Paesaggio dissolto #11 (Arnosto, Valle Imagna). Copyright: Luigi ErbaFino all’8 marzo presso Fotografia Italiana arte contemporanea (a Milano in Corso Venezia, 22) è possibile visitare la mostra fotografica di Luigi Erba, dal titolo “Camera chiara, camera oscura”.

Si tratta di una riflessione articolata in quattro diversi momenti sul far fotografia nell’era del digitale, sfruttando i mezzi concessi dall’innovazione tecnologica come quelli della tradizione, al fine di produrre immagini che finiscono con l’essere oggetti unici in bilico tra progettualità ed emotività.

Le prime esperienze artistiche di Erba risalgono agli anni Settanta e sono legate a una rilettura del genere paesaggistico in una chiave straniante molto personale. Lungo il successivo decennio la sua ricerca si precisa verso un concettualismo, che dalla critica è stato definito “lirico”, in quanto attraverso l’espressività del mezzo chimico-ottico, approfondisce “i concetti di simultaneità e relazione visiva, di progetto e casualità, metodo ed emozione, reale ed immaginario, conscio ed inconscio”.

Tuttora appare viva nell’artista l’intenzione di sperimentare il mezzo tecnico in questo senso; è così che la prima delle quattro serie esposte, “Panorami per insetti”, nasce in camera oscura dalla commistione fra la più classica tecnica di stampa per proiezione ad ingrandimento e la “stampa a contatto” (qui di insetti e fiori secchi). Anche nel ciclo “Costruzione di un paesaggio” sono protagoniste le tecniche di stampa, grazie ad esposizioni multiple e ad una particolare interpretazione dei tempi d’esposizione, ma il prodotto di queste elaborazioni viene ulteriormente rimaneggiato attraverso la digitalizzazione e un assemblaggio, che ne fa opere del tutto originali, svincolate dal loro significato letterale iniziale.

Diversamente “Un luogo sull’altro“, work in progress che procede da oltre dieci anni, è realizzato in sede di ripresa: immagini di luoghi diversi scattate in momenti diversi (anche a distanza di mesi) vengono impresse sulla stessa pellicola, “contraddicendo così l’idea di fotografia come scatto che congela il tempo in un unico spazio e lasciando adito alla casualità”.

Infine in “Paesaggio dissolto“, le sfocature e le distorsioni, fra camera chiara e camera oscura, fanno di tradizionali paesaggi luoghi onirici, dove l’iconismo insito nell’immagine fotografica entra in crisi a favore di un’interpretazione fortemente espressionistica, che un sapiente uso del medium – come Erba ci dimostra – concede ed esalta.

Sono, quelli presentati nella mostra, quattro momenti di un’indagine linguistica sul medium fotografico, che analizzato con perizia nei vari momenti della sua prassi, diventa strumento di creatività e di espressione personale, i cui prodotti sono godibili al di là dell‘analisi che sottendono.

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