A gentile richiesta ripropongo questo pezzo di diverso tempo fa, relativo a un libro sul lavoro di una particolarissima fotografa olandese. Grazie per l’occasione! 🙂

(Una curiosità: il link all’account flickr del marito di van Meene, Frank van Eykelen (cliccare sul nome!), dove potrete trovare molto sui retroscena del lavoro di quest’artista e persino una nutrita galleria di sue foto.)

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copertina di Untitled

Prima di esser prese dal “sistema dei generi”, prima d’immergersi completamente nell’identità femminile, le ragazze vivono uno stato d’imperfezione e d’ingenuità, una sorta di limbo denso d’incerti presagi sulla vita futura. 

E’ questa l’età che ci narra Hellen van Meene.

Il tema dell’adolescenza non è inedito, vanta anzi illustri precedenti tanto nella pittura (torna inevitabilmente alla mente la sofferta inquietudine della Marcella di Kirchner, o di Pubertà di Munch), quanto nella fotografia: Francesca Woodman, aveva già ampiamente sondato questi stati d’animo, che aveva tradotto in figurazioni evanescenti e un po’ surreali, espressioni di un’angoscia esistenziale vissuta in prima persona.

In questo libro, edito da Gabrius, Hellen van Meene si discosta dalle passate interpretazioni del soggetto. Non che le sue fotografie mostrino una realtà meno problematica, tutt’altro; le sue modelle, però, sono ragazzine comuni (”spesso sono persone che incontro per strada e che m’incuriosiscono in modo particolare”), e offrono alla macchina fotografica tutta la segreta normalità del loro stato d’imperfezione adolescenziale.

Colpisce la loro goffaggine, esaltata dalle pose mutuate dai quadri preraffaelliti (la fotografa olandese si dichiara profondamente influenzata dal Millais di Ofelia) e, parrebbe, da Julia Margaret Cameron; colpisce la messa a fuoco realistica, incurante di qualsivoglia difetto, che svela la mascherata di queste bambine, vestite da donne; e colpisce soprattutto l’espressione dei loro occhi.

E’ un’immagine dell’adolescenza cruda, che turba per i suoi sottintesi sensuali, e disturba per la sua rottura con i cliché di bellezza angelica, ai quali ci hanno abituato.

Nessuna introduzione per queste immagini dai colori squisitamente nordici. Niente titoli (Untitled è il titolo del libro!) a spiegare qualcos’altro oltre l’evidenza; né tantomeno nomi, per volti che sono emblemi. Unico commento alle foto una dedica: “A coloro che attraversano le strade, nell’ombra della loro innocenza”.

Già pubblicato su Cultframe.

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