Il Festival Internazionale “I Grandi Appuntamenti della Musica” si svolge ad Arezzo – ideato da Giulia Ambrosio e prodotto dall’ Ente Filarmonico Italiano, con il patrocinio e il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Toscana, della Provincia di Arezzo, dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Arezzo, nonché di varie aziende toscane – ed offre fino al 15 dicembre una interessante panoramica della scena concertistica attuale.
Quest’anno il Festival di Arezzo è stato dedicato a Edvard Grieg, grande compositore norvegese del quale ricorre il primo centenario della morte.

Monika BulajAll’interno del suo ricco programma c’è anche un’importante mostra fotografica, che si protrarrà fino al 30 dicembre. Si tratta di “Genti di Dio”, opera della fotografa, scrittrice e antropologa Monika Bulaj, presentato a Palazzo Chianini Vincenzi. L’ingresso è gratuito.

La mostra già proposta in diverse occasioni approda per la prima volta in Toscana, ed è il risultato di una ricerca, intrapresa più di vent’anni fa, quando la fotografa polacca – partendo dal confine orientale della Polonia e proseguendo a piedi da Nord a Sud, per campi e boschi – ha vissuto fra i contadini, pentecostali e carismatici, uniti oltre ogni barriera linguistica e culturale da un comune senso mistico-religioso.

Presa dalla fascinazione di questa esperienza Bulaj ha proseguito il suo cammino seguendo i percorsi dei popoli nomadi, onnipresenti nel mondo tra Baltico e Mar Nero. Essi con le loro storie non solo di persecuzioni e deportazioni, ma anche di convivenza e continui scambi culturali, diventano i protagonisti di un avvincente racconto dove spiritualità e sentimento magico s’intrecciano continuamente.

Il suo viaggio fra le minoranze etniche, che costellano il vicino Oriente, è andato così avanti per anni: a piedi, in bicicletta, o su mezzi di fortuna come slitte e trattori. Dormendo in fienili e stalle; per monasteri ed eremitaggi fra gli Armeni egli Hutzuli, “i geniali musicisti e guaritori dei Carpazi orientali”. Fra popoli dei quali ignoriamo addirittura l’esistenza, e tradizioni antiche che immaginiamo ormai irrimediabilmente fagocitate da quelle moderne Nazioni, i cui confini nello scorso decennio abbiamo dovuto tragicamente scoprire per nulla scontati.

Monika BulajAndando lungo i confini dell’Europa, verso il Mar Caspio, per le montagne del Caucaso e della Bulgaria (sui monti Rodopi ” dove puoi sentire centinaia di zampogne suonare sotto le stelle”), Bulaj è giunta “dove il Bosforo ti attira come un imbuto, nella Istanbul più segreta dove ebraismo, islam e cristianesimo d’oriente hanno generato forme di devozione meticcie e irripetibili, una fede aperta molto più antica delle riforme di Ataturk, figlia di una grande anima nomade. Quella nata nelle steppe fra Asia Centrale e Altopiano Anatomico”.

E’ un viaggio che suscita la meraviglia dello spettatore, richiamando alla sua mente luoghi in fondo vicini, ma lontani, ché lo rimandano a memorie storiche antiche e a tradizioni che credeva sparite.

Infatti, “chi racconta, oggi, dei discendenti dei guerrieri tartari , musulmani e allo stesso tempo grandi patrioti polacchi? Chi narra delle tombe dei grandi zaddiq, dove ancor oggi vengono gli ebrei «chassidim» da tutto il mondo per lasciarvi una supplica, ma di fretta, con addosso la paura di quella terra ridotta a cimitero dai totalitarismi?”

Ma anche, chi in un’epoca nella quale i contrasti e le divisioni vengono evidenziati, chi in un mondo che guarda le diversità culturali e religiose con sospetto, ricorderà l’esistenza e l’esempio di queste “Genti di Dio”, le cui fedi popolari travalicano ogni frontiera confessionale, unendo fra loro il Cristianesimo, l‘Ebraismo e l‘Islam?

Grazie a questo lavoro Monika Bulaj ha ottenuto il Grant in Visual Arts da parte della European Association for Jewish Culture.

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