Charly, Rico et Sim, Rouzat, septembre 1913.A chi si trovasse ad andare quest’estate in vacanza in Olanda vorrei consigliare un’esposizione di colui che fu definito il “fotoamatore” francese più in vista del Novecento: al Foam (Foam_Fotografiemuseum Amsterdam) fino al 26 agosto è possibile, infatti, visitare la mostra “Jacques Henri Lartigue”.

Fu questi “fotoamatore” nel senso più letterale, ma anche più sentito del termine, in quanto alla fotografia si dedicò con passione sin dalla più tenera età e fino alla fine della sua vita.

Per lunghi anni Lartigue scattò instancabilmente immagini su immagini, che raccolse in più di cento album, e sperimentò con curiosità le potenzialità della tecnica fotografica che rapidamente si evolveva, attraverso apparecchi fotografici più leggeri e materiali fotosensibili più rapidi, man mano sempre più duttili alle sue intenzioni creative.

Introdotto alla fotografia dal padre – anch’egli fotoamatore – all’età di sei anni, Lartigue inizia precocemente a registrare le proprie giornate di rampollo di una delle più facoltose famiglie d’oltralpe, amante della bella vita, del gioco, degli sport, nonché delle più strane invenzioni legate alla locomozione.

Sono i primi del Novecento. In Francia, come altrove, il nuovo secolo sembra portare una ventata di fiducia verso un progresso supportato dalle innovazioni tecniche, e il giovane Lartigue fotografa con partecipe entusiasmo la propria famiglia, e la cerchia degli amici, intenti nelle loro attività preferite. E’ testimone di corse automobilistiche, dei decolli delle prime “macchine volanti”, degli esperimenti di strani marchingegni. Ritrae le passeggiate di eleganti signore, i luoghi di villeggiatura più in voga, e tutta la spensieratezza di un’epoca, che è poi stata definita Belle époque.

E’ proprio questo il periodo che la mostra olandese presenta, quello certamente più noto di Lartigue, che va dalle sue prime fotografie fino al 1932.

Ai primi riusciti tentativi, nei quali il piccolo Jacques – solo più tardi, giunto alla notorietà, aggiunge al proprio il nome di battesimo paterno: Henri – come per gioco esplora con divertita curiosità il mondo circostante attraverso le possibilità trasfiguranti offertegli dai mezzi fotografici, segue un più attento studio che si focalizza soprattutto sul movimento: la plasticità dei gesti, frazionati in mille pose; il moto, spesso lanciato, catapultato nel vuoto, in un continuo impulso vitale.

Questi scatti nascono, probabilmente, anche come veri e propri studi di supporto alle creazioni pittoriche che a quel tempo impegnano Lartigue. Rappresentano, tuttavia, e trasmettono pienamente, lo spirito positivo e ottimistico, che anima l’autore, non meno di quelle brevi annotazioni sui suoi diari, che ci parlano di una vita serena e senz’ombra di preoccupazioni, dove persino il tempo meteorologico è sempre disposto al bello. Sembrano un inno alla joie de vivre.

Accanto a un centinaio di fotografie, in questa mostra si possono ammirare pure alcuni degli album e dei diari del fotografo francese, e persino diverse immagini stereoscopiche.

Per un approfondimento sul senso dell’opera di Lartigue, vi rimando alla scheda dedicata alla sua arte.

logo Arlette Prevost detta Anna La Pradvina con Chichi e Gogo, Avenue du Bois de Boulogne, Paris, 1911 Mr Folletête (Plitt) e Tupy, Paris, marzo 1912

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