Ferrara. Copyright: Luciano RomanoE’ in corso a Roma fino al 14 marzo presso la Biblioteca Nazionale una mostra, che celebra le bellezze del patrimonio artistico italiano (ma anche mondiale).

Prima tappa di una mostra itinerante – i cui prossimi appuntamenti (in tutto ne sono previsti dodici in giro per l’Europa) saranno Kiev, Odessa, Riga, Vilnus, Cracovia – la mostra romana vanta una prestigiosa sede e un bell’allestimento, che permette al visitatore di godere al meglio le sue 120 immagini.

I 41 siti italiani della lista Unesco (quelli che dalla United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization sono stati dichiarati patrimonio mondiale) vi sono rappresentati in maniera assolutamente affascinante da 14 artisti della fotografia, fra i quali spiccano nomi molto noti: alcuni di loro sono proprio noti come paesaggisti, di altri ricordiamo solitamente l’attività di reporter o di ricerca fotografica in senso lato. Si tratta di: Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Giuseppina Caltagirone, Luca Campigotto, Dario Coletti, William Guerrieri, Vittore Fossati, Mimmo Jodice, Giuseppe Leone, Marc Lesimple, Raffaela Mariniello, Luciano Romano e Ferdinando Scianna.

Pompei. Copyright: Mimmo JodiceNelle immagini presentate è piacevole notare come ognuno di loro sia rimasto perfettamente coerente al proprio stile, offrendoci un’interpretazione di questi luoghi talora reportagistica, talora poetica, talora concettuale, sempre interessante e densa di significato.

Lo straniante eppure concreto paesaggio romano di Gabriele Basilico, la sua lettura rigorosamente prospettica di Crespi D’Adda; la possente interpretazione di Vicenza tutta giocata sulle luci e sugli interventi coloristici di Luca Campigotto; l’astrazione rarefatta presentata in trittici che propongono similitudini di forme e scanzioni spaziali creati da Olivo Barbieriper dar nuovi significati a Siena, Firenze e Pisa; i forti contrasti in bianco e nero e i tagli decisi di Dario Coletti nel sito archeologico sardo di Barumini, come pure a Tivoli nelle etrusche di Cerveteri e Tarquinia; la calma classicità di Berengo Gardin nei suoi paesaggi umbri e toscani, che opportunamente evocano la dolcezza di quei paesaggio e il disegno armonioso di borghi e architetture, carichi di storia e arte fra Medioevo e Rinascimento; la forza espressiva della Liguria di Scianna tra un mare percosso dal vento, e le rocce incise, quasi scolpite fra una vegetazione piuttosto selvaggia.

Val D’Orcia. Copyright: Gianni Berengo GardinSono queste (insieme ad altre di altrettanto abili fotografi), le visioni che ci restituiscono un’immagine dell’Italia di una bellezza variegata e sempre incomparabile, creata dalla natura prima ancora che da una lunga e gloriosa storia artistica.

Risalgono a periodi diversi (anche se per lo più recenti) che vanno dal 1965 ad oggi, ma tutti a loro modo restituiscono quel tipo di suggestione. E contribuiscono a ricordare al di là delle quotidiane cronache di scempio ambientale, ma anche al di là dell’abitudine a ciò che ci circonda, che tutto rende meno evidente e più insignificante; magari forse anche a renderci più orgogliosi e rispettosi nei confronti di un Paese come il nostro, ormai davvero sottostimato.

A quanti non potranno visitare la mostra posso consigliare la visione di questa fotogalleria.

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