A distanza di trent’anni, il 1977  s’è scolorito nei ricordi, un po’ a causa del potere della nostalgia che finisce con l’avvolgere il passato nella generale atmosfera dei “bei tempi andati”, un po’ a causa di una forma di “rimozione” da parte della coscienza collettiva.

Pochi sanno, così, distinguerlo – fra gli anni Settanta, colorati d’impegno politico e d’ideali d’uguaglianza e libertà, di rinnovamento sociale e di rivoluzione artistica, o più banalmente dalle bizzarie di una moda fantasiosa – come l’anno del Movimento, dell’estremo tentativo di portare “la fantasia al potere” (o molto più semplicemente di costruire un fututo più equo e migliore). E’ stato, questo, un anno di grandi tensioni sociali, culminate in violenze e repressioni, col conseguente sgretolarsi delle speranze e degli aneliti post-sessantottini, in cui una vasta parte della società aveva finito col riconoscersi.

La mostra fotografica di Tano D’Amico, “è il ’77” – allestita al primo piano del Museo di Roma in Trastevere, e proposta nel festival FotoGrafia, come parte di “Questione italiana” -ci riporta con le sue immagini dentro quelle atmosfere ormai obliate: fra la speranza, l’entusiasmo, ancora vivi; fra le lotte politiche collettive e le guerriglie urbane, dove più d’una giovane vita è stata spezzata quell’anno.

Sono immagini forti e coinvolgenti, perché vissute dall’interno del Movimento, da un giovane D’Amico, che allora si era ritrovato quasi per caso ad esser fotografo e a lavorare, come tale, per il giornale “Lotta Continua”.

Sono, anche nelle situazioni più violente, diversamente dalle immagini rubate dei reporter d’oggi, scatti semplici e significativi, privi di ambiguità: proprio come dice D’Amico stesso, “fotografie limpide, chiare. Io odio le immagini con le barrette sugli occhi. Quindi dovevano essere delle fotografie in cui si dovesse vedere in modo chiaro chi erano le vittime e chi i carnefici”.  

Tano D’Amico. Copyright: Rosa Maria PuglisiNon stupisce che nel 2001, alla manifestazione di protesta seguita ai fatti del G8 di Genova, Tano D’amico fosse ancora lì a documentare, nè che il corteo lo acclamasse a gran voce.

Nello stesso museo potrete vedere altri, scatti sul 1977, nella collettiva “1977: momenti”, che ospita anche una sezione dedicata alle foto-ricordo degli Italiani, inviate dalla gente a Repubblica.it, in vista di una riflessione storica su quell’anno, attraverso il medium fotografico.

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