© Sara Munari, da "Di Treni di sassi di vento", Albania 2009
© Sara Munari, da "Di Treni di sassi di vento", Albania 2009

In mostra fino al 21 marzo presso la foto libreria galleria di Roma S.T. (via degli Ombrellari, 25), a cura di Diego Mormorio, il più recente lavoro di Sara Munari,  dal poetico titolo “Di treni di sassi di vento”.

Promossa da Amnesty International, Circoscrizione Lazio – Gruppo Italia 221, l’esposizione intende richiamare l’attenzione sulle comunità Rom e sui pregiudizi ad esse collegate, che troppo sovente ormai culminano in operazioni di sgombero forzato, a dispetto del fatto che tale pratica sia vietata dal diritto internazionale dei diritti umani.

Scattate in un Campo in Albania durante la scorsa estate, sono immagini che testimoniano momenti, luoghi e atmosfere fragranti di semplicità e autenticità. Uno squarcio di realtà vissuta dalla fotografa con occhi limpidi e raccontata con una levità assolutamente lirica.

Ogni luogo comune è stato da esse bandito: quelli negativi che vorrebbero i Rom un’etnia infida e ladra, come quelli positivi che li vorrebbero gli ultimi eroi, romantici e malandrini, di una vita libera randagia e selvatica.

Resta, invece, l’impressione vivida di un microcosmo popolato prevalentemente da personaggi giovanissimi, animati da un moto costante contro uno sfondo senza tempo, spinti dal vento incontro al sole, appagati dal vivere stesso.

Sono liberi certamente, a dispetto degli abusi che da sempre li colpiscono, a dispetto delle norme segregatrici che da sempre si abbattono su di loro. E la libertà di cui godono non è quella esteriore e stereotipata del presunto ribelle; ma quella reale, invece, di chi sa dare il giusto valore alle cose, piuttosto che rincorrere vaghe e frustranti illusioni. Ecco ciò che paiono trasmetterci queste immagini, così diverse dalle “solite foto” degli accampamenti nomadi.

In questi scatti, come è solita fare, Sara Munari ha messo da parte ciò che si crede di sapere per accostarsi alla quotidianità dei Rom con un’empatia profonda, che le sue immagini chiedono anche a chi le guarderà.

A noi metterci alla prova: saremo capaci di “sentire” quel che non ci attendevamo? il suono ritmato dei treni che corrono sulle rotaie lontane? i sassi smossi da passi leggeri e veloci? il soffio caldo del vento d’estate?

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