Rita AntonioliA+M Bookstore Edizioni ha di recente pubblicato “B-side Music Portraits”, un volume che raccoglie un nutrito portfolio di ritratti (ben quarantasei) di alcuni fra i più noti musicisti della scena internazionale, opera della fotografa milanese Rita Antonioli.

Corredato di una prefazione scritta da Patti Smith, e da testi di Carlo Antonelli, direttore della rivista Rolling Stones, e del critico musicale Riccardo Bertoncelli, il libro ha una particolare veste grafica con la sua copertina che richiama il formato dei vecchi 33 giri. La sua uscita è stata accompagnata da una mostra itinerante, già ospitata dalle librerie “La Feltrinelli” di Milano e di Roma, tuttora in corso – fino al 2 dicembre – presso quella di Bari.

Sono magnifici ritratti in bianco e nero, queste fotografie, frutto di un progetto più ampio sul “mondo del palco”, cui Antonioli si è dedicata da “grande appassionata di spettacolo dal vivo, per anni, giorno dopo giorno, con rara dedizione”, fotografando backstage e scene di tantissime produzioni, collezionando ritratti di coreografi, musicisti, attori e ballerini.
Frutto di dedizione e pazienza, dunque, ma anche di un’evidente attitudine dello sguardo ad andare oltre la maschera sociale del personaggio pubblico per cogliere l’altra sua faccia, il lato B.

Di questo parla il titolo del libro: come il lato B dei vecchi 45 giri spesso presentava il pezzo escluso da un album per motivi di convenienza commerciale, ma ritenuto dal musicista manifestazione più autentica della propria personalità artistica e ricerca musicale, così gli scatti di Antonioli palesano un volto insolito, e talora inedito, di ciascuno di questi artisti. Un volto più umanamente autentico, ma inevitabilmente celato.

Rita Antonioli“Una fotografia è un segreto che parla di un segreto. Più essa racconta, meno è possibile conoscere”. E’ una frase di Diane Arbus. La sua scelta, a commento di questo lavoro, spiega in sintesi un modo di guardare e di fotografare, che sembra appartenere totalmente alla giovane fotografa, giunta a questa prova dopo un lungo e articolato “tirocinio” nel reportage, nella moda e nella fotografia di scena.

La sua indagine, quella che ci mostra questo libro, parla di “segreti”; che giustamente non rivela. Si limita ad accennarvi, stuzzicando la nostra curiosità, inducendoci ad interrogarci. Quale sogno si annida dietro gli occhi serrati, in quell’espressione compiaciuta, di Laurie Anderson? E, di contro, qual è la visione sottesa allo sguardo sbarrato di Diamanda Galas? E quella scritta sulle dita della sua mano? una mano che copre o che disvela? E questo Nyman che affiora dal buio con aria dubitativa?

Come nelle immagini di Arbus appunto, il mondo circostante sembra sparire e la persona si porge all’obiettivo con una schiettezza che sottende uno scambio umano fra fotografo e fotografato.

Non c’è racconto ma “presenza“. E incontro.

Rita AntonioliDell’incontro con Rita Antonioli parla, quindi, Patti Smith nella sua prefazione al libro (la stessa che introduce la mostra).

Parla di come, pur distrutta dopo una dura performance, non riesce a negarsi alla fotografa e al suo obiettivo, perché è disarmata dall’umiltà della professionista che l’attende sul palcoscenico fra il turbinio alacre degli attrezzisti: le concede solo due scatti, ma la lascia libera di “prenderne” quattro: “I had immediate respect for her method, her speed, her deep concentration and her beautiful camera”.

Da quest’esperienza vien fuori l’immagine ufficiale di Patti Smith per il London Meltdown 2005 (di cui è direttrice artistica), che diventa poi copertina di una raccolta musicale.

E ancora Smith racconta che molte delle immagini presenti nel libro sono nate in analoghe condizioni “avventurose”, fra limiti di tempo e di spazio, nel backstage del Meltdown.

Ne emerge un modus operandi, stupefacente senza dubbio se si guardano soltanto i risultati: immagini di una politezza classica, che in qualche caso richiama i ritratti scattati da Robert Mapplethorpe. Comprensibile, se si pensa al lavoro di lunghi anni, alla passione e alla dedizione, che ci fanno ammirare e godere ancor di più queste belle fotografie.

Rita Antonioli


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