Lo Specchio Incerto

Tra immagine e parola

Archive for the ‘mostre’ Category

Ritratti. Frammenti di memoria.

Posted by Rosa Maria Puglisi on December 13, 2009

© Vincenzo Cottinelli. Alda Merini, 1997

Fino al 16 gennaio 2010 presso la libreria galleria Mandeep Photography and beyond di Roma (viale Scalo San Lorenzo 55) sarà possibile ammirare una vasta galleria di magnifici ritratti, scattati da Vincenzo Cottinelli nel corso di una ventina d’anni alle più grandi personalità della cultura italiana ed internazionale.

Bresciano di nascita, classe 1938, Cottinelli ha alle spalle una lunga carriera da ritrattista e reporter sociale. I suoi lavori sono stati pubblicati in Italia e all’estero su importanti testate quali Linea d’Ombra, Le Monde, Il Diario, The European, Graphis N.York, Frankfurter Allgemeine Zeitung, e numerose altre. Ha, inoltre, al suo attivo la pubblicazione di diversi volumi, nei quali appaiono illustri collaborazioni: “Sguardi”, nato da un’idea di Grazia Cherchi, con testi di Lalla Romano; “Tiziano Terzani: ritratto di un amico”, con testi di Grazia Neri e Ettore Mo; “La domenica”, con testi di Claudio Marra e Vincenzo Consolo; solo per citarne alcuni.

In questo spazio romano, dedicato a chi ama la fotografia, e dove la fotografia è trattata a tutto tondo – poiché non si tratta solo di una libreria specializzata e di una galleria, ma pure di spazio per seminari e sala di posa attrezzata, di un luogo d’incontro soprattutto, che fornisce quanto serve “affinchè un’idea si trasformi in immagine” -, il fotografo bresciano ha portato una selezione di 200 scatti in bianco e nero, dove racconta una storia poliedrica fatta di pensiero e di umanità, nel senso più nobile del termine.

Sono volti assorti o partecipi, talora persino giocosi, atteggiati in una classica posa o colti in una fugace quanto rivelatrice espressione; sfilano innanzi ai nostri occhi portando con sé il senso delle loro vite dedicate all’arte, alla poesia, alla letteratura, alla filosofia e ad ogni altra forma di attività intellettuale: trasformati in emblemi di se stessi e della loro opera.

Tra di essi figurano  i compianti Norberto Bobbio,  Alda Merini, Attilio Bertolucci, Tiziano Terzani, ma pure numerosissimi degli odierni protagonisti, fra i quali  Erri De Luca, Guido Ceronetti, Dario Fo, Giosetta Fioroni, Amos Oz, Altan e Staino, e altri ancora.

Come nella migliore ritrattistica di tutti i tempi, spesso queste scatti rivelano la persona (ovvero l’aspetto formale di una identità plasmata dal proprio ruolo nel mondo) molto più che un Io soggettivo (che tuttavia a volte pare trapelare quasi a sorpresa). E’ del resto proprio questo lo scopo di un ritratto ufficiale, che consegni ai posteri l’immagine di un protagonista della cultura; e Cottinelli si rivela un vero maestro nel fornirci la giusta sintesi di elementi da tramandare in effigie: intelligenza, talento, impegno, tipici di questi grandi che sono già o diventeranno “frammenti di memoria”; di una memoria collettiva da conservare gelosamente in tempi infelici di revisione e rimozione come quelli che oggi viviamo.

Parte delle opere esposte in questa mostra è in vendita: le stampe riportano data, titolo, e sono autografate dall’autore; la tiratura stabilita è ridottissima e, a volte, si tratta addirittura di copie uniche.

© Vincenzo Cottinelli. Lorenzo Lavia, 2006

© Vincenzo Cottinelli. Tiziano Terzani, Orsigna 2002

© Vincenzo Cottinelli. Attilio Bertolucci, 2004

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“Ri-Africa”

Posted by Rosa Maria Puglisi on December 2, 2009

© Claudia Romiti. "Ri-Africa", 2009

Fino all’8 dicembre sarà possibile visitare, presso l’ex Manifattura Tabacchi di Lucca (Piazzale G. Verdi), “Ri-Africa”, mostra fotografica che presenta il progetto con il quale Claudia Romiti si è guadagnata, nell’ambito del Lucca Digital Photo Festival, il premio destinato ai talenti emergenti della fotografia (vedi articolo).

In mostra una selezione del lavoro, costituito da una quarantina d’immagini per lo più a colori (che i visitatori possono ammirare tutte in uno slide-show) attraverso le quali la fotografa ci offre una sua rilettura affatto nuova del tema dell’immigrazione. Nuova perché del tutto scevra della consueta retorica riproposta in tutte le possibili versioni da reportage che hanno sfinito lo spettatore, il quale ormai si limita a subirne ogni ulteriore riedizione in maniera del tutto acritica.

Così, se altrove la figura dell’immigrato è immancabilmente trattata come quella di un disperato – la cui vita è nel migliore dei casi raccontata in chiave pietistica, nel peggiore in una forma che rasenta un vojerismo che si pasce delle disgrazie altrui – qui ne abbiamo invece una visione limpida e serena; oggettiva per un verso, ma al contempo totalmente simbolica ed universale.

L’idea semplice, ma tutt’altro che banale, è quella di far sfilare dinnanzi ai nostri occhi degli individui, che si recano a lavorare.

Niente di drammatico in tutto ciò: non c’è tristezza nè fatica, non c’è soprattutto svilimento della loro dignità. Procedono quietamente, pieni di quelle cianfrusaglie colorate che faranno felici i loro acquirenti: si tratta, infatti, dei cosiddetti “Vucumprà”, una categoria che per anni ha incarnato l’idea del migrante africano agli occhi un tempo bonari degli Italiani, oggi più spesso sospettosi.

Gli scatti si ripetono simili eppure diversissimi, riprendendo sul medesimo sfondo una sorta di processione, fatta da questi lavoratori, che paiono sbucare tutti dallo stesso paesaggio: un paesaggio, la cui spoglia vuotezza l’autrice riduce ad un bianco e nero senza tempo, ad indicare che il problema dell’immigrazione dall’Africa ha radici lontane nel passato, e  che questo rituale del recarsi a lavoro in terra straniera rappresenta un ennesimo ritorno, che riporta tutto ad una dimensione di corsi e ricorsi storici.

A seconda dello sguardo con cui si avvicina a queste immagini cicliche e raffinate al livello formale, probabilmente qualcuno vedrà a stento gli uomini e vorrà gustarsi soprattutto  il ritmo e i colori dell’insieme. Forse qualcun altro non riuscirà affatto a vedere degli individui, ma vedrà solo la maschera sociale da poveracci che è stata loro cucita addosso dai benpensanti.

Ognuna di queste fotografie è, però, un ritratto e costituisce il tassello di una storia complessa, ricca di sottili sfumature.

© Claudia Romiti. "Ri-Africa", 2009

© Claudia Romiti. "Ri-Africa", 2009

© Claudia Romiti. "Ri-Africa", 2009

© Claudia Romiti. "Ri-Africa", 2009

© Claudia Romiti. "Ri-Africa", 2009

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OcchiRossi Fase 2

Posted by Rosa Maria Puglisi on November 27, 2009

locandina

Dopo un primo riuscito esperimento avvenuto all’inizio di luglio,  torna OcchiRossi, il festival di fotografia indipendente organizzato da una rete di di camere oscure autogestite, associazioni culturali e singole/i individui desiderosi di diffondere la fotografia e la sua cultura.

Con 14 mostre sparpagliate per i quartieri di Casalbertone e Centocelle, in questa seconda fase gli organizzatori intendono portare la fotografia fra la gente comune, in modo da coinvolgerla.

Le mostre, dunque, escono dai canonici luoghi d’esposizione, dove incontrerebbero soltanto un pubblico di addetti o di appassionati consci del linguaggio fotografico e propongono le loro immagini nei luoghi della vita quotidiana: bar, panetterie, mercati, centri di socialità, e altro.

Le 14 mostre di questa tornata si inaugurano sabato 28 novembre con una serata allo Strike Spa di Via U. Partini, 21.

A partire dalle 19 aperitivo, trailer sulle mostre, proiezioni, incontro con i fotografi, chiacchiere e la dub&breakbeat session a cura di GHA Selecta + Dubversity.

A Casalbertone:

Paolo Cardinali “Yemen” – Strike Spa. Via u. partini 21
Fabrizio Cummo “Città” – Officina dei Sapori. Via g. pittaluga 7
Elisabetta Rampazzo “Casilino 900” – Fraschetta Romana. Via c. mezzacapo 59
Lorenzo Palombini “Surrealismo” – Magazzini Popolari Casalbertone. Via b. orero 61
Iskra “” – Bar Paolo e Evasio. Piazza santa maria consolatrice
Chiara Ronchini “Benvenuti nel libero Artsakh” – Csoa Zona Rischio. Via di pietralatella snc
Sara Minelli “Uno sguardo breve” – Csoa Zona Rischio. Via di pietralatella snc
Chiara Dalmaviva “Ristretti Orizzonti” – Caffetteria Anda. Via g. arimondi 11

A Centocelle:

Massimo Tennenini “Lo sguardo degli ultimi” – Libreria Il Mattone. Via bresadola 14
Claudio Testa “AgroPaesaggioRomano” – Fuori Posto. Via o. mattirolo 16
Manuela Collarella “LLL. La Leche League” c/o Centostorie. Via delle rose 24
Giovanni Presutti “Camerun, common people” – Libreria Rinascita. Largo agosta 36
Red “Landscapes” – Vitis Vinifera. Via tor de schiavi 294
J.Gonzales+Loves+Monkey “theDREAMERS” – Contesta Rock Hair. Via d. panaroli 11
Marija Ferrario “Aeroporto di Viterbo” – DOL. Via d. panaroli 6

Per ulteriori informazioni:
comunicazione@occhirossifestival.org
http://occhirossifestival.org

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“Antonella Monzoni. Ferita Armena”

Posted by Rosa Maria Puglisi on November 1, 2009

Armenia, il primo genocidio del XX secolo

© Antonella Monzoni. Armenia, il primo genocidio del XX secolo

Si apre oggi  e rimarrà sino al 13 dicembre, presso il Centro Culturale Altinate / San Gaetano (via Altinate) di Padova, la mostra “Antonella Monzoni. Ferita Armena”. E’ il primo evento nell’ambito di “Immaginare Armenia”, una rassegna dedicata a un popolo e un Paese fra i più martoriati nel corso del Novecento da guerre e genocidi, fino a un disastroso terremoto nel 1988.

L’esposizione, promossa dall’Assessorato alla Cultura – Centro Nazionale di Fotografia e curata da Enrico Gusella, presenta un reportage di circa 40 immagini in bianco e nero, attraverso le quali Antonella Monzoni (pluripremiata fotografa modenese che fra l’altro, ha ricevuto il Best Photographer Award al Photovernissage 2009 di San Pietroburgo ed è stata designata Autrice dell’Anno 2010 dalla FIAF) racconta con sguardo attento la sua personale esperienza d’incontro con la gente e i suoi luoghi di un’Armenia ferita, ma non prostrata.

Quelli che ci riporta sono talora siti che parlano di una storia antica: come Haghpat, sede di un celebre monastero riconosciuto dall’Unesco come patrimonio dell’umanità, che ci rimanda alla sua particolare tradizione cristiana, colma di una ritualità dagli echi persino pagani; la spiritualità del paese che per primo si è covertito al Cristianesimo e ne conserva vestigia importanti per l’arte e la religione.

Armenia, il primo genocidio del XX secolo

© Antonella Monzoni. Armenia, il primo genocidio del XX secolo

Tal altra sono posti emblematici di un sanguinoso passato, come la “Collina delle Rondini” vicino Yerevan, dove sorge il monumento al genocidio armeno e  si celebra il “giorno della  memoria”, ogni 24 aprile, recando un fiore perché non venga mai scordato il Metz Yeghèrn, il “Grande Male”, che causò lo sterminio di un milione e mezzo di uomini, colpevoli soltanto di essere armeni. E luoghi terribili come quello al confine fra Azerbaigian e Nagorno Karabagh (piccolo stato di etnia armena), dove, nei pressi di Sumgait, sorge un muro ricoperto da targhe automobilistiche azere: atroce monito delle sanguinose vendette fra i popoli armeno e azero nel corso della guerra, fra il 1989 e il 1993.

Ancor più, però, spesso Monzoni ci conduce attraverso luoghi qualsiasi, che parlano di una difficile quotidianità, simbolicamente sottolineata da condizioni atmosferiche perennemente difficili che sembrano avvolgere tutto in una pesante cappa di grigiore. Inequivocabili immagini di un Paese prima immiserito da settant’anni di occupazione sovietica  poi abbandonato allo sfacelo economico; un Paese nel quale, tuttavia, accanto alla mestizia non manca la forza morale, un coraggio che evidentemente trae forza dall’appartenenza ad una cultura, ma anche da un carattere indomito, che nulla ha potuto distogliere dalla speranza nel futuro.

Tutto questo emerge dalle immagini di Monzoni, che si muove attraverso queste realtà con percettibile partecipazione, cogliendo situazioni e dettagli pregnanti, lasciandoci di volta in volta incupire o emozionare insieme a lei.

Armenia, il primo genocidio del XX secolo

© Antonella Monzoni. Armenia, il primo genocidio del XX secolo

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“Too much or nothing”

Posted by Rosa Maria Puglisi on October 26, 2009

Segnalo un nuovo appuntamento con la fotografia contemporanea a Torino: una mostra nata dall’incontro e dalla fusione dell’opera fotografica di Edoardo Hahn e Francesco Nencini. L’inaugurazione è per domani, 27 ottobre.

logo_completo_medio1L’Osservatorio Gualino, in collaborazione con il Consorzio Villa Gualino, presenta la quinta mostra fotografica di un ciclo espositivo che, fino al dicembre 2010, porterà all’attenzione del pubblico torinese autori diversi negli esiti, ma tutti selezionati sulla base della loro progettualità rigorosa e indipendente dalle mode culturali.

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© Francesco Nencini - Edoardo Hahn

Sotto il titolo Too much or nothing viene per la prima volta presentata come organico lavoro a quattro mani quella felice convergenza progettuale nata tra Edoardo Hahn e Francesco Nencini nell’occasione della loro recente partecipazione alla rassegna sul lavoro contemporaneo organizzata dall’Associazione Pol!femo di Milano.

Pur lavorando senza conoscere il progetto l’uno dell’altro, Hahn e Nencini raggiungono una complementarietà così strabiliante da rendere quanto mai opportuno considerare come due facce della stessa medaglia i loro esiti individuali. Mentre Hahn sceglie il colore e un’osservazione prospettica impassibile degli interni di luoghi inspiegabilmente abbandonati da ogni persona e attività produttiva, Nencini trova in un bianco e nero voyeuristico, con echi hitchcockiani, la soluzione ideale per scrutare dall’esterno negli eccessi delle vite d’ufficio, immerse in orari impossibili e fatiche mentali altamente tossiche.

“Troppo o niente”, sembra purtroppo sempre più questo il paradigma di quel lavoro su cui si fonda la nostra Costituzione. Un gravissimo regresso civile e sociale del nostro tempo che i due autori contribuiscono validamente a rimarcare. (Fulvio Bortolozzo)

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Edoardo Hahn. Nato a Torino, vive e lavora a Milano come fotografo industriale e d’architettura. Sue fotografie sono pubblicate da importanti quotidiani e riviste. Attualmente collabora con l’agenzia Grazia Neri. La ricerca fotografica affronta il tema del rinnovamento della percezione attraverso una visione sospesa tra sogno e realtà. I lavori autoriali vengono presentati in varie gallerie e festival italiani ed internazionali.
Per ulteriori informazioni: www.edoardohahn.com

Francesco Nencini. Regista pubblicitario e fotografo di nascita fiorentina, vive e lavora a Milano. L’attività autoriale si concentra sulla condizione urbana contemporanea e sull’ambiente dello spettacolo, visto dal suo interno. Il libro fotografico “I Non Luoghi” (2005) ha vinto il primo premio assoluto a Orvieto Fotografia. I suoi lavori vengono presentati in vari festival internazionali, tra cui si ricordano Photo España e il Festival di Arles.

Per ulteriori informazioni: www.francesconencini.com
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Sede della mostra:
Villa Gualino (foyer Sala A)
Viale Settimio Severo 63, 10133 Torino

Inaugurazione:
martedì 27 ottobre 2009
dalle ore 18:00 alle ore 20:30
Orario di visita:
tutti i giorni, dalle ore 10:00 alle 20:00
(ingresso libero)

Informazioni:
tel. 011.660.3555 (Villa Gualino)
e-mail info@osservatoriogualino.net
www.osservatoriogualino.net

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A Ovada “Passaggi e Paesaggi”

Posted by Rosa Maria Puglisi on October 22, 2009

© Enrico Minasso - modica1608200825082008

© Enrico Minasso - modica1608200825082008

Dal 23 al 30 novembre lo Spazio sotto l’ombrello presso la Scalinata Sligge di Ovada ospita la mostra collettiva “Passaggi e Paesaggi”, che presenta gli scatti di cinque autori mettendo a confronto altrettanti  modi di intendere il Paesaggio.

Genere antico su cui da sempre si sono cimentati artisti, professionisti e amatori, il Paesaggio è ormai da tempo soggetto – come del resto tutta la fotografia  – a svariati tentativi di ridefinizione, sembrando ormai del tutto logoro il concetto di “veduta” che ad esso si soleva collegare, poiché richiama inevitabilmente alla mente l’idea abusata di “cartolina”, luogo di un’immaginario precostituito, come già Luigi Ghirri aveva sottolineato con una rilettura concettuale, che minava alla base ogni presupposto realistico proprio in questa forma di fotografia, che – fra le altre – si potrebbe supporre più fedelmente documentaria.

Vittore Fossati, Mario Tinelli, Andrea Repetto, Enrico Minasso e Carlo Cichero, le cui diverse formazioni in questa mostra si esprimono liberamente in quello che appare un proficuo dialogo, sembrano precisare in primo luogo uno slittamento del Paesaggio da una dimensione più segnatamente naturale verso quella umana e persino mentale.

© Carlo Cichero - ognuno è solo su questa terra

© Carlo Cichero - ognuno è solo su questa terra

Lo fanno in vari modi. Da quelli dove tale transito risulta quasi inavvertito, come in Tinelli, il quale volge il suo obiettivo ai segni del passaggio umano impressi nei campi; e come in Carlo Cichero, che mette in scena luoghi “da sogno” dove si aggirano – si direbbe un po’ spaesate – piccole figure non del tutto protagoniste di quegli spazi; a quelli più esibitamente antropizzati: le visioni urbane di Repetto, dove l’assenza dell’essere umano è ben più eloquente di una presenza, e gli sprazzi di luoghi più mentali (o forse “senti-mentali”) di Enrico Minasso, fatti di esperienze nelle quali il passaggio all’umano è già compiuto e sedimentato nella memoria. Più radicalmente in Fossati, la lettura del Paesaggio diviene meta-fotografica, attraverso il ritorno ad un apparente vedutismo di stampo classico, rivisitato – in maniera del tutto esibita – attraverso una  “ricomposizione ideale” della realtà.

Diversi gli approcci e diversi gli esiti, ciò che accomuna i lavori di questi autori, pare essere il senso di un transito, di un “passaggio” appunto, dal fisico al mentale, dalla realtà al concetto.

Si tratta di un primo interessante incontro con la fotografia contemporanea per lo Spazio sotto l’ombrello, che prossimamente ospiterà il progetto Centro Studi  sull’Immagine Contemporanea, diretto da Andrea Repetto: un progetto che prevede la costituzione di una collezione – e la divulgazione – di lavori di fotografi italiani, noti e meno noti, che non sempre riescono ad ottenere la meritata visibilità nei consueti circuiti.

Nell’ambito della mostra è, inoltre, prevista per venerdì 20 novembre alle ore 21 la presentazione del volume “Viaggio in un paesaggio terrestre” di Vittore Fossati e Giorgio Messori.

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© Mario Tinelli - osservazioni naturali

© Mario Tinelli - osservazioni naturali

© Andrea Repetto - mes3marghera

© Andrea Repetto - mes3marghera

© Vittore Fossati - Isola di Capri 2002

© Vittore Fossati - Isola di Capri 2002

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Tra passione e professione: Fotoleggendo

Posted by Rosa Maria Puglisi on October 7, 2009

Locandina FL09_bassa

locandina di FotoLeggendo 2009

S’inaugura a Roma venerdì 9 alle ore 18.00 presso l’I.S.A, nello storico Istituto Antincendi di Via del Commercio 13, la quinta edizione di FotoLeggendo, l’ormai atteso appuntamento che ogni anno ad ottobre offre un nutrito programma di mostre, proiezioni, workshop e seminari sulla fotografia.

Prodotta e organizzata da Officine Fotografiche con il contributo dell’Assessorato alla Cultura dell’XI Municipio del Comune di Roma, il patrocinio dell’Assessorato allo Spettacolo, Sport e Cultura della Regione Lazio e della Provincia di Roma, la sponsorizzazione tecnica dell’Istituto Superiore Antincendi e  la collaborazione della FIAF, la manifestazione fa parte del Circuito nazionale “Portfolio Italia – Gran Premio Epson – Premio Kiwanis” ed è un’occasione imperdibile per quanti intendano sottoporre i propri lavori fotografici al vaglio di esperti qualificati: photoeditor, critici, giornalisti, docenti del DAC della FIAF, fotografi professionisti (alle letture di portfolio è dedicata la giornata di sabato 10; con iscrizione in segreteria a partire dalle 8.30);  ma pure una rassegna d’immagini davvero stimolante per coloro che desiderano addentrarsi nel variegato panorama fotografico, offerta dalle 19 mostre che saranno visitabili negli stessi locali dell’I.S.A fino al 24 di ottobre. Accanto ad autori di livello internazionale come Franco Pinna, Tano D’Amico e Marco Vacca, espongono autori meno noti, i cui lavori sono tutti da scoprire, quali Mashid Mohadjerin, Mario Spada, Andrea Attardi, Olivio Argenti, Sara Munari, Anna Di Prospero, Marco Barbon, Chiara Goia, Fabio Rizzo, Renata Romagnoli, Alessandro Cola e Paolo Miserini.

Uno spazio importante è, come di consueto, riservato agli esordienti, Andrea Campesi (Premio FotoLeggendo 2008) e Norma Rossetti (Premio FIAF/EPSON “Portfolio Italia 2008”). Altre tre mostre saranno dedicate a Christian Lutz, Sandro di Camillo, finalisti del neonato Premio Tabò e al vincitore del “prix échange” Boutographie – FotoLeggendo, Olivier Fermariello.
Un reportage sulle attività della Casa Circondariale del carcere di Rebibbia, realizzato da Massimo Bottarelli su commissione di Officine Fotografiche, sarà inoltre esposto nella sezione dedicata al reportage sociale.

Fra le giornate di sabato e domenica si svolgeranno diversi incontri con autori, critici e addetti del settore fotografico, mentre dal 15 al 31 ottobre si darà un più ampio spazio all’apprendimento, grazie ai workshop di fotografia e photoediting, che si svolgeranno presso Officine Fotografiche, in via Casale de Merode 17/a.

Molti altri eventi si susseguiranno nell’arco della manifestazione, per i dettagli della quale vi rimando al programma sul sito www.fotoleggendo.it.

Mi sembrano interessanti, da segnalare, fra gli altri, la performance fotografica CafeXperiment di Valentina Cinelli, lo spettacolo teatrale ispirato a Italo Calvino curato da Controchiave, l’installazione fotografica Un Muro di fotografie contro i Muri nel mondo. E ancora  l’iniziativa Immagini in compagnia, percorso di visita guidato attraverso le opere degli autori di FotoLeggendo, che intende “dare l’opportunità a tutti gli interessati di approfondire le dinamiche artistiche, tecniche e le vicissitudini personali che si celano dietro gli scatti dei fotografi protagonisti”.

Ce n’è, insomma, per tutti i gusti.

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Nuovi inquisitori

Posted by Rosa Maria Puglisi on September 30, 2009

nuoviPer MassenzioArte s’inaugura domani in via del Commercio 12, a Roma, una interessante mostra fatta d’immagini, installazioni e perfomance, che resterà aperta fino all’11 ottobre.

Eccone il comunicato stampa:

Inserita nella 5a Giornata del Contemporaneo, manifestazione nazionale patrocinata dall’Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, “i nuovi inquisitori” è una mostra di immagini, installazioni, performance prodotta da Abusidarte per la MassenzioArte.

Gli artisti: Maurizio Chelucci, Susan Kammerer, Carlo Gianferro, GianDomenico Marini, attivi nella produzione di eventi e performance legate al gruppo Abusidarte, si confrontano e con i rispettivi linguaggi danno una loro lettura di quello che oggi può identificarsi come la nuova inquisizione.

Interventi:

… Inquisire: indagine condotta con l’uso di pesanti pressioni psicologiche ……………… eppure le logiche inquisitorie non si esauriscono. Maurizio Chelucci presenta per questo progetto un’istallazione nella quale ci troviamo di fronte a dei volti femminili che rappresentano uno spaccato familiare: madre e figlie che, coerentemente con i tempi, ribaltano le sudditanze storiche chiedendo conto, indagando.”….. Il fruitore è passivo, inerte, oggetto, la personalità si annulla necessariamente; incapace di fare fronte a questo mutamento dove la figura paterna scompare per lasciare il posto ad una nuova cultura che nel corso degli ultimi decenni ha messo in crisi i ruoli, spesso ribaltandoli.

Per Carlo Gianferro l’inquisizione all’interno dei luoghi di lavoro ha assunto un nuovo termine: “mobbing”, pratica usata nei confronti dei dipendenti che provoca a volte una catastrofe emotiva, la “stanza del capo” è il luogo del potere che l’impiegato cerca di evitare come un moderno Fantozzi….

Inquisire, di per se, non è un’attività negativa: uno scienziato inquisisce ed anche un artista lo fa. Però, istintivamente, si pensa a quell’accezione negativa legata al fatto che l’inquisire è stato spesso usato intenzionalmente per screditare e condannare “a prescindere” la vittima predestinata. In Killer Paparazzi, Giandomenico Marini ha voluto mettere in luce questo aspetto. Spesso la stampa, la cattiva stampa, opera questo processo. Ma cosa succede se si inventa di sana pianta una storia e si adduce una foto come documentazione della realtà dei fatti? Se il tutto è ironico e grottesco come in Killer Paparazzi … non succede nulla. Ma se fosse solo un po’ più realistico?

Facendo una ricerca sul tema della mostra, ci racconta Susan Kammerer, sono stata colpita dalla vita e delle opere di Giordano Bruno. Sono rimasta affascinata dal suo vigoroso appello alla ragione e alla logica come base per determinare la verità. Mi ha impressionato la rivolta dell’uomo contro un pensiero esistente ed il desiderio di andare oltre. La ricerca della verità consiste nel guardare fuori dai confini, avere l’abilità di domandare, interpretare e capire la vita in tutte le sue forme. L’universo è infinito, ma è solo la libertà di pensiero che ci permette di riconoscerlo come tale. Shadows of Ideas è una serie di otto fotografie che simboleggia il numero di anni che Giordano Bruno è rimasto imprigionato e torturato per le sue idee. Un uomo può essere rinchiuso in uno spazio limitato, ma ricercherà sempre l’infinito. Catturando la luce, la macchina fotografica rivela una verità, ma mostra anche una realtà non chiara, indefinita o quasi nascosta. Qual è il vero soggetto di ogni fotografia? Qual è la verità completa? Come in tutte le cose, solo con osservazione, approfondimento e studio le verità possono finalmente rivelarsi. Le fotografie sono ombre delle idee e ombre della verità.

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La nuda luce di Alessandra Vinotto

Posted by Rosa Maria Puglisi on September 23, 2009

© Alessandra Vinotto

© Alessandra Vinotto - da "Naked Light"

In collaborazione con Vision Quest Contemporary Photography si inaugura oggi, mercoledì 23 alle 19.30, presso la Fortezza Firmafede di Sarzana (SP) una installazione fotografica di Alessandra Vinotto, dal titolo “Naked Light”, costituita da 15 pannelli in plexiglass 50×70.

Da anni fotografa di teatro, ritrattista e reporter di viaggi, Vinotto si è avvicinata recentemente al mondo del videoclip e della videoarte, lavorando come Art director col regista Francesco Rotunno.

Il suo lavoro di ricerca personale è stato ed è, però, sin dagli esordi in fotografia legato ad una intensa indagine sul linguaggio corporeo, attraverso il ritratto e anche l’autoritratto, poiché – come afferma – “nulla meglio del corpo è in grado di rappresentare appieno l’umanità….e l’umanità non è solo spirito!”.

In “Naked Light” esplora, sotto luci estremamente intense, corpi femminili che emergono da una fitta oscurità per palesare le loro verità, legate a una femminilità carica di sensualità ma priva del tutto di ammiccamenti, che emerge dalle forme e dai semplici gesti, liberati dall’impaccio delle vesti, come – idealmente – da quello d’ogni abito mentale.

E’ dunque un disvelamento della mente; ma nulla rivela della realtà delle modelle ritratte, tutto di quella dello spettatore che su queste immagini ha modo di proiettarsi, poiché i contrasti forti del bianco e nero riducono la realtà ad una traccia e lo invitano a colmare i vuoti percettivi col proprio pensiero, le forme accennate e dematerializzate lo invitano a ritornare su “pensieri dimenticati, sensazioni accantonate e mai ammesse, desideri inconfessabili….”

© Alessandra Vinotto - da "Naked Light"

© Alessandra Vinotto - da "Naked Light"

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“Olimpia” di Fulvio Bortolozzo

Posted by Rosa Maria Puglisi on September 17, 2009

© Fulvio Bortolozzo 2004  –  12 aprile 2004 /4, Lungo Dora Siena

© Fulvio Bortolozzo 2004 – 12 aprile 2004 /4, Lungo Dora Siena

E’ in corso fino al 3 ottobre presso l’Osservatorio Gualino a Torino (nella Villa Gualino – foyer A – Viale Settimio Severo 63) la terza di un ciclo di mostre che si chiuderà nel dicembre 2010; ad esporre è proprio colui che del progetto di questo osservatorio sulla fotografia contemporanea è il promotore: Fulvio Bortolozzo.

Premio Fotosintesi 2005, segnalato lo stesso anno anche alla manifestazione di Savignano sul Rubicone “Portfolio in Piazza”, il lavoro presentato s’intitola “Olimpia” ed è una selezione tratta dalla più ampia serie Scene di Passaggio.

In “Olimpia” Bortolozzo sviluppa la tematica del “paesaggio urbano della nuova Torino olimpica”, e per farlo sceglie  luoghi lontani da quelli che per l’immaginario collettivo sono sinonimi del capoluogo piemontese; luoghi anonimi che propone sovente in una chiave notturna, allo scopo di accentuare un senso di straniamento e concentrazione, che è comunque già insito in queste vedute prive di esseri umani e fortemente geometrizzate.

© Fulvio Bortolozzo - 13 gennaio 2005

© Fulvio Bortolozzo - 13 gennaio 2005, , via Valprato

Le linee disegnano con precisione prospettive, che lasciano scorrere lo sguardo dal primo piano per addentrarsi in lontananza fin dove è possibile e idealmente anche oltre; la freddezza delle luci al tungsteno evoca talora i paesaggi lunari di certa filmografia; complessivamente si ha l’impressione d’un paesaggio onirico, se non fosse per la definizione estrema dei particolari.

E’ questa “restituzione ottica” della scena (frutto di un’attrezzatura tradizionale, fatta di pellicole piane 4×5″ e d’una macchina pieghevole di legno) accurata, e paradigmatica di un modello prospettico, che sappiamo imprescindibile per l’invenzione stessa della fotografia, a darci un’indicazione precisa dello spessore del lavoro di Bortolozzo.

Si tratta, in verità, un’indagine metafotografica sull’atto stesso del fotografare, che diventa narrazione autobiografica, tracciando la presenza dell’autore nel suo quotidiano. L’elaborazione dell’input percettivo personale attraverso strumenti tecnici e stilistici arriva ad una restituzione della realtà in forma iconica; una forma, però, sublimata dalla cultura visuale, in cui il fotografo trova modo di esprimere la propria riflessione su un fenomenodi dilagante urbanesimo, che è tipico delle maggiori città europee,  e che vede Torino in prima linea.

Al termine della mostra le immagini verranno collocate, fino alla fine del 2010, lungo i corridoi al primo piano della struttura alberghiera di Villa Gualino.

© Fulvio Bortolozzo - 28 novembre 2005

© Fulvio Bortolozzo - 28 novembre 2005, corso Mortara


Villa Gualino (foyer Sala A)
Viale Settimio Severo 63, 10133 Torino

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