Nell’ambito della manifestazione Torino Capitale Mondiale del Libro, è in corso la mostra “Il romanzo di figure di Lalla Romano“, una preziosa occasione per ammirare le 150 fotografie – scattate dal padre della scrittrice – che quali hanno ispirato “Nuovo Romanzo di Figure”, e i due libri che ne costituiscono le versioni precedenti: “Lettura di un‘immagine“ e “Romanzo di Figure“.

La ricerca che porta all’uscita nel 1997 della versione definitiva dura circa venti anni. Il primo libro viene pubblicato nel 1975, e l’operazione che si prefigge la scrittrice (e pittrice) piemontese è per l’epoca estremamente innovativa: “Lettura di un’immagine” è un libro in cui “le immagini sono il testo e lo scritto l’illustrazione”; in esso s’invertono le tradizionali valenze dei due codici linguistici utilizzati, quello della scrittura e quello dell’immagine.

Ogni predominanza dell’uno o dell’altro codice verrà a sparire nel corso delle successive edizioni, fino a raggiungere il risultato, nell’ultima, di un testo nel quale la scrittura non sussisterebbe senza immagini (ed anzi in una certa misura diventa immagine esso stesso); viceversa le fotografie rimarrebbero frammenti privi di una storia unitaria: non esisterebbe più un “romanzo” le cui frasi sono queste “figure”. Un romanzo che rievoca – fra ricordi, sentimenti e giudizi estetici – Roberto Romano, e racconta in una chiave tutta particolare“chi era quell’uomo che vi (in quelle fotografie) ha espresso se stesso e il suo mondo”.

A chi voglia approfondire il discorso sul lavoro di Lalla Romano, segnalo l’interessante saggio di Margherita di Fazio dal titolo “Scrittura e fotografia – Fotografia e scrittura. Due percorsi a confronto” in “Bianco e nero, nero su bianco” .

La mostra di cui sopra si svolge ovviamente a Torino, nei locali URP Consiglio Regionale del Piemonte (via Arsenale 14/g), e resterà aperta fino al 31 marzo con orario lunedì-giovedì 9.00-13.00 e 14.00-16.00, venerdì 9.00-13.00. Info: Numero Verde 800.101011.

Voglio aggiungere in conclusione un ricordo personale.

Nel 1993 ho avuto la ventura d’incontrare al SICOF (il Photoshow milanese di allora) Antonio Ria che si trovava lì per la lettura dei Portfolio di fotografi dilettanti. Ancora alle prime armi, anch’io presentavo il mio, che era davvero esiguo.

Avevo già mostrato le mie immagini ad altri professionisti presenti alla manifestazione, ma tutti si erano limitati a una routine fatta di critiche incoraggianti quanto vaghe.

L’incontro con Ria, invece, era stato “illuminante”: aveva paragonato il mio inconsapevole lavoro ad un libro che, sfogliato, mostrava qui e là immagini molto evocative e toccati, ma fra l’una e l’altra lasciava una quantità di pagine bianche, da riempire assolutamente: così non erano, infatti, che inconsistenti frammenti.

Solo molto tempo dopo avrei saputo che Antonio Ria era il compagno di Lalla Romano; e il suo discorso avrebbe acquistato per me ulteriori sfumature.

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