Lo Specchio Incerto

Tra immagine e parola

Archive for January, 2009

“Quentin Tarantino. Asfalto nero e acciaio rosso sangue”

Posted by Rosa Maria Puglisi on January 27, 2009

Copertina del libro "Quentin Tarantino. Asfalto nero e acciaio rosso sangue" di Simona Brancati

Copertina del libro "Quentin Tarantino. Asfalto nero e acciaio rosso sangue" di Simona Brancati

Com’è tipico che accada per i personaggi di culto nel mondo dell’arte e dello spettacolo, Quentin Tarantino è, secondo i casi, amato incondizionatamente oppure odiato; ma, al di là di ciò, la reale complessità della sua opera è spesso misconosciuta.

Sembra fatto apposta per colmare molte lacune sull’opera del geniale regista americano, il libro di recente pubblicato dalla casa editrice ligure “Le Mani”: un tascabile, davvero prezioso in tal senso, dal titolo “Quentin Tarantino. Asfalto nero e acciaio rosso sangue”. Ne è autrice Simona Brancati, scrittrice e giornalista specializzata in cinema e criminologia.

Si tratta di un saggio, che esamina puntualmente la produzione tarantiniana individuando le molteplici ispirazioni e i temi ricorrenti, che danno un’inconfondibile impronta personale all’intera opera di questo artista, alle sceneggiature e ai soggetti non meno che alle sue regie e produzioni, e persino alle sue sporadiche apparizioni da attore.

Una prefazione di Renato Venturelli, che delinea i tratti essenziali del “fenomeno” Tarantino, un po’ di sfuggita ci ricorda come Brancati  avesse proposto già, nel 2004,  le sue “istruzioni per l’uso” del regista americano, pubblicando un originale volume, “Kill Tarantino”.

Torna, nel libro ora uscito, l’intreccio precedentemente sperimentato di trattazione saggistica e informata narrazione aneddotica ricca di inedite testimonianze, in una forma che riproduce quasi quella dell’indagine poliziesca. I capitoli si snodano a partire dalla considerazione dell’impatto iniziale della poetica tarantiniana sul pubblico e sulla critica, attraverso sintetici cenni  biografici, approfondendo poi progressivamente sempre di più l’analisi dei testi filmici, ricollocandoli all’interno della cultura di certo periodo storico di cui sono di fatto impregnati.

Il gusto spiccato per la narrazione rende questo volume assai godibile. E’ una narrazione sottile, infatti, quella di Brancati, che rileva dati ed entra nel merito dei dettagli più minuti, restituendo una sensazione vivida di ogni scena esaminata, sollecitando nel lettore una ricostruzione mentale delle immagini, stimolando interrogativi, dando risposte.

Attraverso le sue pagine sembrano così prender vita i personaggi dei film, le manie, i gusti del regista, un intero periodo storico, e infine Tarantino stesso, la cui figura – malgrado la simpatia o l’antipatia che suscita – è quella di un cultore del cinema e di un autore “puramente cinematografico”.

Il volume è corredato da immagini dei film, e di una interessante bibliografia, ma soprattutto dalla filmografia completa di Tarantino.

Ecco un divertente trailer del libro:

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una nuova rivista d’arte: Ecclesiae

Posted by Rosa Maria Puglisi on January 16, 2009

la copertina del primo numero di "Ecclesiae"

la copertina del primo numero di "Ecclesiae"

Nella magnificente cornice di un palazzo nobiliare romano, bello di affreschi e antichi arredi, è stata presentata ieri una nuova rivista specializzata in arte, architettura e comunicazione. Il suo nome è “Ecclesiae” e uscirà con una cadenza bimestrale in Italia ed all’estero: è stampata rigorosamente in versione bilingue con a fronte i testi di ogni articolo tradotti in inglese.

E’ questa, in realtà, una rivista che rinasce, innestandosi sull’esperienza di “Ecclesia”, che, pubblicata nel 1995, per qualche anno era stata un punto di riferimento nel settore. L’eredità che raccoglie è quella di uno strumento raffinato per addetti, la cui attenzione era volta soprattutto all’arte sacra, di committenza religiosa.

La sfida di oggi è quella di porre l’accento sulla pluralità (sottolineata dal nuovo nome), una pluralità di esperienze e linguaggi riconducibili all’unica “assemblea” dell’arte, cui s’intende avvicinare un più vasto pubblico di appassionati.

L’aspetto è diventato più godibile, il formato più grande e patinato adatto ad ospitare più degnamente un numero maggiore d’immagini. La prima tiratura non è che di 6000 copie, ma è destinata certamente ad aumentare, poiché sarà presto in vendita in librerie, museum shop ed edicole in Italia, Stati Uniti, Canada, America Latina e Spagna.

Il suo primo numero, definito “ancora di rodaggio”, pare comunque esprimere bene la vocazione all’universalità e l’apertura al nuovo, che stanno a monte di quella che si può definire senz’altro un operazione culturale in controtendenza al giorno d’oggi, non fosse altro che per la congiuntura economica del momento.

A partire dalla copertina, che dà risalto all’opera di un artista iraniano, Aydin Aghdahloo, che nella sua pittura condensa l’esperienza del Rinascimento italiano e la tradizione del suo Paese, reinventandole concettualmente. Per continuare con i ripetuti espliciti riferimenti ad internet all’interno di un percorso che rimane tuttavia saldamente ancorato ad argomenti più classici.

E’ rimarchevole l’apertura alla fotografia, la quale entra prepotentemente in questo universo d’arte attraverso la drammatica espressione del fotogiornalismo, con un intervista al belga Gael Turine, reporter alieno alle manipolazioni ideologiche e tecniche.

Da segnalare, ancora, il cosiddetto “Melting Point“, punto di fusione di fatti e idee, raccolta di recensioni dagli argomenti più disparati, pensato per stimolare riflessioni e dibattiti.

“Ecclesiae” ha come obiettivo dichiarato promuovere la bellezza come “linguaggio trasversale in grado di unire popoli e culture in un dialogo ininterrotto a prescindere dalle proprie appartenenze, anzi valorizzandole”, questo afferma nell’editoriale Carolina Drago.

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“Oniontown”, l’altra faccia dell’America

Posted by Rosa Maria Puglisi on January 12, 2009

Nadia Shira Cohen

copyright: Nadia Shira Cohen

Segnalo la pubblicazione su Cultframe di una mia recensione della mostra di Nadia Shira Cohen a Roma, dal titolo “Oniontown”.

Sabato 24 gennaio alle ore 19 presso la b>gallery si terrà un incontro e visita della mostra con l’autrice. Il termine della mostra è stato prorogato al 31 gennaio.

La realtà è quella di un piccolo agglomerato di roulotte e prefabbricati sito in una specie di parcheggio per autocarri lungo la Route 22; intorno boschi.
Il luogo non è troppo distante da New York, città che nel nostro immaginario è sinonimo di agiatezza e cultura, al più di quartieri suburbani pericolosi dove nascono e proliferano però subculture che danno luogo a fenomeni artistici di strada e aggiornate tendenze musicali. Ma Oniontown (si chiama così questo coacervo di strutture abitative) non aderisce affatto agli stereotipi di un‘America, ancora “favolosa” per certi versi, che ci vengono solitamente propagandati. [leggi il resto]

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“Indiana” di Laura Salvinelli

Posted by Rosa Maria Puglisi on January 4, 2009

Laura Salvinelli

Hansaben, lavoratrice delle ferriere di Rakhial, Ahmedabad. Copyright: Laura Salvinelli

E’ in corso a Roma nei locali di Palazzo Incontro (in via dei Prefetti 22) la mostra fotografica “Indiana” di Laura Salvinelli, un reportage che ci fa addentrare nella realtà di un’India al femminile, raccontandoci, accanto alla totale indigenza di un vasta fetta della popolazione, la presenza e il sostegno instancabile di Sewa (Self Employed Women’s Association), il sindacato delle lavoratrici autonome indiane.

Nato nel 1972 per ispirazione di Ela Bhatt, Sewa conta oggi un milione d’iscritte, appartenenti alle caste indù più basse o alla popolazione musulmana, le quali operando in settori per noi inimmaginabili (quali il rovistaggio e riciclo dei rifiuti, l’edilizia, il trasporto di pesi, la confezione di bidi, braccialetti, incensi, stoppini per lumini votivi, la raccolta di escrementi ed altre attività che si svolgono in casa) costituiscono di fatto il 93% della forza lavoro in India.

Fondato da una donna e con una leadership di sole donne, Sewa non è un semplice sindacato come potremmo intenderlo noi;  è ed è stato piuttosto un vero e proprio movimento di emancipazione, che ha portato avanti l’alfabetizzazione ed ha sostenuto le fascie più deboli della popolazione attraverso la valorizzazione del contributo femminile; fra le altre cose, nel 1974  (due anni prima della Grameen Bank di Muhammad Yunus) col fondare la sua Banca ha inventato il microcredito.

Di queste donne ci parla Laura Salvinelli con i suoi cosiddetti “reportraits”. I suoi scatti in un bianco e nero sapientemente stampato, infatti, sono soprattutto ritratti, che trasmettono in maniera efficace la forza morale e la dignità di queste umili persone, talora intente nelle proprie occupazioni, tal’altra in posa davanti ad un obiettivo che – è evidente – non vuole interpretarle attraverso una logica pietistica coloniale, ma vuole soltanto portare innanzi ai nostri occhi una vivida testimonianza della loro quotidiana lotta, quale è impressa nei loro volti.

Salvinelli non è nuova a questo genere di lavoro, essendosi già dal 1989 periodicamente recata in Asia e in Africa per testimoniare analogamente altre difficili storie. Per citare solo i più recenti dei suoi reportage, è del 2004 “La cura”, sulla ricostruzione dell’Afghanistan; del 2005 “Sulla Prima Nobile Verità. Ritratti di guerra, esilio e rinuncia” realizzato in Asia; del 2007 ” Congo Reportraits” sulla Repubblica Democratica del Congo.

Occasione di questa sua ultima opera è stata la collaborazione con Mariella Gramaglia, che in India ha trascorso circa un anno, a partire dal maggio 2007, per via di un progetto della Ong  Prosvil-Cgil.  A lei dobbiamo le interessanti didascalie di questa mostra.

Pochi mesi or sono è uscito il suo libro, che ha lo stesso titolo della mostra,  illustrato proprio dalle immagini di Salvinelli.

La mostra è stata organizzata da Officine Fotografiche e promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali della Provincia di Roma, con il contributo dell’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune.

Resterà aperta fino al 18 gennaio.

Laura Salvinelli

Ela Bhatt, fondatrice di Sewa nell’ashram di Gandhi. Ahmedabad. Copyright: Laura Salvinelli

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