confini

Si apre a Firenze Confini.07, la settima edizione di una rassegna fotografica che intende indagare sui “confini”, appunto, oggi sempre più esili fra fotografia ed altre arti, proponendo le opere di autori difficilmente incasellabili, per via delle loro ricerche personali, ma forti di un linguaggio originale e di una loro visione alternativa della realtà.

La rassegna è nata nel 2001 a Roma da un progetto di MassenzioArte, proprio per dar visibilità a simili artisti che diversamente trovano collocazione altrove e vuole essere un momento di verifica del loro lavoro. Grazie al supporto di PhotoGallery, ha trovato una sua vetrina a Firenze, ma soprattutto si è allargata aprendo alla dimensione virtuale con la pubblicazione sul web delle immagini in mostra.

Alle ormai consuete sedi di Roma e Firenze si affiancano quest’anno quelle di Torino e di Palermo, grazie all’entrata in questo circuito di nuovi partner del calibro di Osservatorio Gualino e Lanterna Magica, i quali arricchiscono la manifestazione di nuove connotazioni, col coprire l’Italia da Nord a Sud.

Direttori artistici della manifestazione sono Maurizio Chelucci (MassenzioArte), Francesco Tei (PhotoGallery), Fulvio Bortolozzo (Osservatorio Gualino), Vincenzo Mirisola (Lanterna Magica).

Da oggi 1 settembre, e fino al 13 febbraio 2010, le immagini dei quattro autori prescelti per questa edizione si avvicenderanno, come in una staffetta, nei luoghi espositivi delle quattro città. I fotografi in questione sono Angelina Chávez, Susan Kammerer, Marco Ioannucci e Stefano Parrini. Le loro immagini sono pubblicate su PhotoGallery.

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immagineconfini07Angelina Chávez – Obstacles
“L’approccio creativo con il quale sono oggi più coinvolta è l’autoritratto. La rappresentazione di me stessa negli ambienti e tra le persone che mi circondano, ovvero il mio mondo personale, è la fonte d’ispirazione più importante dei miei lavori attuali”. (Angelina Chávez)
Nata in Germania nel 1978, dal 2004 vive e lavora a Roma. Collabora con la Fine Art Wedding , l’Agenzia SIE Photo (Roma) , è assistente di Massimo Mastrorillo (Grazia Neri) e fotografa freelance.

Susan Kammerer – Mis-takes
Mis-takes è una serie di fotografie accumulate per anni, durante la produzione di altre immagini. Sono “scarti”, immagini sovraesposte, sfocate, o addirittura accidentali, scattate senza volere. Affascinata, l’artista, lle ha conservate fino a quando «in uno di quei momenti decisivi della vita quando anch’io ero sfocata, confusa ed intenta a concentrarmi sui miei errori sono riuscita a vederle come un insieme di mesi: un anno ”sbagliato”». Da quel momento sono diventate immagini “volute” ed intenzionali ed hanno guadagnato il trattino del titolo, la breve lineetta che riesce a trasformarle da mistakes (errori), in Mis-takes (scatti mancati). «L’impossibilità di distinguere chiaramente qualsiasi particolare ed il loro essere assolutamente astratte rappresenta spesso il mio ricordo visuale degli anni del mio passato». (Susan Kammerer)
Nata a New York 1957, vive a Roma dal 1977. Fra le sue esposizioni Coming to my senses / Riprendere conoscenza (Lunapark , Roma, 2007), Distanza di sicurezza (Museo delle Auto della Polizia, Roma, 2008), Le Strade di Roma (Città dell’Economia, Roma, 2009), Fuori 3 (Galleria Gallerati, Roma, 2009).

Marco Ioannucci – Phalsographie
“Non so come mi sia venuto in mente il concetto di “Phalsographia”. Forse perché sono allergico al pretenzioso, all’esclusivo a tutti i costi. Anche quel “Phalso”, che orecchia all’oltreoceanico “Photo”, suona come sberleffo alla serietà a ogni costo.”
(Marco Ioannucci)
Sono nato a Roma nel 1956. Fin da piccolo, la mia più grande aspirazione è stato “non far nulla”. Ho sempre fallito, ma non rinuncio. La fotografia ha attraversato per anni la mia vita, ma ho sempre cercato di mantenermi un “absolute beginner”, un principiante assoluto. Sono troppo pigro per dedicarmi alla foto naturalistica, eccessivamente timido per il reportage, la volubilità mi preclude il rigore dello still life…

Stefano Parrini – Le Tracce
Un viaggio nel profondo sud algerino si trasforma in un racconto di assenza e di spazi refrattari ai segni della presenza umana. La dissolvenza delle impronte è un fenomeno percepibile e la rarefazione degli spazi e delle presenze impreziosisce gli oggetti abbandonati manifestandoli come tracce del passaggio altrui. Queste tracce provvisorie e fragili o, viceversa, relitti preistorici miracolosamente sopravvissuti all’erosione, diventano tracce della forza della natura e dello scorrere del tempo. (Stefano Parrini)
Nato a Barberino val d’Elsa nel 1965, viaggiatore, amante del deserto e affascinato dalla sua gente Parrini dice “a piccoli passi sto cercando di conoscere questo mondo e realizzare quelle visioni che tante volte ho immaginato o solo intravisto passare nei pensieri”. Infatti il suo percorso fotografico, iniziato con la pubblicazione di reportage di viaggio, si è evoluto verso la percezione emotiva dei luoghi visitati mentre allo stesso tempo abbandonava l’uso delle fotocamere digitali per riscoprire il medioformato e la polaroid.


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