Lo Specchio Incerto

Tra immagine e parola

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OcchiRossi Fase 2

Posted by Rosa Maria Puglisi on November 27, 2009

locandina

Dopo un primo riuscito esperimento avvenuto all’inizio di luglio,  torna OcchiRossi, il festival di fotografia indipendente organizzato da una rete di di camere oscure autogestite, associazioni culturali e singole/i individui desiderosi di diffondere la fotografia e la sua cultura.

Con 14 mostre sparpagliate per i quartieri di Casalbertone e Centocelle, in questa seconda fase gli organizzatori intendono portare la fotografia fra la gente comune, in modo da coinvolgerla.

Le mostre, dunque, escono dai canonici luoghi d’esposizione, dove incontrerebbero soltanto un pubblico di addetti o di appassionati consci del linguaggio fotografico e propongono le loro immagini nei luoghi della vita quotidiana: bar, panetterie, mercati, centri di socialità, e altro.

Le 14 mostre di questa tornata si inaugurano sabato 28 novembre con una serata allo Strike Spa di Via U. Partini, 21.

A partire dalle 19 aperitivo, trailer sulle mostre, proiezioni, incontro con i fotografi, chiacchiere e la dub&breakbeat session a cura di GHA Selecta + Dubversity.

A Casalbertone:

Paolo Cardinali “Yemen” – Strike Spa. Via u. partini 21
Fabrizio Cummo “Città” – Officina dei Sapori. Via g. pittaluga 7
Elisabetta Rampazzo “Casilino 900” – Fraschetta Romana. Via c. mezzacapo 59
Lorenzo Palombini “Surrealismo” – Magazzini Popolari Casalbertone. Via b. orero 61
Iskra “” – Bar Paolo e Evasio. Piazza santa maria consolatrice
Chiara Ronchini “Benvenuti nel libero Artsakh” – Csoa Zona Rischio. Via di pietralatella snc
Sara Minelli “Uno sguardo breve” – Csoa Zona Rischio. Via di pietralatella snc
Chiara Dalmaviva “Ristretti Orizzonti” – Caffetteria Anda. Via g. arimondi 11

A Centocelle:

Massimo Tennenini “Lo sguardo degli ultimi” – Libreria Il Mattone. Via bresadola 14
Claudio Testa “AgroPaesaggioRomano” – Fuori Posto. Via o. mattirolo 16
Manuela Collarella “LLL. La Leche League” c/o Centostorie. Via delle rose 24
Giovanni Presutti “Camerun, common people” – Libreria Rinascita. Largo agosta 36
Red “Landscapes” – Vitis Vinifera. Via tor de schiavi 294
J.Gonzales+Loves+Monkey “theDREAMERS” – Contesta Rock Hair. Via d. panaroli 11
Marija Ferrario “Aeroporto di Viterbo” – DOL. Via d. panaroli 6

Per ulteriori informazioni:
comunicazione@occhirossifestival.org
http://occhirossifestival.org

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A Ovada “Passaggi e Paesaggi”

Posted by Rosa Maria Puglisi on October 22, 2009

© Enrico Minasso - modica1608200825082008

© Enrico Minasso - modica1608200825082008

Dal 23 al 30 novembre lo Spazio sotto l’ombrello presso la Scalinata Sligge di Ovada ospita la mostra collettiva “Passaggi e Paesaggi”, che presenta gli scatti di cinque autori mettendo a confronto altrettanti  modi di intendere il Paesaggio.

Genere antico su cui da sempre si sono cimentati artisti, professionisti e amatori, il Paesaggio è ormai da tempo soggetto – come del resto tutta la fotografia  – a svariati tentativi di ridefinizione, sembrando ormai del tutto logoro il concetto di “veduta” che ad esso si soleva collegare, poiché richiama inevitabilmente alla mente l’idea abusata di “cartolina”, luogo di un’immaginario precostituito, come già Luigi Ghirri aveva sottolineato con una rilettura concettuale, che minava alla base ogni presupposto realistico proprio in questa forma di fotografia, che – fra le altre – si potrebbe supporre più fedelmente documentaria.

Vittore Fossati, Mario Tinelli, Andrea Repetto, Enrico Minasso e Carlo Cichero, le cui diverse formazioni in questa mostra si esprimono liberamente in quello che appare un proficuo dialogo, sembrano precisare in primo luogo uno slittamento del Paesaggio da una dimensione più segnatamente naturale verso quella umana e persino mentale.

© Carlo Cichero - ognuno è solo su questa terra

© Carlo Cichero - ognuno è solo su questa terra

Lo fanno in vari modi. Da quelli dove tale transito risulta quasi inavvertito, come in Tinelli, il quale volge il suo obiettivo ai segni del passaggio umano impressi nei campi; e come in Carlo Cichero, che mette in scena luoghi “da sogno” dove si aggirano – si direbbe un po’ spaesate – piccole figure non del tutto protagoniste di quegli spazi; a quelli più esibitamente antropizzati: le visioni urbane di Repetto, dove l’assenza dell’essere umano è ben più eloquente di una presenza, e gli sprazzi di luoghi più mentali (o forse “senti-mentali”) di Enrico Minasso, fatti di esperienze nelle quali il passaggio all’umano è già compiuto e sedimentato nella memoria. Più radicalmente in Fossati, la lettura del Paesaggio diviene meta-fotografica, attraverso il ritorno ad un apparente vedutismo di stampo classico, rivisitato – in maniera del tutto esibita – attraverso una  “ricomposizione ideale” della realtà.

Diversi gli approcci e diversi gli esiti, ciò che accomuna i lavori di questi autori, pare essere il senso di un transito, di un “passaggio” appunto, dal fisico al mentale, dalla realtà al concetto.

Si tratta di un primo interessante incontro con la fotografia contemporanea per lo Spazio sotto l’ombrello, che prossimamente ospiterà il progetto Centro Studi  sull’Immagine Contemporanea, diretto da Andrea Repetto: un progetto che prevede la costituzione di una collezione – e la divulgazione – di lavori di fotografi italiani, noti e meno noti, che non sempre riescono ad ottenere la meritata visibilità nei consueti circuiti.

Nell’ambito della mostra è, inoltre, prevista per venerdì 20 novembre alle ore 21 la presentazione del volume “Viaggio in un paesaggio terrestre” di Vittore Fossati e Giorgio Messori.

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© Mario Tinelli - osservazioni naturali

© Mario Tinelli - osservazioni naturali

© Andrea Repetto - mes3marghera

© Andrea Repetto - mes3marghera

© Vittore Fossati - Isola di Capri 2002

© Vittore Fossati - Isola di Capri 2002

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La nuda luce di Alessandra Vinotto

Posted by Rosa Maria Puglisi on September 23, 2009

© Alessandra Vinotto

© Alessandra Vinotto - da "Naked Light"

In collaborazione con Vision Quest Contemporary Photography si inaugura oggi, mercoledì 23 alle 19.30, presso la Fortezza Firmafede di Sarzana (SP) una installazione fotografica di Alessandra Vinotto, dal titolo “Naked Light”, costituita da 15 pannelli in plexiglass 50×70.

Da anni fotografa di teatro, ritrattista e reporter di viaggi, Vinotto si è avvicinata recentemente al mondo del videoclip e della videoarte, lavorando come Art director col regista Francesco Rotunno.

Il suo lavoro di ricerca personale è stato ed è, però, sin dagli esordi in fotografia legato ad una intensa indagine sul linguaggio corporeo, attraverso il ritratto e anche l’autoritratto, poiché – come afferma – “nulla meglio del corpo è in grado di rappresentare appieno l’umanità….e l’umanità non è solo spirito!”.

In “Naked Light” esplora, sotto luci estremamente intense, corpi femminili che emergono da una fitta oscurità per palesare le loro verità, legate a una femminilità carica di sensualità ma priva del tutto di ammiccamenti, che emerge dalle forme e dai semplici gesti, liberati dall’impaccio delle vesti, come – idealmente – da quello d’ogni abito mentale.

E’ dunque un disvelamento della mente; ma nulla rivela della realtà delle modelle ritratte, tutto di quella dello spettatore che su queste immagini ha modo di proiettarsi, poiché i contrasti forti del bianco e nero riducono la realtà ad una traccia e lo invitano a colmare i vuoti percettivi col proprio pensiero, le forme accennate e dematerializzate lo invitano a ritornare su “pensieri dimenticati, sensazioni accantonate e mai ammesse, desideri inconfessabili….”

© Alessandra Vinotto - da "Naked Light"

© Alessandra Vinotto - da "Naked Light"

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“Olimpia” di Fulvio Bortolozzo

Posted by Rosa Maria Puglisi on September 17, 2009

© Fulvio Bortolozzo 2004  –  12 aprile 2004 /4, Lungo Dora Siena

© Fulvio Bortolozzo 2004 – 12 aprile 2004 /4, Lungo Dora Siena

E’ in corso fino al 3 ottobre presso l’Osservatorio Gualino a Torino (nella Villa Gualino – foyer A – Viale Settimio Severo 63) la terza di un ciclo di mostre che si chiuderà nel dicembre 2010; ad esporre è proprio colui che del progetto di questo osservatorio sulla fotografia contemporanea è il promotore: Fulvio Bortolozzo.

Premio Fotosintesi 2005, segnalato lo stesso anno anche alla manifestazione di Savignano sul Rubicone “Portfolio in Piazza”, il lavoro presentato s’intitola “Olimpia” ed è una selezione tratta dalla più ampia serie Scene di Passaggio.

In “Olimpia” Bortolozzo sviluppa la tematica del “paesaggio urbano della nuova Torino olimpica”, e per farlo sceglie  luoghi lontani da quelli che per l’immaginario collettivo sono sinonimi del capoluogo piemontese; luoghi anonimi che propone sovente in una chiave notturna, allo scopo di accentuare un senso di straniamento e concentrazione, che è comunque già insito in queste vedute prive di esseri umani e fortemente geometrizzate.

© Fulvio Bortolozzo - 13 gennaio 2005

© Fulvio Bortolozzo - 13 gennaio 2005, , via Valprato

Le linee disegnano con precisione prospettive, che lasciano scorrere lo sguardo dal primo piano per addentrarsi in lontananza fin dove è possibile e idealmente anche oltre; la freddezza delle luci al tungsteno evoca talora i paesaggi lunari di certa filmografia; complessivamente si ha l’impressione d’un paesaggio onirico, se non fosse per la definizione estrema dei particolari.

E’ questa “restituzione ottica” della scena (frutto di un’attrezzatura tradizionale, fatta di pellicole piane 4×5″ e d’una macchina pieghevole di legno) accurata, e paradigmatica di un modello prospettico, che sappiamo imprescindibile per l’invenzione stessa della fotografia, a darci un’indicazione precisa dello spessore del lavoro di Bortolozzo.

Si tratta, in verità, un’indagine metafotografica sull’atto stesso del fotografare, che diventa narrazione autobiografica, tracciando la presenza dell’autore nel suo quotidiano. L’elaborazione dell’input percettivo personale attraverso strumenti tecnici e stilistici arriva ad una restituzione della realtà in forma iconica; una forma, però, sublimata dalla cultura visuale, in cui il fotografo trova modo di esprimere la propria riflessione su un fenomenodi dilagante urbanesimo, che è tipico delle maggiori città europee,  e che vede Torino in prima linea.

Al termine della mostra le immagini verranno collocate, fino alla fine del 2010, lungo i corridoi al primo piano della struttura alberghiera di Villa Gualino.

© Fulvio Bortolozzo - 28 novembre 2005

© Fulvio Bortolozzo - 28 novembre 2005, corso Mortara


Villa Gualino (foyer Sala A)
Viale Settimio Severo 63, 10133 Torino

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La vita di Willy Ronis

Posted by Rosa Maria Puglisi on September 13, 2009

Ieri si è spento all’età di novantanove anni uno dei sommi maestri della fotografia umanista. Qui vogliamo ricordarne la vita con un articolo che ho scritto nel 2004, e si trovava pubblicato su Cultframe.

Per ulteriori informazioni sulla sua opera, rimando alla pagina che su questo blog gli è dedicata: http://specchioincerto.wordpress.com/fotografia-umanista/willy-ronis/

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copertina del libro di Willy Ronis "I doni del caso"

copertina del libro di Willy Ronis "I doni del caso"

Willy Ronis nasce a Parigi il 14 agosto 1910, è figlio di immigrati: il padre, ebreo ucraino, era arrivato in Francia sei anni prima e, già fotografo, aveva trovato un posto da ritoccatore nello studio di un ritrattista; appassionato di canto, aveva incontrato la futura sposa, una giovane insegnante di pianoforte lituana, in un circolo musicale. Costei, continuando per qualche anno dopo il matrimonio ad esercitare a casa la propria professione, dà un’impronta particolare all’infanzia di Willy, che inizia prestissimo a studiare il violino e cresce con l’idea di diventare compositore.

Studia, con scarso profitto, al Liceo Luis-le-Grand, ma è molto portato per il disegno e ama la pittura classica. Per il sedicesimo compleanno, chiede in regalo la sua prima macchina fotografica, una Kodak dall’insolito formato 6,5×11. Le prime esperienze da fotoamatore si svolgono nello studio del padre, che dopo il matrimonio si è messo in proprio: lo interessano soprattutto i ritratti, ma non avendo a disposizione modelli, ripiega su autoritratti e scatti in esterni, che sviluppa e stampa da sé, avendo appreso sin da piccolo l’arte, attraverso l’osservazione del padre al lavoro.

La passione di Willy resta, comunque, la musica e, per poter pagare le lezioni di armonia, fa il violinista in un ristorante a Champs Elysées. Intanto cerca di assecondare, iscrivendosi in Legge, i desideri dei genitori che vorrebbero per lui un futuro da funzionario. Dopo un primo anno fallimentare, lascia l’università, per assolvere all’obbligo militare; durante quel periodo fa il meteorologo e continua a suonare.

La fotografia sembra dimenticata, finché, al ritorno a casa nel 1932, non è costretto a sostituire nel lavoro il padre gravemente malato. Deve, per questo, abbandonare la musica.

Il lavoro che deve affrontare è alquanto deprimente per il giovane Ronis: egli ha sempre coltivato le proprie inclinazioni artistiche, ma ora deve limitarsi a soddisfare il gusto piccolo borghese della clientela; il proprio, l’ha invece affinato durante lunghe visite al Louvre e alle mostre della Società Francese di Fotografia, così ammira le fotografie pubblicate sugli album annuali di Arts et Métiers Graphiques, o su Vu (rivista illustrata che precorre il più celebre Life) ed è assiduo frequentatore delle mostre nel quartiere latino, dove innovatori come Kertesz e Brassaï, espongono immagini che non contraddicono ma ampliano la sua visione classica.

Unico sprazzo nel grigiore di un lavoro per nulla gratificante, sono le commissioni di foto industriali. Nel tempo libero Willy prende l’abitudine di errare per la sua Parigi a caccia di immagini: si sente finalmente coinvolto nella fotografia. Sperimenta formati fotografici più piccoli (4,5×6, 3×4), che ampliano le sue potenzialità espressive; si interessa alle riprese notturne e in luce artificiale. Trovandosi in vacanza in montagna, inizia a formare quella che chiamerà la sua “fototeca sulla neve”, un archivio che si arricchirà sempre più negli anni e, a partire dal 1935, gli garantirà la collaborazione sia con riviste specializzate che con il Commissariato per il Turismo.

E’ un periodo difficile per la Francia, scossa dai fermenti sociali del Fronte Popolare. Willy Ronis documenta gli avvenimenti di quei giorni per alcuni giornali di sinistra e, per avere qualche soldo in più, scrive pure qualche articolo per Regards.

Nel 1936, alla morte del padre, la sua situazione economica non sarebbe propizia a un simile passo, tuttavia decide di chiudere lo studio per fare il fotografo illustratore, considerando ormai intollerabile la discrepanza fra i propri intenti fotografici e le richieste della clientela. Complice l’incontro di Chim Seymour e di Robert Capa, la fotografia da ripiego necessario diventa una consapevole scelta di vita.

Il giovane incontra difficoltà all’inizio, anche a causa di un’attrezzatura antiquata e ridotta al minimo indispensabile, ma l’acquisto di una Rolleiflex di seconda mano, gli consente di ottenere la maggior rapidità e maneggevolezza che esigono i suoi nuovi lavori; e intanto trova un buon socio in Naf, che deve appoggiarsi a lui, mancando di regolare visto di lavoro: insieme sono fra i primi a fotografare la sconvolgente Guernica di Picasso, in mostra per la prima volta all’Expo 37.

Ronis preferisce spaziare in vari campi della fotografia, anche se restano le foto industriali la sua principale fonte di guadagno. Le sue prime personali, “Neige dans le Vosges” e “Paris la nuit” hanno luogo nel ’37, mentre lo storico reportage sullo sciopero alla Citröen è dell’anno successivo; anno, questo, in cui s’imbarca per due viaggi lavorando come fotografo di bordo, al seguito di un ex compagno d’armi, il quale ha ora una compagnia di navigazione. Raccoglie così una grande quantità di immagini attraverso tutto il Mediterraneo: da questi scatti, Robert Capa trarrà diversi servizi d’attualità da proporre attraverso la piccola agenzia, che dirige in quel momento.

La guerra obbliga il fotografo francese a una lunga pausa dalla sua attività, durante la quale improvvisa vari mestieri: fra questi quello di pittore su gioielli, gli fa incontrare Marie-Anne che sposa nel ’46.

Dopo la Liberazione, ritorna con fervore alla fotografia: lo ispira soprattutto il reportage e lavora per la stampa illustrata. Diventa membro del “Groupe de XV”, e partecipa alle loro mostre annuali tra il ’47 e il ’60. Entra anche a far parte dell’agenzia Rapho, ma l’abbandonerà già nel ’49 a causa di una divergenza riguardo il controllo delle didascalie accanto alle foto.

La notorietà di Willy Ronis aumenta di pari passo con l’apprezzamento del suo lavoro: il “Prix Kodak” che gli è consegnato nel 1947, è solo il primo dei tanti premi che riceverà negli anni. Nel 1954 pubblica un libro, “Belleville-Ménilmontant”, dedicato all’amata Parigi. E’ l’anno in cui infine si converte felicemente all’uso del piccolo formato, pressato dagli amici Cartier-Bresson e Chim.

Partecipa a importanti mostre come “Four French Photographers” (con Brassaï, Doisneau, Izis), nel ’53 e, dopo due anni, a “The Family of Man”, entrambe al Museo d’Arte Moderna di New York. Nel ’57 è medaglia d’oro alla Biennale di Venezia.

In quegli anni, oltre al reportage, lo impegna la moda: collabora con Vogue. Partecipa pure ad annuari internazionali come “US Camera”, “Photography Year Book”, “Photography of the World” e pubblica diversi libri collettivi (ne escono altri due soltanto suoi, così massacrati dall’editore che, sfiduciato, non vorrà più pubblicare a lungo).

I suoi servizi lo spingono negli anni Sessanta in alcune città oltre la Cortina di Ferro e ad Algeri in occasione del primo Festival Panafricano. Comincia a lavorare molto con la Pubblicità.

Nel ’68 insegna all’IDHEC, Estienne, Vaugirard, traendo molta soddisfazione da questa nuova attività. Terrà corsi negli anni seguenti alle Beaux Arts di Avignone, alla facoltà di Lettere di Aix en Provence, e alla facoltà di Scienze Saint-Charles di Marsiglia.

Lascia la capitale nel 1972 per trasferirsi a Gordes in Vaucluse, da dove si sposterà successivamente alla volta di Isle-sur-la Sorgue nel’75; quello stesso anno è nominato Presidente onorario dell’Associazione Nazionale dei fotografi-reporter-illustratori.

Riceve anche il “Grand Prix des Arts et Lettres pour la Photographie”, nel ’79.

A distanza di circa vent’anni, nel 1980, esce infine un suo nuovo libro, “Sur le fil du hazard”, per il quale ottiene il “Prix Nadar”. Ne seguiranno da allora numerosi altri, fino al più recente ”Derrière l’objectif, photos et propos”, del 2001.

A partire dagli anni Ottanta, a dispetto dell’età rispettabile ormai raggiunta, Willy Ronis è sempre più impegnato, in mostre internazionali e pubblicazioni; gli si dedicano varie retrospettive. Riceve molte benemerenze: fra le altre, è nominato Commandeur dans l’Ordre des Arts et Lettres, poi Chevalier de la Legion d’Honneur; diviene membro della Royal Photographic Society di Londra nel ’93 e, qualche anno dopo, Honorary Doctor of Letters (Dlitt) dall’Università di Warwick.

Patrice Noia relizza su di lui un video documentario di 26 minuti dal titolo “Willy Ronis ou les cadeaux du hasard”.

E’ trascorso più di un ventennio da quando, nel 1983, al cospetto dell’allora Ministro della Cultura, Willy Ronis ha donato con effetto post mortem alla città di Parigi il suo intero patrimonio fotografico, un vasto archivio raccolto nel corso di una carriera lunghissima, non ancora conclusa.

[Post scriptum del 13/9/2009]

Muore a Parigi nelle prime ore del 12 settembre 2009 lasciando la sua eredità poetica.

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Firenze, Torino, Roma, Palermo: CONFINI.07

Posted by Rosa Maria Puglisi on September 1, 2009

confini

Si apre a Firenze Confini.07, la settima edizione di una rassegna fotografica che intende indagare sui “confini”, appunto, oggi sempre più esili fra fotografia ed altre arti, proponendo le opere di autori difficilmente incasellabili, per via delle loro ricerche personali, ma forti di un linguaggio originale e di una loro visione alternativa della realtà.

La rassegna è nata nel 2001 a Roma da un progetto di MassenzioArte, proprio per dar visibilità a simili artisti che diversamente trovano collocazione altrove e vuole essere un momento di verifica del loro lavoro. Grazie al supporto di PhotoGallery, ha trovato una sua vetrina a Firenze, ma soprattutto si è allargata aprendo alla dimensione virtuale con la pubblicazione sul web delle immagini in mostra.

Alle ormai consuete sedi di Roma e Firenze si affiancano quest’anno quelle di Torino e di Palermo, grazie all’entrata in questo circuito di nuovi partner del calibro di Osservatorio Gualino e Lanterna Magica, i quali arricchiscono la manifestazione di nuove connotazioni, col coprire l’Italia da Nord a Sud.

Direttori artistici della manifestazione sono Maurizio Chelucci (MassenzioArte), Francesco Tei (PhotoGallery), Fulvio Bortolozzo (Osservatorio Gualino), Vincenzo Mirisola (Lanterna Magica).

Da oggi 1 settembre, e fino al 13 febbraio 2010, le immagini dei quattro autori prescelti per questa edizione si avvicenderanno, come in una staffetta, nei luoghi espositivi delle quattro città. I fotografi in questione sono Angelina Chávez, Susan Kammerer, Marco Ioannucci e Stefano Parrini. Le loro immagini sono pubblicate su PhotoGallery.

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immagineconfini07Angelina Chávez – Obstacles
“L’approccio creativo con il quale sono oggi più coinvolta è l’autoritratto. La rappresentazione di me stessa negli ambienti e tra le persone che mi circondano, ovvero il mio mondo personale, è la fonte d’ispirazione più importante dei miei lavori attuali”. (Angelina Chávez)
Nata in Germania nel 1978, dal 2004 vive e lavora a Roma. Collabora con la Fine Art Wedding , l’Agenzia SIE Photo (Roma) , è assistente di Massimo Mastrorillo (Grazia Neri) e fotografa freelance.

Susan Kammerer – Mis-takes
Mis-takes è una serie di fotografie accumulate per anni, durante la produzione di altre immagini. Sono “scarti”, immagini sovraesposte, sfocate, o addirittura accidentali, scattate senza volere. Affascinata, l’artista, lle ha conservate fino a quando «in uno di quei momenti decisivi della vita quando anch’io ero sfocata, confusa ed intenta a concentrarmi sui miei errori sono riuscita a vederle come un insieme di mesi: un anno ”sbagliato”». Da quel momento sono diventate immagini “volute” ed intenzionali ed hanno guadagnato il trattino del titolo, la breve lineetta che riesce a trasformarle da mistakes (errori), in Mis-takes (scatti mancati). «L’impossibilità di distinguere chiaramente qualsiasi particolare ed il loro essere assolutamente astratte rappresenta spesso il mio ricordo visuale degli anni del mio passato». (Susan Kammerer)
Nata a New York 1957, vive a Roma dal 1977. Fra le sue esposizioni Coming to my senses / Riprendere conoscenza (Lunapark , Roma, 2007), Distanza di sicurezza (Museo delle Auto della Polizia, Roma, 2008), Le Strade di Roma (Città dell’Economia, Roma, 2009), Fuori 3 (Galleria Gallerati, Roma, 2009).

Marco Ioannucci – Phalsographie
“Non so come mi sia venuto in mente il concetto di “Phalsographia”. Forse perché sono allergico al pretenzioso, all’esclusivo a tutti i costi. Anche quel “Phalso”, che orecchia all’oltreoceanico “Photo”, suona come sberleffo alla serietà a ogni costo.”
(Marco Ioannucci)
Sono nato a Roma nel 1956. Fin da piccolo, la mia più grande aspirazione è stato “non far nulla”. Ho sempre fallito, ma non rinuncio. La fotografia ha attraversato per anni la mia vita, ma ho sempre cercato di mantenermi un “absolute beginner”, un principiante assoluto. Sono troppo pigro per dedicarmi alla foto naturalistica, eccessivamente timido per il reportage, la volubilità mi preclude il rigore dello still life…

Stefano Parrini – Le Tracce
Un viaggio nel profondo sud algerino si trasforma in un racconto di assenza e di spazi refrattari ai segni della presenza umana. La dissolvenza delle impronte è un fenomeno percepibile e la rarefazione degli spazi e delle presenze impreziosisce gli oggetti abbandonati manifestandoli come tracce del passaggio altrui. Queste tracce provvisorie e fragili o, viceversa, relitti preistorici miracolosamente sopravvissuti all’erosione, diventano tracce della forza della natura e dello scorrere del tempo. (Stefano Parrini)
Nato a Barberino val d’Elsa nel 1965, viaggiatore, amante del deserto e affascinato dalla sua gente Parrini dice “a piccoli passi sto cercando di conoscere questo mondo e realizzare quelle visioni che tante volte ho immaginato o solo intravisto passare nei pensieri”. Infatti il suo percorso fotografico, iniziato con la pubblicazione di reportage di viaggio, si è evoluto verso la percezione emotiva dei luoghi visitati mentre allo stesso tempo abbandonava l’uso delle fotocamere digitali per riscoprire il medioformato e la polaroid.


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PaolaFotografia 2009

Posted by Rosa Maria Puglisi on August 9, 2009

PaolaDal 12 agosto al 6 settembre si tiene nella suggestiva cornice del centro storico di Paola, in provincia di Cosenza, la quarta edizione della rassegna PaolaFotografia, diretta anche quest’anno da Attilio Lauria.

Come di consueto, il suo programma prevede, oltre ad un certo numero di mostre, una serie di seminari e workshop, curati da docenti Dac, il Dipartimento Attività Culturali della Fiaf, ma anche da critici, editori e autori di spessore internazionale.

E ancora ci saranno le presentazioni, a cura dei rispettivi autori, di libri fotografici  quali “Lo specchio di carta” di Emilio Arnone, e “Pinhole Italia 2009”, a cura di Luigi Cipparrone e Vincenzo Marzocchini.

La manifestazione entra quest’anno a far parte del circuito nazionale di “Orizzonte Portfolio”  e propone una formula di lettura portfolio a concorso.

Un’altra importante novità è, infine, costituita dall’ampliamento della sua rete espositiva sul territorio, reso possibile dalla collaborazione con la Biennale Internazionale d’Arte Fotografica “Riviera dei Cedri“.

Il programma di PaolaFotografia 2009 si può scaricare cliccando qui.

Altre informazioni e la scheda di adesione alla lettura di portfolio potrete trovarle sul sito dell’associazione culturale ARTEAPARTE.

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La fotografia non è crimine né terrorismo!

Posted by Rosa Maria Puglisi on August 4, 2009

NotACrime

“La maggior parte dei nostri lettori vive la fotografia come un’attività a metà strada tra il ludico e l’autoreferenziale senza rendersi conto della gravità delle problematiche reali che i professionisti sono costretti a vari livelli ad affrontare quotidianamente. Di fatto oltre alla crisi dell’editoria, al crollo dei prezzi delle immagini dovuto a svariate concause, in paesi come il Regno Unito vengono da più parte invocati provvedimenti legislativi, che mirano a incrementare il livello di sicurezza con leggi e regolamenti anti-terrorismo piuttosto che contro la pedofilia o a difesa della privacy dei singoli, che di fatto finiscono per penalizzare i fotografi professionisti e non. [...]“

Riporto qui questo estratto dal più recente post di Sandro Iovine sul suo blog “Fotografia: parliamone!”, con la speranza di propagandare l’iniziativa e d’indurvi a partecipare o almeno a diffondere. Iniziativa che parte dal British Journal of Photography il quale, come forma di protesta, intende creare un vero e proprio schedario internazionale di autoritratti in cui i fotografi appaiano con le scritte: “I’m not a terrorist” oppure “Not a crime”.

Ulteriore azione intrapresa da Iovine è poi quella di chiedere per il numero di ottobre della rivista “IL FOTOGRAFO”, da lui diretta, “testimonianze di fotografi che abbiano incontrato in Italia e all’estero problemi con le autorità di polizia a causa della loro attività”.

Entro il 31 agosto potrete inviare tali testimonianze – complete di nome, cognome, residenza, luogo in in cui si è verificato l’episodio, data e una una descrizione di circa 10 righe (600 battute spazi compresi) – all’indirizzo:  ilfotografo@sprea.it

E’ davvero importante! Grazie :-)

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Hai un minuto? ecco come partecipare a Videominuto_09

Posted by Rosa Maria Puglisi on July 8, 2009

VM09_concorsoAnche quest’anno torna  “1000 euro per 1 minuto”,  il concorso indetto da Controradio, l’associazione culturale GRAV e il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci , in collaborazione con Provincia di Prato, Comune di Prato, Regione Toscana e l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, per selezionare i video della lunghezza massima di un minuto, titoli compresi che parteciperanno a Videominuto_09, festival appartenente al circuito internazionale dei festival dedicati ai video di un minuto (www.oneworldoneminute.com).

Videominuto avrà luogo dal 19 al 29 settembre presso il Centro Pecci di Prato; ma bisogna affrettarsi se desiderate partecipare, poiché le iscrizioni si chiuderanno fra 9 giorni!

Ecco il bando:

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Videominuto_09

one world_one minute_many stories

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E’ partito il bando per “1.000 EUR per 1 Minuto”, il concorso internazionale della diciassettesima edizione di Videominuto_09 che si svolgerà dal 19 al 26 settembre 2009 al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato.

Organizzato dall’emittente radiofonica toscana Controradio, dal Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, in collaborazione con l’associazione culturale Grav e con il contributo di Regione Toscana, Comune e Provincia di Prato e Ente Cassa di Risparmio di Firenze, quest’anno Videominuto_09, sempre sotto la direzione artistica di Raffaele Gavarro, si arricchisce di premi ed eventi. Oltre il classico premio da 1000,00 euro per il primo video classificato, altri tre premi saranno destinati ad altrettanti video in concorso.
Due da 500,00 euro cadauno per i menzionati speciali della giuria, e uno attribuito al videomaker che sarà selezionato per una residenza a Prato, durante la quale dovrà realizzare un video di un minuto sulla realtà economica della città. Quest’ultimo premio è stato voluto dal “Festival dell’Economia al Cubo”, che si svolgerà a Prato negli stessi giorni.

Videominuto_09 inaugurerà sabato 19 settembre con l’apertura nelle sale del museo di una mostra video, curata dal direttore artistico, a cui si aggiunge una selezione di video da un minuto provenienti dagli altri festival del Minuto nel mondo e una sezione curata da Andrea Mi dedicata alle coniugazioni sperimentali tra video e musica.
Sabato 26 settembre ci sarà la serata del Concorso con le premiazioni e la festa di chiusura del festival.

Videominuto_09, è collocato nel circuito internazionale dei festival dedicati ai video di un minuto (www.oneworldoneminute.com), che vanno dal “59 Seconds Video Festival” negli Stati Uniti ed il brasiliano “Festival do Minuto” all’olandese “The One Minutes”, dallo svizzero “1 Minute Film & Video Festival Aarau” e lo spagnolo “Iberminuto” allo slovacco “Azyl Film Festival”, per finire con il “Croatian One Minute Festival“ ed il “Pravda One Minute” in Lituania. Quest’anno per la prima volta nella sezione “One World One Minute” di Videminuto verranno proiettato anche i video dell’ “Extra Short Film Festival” in Russia.

Il bando per la presentazione dei video scade il 17 luglio 2009.

Tutti i dettagli e le info per il concorso sono reperibili sul sito www.videominuto.it

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Lorenzo Castore. “Notebook”

Posted by Rosa Maria Puglisi on July 6, 2009

Copyright: Lorenzo Castore. "Autoritratto"

Copyright: Lorenzo Castore. "Autoritratto"

E’ in mostra, presso S.T. foto libreria galleria di Roma, “Notebook”, ultimo lavoro di Lorenzo Castore, nato di concerto col team di questa galleria, per “dar vita a un articolato progetto di ricognizione nel territorio del vissuto quotidiano e della trasparenza emotiva”.

In una cinquantina di immagini in bianco e nero scattate in pellicola, infatti, il fotografo fiorentino riporta come in un “diario di bordo” le sue esperienze d’incontro con la gente, persone care o giusto incrociate fugacemente, ma soprattutto il suo rapportarsi col mondo circostante, attraverso un mezzo espressivo che al di là della professione, lo accompagna nella vita.

Scattate nell’arco di sette mesi, racconta Castore, “sono come degli appunti di un diario, non pretendono di indagare su altro che non le ventiquattro ore: quello che trovo per la strada e le cose che mi passano per la testa. Certo, vorrei che non fossero percepite come autoreferenziali, ma che potessero dare spazio all’immaginazione di chi le guarda, vorrei che ognuno ci si potesse sentire vicino, prossimo, che guardandole possa venire in mente di dire: ‘anch’io mi sono sentito così, so di che cosa stai parlando…’.  Non sono didascalie della mia vita, ma fonti di calore”.

Hanno un’apparenza spesso fin troppo fortuita, ci restituiscono tuttavia un racconto. Una narrazione, com’è intenzione dell’autore, aperta alla nostra interpretazione, da leggere proprio in forma empatica, poiché lo stesso allestimento  – persino la scelta di stampe, realizzate dallo stesso Castore come pezzi unici, in formati molto diversi fra loro – ci invita ad aprire all’immaginazione ed alla ricombinazione in vari percorsi visivi ed emozionali. Non ci sono fili conduttori prestabiliti.
A collegare fra loro queste visioni (che altro non sono se non vividi frammenti della percezione che il fotografo ha del proprio mondo) è solo il particolare sguardo dell’autore che ne “informa” inevitabilmente l’aspetto, in certo modo uniformandolo. Molteplici rimangono, invece, le situazioni e sfaccettati gli approcci emotivi che propongono.

Tutto nella mostra pare affermare una libertà d’azione che ai fotografi viene solitamente negata in nome di una fantomatica coerenza artistica, la quale spesso si risolve in operazione commerciale: affermare uno stile (o pseudostile) per permettere quella riconoscibilità immediata, che è come un marchio (o piuttosto una griffe) e agevola le vendite. Intrappolando a volte gli autori in infinite parodie di se stessi.

L’esposizione proseguirà fino al 15 settembre.

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