E’ un tributo tardivo, dacché sono trascorsi quasi trentacinque anni dalla sua morte, a uno dei più grandi protagonisti italiani della fotografia, quello offerto da tre città e tre musei: un’ampia retrospettiva promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali (DARC – Direzione generale per l’architettura e l’arte contemporanee), dal Comune di Milano e dalla Città di Torino in collaborazione con Archivio Ugo Mulas, intitolata “Ugo Mulas. La scena dell’arte”.

Sono, in realtà, due diverse mostre, ora rispettivamente al MAXXI di Roma (fino al 2 Marzo) e al PAC di Milano (fino al 10 Febbraio), le quali si ricongiungeranno dal 26 giugno al 19 ottobre alla GAM di Torino, in un evento espositivo davvero unico, nel quale per la prima volta in Italia il pubblico avrà l’opportunità di ammirare circa 600 immagini, suddivise in sezioni, che rappresentano l’evoluzione dell’artista nelle tappe principali della sua opera.

Abbiamo già avuto occasione di parlare ampiamente in questi spazi (nella scheda dedicata alla sua arte) dell’interessante percorso, che nell’arco di un ventennio ha condotto Ugo Mulas dal reportage sociale alla sperimentazione meta-fotografica, attraverso una lunga contiguità con l’arte moderna e contemporanea. Specialmente di questa vicinanza ideale, ma anche concreta, che lo ha portato al continuo contatto con le maggiori figure artistiche del Novecento – lungamente frequentate e ritratte in un rapporto vivo coi propri lavori – avevamo scritto.

Una sorta di “affinità elettiva” – per la quale (come citato da Tommaso Trini) Jasper Johns ha potuto affermare: “Lui faceva parte della scena, del gruppo” (citazione che, per altro, richiama e spiega pienamente il titolo della presente retrospettiva) – è proprio quella che troviamo mirabilmente esemplificata dalla mostra romana.

Al MAXXI sono in mostra sezioni, che meglio raccontano lo stretto legame tra il fotografo e l’Arte. Il percorso si snoda, infatti, a partire dalle immagini del Bar Jamaica, luogo di ritrovo negli anni ’50 degli artisti orbitanti intorno a Brera e all’Accademia, riportando poi gli scatti evocativi delle Biennali di Venezia tra il 1954 e il 1972.

Nutrita è la galleria dei Ritratti di artisti già affermati, ma anche di molti allora emergenti oggi già passati alla storia; l’elenco dei più celebri sarebbe già lunghissimo: De Chirico, Ernst, Burri, Giacometti, Manzoni, Lichtestein, Pistoletto, e tanti tanti altri. “Alcuni “focus” approfondiscono e pongono in risalto il forte rapporto di amicizia e di collaborazione che Mulas ha intrattenuto con alcuni artisti italiani come Burri, Ceroli, Fontana, Manzù, Pascali, Schifano, Twombly”.

La sezione degli Eventi – con le immagini della mostra “Sculture in città” a Spoleto (1962), quelle di “Campo Urbano” a Como (1969), ma pure quelle della celebre “Vitalità del Negativo” a Roma (1970) e del decimo anniversario del Nouveau Réalisme (1970) a Milano – rappresenta in questa mostra l’ideale trait d’union fra il Mulas ancora reporter e quello delle Verifiche (sezione conclusiva della mostra) immerso totalmente in un’indagine delle possibilità espressive e linguistiche della fotografia, profondamente conscia degli sviluppi dell’arte concettuale.

Lo stesso itinerario di evoluzione dal concreto al concettuale è stato tracciato nella mostra a Milano, con un percorso differente e complementare, dove si dà spazio tanto alle prime brumose foto della periferia milanese, quanto all’esposizione dei lavori compiuti Oltreoceano nella sezione New York: arte e persone 1964 – 1967, testimonianze della scena artistica newyorchese, allora incentrata sulla Pop Art e il suo vate Andy Warhol. E ancora alle Nuove ricerche 1967 – 1969, il vero anello di congiunzione con la sperimentazione delle Verifiche, anche qui proposte come culmine di un eccezionale percorso artistico, troncato da una prematura scomparsa, ma ancora denso – a distanza di vari decenni – di significato.

La mostra è accompagnata da un bel catalogo edito da Electa.

Per vedere una piccola selezione d’immagini tratte dalle due mostre, vi rimando alle “gallerie fotografiche” di Repubblica.it

Ugo Mulas

Ugo Mulas, “Autoritratto, riflesso nell’opera di Michelangelo Pistoletto, Vitalità del negativo”, Roma, 1970
© estate Ugo Mulas
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