Lo Specchio Incerto

Tra immagine e parola

Archive for the 'arte' Category


Abstracta Cinema

Posted by Rosa Maria Puglisi on September 24, 2008

Ahimé, senza eccessivo tempismo (infatti la menifestazione è iniziata ieri!) vi segnalo un evento, che spero sia di vostro gradimento. 8)

Dal 23 Settembre e fino a sabato 27, si svolge a Roma ABSTRACTA 2008, mostra internazionale del cinema astratto.

La mostra del cinema astratto che si svolse in Belgio, a Liegi,nel 1951, organizzata da Jean Raine, artista e cineasta Cobra vide la partecipazione dei maestri del cinema degli anni ‘20 e ’30, LEGER, DUCHAMP, DULAC, ERNST, VERONESI, LEN LYE, RICHTER, HENRI MOORE ed altri.
Oggi, Zac associazione e
Link Campus University of Malta propongono a Roma nel 2008, la terza mostra Abstracta, dopo il successo del 2006 e 2007, con 200 film ogni anno da tutto il mondo, un luogo dove gli autori di questo cinema, antico quanto quello di finzione, possano confrontarsi, conoscersi e scambiare opinioni.

Ora i film di ABSTRACTA sono visibili presso l’isola Link Campus in Second Life all’indirizzo

http://slurl.com/secondlife/Link%20Campus%20Island/237/129/28/

Link con ABSTRACTA su Facebook

http://www.new.facebook.com/pages/Rome-Italy/Abstracta-International-Abstract-Cinema-Exhibition/22157948931

Le pellicole in concorso sono proiettate da martedì a giovedì presso l’Orangerie “Teatro dell’Accademia” (in via Alessandro Volta, 41/a, nel quartiere Testaccio), mentre quelli fuori concorso sono in programmazione per venerdì presso la Casa del Cinema a Villa Borghese (L.go Marcello Mastroianni, 1). In quest’ultima sede si svolgerà anche la serata conclusiva dell’evento con l’annuncio e la proiezione dei film vincitori di questa edizione.

Fra i partecipanti vi è anche il fotografo romano Pietro D’Agostino, uno dei fondatori del gruppo Pan-ikon (nato per ” rilanciare potenzialità inespresse ed evidenziare capacità espressive specifiche della fotografia”), il cui cortometraggio verrà proiettato il 25 nel corso del Programma G.

Coloro che sono interessati troveranno l’intero programma della manifestazione cliccando qui.

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“specchio umano”

Posted by Rosa Maria Puglisi on July 29, 2008

La segnalazione di oggi parrà insolita, ma trovo questa “opera” sufficientemente geniale e divertente da proporvela.

L’opera è l’azione, l’happening - non il video!

Il progetto è stato formulato e attuato da un gruppo americano, con base a New York, costituito nel 2001 da Charlie Todd, il quale è solito “causare scene di caos e gioia in luoghi pubblici”, sorprendendo i cittadini che vengono promossi spettatori attoniti di queste curiose e sicuramente coinvolgenti performance.

Nome - programmatico! - di questo gruppo è Improv Everywhere, ossia “Improvvisa Ovunque”.

Le loro performance le chiamano “missioni” e coloro che a queste si uniscono a far spettacolo “agenti segreti”. Su YouTube hanno il loro canale tematico.

Di queste missioni ne hanno svolte in questi anni ben 70, questa, intitolata “Human mirror”, non è che la più recente. Obiettivo: riempire un vagone della metropolitana di gemelli identici, coi quali formare uno “specchio umano”, appunto.

Non resta che dare un’occhiata e giudicare da sé la portata e le implicazioni concettuali dell’operazione. :-)

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fra pittura e fotografia: i ritratti di Adria Sartore

Posted by Rosa Maria Puglisi on July 15, 2008

In questi giorni, fino al 22 Agosto, è aperta alla Eleven Rivington di New York una mostra dal titolo “Stories: Portraits”(11 Rivington Street, fra Bowery e Chrystie Street, sono queste le esatte coordinate per i fortunati che magari si trovano da quelle parti) .

Si tratta di una collettiva di pittura, a cui partecipa un’artista genovese, Adria Sartore, della quale mi fa piacere parlarvi, perché mi dà modo di segnalare uno dei tanti intrecci possibili (e per me auspicabili) fra le arti, che avvengono oggi.

Venuta alla ribalta qualche anno fa in quanto protagonista di un controverso caso - dal quale oltre all’imperizia, se non necessariamente alla disonestà, di certi esperti, era emersa pienamente la qualità del suo lavoro; oggi ha alle spalle una carriera di tutto rispetto, avendo esposto le proprie originali opere in Italia e all’estero, da Londra a New York, da Pechino a San Pietroburgo, mietendo sempre successi, basti dire che nel 2004 il comitato del BP Portrait Award (il più prestigioso premio alla pittura di ritratto contemporanea) l’ha selezionata per la sua annuale mostra presso la National Portrait Gallery di Londra.

Al centro della sua poetica artistica Sartore ha posto, appunto, il genere del ritratto.

Malgrado dopo una certa stagione dell’arte contemporanea il ritratto classico (insieme a tutta la pittura figurativa) sembrasse inesorabilmente tramontato - cosa che era accaduta in una certa misura anche in fotografia - si assiste già da tempo a un rinnovato e crescente interesse verso quello che è uno dei generi artistici più antichi e stimolanti per i suoi sottintesi: dall’antichità in poi ha veicolato - infatti - ideali e idee estetiche, culturali e politiche; ha servito il potere come mezzo di propaganda, ha tramandato spesso nobilitandole le fattezze di gente importante, ma ha anche indagato i moti dell’animo divenendo strumento d‘introspezione e analisi fisiognomico-antropologica, infine psicologica.

In pittura, come in fotografia, la sua attuale riscoperta è collegata a due fondamentali tendenze in varie forme - si direbbe - onnipresenti nell’arte di oggi. Ne ha recentemente scritto Eleanor Heartney, studiosa della contemporaneità, nel suo libro “Art & Today”, pubblicato da Phaidon. Da una parte abbiamo l’interesse per la “narrazione” (non ci sembra un caso il titolo della mostra newyorkese!), dall’altra quello per l’indagine soggettiva della realtà, cui il ritratto si presta a tal punto da divenire una sorta di autoritratto tanto il soggetto può aderire empaticamente all’artista.

In questo quadro va collocata l’esperienza di Adria Sartore.

I soggetti da lei prediletti sono fanciulle o bambine in un‘età di transizione, spesso sull’orlo, non ancora immerse nell’identità di genere, le quali vivono una stagione ingenua carica di sogno e d’incerto presagio.
Non è un tema inedito quello dell’infanzia o dell’adolescenza, gli stessi quadri di Sartore ci rimandano ad altre immagini, spesso fotografiche: da Julia Margaret Cameron a Lewis Carroll, da Sally Mann a Hellen van Meene.

E qui l’intreccio fra fotografia e pittura sembra farsi più stringente: se la fotografa olandese si dichiara profondamente influenzata dal Millais di “Ofelia”, la pittrice genovese proprio a Elizabeth Siddal (musa e modella di Millais per questo celebre quadro) ha reso omaggio in una lunga ricerca (letteralmente, della sua Elisabeth/Ofelia) dalla quale più d’una mostra è scaturita.

Si tratta, è chiaro, d’un comune interesse per la pittura preraffaellita e per l’indagine del mito di un‘età dorata, che tuttavia entrambe svelano ricca d’incognite. Le incognite che la macchina fotografica esibisce sempre al di là di ogni filtro (costituito dalla posa e dalla preparazione accurata di un set), al di là di ogni costruzione intellettuale o sentimentale.

Oltre ogni stereotipo, la macchina fotografica cattura senza pietà la realtà di un istante, ferma particolari che il fluire delle azioni nasconde ai nostri occhi. Fa luce su quell’ “inconscio ottico”, del quale Walter Benjamin si è accorto. Un inconscio che si apparenta strettamente a quello psicoanalitico. Le immagini di Adria Sartore traggono linfa da questo.

L’agnizione della potenziale modella - del suo “shining” (così definisce in un’intervista questa “brillanza” che alcuni soggetti le trasmettono) - avvenuta in un incontro casuale. La “brillanza” che la sua fotocamera cattura in scatti che quell’inconscio ottico rivelano. La ricomposizione in pittura dell’ideale estetico e del mondo interiore dell’artista.

La goffaggine di quell’età acerba, le nubi scure che inavvertitamente solcano uno sguardo apparentemente sereno, vengono tradotte in una pittura raffinata e ricca di richiami all’arte italiana e fiamminga del Quattrocento, dove immaginazione e surrealtà sposano incredibilmente un realismo attento ai minimi dettagli.

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Il Concorso “Massenzio Arte”

Posted by Rosa Maria Puglisi on July 7, 2008

XII Concorso Internazionale “Massenzio Arte”

Il Concorso Internazionale “Massenzio Arte ” e’ aperto a tutti gli artisti italiani e stranieri.

Esso ha lo scopo di offrire visibilita’ a chiunque sia impegnato nella ricerca artistica, segnalarlo all’attenzione degli operatori dell’arte ed insieme offrire adeguati spazi espositivi e risonanza di critica e di pubblico a livello nazionale ed internazionale.

Al concorso si puo’ partecipare con opere di pittura, scultura, grafica, fotografia, installazioni, murales, video, web arte, etc.

Entro il 30 luglio 2008 ogni artista dovra’ far pervenire all’Associazione culturale Massenzio Arte il video o la documentazione fotografica (esclusivamente in formato 13×18 ) di tre lavori; per le sculture si suggerisce di spedire due foto per ogni opera ripresa da diverse angolazioni.

La spedizione dovra’ essere correlata da una scheda sintetica indicante: generalita’ dell’autore, tecnica impiegata, data di esecuzione, dimensione dell’opera, curriculum, eventuali cataloghi.

Valutata la documentazione, alla rassegna verranno ammessi per giudizio insindacabile della giuria, gli artisti piu’ meritevoli, fino ad un massimo di trenta.

La manifestazione si svolgerà nel mese di novembre, in quella stessa occasione la commissione giudicatrice redigerà una graduatoria di merito scegliendo i tre vincitori.

Una mostra gratuita per una settimana verrà allestita nella galleria della Massenzio Arte per ciascuno dei tre vincitori.

Tutte le opere prescelte saranno raccolte in un catalogo che verra’ distribuito alle gallerie ed a persone ed enti che operano nel settore; in occasione della mostra verra’ altresi’ distribuito gratuitamente a tutti i visitatori.

I partecipanti si impegnano a ritirare le opere inviate alla fine della manifestazione e della selezione, entro gg 15 dalla comunicazione da parte della direzione della Massenzio Arte.

Dopo tale termine l’Associazione esclude ogni responsabilita’ collegata agli adempimenti della consegna.

La partecipazione e’ totalmente gratuita, ma e’ obbligatoria l’iscrizione alla Associazione.

Le opere selezionate saranno esposte nei locali dell’I.S.A., Istituto Superiore Antincendi di Roma.

Si precisa che chi è stato selezionato più di due volte non sarà preso in considerazione per entrare nel gruppo dei finalisti.

website: www.massenzioarte.it email: massenzioarte@yahoo.it

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Videominuto 2008

Posted by Rosa Maria Puglisi on June 5, 2008

Ecco una nuova segnalazione per quanto riguarda i concorsi dedicati ai corti video. In questo caso “cortissimi”! E’ aperto, infatti, il BANDO DI CONCORSO “1.000 EURO X 1 MINUTO”.

Un invito per i videomaker a partecipare alla XVI edizione di Videominuto, Festival internazionale di video-opere della lunghezza massima di un minuto, titoli compresi, organizzato dall’emittente radiofonica Controradio, con l’associazione culturale GRAV e il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, in collaborazione con Provincia di Prato, Comune di Prato ed Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

La manifestazione appartiene al circuito “one world one minute“, che comprende analoghe esperienze internazionali, dagli Stati Uniti al Brasile, dall’Olanda alla Lituania e via dicendo, nelle quali s’intende “sfidare il tempo”; accettando - come scrive l’organizzatore di questa edizione Raffaele Gavarro- “la sua inevitabile precisione, lavorando dentro il suo minimo valore numerico. Vincere la sfida significa riuscire a concentrare la forza del linguaggio video, la sua capacita’ di essere il contenitore per eccellenza del racconto del nostro presente, divaricando quel numero primo e indivisibile.”

Il bando scade il 20 giugno 2008.

La proiezione delle opere selezionate avverrà al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato il 6 Settembre 2008. Il video primo classificato si aggiudicherà il primo premio di 1.000 Euro.

Altra novità di quest’anno è l’assegnazione di un secondo premio, destinato al videomaker che meglio avrà interpretato un luogo e la sua realtà.

Al vincitore di questa sezione, verrà data la possibilità di una residenza a Prato, dove realizzerà un video di un minuto dedicato alla città. Il video, la cui produzione è parte del premio, sarà presentato al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci e diverrà per un anno un video di promozione della città di Prato.

L’intero programma del Festival, con tutte le sue sezioni e gli appuntamenti internazionali, sarà on line sul sito del Festival dal mese di giugno 2008.

Per maggiori informazioni: www.videominuto.it/home.php?page=partecipa&toc=32

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immagini fotografiche e media

Posted by Rosa Maria Puglisi on May 30, 2008

Sull’Osservatorio di Fotografia & Informazione, sito dell’Associazione Italiana Giornalisti dell’Immagine, leggo un’articolo che pare emblematico dell’odierna situazione italiana per quanto riguarda l’informazione e la sua gestione da parte dei media, e più in particolare dei giornali. E mi pare importante dargli il giusto rilievo.

Non tentiamo nemmeno di parlare qui di una certa “selettività”, che i media mettono in opera nel dare le informazioni, il che oggi è forse solo più palese di un tempo, perché più palesi sono gli interessi che legano gli organi d’informazione al potere. Nè della reiterazione continua di alcune notizie, che è corollario di una scarsa informazione.

Quello di cui ci racconta l’Osservatorio è non soltanto l’ennesima “sbavatura” nel sistema di controllo delle notizie o quantomeno la scarsa cautela nel diffondere una notizia, sulle quali si tende a sorvolare comprensivamente per via di fattori come “i ritmi frenetici di lavoro, la concorrenza fra testate timorose di farsi battere sul tempo dalle concorrenti e il peso insufficiente (quando non inesistente) dato ai redattori iconografici”.

Al centro della vicenda è, infatti, un gruppo di dieci immagini pubblicate a marzo negli Stati Uniti su un libro, scritto da un docente della UC Merced, tale Sean L. Malloy, dal titolo “Atomic Tragedy: Henry L. Stimson and the Decision to Use the Bomb against Japan”; scatti provenienti da una collezione privata, la Robert L. Capp Collection, donata nel 1997 dal suo possessore agli Hoover Institution Archives della Stanford University, con l’obbligo di non render pubbliche le foto prima del 2008. Soldato dell’esercito americano, Capp aveva scattato personalmente molte immagini di Hiroshima, come appariva all’entrata delle truppe d’occupazione, ma aveva conservato gelosamente anche altre immagini provenienti da una pellicola fortunosamente rinventuta in una grotta nei pressi della città.

Sono queste ultime le immagini sulle quali la stampa europea ha fatto esercizi d’ispirata retorica nei giorni che seguono la pubblicazione (il 5 maggio) di questa serie di 10 fotografie, ritraenti i poveri resti di presunte vittime del massacro atomico. Immagini anonime, che erano state pubblicate dal Professor Malloy nel tentativo di fare uscire dall’anonimato il loro autore appellandosi alle conoscenze di colleghi ricercatori e studiosi. Col risultato invece di fare emergere l’impropria attribuzione del soggetto ripreso: alcune rappresentano con assoluta certezza le vittime di terribile sisma avvenuto nella zona di Tokyo nel 1923.

In realtà Vittorio Zucconi, che aveva firmato l’articolo apparso in prima pagina su La Repubblica, diceva proprio bene: “Tutte le immagini dei massacri, dei genocidi, delle fosse comuni sono oscenamente simili”.

E direi pure che il suo articolo è tutt’altro che “poco veritiero”: come conclude tragicamente l’Osservatorio, infatti, “l’inautenticità delle foto nulla toglie [all'articolo]…ma induce forse a riflettere su quanto marginali e accessori siano alle volte i fatti rispetto ai commenti sulle pagine dei quotidiani, al punto che i secondi possono benissimo fare a meno dei primi”. (Ma non si parlava d’informazione?)

Dicevamo sopra, l’articolo che vi segnalo non parla solo d’imprecisone e fretta, parla d’altro. Di come si gestisce in Italia la rettifica di una notizia e di come lo si fa altrove. E la comparazione delle diverse reazioni si rivela davvero molto istruttiva. Per questo vi rimando all’articolo stesso.

Qui non ci resta altro che constatare, ancora una volta, quanto un’immagine fotografica sia insufficente come testimonianza, e quanto poco racconti della realtà del momento da cui è stata “prelevata”.

Sul sito di Le Monde potete vedere le “controverse immagini“, quello di Repubblica le ha infine tolte.

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due annotazioni al post precedente

Posted by Rosa Maria Puglisi on May 23, 2008

Qui di seguito un interessante link di approfondimento e una precisazione.

Il link:

Sul sito di Jno Cook, artista visuale olandese da anni stanziato a Chicago - noto fra l’altro per aver disegnato e costruito una gran quantità di fotocamere a partire da materiali riciclati (esposte nel 1990 in una mostra al MIT List Visual Arts Center) - del quale trovate qui un simpatico ritratto, potrete trovare un circostanziato articolo sul lavoro di Robert Frank in “The Americans”.

Si tratta di un testo ispirato dalla richiesta da parte di Robert Delpire di un’introduzione per un tascabile, dedicato alle immagini di Frank, nei primi anni Ottanta. Il testo, molto più esteso del previsto, non fu però pubblicato che nel 1985, per la prima volta, sul catalogo di una mostra spagnola (”Robert Frank, Fotografias/Films 1948/1984″) col titolo “Robert Frank y La Fotografia”.

Quella qui linkata è una versione (in inglese) riveduta, e con l’aggiunta di note: “Robert Frank: Dissecting the American Image“. Vi consiglio di dare un’occhiata anche agli altri due scritti di Cook segnalati accanto al cappello introduttivo a quel testo.

La precisazione: in merito alla citazione della frase di Erwitt.

Il riportarla vuole essere solo un modo di sottolineare come in fotografia ci si è espressi con modalità e intenzioni spesso totalmente diverse, che hanno creato non pochi dibattiti e discussioni, per il solo fatto che si stenta ad accettare la semplice verità che in arte non esistono precise regole e ricette, ma solo la capacità o l’incapacità di gestire i diversi linguaggi in base alle proprie esigenze espressive.

Per dirla in termini più chiari: Adams è stato un maestro incontestabile, da cui molto si è appreso riguardo ad una conoscenza della tecnica, imprescindibile, fondamentale anche per chi voglia “stravolgerla” a suo piacimento. Le parole di Erwitt, che non credo sia un ingenuo, personalmente le interpreto come una provocazione verso i benpensanti, i quali da una parte hanno misconosciuto la vera grandezza di Ansel Adams, riducendolo a un mito del tecnicismo, dall’altra hanno tutt’al più tollerato, storcendo il naso, le immagini di Frank come “interessanti” (perché così dicevano i critici), ma fondamentalmente “sbagliate”.

Il citarla oggi potrebbe sembrare simile allo sfondare una porta aperta. Non credo però lo sia. Perché esiste ancora e ha largo seguito (soprattutto nell’era del digitale e di Photoshop) la fazione dei fotografi ipertecnici, appassionati solo di immagini patinate in tutto e per tutto simili a quelle della pubblicità.

E d’altro canto esistono pure i fotografi dell’approssimazione, che cercano l’arte per errore, o se preferite per serendipità.

Gli uni e gli altri dimenticano l’essenziale di quella frase di Erwitt, e cioè che “la qualità di Robert Frank è una qualità che ha qualcosa a che fare con ciò che egli sta facendo, con quella che è la sua mente … E’ qualcosa che ha a che fare con l’intenzione“.

L’intenzione. Nessuno credo possa negare che è quella la chiave di lettura per giudicare la riuscita di un’opera: l’aderire di essa all’intenzione dell’artista.

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Volume! Marco Albrizio al pianoforte

Posted by Rosa Maria Puglisi on May 15, 2008

Questo evento musicale è (probabilmente) un off topic rispetto ai temi qui solitamente trattati. Ciò che, tuttavia, mi spinge a segnalarvelo è una frase che leggo sul comunicato inviatomi dalla Galleria, che ne parla come di “una serata in cui la visività prenderà forma attraverso le note“.

Il luogo in cui questo recital musicale si svolgerà è la Fondazione Volume!, galleria romana solitamente riservata all’arte contemporanea, della cui particolare suggestività - forse ricorderete - avevo avuto modo di scrivere in occasione di una bella mostra di Graciela Sacco.

Il programma della serata, che per i motivi sopradetti immagino interessante, prevede “una serie di composizioni per pianoforte accomunate dal desiderio di dare voce all’attenzione, sempre crescente, per il corpo. Dalle prime intemperanze di Beethoven, ai sussulti gelidi e bloccati di Stockhausen”.

Si svolgerà domani 16 maggio alle ore 19 nei locali, appunto, della Fondazione Volume! in Via S. Francesco di Sales 86 | 88.

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“The Houses of Hristina”: una mostra e un documentario

Posted by Rosa Maria Puglisi on May 7, 2008

In collaborazione con Tekfestival, dal 7 all’11 maggio, l’associazione culturale romana Gerdaphoto propone presso la galleria “247” (in via del pigneto 247) la mostra fotografica “The Houses of Hristina” di Hristina Tasheva.

In mostra un lavoro, che nasce dalla dura quotidiana esperienza personale da immigrata illegale dell’autrice, bulgara di nascita, la quale dopo essersi laureata in economia si trasferisce nei Paesi Bassi, ad Amsterdam, dove è costretta a sbarcare il lunario facendo le pulizie per gente con cui non ha quasi altro contatto che quello di telegrafici messaggi scritti.

Lo spaesamento, l’adattamento ad un nuovo ambiente e ad una cultura diversa dalla propria, il senso di una “allargata prigione”, la nostalgia di casa, in un luogo dove ogni casa dove lavora diventa in certo modo “sua”, per quanto appartenga a perfetti estranei, che ciò malgrado finiscono col darle accesso ai luoghi più intimi delle loro abitazioni; di questi ed altri sentimenti ci raccontano gli scatti esposti, che sono il frutto di un tentativo da parte di Tasheva di venire a patti con una squallida quotidianità.

Da questa esperienza è nato anche un documentario, girato dalla regista olandese Suzanne Raes, e uscito alla fine del 2007, che è stato presentato all’International Documentary Film Festival (IDFA) del 2007 e ha ricevuto numerose favorevoli recensioni sulla stampa olandese e internazionale. Ne è scaturita inoltre, grazie a un’idea della regista e con l’appoggio di IDTV e Human Television, l’istituzione di un’associazione per la tutela degli artisti migranti illegali, dal nome “Art 2 Stay. Work and stories of ‘illegal’ artists“, con sede ad Amsterdam, presente sul web sotto forma di piattaforma digitale per artisti che vivono nei Paesi Bassi illegalmente: luogo dove costoro possono condividere la loro arte e le loro storie l’un l’altro, e con un vasto pubblico; sla sua funzione è quella di una galleria, ma pure costituisce una precisa dichiarazione e un tentativo di guardare a questa forma d’illegalità con altri occhi.

Nell’ambito del Tekfestival ‘08 (che ha come tema “Ai confini del mondo…dentro l’Occidente”), il documentario “The Houses of Hristina” di Suzanne Raes sarà proiettato domani, 8 maggio, alle 22,30 presso il Cinema Trevi (vicolo del Puttarello, 25). Saranno presenti sia la regista che la stessa Tasheva.

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Future Shorts

Posted by Rosa Maria Puglisi on May 7, 2008

Vi “inoltro” questa locandina di uno dei tanti eventi, che FUTURE SHORTS ITALY organizza periodicamente. Questo avrà luogo presso il Circolo degli Artisti a Roma (via Casilina vecchia, 42) domenica 11 maggio a partire dalle 19.00,  e riunirà in sé varie forme d’espressione, dal teatro al design, dalla fotografia alla musica e ai corti. L’ingresso è gratuito.

E’ un modo come un altro per parlarvi di questo network che dal 2003 - anno in cui è nato in Inghilterra - si occupa di cortometraggi, “di tutto quel cinema breve a cui bastano pochi minuti per cogliere e rappresentare ogni tipo di emozione”.

Si tratta di una sorta di vetrina internazionale, poiché ha sedi oltre che in Inghilterra e (dal 2007) in Italia, anche negli Stati Uniti, in Canada, in Russia, in Messico, in Giappone, in Argentina ed in Venezuela. In essa la creatività e l’innovazione trovano espressione e visibilità.

Così, in nome della convinzione che l’identità del cortometraggio sia quella di “una forma di espressione cinematografica a se stante, fresca e seducente, alternativa al cinema tradizionale”, la crew di Future Shorts Italy promette - cito dal loro sito - “di stimolarvi, stupirvi, ispirarvi, ma soprattutto divertirvi!”

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