Lo Specchio Incerto

Tra immagine e parola

Archive for September, 2009

Nuovi inquisitori

Posted by Rosa Maria Puglisi on September 30, 2009

nuoviPer MassenzioArte s’inaugura domani in via del Commercio 12, a Roma, una interessante mostra fatta d’immagini, installazioni e perfomance, che resterà aperta fino all’11 ottobre.

Eccone il comunicato stampa:

Inserita nella 5a Giornata del Contemporaneo, manifestazione nazionale patrocinata dall’Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, “i nuovi inquisitori” è una mostra di immagini, installazioni, performance prodotta da Abusidarte per la MassenzioArte.

Gli artisti: Maurizio Chelucci, Susan Kammerer, Carlo Gianferro, GianDomenico Marini, attivi nella produzione di eventi e performance legate al gruppo Abusidarte, si confrontano e con i rispettivi linguaggi danno una loro lettura di quello che oggi può identificarsi come la nuova inquisizione.

Interventi:

… Inquisire: indagine condotta con l’uso di pesanti pressioni psicologiche ……………… eppure le logiche inquisitorie non si esauriscono. Maurizio Chelucci presenta per questo progetto un’istallazione nella quale ci troviamo di fronte a dei volti femminili che rappresentano uno spaccato familiare: madre e figlie che, coerentemente con i tempi, ribaltano le sudditanze storiche chiedendo conto, indagando.”….. Il fruitore è passivo, inerte, oggetto, la personalità si annulla necessariamente; incapace di fare fronte a questo mutamento dove la figura paterna scompare per lasciare il posto ad una nuova cultura che nel corso degli ultimi decenni ha messo in crisi i ruoli, spesso ribaltandoli.

Per Carlo Gianferro l’inquisizione all’interno dei luoghi di lavoro ha assunto un nuovo termine: “mobbing”, pratica usata nei confronti dei dipendenti che provoca a volte una catastrofe emotiva, la “stanza del capo” è il luogo del potere che l’impiegato cerca di evitare come un moderno Fantozzi….

Inquisire, di per se, non è un’attività negativa: uno scienziato inquisisce ed anche un artista lo fa. Però, istintivamente, si pensa a quell’accezione negativa legata al fatto che l’inquisire è stato spesso usato intenzionalmente per screditare e condannare “a prescindere” la vittima predestinata. In Killer Paparazzi, Giandomenico Marini ha voluto mettere in luce questo aspetto. Spesso la stampa, la cattiva stampa, opera questo processo. Ma cosa succede se si inventa di sana pianta una storia e si adduce una foto come documentazione della realtà dei fatti? Se il tutto è ironico e grottesco come in Killer Paparazzi … non succede nulla. Ma se fosse solo un po’ più realistico?

Facendo una ricerca sul tema della mostra, ci racconta Susan Kammerer, sono stata colpita dalla vita e delle opere di Giordano Bruno. Sono rimasta affascinata dal suo vigoroso appello alla ragione e alla logica come base per determinare la verità. Mi ha impressionato la rivolta dell’uomo contro un pensiero esistente ed il desiderio di andare oltre. La ricerca della verità consiste nel guardare fuori dai confini, avere l’abilità di domandare, interpretare e capire la vita in tutte le sue forme. L’universo è infinito, ma è solo la libertà di pensiero che ci permette di riconoscerlo come tale. Shadows of Ideas è una serie di otto fotografie che simboleggia il numero di anni che Giordano Bruno è rimasto imprigionato e torturato per le sue idee. Un uomo può essere rinchiuso in uno spazio limitato, ma ricercherà sempre l’infinito. Catturando la luce, la macchina fotografica rivela una verità, ma mostra anche una realtà non chiara, indefinita o quasi nascosta. Qual è il vero soggetto di ogni fotografia? Qual è la verità completa? Come in tutte le cose, solo con osservazione, approfondimento e studio le verità possono finalmente rivelarsi. Le fotografie sono ombre delle idee e ombre della verità.

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“Banche d’Arte” (una segnalazione)

Posted by Rosa Maria Puglisi on September 29, 2009

Segnalo un’importante manifestazione per gli amanti dell’arte e dei “tesori nascosti” :-)

INVITO A PALAZZO
ARTE E STORIA NELLE BANCHE

VIII EDIZIONE

sabato 3 ottobre 2009
ore 10.00 – 19.00

Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana

Con i Patrocini del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e
del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

Sabato 3 ottobre dalle 10,00 alle 19,00 ingresso gratuito e visite guidate in 93
palazzi di 52 banche in tutta Italia.
È l’ottava edizione della giornata nazionale d’apertura al pubblico dei palazzi
storici delle banche.

I palazzi storici delle banche italiane, solitamente chiusi al pubblico perché
luogo di lavoro, saranno aperti gratuitamente su tutto il territorio nazionale. È
Invito a Palazzo, la giornata nazionale d’apertura al pubblico dei palazzi storici
delle banche, giunta alla sua ottava edizione. In 93 palazzi di 52 banche in 47
città cittadini, appassionati e turisti potranno ammirare uno straordinario scorcio
di patrimonio architettonico, artistico e paesaggistico, oltre che arredi, opere
d’arte di ogni epoca, giardini, cantine, archivi e biblioteche, che le banche
italiane conservano e tutelano. L’appuntamento è per sabato 3 ottobre 2009,
dalle ore 10.00 alle ore 19.00, con visite guidate in italiano e in inglese.

L’INVITO DI QUEST’ANNO
93 palazzi di 52 banche in 47 città (con due novità: Abbiategrasso e Modena)
partecipano a quest’edizione della manifestazione promossa dall’Abi. Lombardia
ed Emilia Romagna le regioni con il maggior numero di palazzi da visitare
(rispettivamente 19 e 16), mentre Roma si conferma la città con più dimore
storiche aperte al pubblico di cittadini e appassionati (11). Tra le novità di
quest’anno 21 sedi “in mostra” per la prima volta.

Nelle precedenti edizioni, Invito a Palazzo ha già attirato oltre 600 mila visitatori
e anche quest’anno la manifestazione offre al pubblico la possibilità di ammirare
un’ampia scelta di capolavori nascosti, le espressioni più variegate di oltre mille
anni di civiltà, fino alla più recente creatività: palazzi storici e ville, collezioni
d’arte e giardini, antichi simboli di storia urbana e innovative opere
architettoniche del Novecento. I 93 palazzi aperti al pubblico rappresentano
infatti un’antologia ricca e completa di stili, tendenze e gusti artistici ed
architettonici italiani di ogni epoca. Dalla possente architettura rinascimentale,
alle forme del barocco, alle eleganti dimore settecentesche immerse in parchi
secolari, alle atmosfere neoclassiche, fino ai palazzi che più di recente le
banche stesse hanno commissionato ai più affermati architetti contemporanei.

Oltre ad ambienti di grande suggestione, che in molti casi conservano ancora
arredi originali e oggetti d’epoca, i visitatori potranno accedere anche a mostre
appositamente allestite per l’occasione, dedicate al collezionismo d’arte, a
nuove acquisizioni o alla storia delle singole banche o a momenti significativi di
vita culturale e civile. Una corsia preferenziale nelle viste sarà dedicata alle
scuole.

L’IMPEGNO DELLE BANCHE PER L’ARTE E LA CULTURA
Anno dopo anno, Invito a Palazzo si conferma il fiore all’occhiello dell’attenzione
e della sensibilità del settore bancario per la bellezza, l’arte e la cultura.
“Un’attenzione – ha detto il Presidente dell’Abi, Corrado Faissola – che affonda le
propria radici nella tradizione del mecenatismo bancario e che ancora oggi rivive
nell’impegno delle banche per recuperare e tutelare il grande patrimonio artistico
italiano”. Con questo obiettivo, ogni anno il settore investe uomini e risorse per
oltre 350 milioni di euro, sia per proteggere e valorizzare collezioni, palazzi e
arredi, sia per sostenere interventi e iniziative culturali promosse da Istituzioni
ed enti pubblici. “Giunta alla sua ottava edizione – ha concluso Faissola – la
manifestazione mantiene vivo lo spirito con cui è nata nel 2002: creare una
nuova e diversa occasione di incontro con cittadini, clienti e dipendenti,
restituendo al Palazzo la sua dignità sociale e culturale, oltre che la funzione di
spazio civile e democratico che ha sempre ricoperto nella storia del nostro
Paese”.

NOTIZIE UTILI
Invito a Palazzo 2009 si terrà sabato 3 ottobre. I palazzi saranno aperti al
pubblico gratuitamente dalle ore 10.00 alle ore 19.00, con visite guidate in
italiano e inglese. L’elenco completo dei palazzi che partecipano all’iniziativa
sarà disponibile dal mese di settembre sul sito http://palazzi.abi.it. Si potranno
ottenere informazioni sulla manifestazione chiamando da settembre dalle ore
10.00 alle 18.00 il numero 06-6767400 oppure inviando una e-mail all’indirizzo
invitoapalazzo@abi.it. Dépliant con l’elenco completo dei palazzi saranno
disponibili presso le filiali delle banche aderenti.

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La nuda luce di Alessandra Vinotto

Posted by Rosa Maria Puglisi on September 23, 2009

© Alessandra Vinotto

© Alessandra Vinotto - da "Naked Light"

In collaborazione con Vision Quest Contemporary Photography si inaugura oggi, mercoledì 23 alle 19.30, presso la Fortezza Firmafede di Sarzana (SP) una installazione fotografica di Alessandra Vinotto, dal titolo “Naked Light”, costituita da 15 pannelli in plexiglass 50×70.

Da anni fotografa di teatro, ritrattista e reporter di viaggi, Vinotto si è avvicinata recentemente al mondo del videoclip e della videoarte, lavorando come Art director col regista Francesco Rotunno.

Il suo lavoro di ricerca personale è stato ed è, però, sin dagli esordi in fotografia legato ad una intensa indagine sul linguaggio corporeo, attraverso il ritratto e anche l’autoritratto, poiché – come afferma – “nulla meglio del corpo è in grado di rappresentare appieno l’umanità….e l’umanità non è solo spirito!”.

In “Naked Light” esplora, sotto luci estremamente intense, corpi femminili che emergono da una fitta oscurità per palesare le loro verità, legate a una femminilità carica di sensualità ma priva del tutto di ammiccamenti, che emerge dalle forme e dai semplici gesti, liberati dall’impaccio delle vesti, come – idealmente – da quello d’ogni abito mentale.

E’ dunque un disvelamento della mente; ma nulla rivela della realtà delle modelle ritratte, tutto di quella dello spettatore che su queste immagini ha modo di proiettarsi, poiché i contrasti forti del bianco e nero riducono la realtà ad una traccia e lo invitano a colmare i vuoti percettivi col proprio pensiero, le forme accennate e dematerializzate lo invitano a ritornare su “pensieri dimenticati, sensazioni accantonate e mai ammesse, desideri inconfessabili….”

© Alessandra Vinotto - da "Naked Light"

© Alessandra Vinotto - da "Naked Light"

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Luca Cappellaro in “Attraverso lo Specchio”

Posted by Rosa Maria Puglisi on September 21, 2009

© Luca Cappellaro, "London #5", 2005. Da "The Visual Awareness of the World around me"

© Luca Cappellaro, "London #5", 2005. Da "The Visual Awareness of the World around me"

Sono lieta di annunciare la pubblicazione su Fotologie, nella rubrica “Attraverso lo Specchio“, di un testo dedicato a Luca Cappellaro.

Per leggerlo cliccate qui.

Questo il curriculum del fotografo:

Luca Cappellaro è nato a Roma, dove vive e opera, nel 1966.

Nel 1993 frequenta l’Istituto Superiore di Fotografia dove si specializza in Fotogiornalismo e fotografia fine art in bianco e nero. In quel periodo lavora come fotografo per riviste specializzate in musica.

Dal 1995 opera come fotografo professionale ed è coinvolto in varie iniziative fotografiche di spessore sociale. Fra l’altro nel 2000 partecipa “12 Fotografi per Sdebitarsi”, una mostra di beneficenza per la campagna Sdebitarsi/Jubilee 2000.

Dal 2003 sta sviluppando la sua ricerca fotografica intitolata “The Visual Awareness of the World Around Me” .

Ha al suo attivo diverse mostre e collaborazioni ad un progetto multimediale fra fotografia, poesia, musica e teatro, dal titolo “Adesso mi preparo a Questo Nuovo Viaggio”.

Maggiori informazioni sul lavoro di questo autore potete trovarle sul suo sito: www.lucacappellaro.com

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segnalazione!

Posted by Rosa Maria Puglisi on September 21, 2009

Ricevo e inoltro questa segnalazione per coloro che volessero imparare il mestiere di fotografo in un corso di formazione professionale:

CORSO PER FOTOGRAFO COMMERCIALE

Finanziato dalla Regione Lazio e dalla Comunità Europea il corso è completamente gratuito   Ente proponente: I.T.I.S. “G. VALLAURI”

Organizzazione: EXUSPHOTO (http://www.exusphoto.it/)

Titolo di Studio minimo: Diploma di Scuola secondaria superiore (se occupati) Laurea (se disoccupati)

Durata Totale 200 ore Inizio Corso: 15/11/2009

Sede: I.T.I.S. “G. VALLAURI” Via di Grottaferrata, 76 – 00178 Roma (Arco di Travertino)

EXUSPHOTO informa che sono aperte le iscrizioni ai corsi di Alta Formazione e Formazione Professionale cofinanziati dall’Unione Europea.

TERMINE ULTIMO PER LA PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE 30 SETTEMBRE 2009   L’ACCETTAZIONE DELLA RICHIESTA DI PARTECIPAZIONE AL CORSO DIPENDE DALLA REGIONE LAZIO A CUI SI DOVRA’ FARE DOMANDA UFFICIALE DI VOUCHER, NEI TEMPI E NEI MODI INDICATI.

Per informazioni e iscrizioni:

pilottocarlos@gmail.com

exusphoto@gmail.com

3487965241  

http://www.exusphoto.it/

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“Olimpia” di Fulvio Bortolozzo

Posted by Rosa Maria Puglisi on September 17, 2009

© Fulvio Bortolozzo 2004  –  12 aprile 2004 /4, Lungo Dora Siena

© Fulvio Bortolozzo 2004 – 12 aprile 2004 /4, Lungo Dora Siena

E’ in corso fino al 3 ottobre presso l’Osservatorio Gualino a Torino (nella Villa Gualino – foyer A – Viale Settimio Severo 63) la terza di un ciclo di mostre che si chiuderà nel dicembre 2010; ad esporre è proprio colui che del progetto di questo osservatorio sulla fotografia contemporanea è il promotore: Fulvio Bortolozzo.

Premio Fotosintesi 2005, segnalato lo stesso anno anche alla manifestazione di Savignano sul Rubicone “Portfolio in Piazza”, il lavoro presentato s’intitola “Olimpia” ed è una selezione tratta dalla più ampia serie Scene di Passaggio.

In “Olimpia” Bortolozzo sviluppa la tematica del “paesaggio urbano della nuova Torino olimpica”, e per farlo sceglie  luoghi lontani da quelli che per l’immaginario collettivo sono sinonimi del capoluogo piemontese; luoghi anonimi che propone sovente in una chiave notturna, allo scopo di accentuare un senso di straniamento e concentrazione, che è comunque già insito in queste vedute prive di esseri umani e fortemente geometrizzate.

© Fulvio Bortolozzo - 13 gennaio 2005

© Fulvio Bortolozzo - 13 gennaio 2005, , via Valprato

Le linee disegnano con precisione prospettive, che lasciano scorrere lo sguardo dal primo piano per addentrarsi in lontananza fin dove è possibile e idealmente anche oltre; la freddezza delle luci al tungsteno evoca talora i paesaggi lunari di certa filmografia; complessivamente si ha l’impressione d’un paesaggio onirico, se non fosse per la definizione estrema dei particolari.

E’ questa “restituzione ottica” della scena (frutto di un’attrezzatura tradizionale, fatta di pellicole piane 4×5″ e d’una macchina pieghevole di legno) accurata, e paradigmatica di un modello prospettico, che sappiamo imprescindibile per l’invenzione stessa della fotografia, a darci un’indicazione precisa dello spessore del lavoro di Bortolozzo.

Si tratta, in verità, un’indagine metafotografica sull’atto stesso del fotografare, che diventa narrazione autobiografica, tracciando la presenza dell’autore nel suo quotidiano. L’elaborazione dell’input percettivo personale attraverso strumenti tecnici e stilistici arriva ad una restituzione della realtà in forma iconica; una forma, però, sublimata dalla cultura visuale, in cui il fotografo trova modo di esprimere la propria riflessione su un fenomenodi dilagante urbanesimo, che è tipico delle maggiori città europee,  e che vede Torino in prima linea.

Al termine della mostra le immagini verranno collocate, fino alla fine del 2010, lungo i corridoi al primo piano della struttura alberghiera di Villa Gualino.

© Fulvio Bortolozzo - 28 novembre 2005

© Fulvio Bortolozzo - 28 novembre 2005, corso Mortara


Villa Gualino (foyer Sala A)
Viale Settimio Severo 63, 10133 Torino

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La vita di Willy Ronis

Posted by Rosa Maria Puglisi on September 13, 2009

Ieri si è spento all’età di novantanove anni uno dei sommi maestri della fotografia umanista. Qui vogliamo ricordarne la vita con un articolo che ho scritto nel 2004, e si trovava pubblicato su Cultframe.

Per ulteriori informazioni sulla sua opera, rimando alla pagina che su questo blog gli è dedicata: http://specchioincerto.wordpress.com/fotografia-umanista/willy-ronis/

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copertina del libro di Willy Ronis "I doni del caso"

copertina del libro di Willy Ronis "I doni del caso"

Willy Ronis nasce a Parigi il 14 agosto 1910, è figlio di immigrati: il padre, ebreo ucraino, era arrivato in Francia sei anni prima e, già fotografo, aveva trovato un posto da ritoccatore nello studio di un ritrattista; appassionato di canto, aveva incontrato la futura sposa, una giovane insegnante di pianoforte lituana, in un circolo musicale. Costei, continuando per qualche anno dopo il matrimonio ad esercitare a casa la propria professione, dà un’impronta particolare all’infanzia di Willy, che inizia prestissimo a studiare il violino e cresce con l’idea di diventare compositore.

Studia, con scarso profitto, al Liceo Luis-le-Grand, ma è molto portato per il disegno e ama la pittura classica. Per il sedicesimo compleanno, chiede in regalo la sua prima macchina fotografica, una Kodak dall’insolito formato 6,5×11. Le prime esperienze da fotoamatore si svolgono nello studio del padre, che dopo il matrimonio si è messo in proprio: lo interessano soprattutto i ritratti, ma non avendo a disposizione modelli, ripiega su autoritratti e scatti in esterni, che sviluppa e stampa da sé, avendo appreso sin da piccolo l’arte, attraverso l’osservazione del padre al lavoro.

La passione di Willy resta, comunque, la musica e, per poter pagare le lezioni di armonia, fa il violinista in un ristorante a Champs Elysées. Intanto cerca di assecondare, iscrivendosi in Legge, i desideri dei genitori che vorrebbero per lui un futuro da funzionario. Dopo un primo anno fallimentare, lascia l’università, per assolvere all’obbligo militare; durante quel periodo fa il meteorologo e continua a suonare.

La fotografia sembra dimenticata, finché, al ritorno a casa nel 1932, non è costretto a sostituire nel lavoro il padre gravemente malato. Deve, per questo, abbandonare la musica.

Il lavoro che deve affrontare è alquanto deprimente per il giovane Ronis: egli ha sempre coltivato le proprie inclinazioni artistiche, ma ora deve limitarsi a soddisfare il gusto piccolo borghese della clientela; il proprio, l’ha invece affinato durante lunghe visite al Louvre e alle mostre della Società Francese di Fotografia, così ammira le fotografie pubblicate sugli album annuali di Arts et Métiers Graphiques, o su Vu (rivista illustrata che precorre il più celebre Life) ed è assiduo frequentatore delle mostre nel quartiere latino, dove innovatori come Kertesz e Brassaï, espongono immagini che non contraddicono ma ampliano la sua visione classica.

Unico sprazzo nel grigiore di un lavoro per nulla gratificante, sono le commissioni di foto industriali. Nel tempo libero Willy prende l’abitudine di errare per la sua Parigi a caccia di immagini: si sente finalmente coinvolto nella fotografia. Sperimenta formati fotografici più piccoli (4,5×6, 3×4), che ampliano le sue potenzialità espressive; si interessa alle riprese notturne e in luce artificiale. Trovandosi in vacanza in montagna, inizia a formare quella che chiamerà la sua “fototeca sulla neve”, un archivio che si arricchirà sempre più negli anni e, a partire dal 1935, gli garantirà la collaborazione sia con riviste specializzate che con il Commissariato per il Turismo.

E’ un periodo difficile per la Francia, scossa dai fermenti sociali del Fronte Popolare. Willy Ronis documenta gli avvenimenti di quei giorni per alcuni giornali di sinistra e, per avere qualche soldo in più, scrive pure qualche articolo per Regards.

Nel 1936, alla morte del padre, la sua situazione economica non sarebbe propizia a un simile passo, tuttavia decide di chiudere lo studio per fare il fotografo illustratore, considerando ormai intollerabile la discrepanza fra i propri intenti fotografici e le richieste della clientela. Complice l’incontro di Chim Seymour e di Robert Capa, la fotografia da ripiego necessario diventa una consapevole scelta di vita.

Il giovane incontra difficoltà all’inizio, anche a causa di un’attrezzatura antiquata e ridotta al minimo indispensabile, ma l’acquisto di una Rolleiflex di seconda mano, gli consente di ottenere la maggior rapidità e maneggevolezza che esigono i suoi nuovi lavori; e intanto trova un buon socio in Naf, che deve appoggiarsi a lui, mancando di regolare visto di lavoro: insieme sono fra i primi a fotografare la sconvolgente Guernica di Picasso, in mostra per la prima volta all’Expo 37.

Ronis preferisce spaziare in vari campi della fotografia, anche se restano le foto industriali la sua principale fonte di guadagno. Le sue prime personali, “Neige dans le Vosges” e “Paris la nuit” hanno luogo nel ’37, mentre lo storico reportage sullo sciopero alla Citröen è dell’anno successivo; anno, questo, in cui s’imbarca per due viaggi lavorando come fotografo di bordo, al seguito di un ex compagno d’armi, il quale ha ora una compagnia di navigazione. Raccoglie così una grande quantità di immagini attraverso tutto il Mediterraneo: da questi scatti, Robert Capa trarrà diversi servizi d’attualità da proporre attraverso la piccola agenzia, che dirige in quel momento.

La guerra obbliga il fotografo francese a una lunga pausa dalla sua attività, durante la quale improvvisa vari mestieri: fra questi quello di pittore su gioielli, gli fa incontrare Marie-Anne che sposa nel ’46.

Dopo la Liberazione, ritorna con fervore alla fotografia: lo ispira soprattutto il reportage e lavora per la stampa illustrata. Diventa membro del “Groupe de XV”, e partecipa alle loro mostre annuali tra il ’47 e il ’60. Entra anche a far parte dell’agenzia Rapho, ma l’abbandonerà già nel ’49 a causa di una divergenza riguardo il controllo delle didascalie accanto alle foto.

La notorietà di Willy Ronis aumenta di pari passo con l’apprezzamento del suo lavoro: il “Prix Kodak” che gli è consegnato nel 1947, è solo il primo dei tanti premi che riceverà negli anni. Nel 1954 pubblica un libro, “Belleville-Ménilmontant”, dedicato all’amata Parigi. E’ l’anno in cui infine si converte felicemente all’uso del piccolo formato, pressato dagli amici Cartier-Bresson e Chim.

Partecipa a importanti mostre come “Four French Photographers” (con Brassaï, Doisneau, Izis), nel ’53 e, dopo due anni, a “The Family of Man”, entrambe al Museo d’Arte Moderna di New York. Nel ’57 è medaglia d’oro alla Biennale di Venezia.

In quegli anni, oltre al reportage, lo impegna la moda: collabora con Vogue. Partecipa pure ad annuari internazionali come “US Camera”, “Photography Year Book”, “Photography of the World” e pubblica diversi libri collettivi (ne escono altri due soltanto suoi, così massacrati dall’editore che, sfiduciato, non vorrà più pubblicare a lungo).

I suoi servizi lo spingono negli anni Sessanta in alcune città oltre la Cortina di Ferro e ad Algeri in occasione del primo Festival Panafricano. Comincia a lavorare molto con la Pubblicità.

Nel ’68 insegna all’IDHEC, Estienne, Vaugirard, traendo molta soddisfazione da questa nuova attività. Terrà corsi negli anni seguenti alle Beaux Arts di Avignone, alla facoltà di Lettere di Aix en Provence, e alla facoltà di Scienze Saint-Charles di Marsiglia.

Lascia la capitale nel 1972 per trasferirsi a Gordes in Vaucluse, da dove si sposterà successivamente alla volta di Isle-sur-la Sorgue nel’75; quello stesso anno è nominato Presidente onorario dell’Associazione Nazionale dei fotografi-reporter-illustratori.

Riceve anche il “Grand Prix des Arts et Lettres pour la Photographie”, nel ’79.

A distanza di circa vent’anni, nel 1980, esce infine un suo nuovo libro, “Sur le fil du hazard”, per il quale ottiene il “Prix Nadar”. Ne seguiranno da allora numerosi altri, fino al più recente ”Derrière l’objectif, photos et propos”, del 2001.

A partire dagli anni Ottanta, a dispetto dell’età rispettabile ormai raggiunta, Willy Ronis è sempre più impegnato, in mostre internazionali e pubblicazioni; gli si dedicano varie retrospettive. Riceve molte benemerenze: fra le altre, è nominato Commandeur dans l’Ordre des Arts et Lettres, poi Chevalier de la Legion d’Honneur; diviene membro della Royal Photographic Society di Londra nel ’93 e, qualche anno dopo, Honorary Doctor of Letters (Dlitt) dall’Università di Warwick.

Patrice Noia relizza su di lui un video documentario di 26 minuti dal titolo “Willy Ronis ou les cadeaux du hasard”.

E’ trascorso più di un ventennio da quando, nel 1983, al cospetto dell’allora Ministro della Cultura, Willy Ronis ha donato con effetto post mortem alla città di Parigi il suo intero patrimonio fotografico, un vasto archivio raccolto nel corso di una carriera lunghissima, non ancora conclusa.

[Post scriptum del 13/9/2009]

Muore a Parigi nelle prime ore del 12 settembre 2009 lasciando la sua eredità poetica.

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Firenze, Torino, Roma, Palermo: CONFINI.07

Posted by Rosa Maria Puglisi on September 1, 2009

confini

Si apre a Firenze Confini.07, la settima edizione di una rassegna fotografica che intende indagare sui “confini”, appunto, oggi sempre più esili fra fotografia ed altre arti, proponendo le opere di autori difficilmente incasellabili, per via delle loro ricerche personali, ma forti di un linguaggio originale e di una loro visione alternativa della realtà.

La rassegna è nata nel 2001 a Roma da un progetto di MassenzioArte, proprio per dar visibilità a simili artisti che diversamente trovano collocazione altrove e vuole essere un momento di verifica del loro lavoro. Grazie al supporto di PhotoGallery, ha trovato una sua vetrina a Firenze, ma soprattutto si è allargata aprendo alla dimensione virtuale con la pubblicazione sul web delle immagini in mostra.

Alle ormai consuete sedi di Roma e Firenze si affiancano quest’anno quelle di Torino e di Palermo, grazie all’entrata in questo circuito di nuovi partner del calibro di Osservatorio Gualino e Lanterna Magica, i quali arricchiscono la manifestazione di nuove connotazioni, col coprire l’Italia da Nord a Sud.

Direttori artistici della manifestazione sono Maurizio Chelucci (MassenzioArte), Francesco Tei (PhotoGallery), Fulvio Bortolozzo (Osservatorio Gualino), Vincenzo Mirisola (Lanterna Magica).

Da oggi 1 settembre, e fino al 13 febbraio 2010, le immagini dei quattro autori prescelti per questa edizione si avvicenderanno, come in una staffetta, nei luoghi espositivi delle quattro città. I fotografi in questione sono Angelina Chávez, Susan Kammerer, Marco Ioannucci e Stefano Parrini. Le loro immagini sono pubblicate su PhotoGallery.

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immagineconfini07Angelina Chávez – Obstacles
“L’approccio creativo con il quale sono oggi più coinvolta è l’autoritratto. La rappresentazione di me stessa negli ambienti e tra le persone che mi circondano, ovvero il mio mondo personale, è la fonte d’ispirazione più importante dei miei lavori attuali”. (Angelina Chávez)
Nata in Germania nel 1978, dal 2004 vive e lavora a Roma. Collabora con la Fine Art Wedding , l’Agenzia SIE Photo (Roma) , è assistente di Massimo Mastrorillo (Grazia Neri) e fotografa freelance.

Susan Kammerer – Mis-takes
Mis-takes è una serie di fotografie accumulate per anni, durante la produzione di altre immagini. Sono “scarti”, immagini sovraesposte, sfocate, o addirittura accidentali, scattate senza volere. Affascinata, l’artista, lle ha conservate fino a quando «in uno di quei momenti decisivi della vita quando anch’io ero sfocata, confusa ed intenta a concentrarmi sui miei errori sono riuscita a vederle come un insieme di mesi: un anno ”sbagliato”». Da quel momento sono diventate immagini “volute” ed intenzionali ed hanno guadagnato il trattino del titolo, la breve lineetta che riesce a trasformarle da mistakes (errori), in Mis-takes (scatti mancati). «L’impossibilità di distinguere chiaramente qualsiasi particolare ed il loro essere assolutamente astratte rappresenta spesso il mio ricordo visuale degli anni del mio passato». (Susan Kammerer)
Nata a New York 1957, vive a Roma dal 1977. Fra le sue esposizioni Coming to my senses / Riprendere conoscenza (Lunapark , Roma, 2007), Distanza di sicurezza (Museo delle Auto della Polizia, Roma, 2008), Le Strade di Roma (Città dell’Economia, Roma, 2009), Fuori 3 (Galleria Gallerati, Roma, 2009).

Marco Ioannucci – Phalsographie
“Non so come mi sia venuto in mente il concetto di “Phalsographia”. Forse perché sono allergico al pretenzioso, all’esclusivo a tutti i costi. Anche quel “Phalso”, che orecchia all’oltreoceanico “Photo”, suona come sberleffo alla serietà a ogni costo.”
(Marco Ioannucci)
Sono nato a Roma nel 1956. Fin da piccolo, la mia più grande aspirazione è stato “non far nulla”. Ho sempre fallito, ma non rinuncio. La fotografia ha attraversato per anni la mia vita, ma ho sempre cercato di mantenermi un “absolute beginner”, un principiante assoluto. Sono troppo pigro per dedicarmi alla foto naturalistica, eccessivamente timido per il reportage, la volubilità mi preclude il rigore dello still life…

Stefano Parrini – Le Tracce
Un viaggio nel profondo sud algerino si trasforma in un racconto di assenza e di spazi refrattari ai segni della presenza umana. La dissolvenza delle impronte è un fenomeno percepibile e la rarefazione degli spazi e delle presenze impreziosisce gli oggetti abbandonati manifestandoli come tracce del passaggio altrui. Queste tracce provvisorie e fragili o, viceversa, relitti preistorici miracolosamente sopravvissuti all’erosione, diventano tracce della forza della natura e dello scorrere del tempo. (Stefano Parrini)
Nato a Barberino val d’Elsa nel 1965, viaggiatore, amante del deserto e affascinato dalla sua gente Parrini dice “a piccoli passi sto cercando di conoscere questo mondo e realizzare quelle visioni che tante volte ho immaginato o solo intravisto passare nei pensieri”. Infatti il suo percorso fotografico, iniziato con la pubblicazione di reportage di viaggio, si è evoluto verso la percezione emotiva dei luoghi visitati mentre allo stesso tempo abbandonava l’uso delle fotocamere digitali per riscoprire il medioformato e la polaroid.


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