Il disegno di legge cui fa riferimento il titolo di questo post ha seminato, per essere eufemistici, perplessità e fastidio nella rete. Basta fare una ricerca su Google per accorgersi del “rumore” che ha provocato.

Per quanto mi riguarda, appresa la notizia attraverso il blog di Beppe Grillo sia dell’approvazione del disegno di legge in sede di Consiglio dei Ministri, sia di una petizione online prontamente istituita per bloccare/modificare tale legge sul nascere, avevo ritenuto – in un primo momento – sensato inviare agli amici e ai conoscenti, che immaginavo sensibili all’argomento, una email che chiedeva di firmare la petizione.

Sono convinta ora, però, che ben più proficuo possa essere pubblicare in questa sede, lo scambio di idee che è scaturito dall’aver inviato quella email a Fulvio Bortolozzo. Io – come Fulvio – spero possa servir da stimolo alla riflessione e magari all’azione.

Se qualcuno di voi volesse aggiungere il proprio parere è naturalmente il benvenuto!

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Ciao Rosa Maria,
grazie dell’informazione. Non leggo il blog di Beppe Grillo e temo di dovere anche al suo uso esasperato di questo sistema di comunicazione l’irrigidimento governativo, che si esprimerebbe con il disegno di legge in oggetto.

Non fraintendermi, non faccio il discorso capovolto di chi attribuiva in toto ai partigiani la responsabiità delle rappresaglie nazifasciste. Dico piuttosto che quando ci si trova a vivere in un sistema di controllo dell’informazione basato sulla onnipresenza dei partiti, non ci si può illudere di farla franca con la furbata di dire la propria troppo a lungo in un punto non ancora controllato come Internet. Prima o poi la “rappresaglia” arriva anche lì. Beppe Grillo dichiara che il suo server emigrerà in un paese democratico e qui invece sta la responsabilità sua.
Troppo comodo tendere imboscate e poi lasciare che a pagare sia la popolazione del luogo dove le hai fatte. Resti qui a patirecon noi e/o “muoia” con noi. Diversamente non vedo la differenza tra lui e quelli che lui combatte: sempre gente che fa le sue battaglie usando gli altri, sono.
Per ora non firmo proprio nulla, meno che mai una petizione avviata da Beppe Grillo. Bisogna smetterla di lasciargli il monopolio della controinformazione. Non facendolo tacere, mai, ma non riducendosi alla sua sola voce. Facciamo una petizione, semmai, senza che ci sia lui di mezzo e coinvolgiamo individui, associazioni e organizzazioni facenti parte della
stessa area politica che esprime il governi Prodi. L’interesse di una Internet libera è generale, facciamolo capire anche a chi parrebbe ora pensare solo a proteggersi da un outsider particolarmente efficace e aggressivo.

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Ciao Fulvio,
neanch’io leggo il blog di Grillo solitamente, ma qualcuno su flickr mi ha segnalato la notizia. Non posso dire che Grillo mi sia simpatico, e ti confesso anche di più di aver fatto il tuo stesso ragionamento riguardo all’irrigidimento governativo, e perfino riguardo allo scarsissimo senso di responsabilità che gli fa affermare di esser pronto a migrare lasciando altri nei guai.
Ti ringrazio di tutto cuore per aver risposto alla mia email: apprezzo che tu l’abbia fatto, a differenza di tutte le altre persone cui ho inviato quel messaggio; a parte un’unica altra eccezione E apprezzo soprattutto che tu l’abbia fatto in questa maniera, esprimendo i tuoi dubbi e le tue convinzioni.

Non posso assolutamente darti torto sul fatto che tu non abbia voglia di firmare una petizione da lui avviata, perché è vero: dovremmo farla noi una petizione, esprimendo la nostra voce e le nostre istanze, non quelle di un Grillo monopolista della controinformazione. Non mi sentirei, tuttavia, molto sicura di poter chiedere qualsivoglia appoggio a “individui, associazioni e organizzazioni facenti parte della stessa area politica che esprime il governo Prodi”.
Malgrado le dichiarazioni battagliere di Di Pietro o di Pecoraro Scanio, o di qualunque altro personaggio al governo, come vanno poi a finire regolarmente le loro battaglie? E poi davvero l’interesse per una Internet libera sarebbe condiviso da tutti? Chissà?!
In realtà, siamo troppo abituati al “fatta la legge, trovato l’inganno”, tanto che finiamo col preoccuparci ed indignarci moderatamente. In genere le leggi il Governo non le fa “contro” qualcuno, ma finora – semmai – “a favore di”. Se una legge come quella dovesse essere approvata, molti (magari proprio quelli che hanno un blog per “dar noia”) saprebbero mettersi al riparo: formerebbero cooperative e/o si metterebbero sotto l’ala dei vari partiti, facendo valere titoli da giornalista acquisiti chissà grazie a chi o cosa. Magari troverebbero anche il modo di avere contributi dallo Stato.
Chi ci andrebbe di mezzo sarebbe chi non sa come attrezzarsi… E, in fondo, mi chiedo se non sia semplicissimo farlo: ad esempio, io, pubblicando (come tantissimi) su WordPress non sto forse – a ben pensarci – virtualmente pubblicando all’estero, e quindi sarei tenuta al rispetto di quelle norme, o no?
Formalmente sarebbe così, eppure mi sembra un pretesto, una scappatoia per far valere un diritto sacrosanto che dovrebbe essermi riconosciuto senza equivoci, quello di fare un tipo d’informazione culturale (entro certi limiti), e di fornire liberamente un servizio per il quale nessuno mi paga (e quindi perché dovrei pagar tassa? su quale rendimento?).
Ti confesso che ho provato un senso di cocente delusione e di soffocamento leggendo quella notizia. Non avendo trovato grandi spazi per me in una società come questa, sento il blog come un modo per stare al mondo, per esserci al di là del fatto che pago le tasse e ho qualche utenza intestata.
Non ho mai sperato in aiuti dallo Stato (non siamo in Danimarca, né il mio è un lavoro di particolare genialità, anche se lo credo “onesto” nel suo genere) ma dover temere addirittura che mi si tolga l’effimera libertà di far sentire la mia voce, che è un sussurro in tanto bailamme… Scusa lo sfogo.
Sull’onda di quest’emozione ho spedito quella email, che – hai proprio ragione tu – non propagandava la migliore iniziativa possibile, ma l’unica al momento disponibile. Forse avrei fatto meglio a mettere un post sul blog… ?!

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Ciao Rosa Maria,
Sì, secondo me, questo nostro dialogo potrebbe anche stare sul tuo blog, in un luogo quindi pubblico dove possa far pensare qualcun altro oltre a noi due.
Io capisco di non vivere nella migliore delle Italie possibili, ma questa abbiamo e qui, secondo me, ci tocca fare le nostre “vite da mediano”. Sarò forse troppo ottimista, ma nemmeno l’Italia dei dis-valori in cui siamo immersi può permettersi di perdere il treno del web senza ridursi ad una specie di Corea del Nord europea. Quindi una bella sollevazione virtuale dei peones come noi che sul web si ritagliano quello spazio che altrove è loro negato potrebbe anche sortire il miracolino di ridurre il tutto alla solita italianata di sempre.

 

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