“Pentema”. Copyright: Giuliana Traverso“Appena percepite” è – come già accennato in un precedente post – la mostra di Giuliana Traverso, attualmente a Roma presso l’I.S.A. l’Istituto Superiore Antincendi. Di essa vale la pena di parlare più diffusamente.

Al di là di una prima considerazione che verrebbe in mente riguardo all’allestimento – che assegna agli scatti della celebre fotografa genovese un luogo da condividere con gli autori della sezione “Sguardi fuori” nella rassegna di FotoLeggendo, anziché dar loro il rilievo promesso sulla carta, dove quest’esposizione ha l’etichetta delle “Grandi Mostre” – preferiamo soffermarci sulle immagini, sulla loro qualità e intensità, sul senso di questa nuova garbata provocazione della “Maestra della Fotografia”; titolo che a ragione le è stato conferito qualche anno fa.

Le opere inedite di questa mostra sono tutte fotografie in bianco e nero, egregiamente stampate, in un formato e con una tecnica tali da aver già in sé un particolare impatto visivo. Sono grandi e spesso di una forma che tende alla concentrazione del quadrato; la loro superficie è densa e pastosa, da stampe al carbone, non riflette la luce esterna, ma anzi sembra catturarla, inghiottirla per poi restituirla a sprazzi in visioni molto concrete.

Chi si aspettasse, leggendo il titolo della mostra, un susseguirsi di immagini fuggevoli – in questo senso “appena percepite” e non ancora appieno elaborate dalla mente – potrebbe rimanere stupito da tanta sicura solidità.

Rappresentano di fatto momenti slegati fra loro, accomunati dall’irrilevanza del soggetto in sé, di volta in volta assurto ad exemplum di un divenire del proprio flusso di coscienza personale.

L’occhio della fotografa si posa e percepisce le luci, scopre le forme nel caos della realtà, “appena percepite” le restituisce con lo strumento della propria arte, come un pittore farebbe col suo pennello. Non consuma la realtà, la ricrea. Secondo la propria sensibilità. E, ancor più, secondo la propria cultura.

Il risultato è qualcosa che va oltre la pura denotazione, e tuttavia non può dirsi pienamente connotativo: il significato di queste immagini, in virtù della loro enigmaticità di frammenti, rimane infatti in larga misura aperto alle nostre proiezioni individuali, tanto quanto potrebbe esserlo un quadro astratto.

Sembra un invito a riflettere su ciò che percepiamo e definiamo frettolosamente “realtà”.

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