Segnaliamo l’intervento di Roberto Cavallini, docente di Storia della Fotografia presso l’Università Tor Vergata di Roma e collaboratore di CultFrame, nel dibattito stimolato dall’articolo di Maurizio De Bonis su Reportage e senso della fotografia, questo ispirato dalla mostra di Paolo Pellegrin ancora per una settimana visitabile al Museo di Roma in Trastevere.

Cavallini sposta la nostra attenzione – sull’attuale prassi espositiva, non meno che su quella editoriale, sottolineando – come da noi suggerito – il fatto che assistiamo a “una tendenza editoriale ed espositiva che dichiara di utilizzare la fotografia di reportage come una immagine che rimanda ad una persona, ad un evento, mentre, al contrario, nei fatti queste fotografie sono utilizzate per le loro qualità estetiche e per la capacità di generare meraviglia”.

Così “un lavoro di anni, di reportage, di informazione, rischia di essere ridotto ad esibizione estetica”, appiattito da un’amplificazione spettacolare – concedetemi l’ossimoro – che rende indistinguibili tempi e luoghi, conflitti e tragedie di popoli diversi, con buona pace del giornalismo, ma – in fondo – anche dell’espressione artistica, come si rileva in quest’intervento.

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