Nell’ambito di FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma, si svolgerà dal 5 aprile al 18 maggio 2008 presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, “Cronache del quotidiano – Fotografie di David Perlov”.

Curata da Maurizio G. De Bonis e da Orith Youdovich, in collaborazione con Mira Perlov, la mostra è accompagnata da alcune interessanti proiezioni di documentari al Palazzo delle Esposizioni (in data odierna, ma anche domani pomeriggio) e vuol far luce sull’ingiustamente poco conosciuta figura di David Perlov, fotografo e cineasta israelo-brasiliano.

In circa 90 stampe di medio formato, a colori come pure in bianco e nero, selezionate da una ben più vasta mole di scatti, vediamo dipanarsi sotto i nostri occhi l’universo personale dell’artista, reale e poetico ad un tempo. Accanto alle fotografie, uno “slide show” fatto di circa 150 immagini (fra foto in bianco e nero, a colori e polaroid) realizzate nell’arco di diversi anni, e un filmato in loop del secondo capitolo di “Revised Diary 1990-1999”, opera inedita in Italia sottotitolata per l’occasione in Italiano.

Lo sguardo di Perlov racconta i luoghi del proprio quotidiano, l’interno e l’esterno della propria abitazione, senza mai spingersi troppo lontano per una sorta di agorafobia, che lo spinge ad osservare la vita da una posizione protetta; spesso fotografando dall’alto della propria finestra il panorama circostante di Tel Aviv. Ma pure esamina esistenze anonime (come in fondo la sua) di quanti lo circondano, i conoscenti come i passanti, colti nell’autenticità del loro vissuto.

La sua visione, apparentemente casuale, si nutre in realtà di una profonda conoscenza del linguaggio visivo, che rende le sue immagini ricche ed articolate, e cattura il nostro sguardo, costringendolo a vagare in esse per scoprire particolari sempre nuovi; indizi di letture alternative, in cui soltanto ricorre un interrogativo: quello sull’insondabilità profonda dell’esistere fra casualità e causalità.

Per un approfondimento vi rimando all’articolo del curatore De Bonis su Cultframe

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