Nella primavera del 1970, un anno prima della sua morte, Diane Arbus tiene una lezione sul suo lavoro di fotografa, di cui vien fatta una registrazione. E’ un documento particolarmente toccante: la voce dell’artista, che tenta con toni rotti e un poco sopra le righe di far luce sul suo mondo, rivela molto più delle sue stesse parole.

Ian Talbot nel suo blog “Concerning Photography” segnala la pubblicazione online di tale registrazione in Almanac Magazine a questo link. Concordo nel dire con lui che sarà ben speso il tempo di questo ascolto.

Le pause e la manifestata paura di non saper più cosa dire, ci parlano non solo, e forse non tanto, dell’approssimarsi della crisi ultima cui non sopravviverà, ma soprattutto di una fragilità; quella che l’ha portata alla sua coraggiosa (ma forse inevitabile) scelta di onestà intellettuale nell’esplorare senza false retoriche il mondo dei freaks, in una forma empatica priva di sentimentalismi che pone in rilievo la normalità degli “strani”, e la stranezza dei cosiddetti “normali”.

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