Laura Salvinelli
Hansaben, lavoratrice delle ferriere di Rakhial, Ahmedabad. Copyright: Laura Salvinelli

E’ in corso a Roma nei locali di Palazzo Incontro (in via dei Prefetti 22) la mostra fotografica “Indiana” di Laura Salvinelli, un reportage che ci fa addentrare nella realtà di un’India al femminile, raccontandoci, accanto alla totale indigenza di un vasta fetta della popolazione, la presenza e il sostegno instancabile di Sewa (Self Employed Women’s Association), il sindacato delle lavoratrici autonome indiane.

Nato nel 1972 per ispirazione di Ela Bhatt, Sewa conta oggi un milione d’iscritte, appartenenti alle caste indù più basse o alla popolazione musulmana, le quali operando in settori per noi inimmaginabili (quali il rovistaggio e riciclo dei rifiuti, l’edilizia, il trasporto di pesi, la confezione di bidi, braccialetti, incensi, stoppini per lumini votivi, la raccolta di escrementi ed altre attività che si svolgono in casa) costituiscono di fatto il 93% della forza lavoro in India.

Fondato da una donna e con una leadership di sole donne, Sewa non è un semplice sindacato come potremmo intenderlo noi;  è ed è stato piuttosto un vero e proprio movimento di emancipazione, che ha portato avanti l’alfabetizzazione ed ha sostenuto le fascie più deboli della popolazione attraverso la valorizzazione del contributo femminile; fra le altre cose, nel 1974  (due anni prima della Grameen Bank di Muhammad Yunus) col fondare la sua Banca ha inventato il microcredito.

Di queste donne ci parla Laura Salvinelli con i suoi cosiddetti “reportraits”. I suoi scatti in un bianco e nero sapientemente stampato, infatti, sono soprattutto ritratti, che trasmettono in maniera efficace la forza morale e la dignità di queste umili persone, talora intente nelle proprie occupazioni, tal’altra in posa davanti ad un obiettivo che – è evidente – non vuole interpretarle attraverso una logica pietistica coloniale, ma vuole soltanto portare innanzi ai nostri occhi una vivida testimonianza della loro quotidiana lotta, quale è impressa nei loro volti.

Salvinelli non è nuova a questo genere di lavoro, essendosi già dal 1989 periodicamente recata in Asia e in Africa per testimoniare analogamente altre difficili storie. Per citare solo i più recenti dei suoi reportage, è del 2004 “La cura”, sulla ricostruzione dell’Afghanistan; del 2005 “Sulla Prima Nobile Verità. Ritratti di guerra, esilio e rinuncia” realizzato in Asia; del 2007 ” Congo Reportraits” sulla Repubblica Democratica del Congo.

Occasione di questa sua ultima opera è stata la collaborazione con Mariella Gramaglia, che in India ha trascorso circa un anno, a partire dal maggio 2007, per via di un progetto della Ong  Prosvil-Cgil.  A lei dobbiamo le interessanti didascalie di questa mostra.

Pochi mesi or sono è uscito il suo libro, che ha lo stesso titolo della mostra,  illustrato proprio dalle immagini di Salvinelli.

La mostra è stata organizzata da Officine Fotografiche e promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali della Provincia di Roma, con il contributo dell’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune.

Resterà aperta fino al 18 gennaio.

Laura Salvinelli
Ela Bhatt, fondatrice di Sewa nell’ashram di Gandhi. Ahmedabad. Copyright: Laura Salvinelli

—-

Advertisements