Spazio minimo vitale

foto di Claudio MartinezSi entra per un piccolo portone di via S. Francesco di Sales, una via dall’aspetto qualunque adiacente a un noto carcere, dove non ci sono negozi o botteghe, né insegne di ristoranti, solo le tipiche case del quartiere Trastevere. Un ingressino – piuttosto un corridoio – porta a questo locale al pianterreno, che la nostra mente s’immagina essere un open space dalle dimensioni ridotte, ma – sorpresa! – ci si ritrova catapultati in una dimensione diversa.

In luogo dell’attesa, consueta, galleria si presenta ai nostri occhi un dedalo immerso in una penombra odorosa di muri umidi, da esplorare seguendo un’ideale spirale.

La visione d’un moto perpetuo – passi su passi, che percorrono opposte direzioni – è come un miraggio su una finestra murata prima d’immettersi in un corridoio che conduce alla ricerca d’indizi.

Immagini anamorfiche, schegge concrete di un’azione; trasparenti. Specchietti che riflettono. Ancora passi. Orme, ricomposte in forma leggibile da ombre proiettate sulle ruvide pareti.

Un ambiente invaso da suoni, quali si potrebbero udire dall’interno di un casolare in campagna. Ogni tanto un rumoreggiare inquietante giunge da chissà dove a turbare la quiete bucolica, immaginata di là da questi interni angusti, pressoché vuoti, che rimbombano di sensazioni non completamente decifrabili.

E’ questo probabilmente uno dei modi possibili di “vivere” l’installazione di Graciela Sacco, alla Fondazione Volume!

Si tratta, infatti, di una vera e propria esperienza, alla quale ognuno potrebbe (e dovrebbe) mettere del proprio. S’intitola “M2, Spazio Minimo Vitale”, ed è parte della serie “Resistencia”. Parla delle continue migrazioni che caratterizzano il nostro tempo, come di una metafora della ricerca da parte di ogni essere umano della propria collocazione.

Attraverso la fotografia e la proiezione video, che s’intrecciano qui alla riproduzione di effetti sonori ambientali, moltiplicando le sollecitazioni sensoriali, l’artista argentina, coinvolge il visitatore e lo spinge oltre la sua convenzionale funzione di spettatore verso una condizione di partecipazione emotiva ed intellettuale.

Solo per una settimana ancora.

Su Cultframe troverete la mia recensione “ufficiale” …

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2 commenti

  1. E’ difficile non commentare la differenza fra le due “recensioni”. Sicuramente giornalistica e ineccepibile quella su “Cultframe”, ma partecipativa e poetica questa di Specchioincerto. Quale scegliere? entrambe! (grazie)

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