONTEMPORANEA DELL’OSSERVATORIO GUALINO

Il Lens Based Art Show è una manifestazione culturale ideata e realizzata dall’Osservatorio Gualino di Torino per promuovere l’eccellenza delle forme d’arte contemporanea basate in tutto o in parte sulla tecnica fotografica.

© Gerardo Di Fonzo. "Radice Quadra"

L’evento principale del Lens Based Art Show consiste in una grande mostra collettiva di 40 artisti, dell’età media di circa trent’anni, provenienti dalla ricerca come dal fotogiornalismo e rigorosamente selezionati da una giuria altamente qualificata. La mostra è allestita a Torino dal 6 al 30 novembre 2010 negli spazi della prestigiosa Villa Gualino. Durante i primi tre fine settimana del mese di esposizione si succedono incontri, dibattiti e letture di portfolio a cura di autorevoli esperti del settore.

Le opere in mostra spaziano dalla ricerca formale realizzata con tecniche fotografiche tradizionali o digitali dell’ultima generazione, fino alle immagini in puro stile documentario, passando per l’uso di vere e proprie performance attoriali e allestimenti scenografici. Predomina il colore, spesso alterato dalle sapienti manipolazioni degli artisti. Le dimensioni di stampa partono dai formati classici della fotografia (40×50 cm e simili) arrivando fino agli attuali formati giganti e ad installazioni di svariati metri lineari.

I vari incontri e presentazioni in programma affrontano il tema della fotografia come forma espressiva della ricerca artistica contemporanea, dalle gallerie al web, nei suoi vari aspetti sociali, storici, estetici con riferimento anche ad altri ambiti artistici ed economici.
http://www.lensbasedartshow.net/events.html

Durante lo svolgimento della manifestazione alcuni degli esperti presenti si renderanno disponibili su prenotazione per l’analisi di portfolio fotografici e progetti artistici.
http://www.lensbasedartshow.net/experts.html

© Matilde Soligno. "Archaiologia"

Il momento culminante della manifestazione sarà rappresentato dalla cerimonia del 21 novembre durante la quale verrà consegnato il Premio Camera d’Oro all’autore del progetto ritenuto di migliore qualità artistica tra tutti quelli esposti. A questo primo fondamentale riconoscimento si affiancheranno il Premio Speciale della Giuria e il Premio Opera Prima.

Inaugurazione: sabato 6 novembre 2010, dalle ore 17:30.
Dopo la cerimonia d’apertura, l’artista Francesca Tilio inviterà il pubblico femminile a prendere parte alla performance del suo progetto ME² in una piccola sala di posa attrezzata per originali ritratti con parrucca. Contemporaneamente, l’artista Sergio Gaudenti aprirà la sua mostra personale curata da Guido Folco (Italia Arte).

Gli artisti in mostra:
Baldassari, Barucchi, Belloni, Boraso, Burzigotti/Mariucci, Buscema, Cirone/Musi, Cucchi, Daniele, De Min, Di Brigida, Di Fonzo, Doldo, Dottori, Fassetta, Forti, Giobbio, Girolami, Intonti, Jeltema, Kammerer, Mariani/Merzi, Martin, Mazzesi, Milanesio, Moschetto, Parrini, Pedonesi, Pesce, Presutti, Ricca, Rulli, Salvati, Sanna, Soligno, Suffritti, Tilio, Tozzi, Tumeo, Urbini.


Evento: LENS BASED ART SHOW a cura dell’Osservatorio Gualino.
Luogo: Villa Gualino, viale Settimio Severo 63, 10133 Torino.
Periodo: dal 6 al 30 novembre 2010
Orario: dalle ore 10 alle ore 20:00, tutti i giorni; ingresso libero
Informazioni: cell. +39 348.774.7360 (Fulvio Bortolozzo)
Web: www.lensbasedartshow.netinfo@osservatoriogualino.net

performance di Francesca Tilio