Il precedente post era sulla fotografia vista da un poeta che nei procedimenti di stampa “fotochimici” coglieva addirittura una metafora della creatività intellettuale ed artistica, pur trovando nella fotografia in sé troppa realtà per considerarla partecipe dell’Arte. Un’opinione anche questa su cui si può riflettere, evitando di dare tutto per scontato, creandosi una propria opinione.Vorrei tornare, però, sul dibattito fotografia digitale e fotografia analogica, proponendo qui gli stralci di alcune interviste. A quattro fotografi e ad un critico, mi era capitato di chiedere come vedessero, e vivessero, questo passaggio dalla tecnica tradizionale alla nuova tecnologia. Così avevano risposto i fotografi…

Gianni Berengo Gardin:

La fotografia non è quasi mai realtà, cioè è in gran parte realtà ma non totalmente… Io non credo a quelli che dicono che una fotografia vale mille parole; una fotografia vale molte parole, però deve esser sempre accompagnata dalle parole, che puntualizzino la situazione. Il dramma oggi col digitale è che ormai non ci sarà più nemmeno questo minimo di realtà che nelle foto c’è, perchè col digitale puoi falsificare tutto, trasformare tutto con grande semplicità: anche una volta esisteva il fotomontaggio, ma lo vedevi lontano un miglio un fotomontaggio. Oggi ci sono queste cose talmente perfette. C’è una possibilità di falsificazione che è terribile, non sai più cosa vedi e se non è una cosa completamente costruita a tavolino in una stanza…

Il discorso sulla comunicazione oggi è molto complicato, molto difficile specie la comunicazione di guerra: dalla Guerra del Golfo in poi non si può credere a qualsiasi immagine, a qualsiasi cosa, se la possono trasformare a seconda dei loro desideri delle loro voglie dei loro interessi.

Fino a pochi anni fa io nei miei libri, nei miei cataloghi, mettevo sempre all’inizio: nessuna di queste fotografie è stata ritoccata o trasformata al computer, proprio perchè si sapesse che quello che avevo fotografato era quello che vedevo io. Noi, associazione dei fotografi da anni tentiamo di avere una legge che obblighi chi fa il digitale, chi trasforma una fotografia a mettere un simbolo un segno una frase che chi la vede sa che è una cosa costruita

Quello che fa fede è la parola del fotografo, perchè bene o male è sempre la mia realtà, la realtà che interpreto io e che voglio far vedere io agli altri.

Paola Agosti:

Io non so se le nuove tecniche vanno a snaturare la fotografia, sicuramente è un linguaggio che non mi appartiene. Non mi appartiene perchè prima di tutto la fotografia è per me memoria, e quindi, secondo me appunto, quanto meno artificio tu sovrapponi alla memoria, meglio è. A me continua a piacere la fotografia come documento, come testimonianza di un tempo. Naturalmente ci sono stati i grandi maestri della fotografia che hanno fatto anche altro e che sono rimasti, quindi penso che tra i fotografi contemporanei che ricorrono ad altri mezzi ad altri artifici sicuramente alcuni resteranno nella storia della fotografia.

Io non mi sento particolarmente critica verso questi nuovi linguaggi, semplicemente dico non mi appartengono… E poi, secondo, me è anche banalmente un problema di mode. Penso, però, che non bisogna lasciarsi condizionare eccessivamente nè dalle mode nè dagli strumenti. L’importante è esprimere se stessi, quello che hai voglia di dire finchè hai voglia di dirlo.

Graciela Iturbide:

Penso che la fotografia digitale è moto pratica per un certo tipo di attività: molto rapida. Io non la uso. Amo il piacere di andare con la macchina fotografica, di arrivare alla mia camera oscura, sviluppare… Forse sono abituata, non so…

Ferdinando Scianna:

La fotografia praticamente come vicenda diciamo tecnologico culturale è alla sua conclusione, diciamo, di funzione storica. …..La fotografia digitale non è né meglio nè peggio, non do un giudizio. Ma le nuove tecnologie vengono perché le vecchie non servono più o perché servono nuove cose. Cioè la fotografia non è che è stata inventata per caso, è stata inventata perché in quel momento c’era la necessità della società di avere nuovi strumenti per comunicare e per mettersi in relazione con la realtà: serviva molto di più alla polizia, all’astronomia, alla medicina, che a mettere le foto in un museo. Cioè serviva alla società in quel momento.Adesso probabilmente la società ha bisogno di altre cose. Il mondo ha vissuto secoli senza fotografia.. millenni anzi. E credo che possa benissimo fare a meno della fotografia utilizzando tutti gli strumenti che l’uomo inventa…? Cioè si sa: gli uomini hanno fatto disegni con le pietre. Picasso diceva: possono mettermi in galera e non darmi da dipingere… dipingerò con la cacca. Cioè in un modo o in un altro gli uomini si esprimono. Però bisogna andare al passo con i tempi io penso. Io sono molto contento di stare per fare sessantanni e che questi siano cavoli vostri!

E il critico Augusto Pieroni:

Il digitale ha messo all’inizio in crisi tutti, poi si è diffuso in tutti i momenti della creazione fotografica. Non è più vero che “digitale” è solo ciò che è stato acquisito in digitale; è digitale una stampa, digitale il trattamento del negativo, digitale la produzione del negativo.

Anche se sei uno che continua a fare fotografia pura, fotochimica, magari a un certo punto ti è servito di raddrizzare linee che anche il banco ottico non riesce a raddrizzare, o recuperare luci che si sono perse per motivi di luminosità dell’obbiettivo, e l’hai potuto fare in tutta buona fede scansendo il negativo.

Il digitale non è un problema per la fotografia, esattamente come non lo è stato per la musica. La tecnologia agita solo quando è una novità d’effetto, non nel momento in cui poi viene assunta dalla società, passando da fine a mezzo.

Annunci