Thomas AshbyE’ in corso presso la sede di The British School at Rome, una mostra dagli importanti risvolti storico-documentaristici. Si tratta de “I giganti dell’acqua. Acquedotti romani del Lazio nelle fotografie di Thomas Ashby. 1892-1925”.

Quinto evento dedicato ad Ashby, la mostra ed un volume pubblicato per l’occasione, vanno ad ampliare una divulgazione della sua opera di documentazione fotografica ch’era iniziata nel 1986.

La mostra nasce dalla selezione di 200 immagini dalla collezione Ashby, proprietà dell’Archivio della detta British School, a cui il nome di questo archeologo inglese è strettamente legato, poiché di essa fu studente e assistente-direttore, prima di diventarne infine direttore dal 1906 al 1925, anni questi durante i quali s’impegnò nel tentativo di trasformare tale istituzione in un polo fondamentale per la ricerca archeologica nel Mediterraneo.

Dalla collezione Ashby – completamente catalogata solo in anni recenti grazie a un finanziamento di The Getty Foundation, e ormai disponibile alla consultazione nel catalogo della rete URBS, Unione Romana Biblioteche Scientifiche (www.reteurbs.org) – sono state scelte per la mostra scatti relativi soprattutto agli acquedotti della valle del’Aniene (Anio Vetus, Marcia – Tepula – Iulia, Claudia e Anio Novus).

Tali opere d’ingegneria erano parte degli “undici acquedotti, costruiti dal 312 a.C. al 226 d.C., per un complessivo sviluppo lineare di 500 chilometri di condotti sotterranei o in elevato, con una pendenza costante, per una portata complessiva giornaliera pari a mc 1.151.081”, e col loro “fiume d’acqua” approviggionavano in Età Imperiale Roma e i suoi oltre un milione di abitanti.

Davvero imponenti, negli scatti di Thomas Ashby, sono autentici e suggestivi “giganti dell’acqua“. Ritratti in belle immagini che paiono degli acquerelli, ancora in uno stato di conservazione fiorente, essi si stagliano in un paesaggio ben diverso da quello attuale deturpato dall’urbanizzazione selvaggia quanto dall’abbandono in cui versano le campagne.

Frutto di una collaborazione fra la British School at Rome, l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, la Regione Lazio e il Comune di Roma, questa mostra, al di là dei suoi connotati storici, appare oggi come una denuncia del degrado del paesaggio laziale e dei suoi storici monumenti, e vorrebbe stimolare la valorizzazione e la conservazione di un importante patrimonio oggi in larga misura compromesso. E’ aperta fino al 6 novembre.

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