claudia-pozzoli-in-quiete-_-invito-jarach-gallery.jpgE’ in corso fino al 29 Febbraio a Venezia presso la Jarach Gallery (di fronte al teatro La Fenice) un’interessante mostra di Claudia Pozzoli.

In essa la giovane artista valtellinese presenta gli esiti di un’acuta, ancorché breve, ricerca artistica caratterizzata da notevole raffinatezza formale ed eccezionale coerenza concettuale: sono le cinque serie fotografiche prodotte dagli esordi ad oggi, riunite sotto un titolo ambivalente ed evocativo: “In quiete”. Titolo, che opportunamente descrive lo stato del mondo minerale da lei ritratto, ma rimanda pure al sottile senso di disagio, d’inquietudine, che i suoi scatti possono trasmettere grazie al sapiente uso di una riduzione coloristico-formale spinta fino ad una sorta di distacco dalla realtà.

Sono immagini scarne ed essenziali di un bianco e nero che diventa concetto, oltre ad essere scelta tecnica ed estetica. Quello che scopriamo dietro la coerenza di quest’articolata indagine è, infatti, una particolare rappresentazione della “visione del vuoto”, cara alla filosofia e alla cultura orientale di matrice buddista, e in particolare zen.

Dalla complementarità non-dualistica di questi due colori, il bianco e il nero – che colori non sono ma radiazione luminosa allo stato puro scaturita dalla fusione dell’intero iride, l’uno, l’altro sua totale assenza – scaturisce una dialettica simbolica, che incarna di volta in volta significati particolari. Elementari ambienti notturni o abbacinanti distese di neve, ombre che si perdono in cavità senza fondo, e piccoli oggetti che trascolorano nello sfondo luminoso: immagini di una dialettica della visibilità pura, che col la loro semplice e stabile presenza ci colpiscono tanto più in un’epoca di caos ottico, al di là di ogni valenza iconografica tradizionale. “Se il nero ci intimorisce e il bianco ci rasserena, è per un’illusione che la nostra tradizione culturale e iconografica ha reificato“.

Come una sorta di esercizi spirituali, queste immagini ci portano in una dimensione mentale fuori dal tempo eppure completamente attuale, perché seppure si distacchi totalmente dalle attuali tendenze, nondimeno si fa puntuale interprete della condizione umana contemporanea, fatta di ansie e smarrimenti, di un’inesplicabile senso di inconsistente fragilità.

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