Lo Specchio Incerto

Tra immagine e parola

Archive for March, 2008

IMAGINES

Posted by Rosa Maria Puglisi on March 25, 2008

st_logo.gifSegnalo per venerdì 28 marzo 2008, ore 18.00 alla s.t. foto libreria galleria (via degli ombrellari, 25 Roma), la presentazione della collana “IMAGINES” dell’editore Franco Angeli, diretta da Francesco Faeta e dedicata agli Studi e materiali di etnografia visiva e di antropologia culturale.

Interverrano Luigi M. Lombardi Satriani e Lello Mazzacane. Saranno, inoltre, presenti i curatori dei due volumi in corso di stampa, Cristina Grasseni e Ferdinando Mirizzi, e gli autori dei primi tre volumi editi:
Francesco Faeta, Fotografi e fotografie. Uno sguardo antropologico
Antonello Ricci, I suoni e lo sguardo. Etnografia visiva e musica popolare nell’Italia centrale e meridionale
Francesco Marano, Camera etnografica. Storie e teorie di antropologia visuale.

Per informazioni rivolgersi a info@stsenzatitolo.it

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Lida Abdul alla Galleria Alessandra Bonomo

Posted by Rosa Maria Puglisi on March 19, 2008

Segnalo la pubblicazione su Cultframe di un mio articolo sull’interessante mostra dell’artista afgana Lida Abdul attualmente visitabile presso la Galleria Alessandra Bonomo di Roma (via del Gesù).

Lida Abdul

Nata a Kabul nel 1973, e rifugiatasi dopo l’invasione da parte delle truppe sovietiche dell’Afghanistan in India, poi in Germania e negli Stati Uniti (dove ha studiato Arte, Filosofia, Scienze Politiche), Lida Abdul ha vissuto gran parte della sua vita lontano dal proprio Paese per tornarvi solo in anni recenti ed eleggerlo, insieme alla propria condizione di esule, a oggetto di una poetica dove la dimensione politica s’intreccia indissolubilmente a quella esistenziale. [continua]

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Work in progress …per Massenzio arte 2005

Posted by Rosa Maria Puglisi on March 13, 2008

Segnalo questa mostra d’arte contemporanea, dove è protagonista la fotografia, inserendo il comunicato stampa, che spiega puntualmente le istanze di coloro che vi espongono. Istanze condivisibili, che riguardano l’ambiente e la società, l’ecologia vera e propria (nonché quella dello sguardo), e rivendicano per l’artista-fotografo un ruolo di interprete della realtà, oltre il caso e il caos.

Espongono Domenico Di Bona (fotografia), Maurizio Chelucci (fotografia), Carlo Gianferro (fotografia), Lughia (installazione), Giandomenico Marini (fotografia), Adamo Modesto (pittura), Laura Peres (fotografia), Paco Del Pino (fotografia). La mostra si terrà fino al 20 Marzo a Roma, presso Massenzio Studi 2, in via A. Cotogni 16 (prima traversa a destra di via di Valleranello).

Ulteriori informazioni potrete trovarle sul sito www.massenzioarte.it

 

workinprogress.jpg

Perché work in progress… sugli studi d’arte?

Perché non solo gli esami, come diceva Edoardo, non finiscono mai: anche i lavori non finiscono mai.

Per noi , abituati da sempre a lavorare con le mani, essi sono il banco di prova della nostra fede nella contemporaneità e nell’evoluzione,(sempre che esista). Si amplia Il terreno della ricerca del bello, da farsi con mezzi poveri e con scarse possibilità. Solo coloro per i quali il recupero e la riconversione sono una VERA NECESSITA’ danno a questo termine un significato creativo. Ormai tutti parlano di recupero e di riconversione; si chiama in causa l’ecologia, l’economia e la globalizzazione, e si raffrontano questi temi ad un mondo non più ricettivo al nuovo, e voglioso di ordinare l’esistente, senza invadere altri spazi. Ma la vera domanda da porsi è – quale riconversione, quale globalizzazione, quale recupero?- Preservare spazio agli uomini non significa soltanto prendere coscienza del riutilizzo degli scarti a protezione dell’ambiente: è anche e soprattutto ottimizzare le risorse ed intraprendere un cammino di ricerca del bello nei luoghi dove non appare ad un primo sguardo disattento. Insomma, prima di riconvertire lo scarto per produrre ricchezza, perché non esaminarlo per produrre bellezza? La funzionalità non è sempre bellezza, ma la bellezza è sempre funzionale ad un ambiente sano.

Soprattutto è realizzare che nelle cose minime, nei “minimaminimalia” deve iniziare la ricerca di nuovi canoni estetici contemporanei: il minimalismo, l’oggetto ritrovato e scoperto sono correnti dell’arte solo marginalmente propedeutici a questa ricerca; ricerca che, tuttavia, deve invertire
rispetto a queste correnti, la sua rotta di indagine. Non si tratta di scoprire un oggetto che esprima forme o concetti che si uniformino ad un bello preesistente ed antico; non si ricerca la bellezza codificata o il concetto che presuppone una componente storica del pensiero, anche archetipale. Si tratta semplicemente di confrontarsi con ciò che casualmente troviamo, che il più delle volte è frutto di abbandono o disattenzione, per scoprire, in qualunque cosa il caso ci ponga di fronte,un significato nascosto ed un collegamento senza tempo con il tutto, atti a restituire dignità alla cosa ed all’osservatore.

Perché applicare allo scarto della natura o dell’uomo i canoni estetici mutuati dalla storia dell’arte è una violenza che noi facciamo A QUELLE COSE CHE IL CAOS ED IL CASO CI PONGONO INNANZI. Anche l’architettura non sfugge a questa regola. Se in natura non esiste la linea diritta un motivo deve pur esserci; se nel mondo reale è il caos che domina gli eventi, perché ostinarsi a ricreare un ordine sottostante?

In questa dinamica delle cose l’occhio fotografico aiuta : la foto, a differenza dell’artista, guarda e non giudica: riprende Giandomenico Marinianche ciò che il fotografo non cercava e vedeva nell’istante dello scatto. Particolari e cose che nascono dalla luce e dall’ombra per affermare non visti la propria esistenza, oltre ed al di sopra delle discariche.

Work in progress significa che quanto è stato fotografato e riutilizzato anche per un solo istante, perché elemento casuale e fortuito nella attività lavorativa di produzione, il pubblico non lo rivedrà dal vero, nella realtà espositiva, perché probabilmente inviato alle discariche senza alcun senso di gratitudine. Ma è proprio quel che non si troverà più, esistente solo per un attimo nello scatto del fotografo, ad aver diritto di cittadinanza in questa ricerca di un bello concettualmente diverso. Il sudore degli operai e le loro mani; il sorriso del riposo nell’attimo della foto, le loro vuote bottiglie di acqua: nudi componenti di arredo apparentemente desueti. Avanzi di ferro, pezzi di legno di scarto, cartoni per imballo che hanno completato il loro destino. Tutti avanzi di vita di cose apparentemente passate, con un pezzetto di anima da rispettare, amare e riscoprire.

Amare anche le cose non è vergogna: insomma non è blasfemo. Fissare l’attenzione a tutto, con una predisposizione di amore, curiosità e voglia di comprendere anche la cosa, oltre che le persone, per assimilarne l’intima struttura, aumenta , estende i canoni del bello. Se la bellezza dovesse preesistere al nostro sguardo, tale atteggiamento potrebbe ampliare la nostra coscienza, ed aggiungere alla vita un aspetto che ancora non ci era apparso chiaro e conoscibile.

Chissà quanta energia e luce è ancora presente in quello che abbandoniamo. Le cose vecchie hanno un’anima che quelle nuove non hanno. Pertanto, quando lavoriamo ,fermiamoci ogni tanto a fare questa ricerca. Non getteremo via insieme agli scarti una parte della nostra stessa vita. Si potrebbe anche scoprire che la bellezza è nel percorso, e non nel punto di arrivo. Per questo Work in progress …per Massenzio arte 2005. (Alessandro D’Ercole)

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I 41 siti italiani UNESCO nell’obiettivo di 14 fotografi

Posted by Rosa Maria Puglisi on March 9, 2008

Ferrara. Copyright: Luciano RomanoE’ in corso a Roma fino al 14 marzo presso la Biblioteca Nazionale una mostra, che celebra le bellezze del patrimonio artistico italiano (ma anche mondiale).

Prima tappa di una mostra itinerante - i cui prossimi appuntamenti (in tutto ne sono previsti dodici in giro per l’Europa) saranno Kiev, Odessa, Riga, Vilnus, Cracovia - la mostra romana vanta una prestigiosa sede e un bell’allestimento, che permette al visitatore di godere al meglio le sue 120 immagini.

I 41 siti italiani della lista Unesco (quelli che dalla United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization sono stati dichiarati patrimonio mondiale) vi sono rappresentati in maniera assolutamente affascinante da 14 artisti della fotografia, fra i quali spiccano nomi molto noti: alcuni di loro sono proprio noti come paesaggisti, di altri ricordiamo solitamente l’attività di reporter o di ricerca fotografica in senso lato. Si tratta di: Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Giuseppina Caltagirone, Luca Campigotto, Dario Coletti, William Guerrieri, Vittore Fossati, Mimmo Jodice, Giuseppe Leone, Marc Lesimple, Raffaela Mariniello, Luciano Romano e Ferdinando Scianna.

Pompei. Copyright: Mimmo JodiceNelle immagini presentate è piacevole notare come ognuno di loro sia rimasto perfettamente coerente al proprio stile, offrendoci un’interpretazione di questi luoghi talora reportagistica, talora poetica, talora concettuale, sempre interessante e densa di significato.

Lo straniante eppure concreto paesaggio romano di Gabriele Basilico, la sua lettura rigorosamente prospettica di Crespi D’Adda; la possente interpretazione di Vicenza tutta giocata sulle luci e sugli interventi coloristici di Luca Campigotto; l’astrazione rarefatta presentata in trittici che propongono similitudini di forme e scanzioni spaziali creati da Olivo Barbieriper dar nuovi significati a Siena, Firenze e Pisa; i forti contrasti in bianco e nero e i tagli decisi di Dario Coletti nel sito archeologico sardo di Barumini, come pure a Tivoli nelle etrusche di Cerveteri e Tarquinia; la calma classicità di Berengo Gardin nei suoi paesaggi umbri e toscani, che opportunamente evocano la dolcezza di quei paesaggio e il disegno armonioso di borghi e architetture, carichi di storia e arte fra Medioevo e Rinascimento; la forza espressiva della Liguria di Scianna tra un mare percosso dal vento, e le rocce incise, quasi scolpite fra una vegetazione piuttosto selvaggia.

Val D’Orcia. Copyright: Gianni Berengo GardinSono queste (insieme ad altre di altrettanto abili fotografi), le visioni che ci restituiscono un’immagine dell’Italia di una bellezza variegata e sempre incomparabile, creata dalla natura prima ancora che da una lunga e gloriosa storia artistica.

Risalgono a periodi diversi (anche se per lo più recenti) che vanno dal 1965 ad oggi, ma tutti a loro modo restituiscono quel tipo di suggestione. E contribuiscono a ricordare al di là delle quotidiane cronache di scempio ambientale, ma anche al di là dell’abitudine a ciò che ci circonda, che tutto rende meno evidente e più insignificante; magari forse anche a renderci più orgogliosi e rispettosi nei confronti di un Paese come il nostro, ormai davvero sottostimato.

A quanti non potranno visitare la mostra posso consigliare la visione di questa fotogalleria.

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Alain Faure alla “Senza Titolo” foto libreria galleria

Posted by Rosa Maria Puglisi on March 6, 2008

bildalain3.jpgS’inaugura oggi alle 19 presso s.t. foto libreria galleria” di Via degli Ombrellari 25, a Roma, la prima mostra in Italia del parigino Alain Faure dal titolo “Fotografie a colori”.

Sono queste, immagini scattate fra il 1984 e il 1985 nella banlieu di Parigi; pensate dall’autore come “testimonianza dell’incontro e frequentazione della fabbrica Moyse: lavoro su una fabbrica desaffectè“, cioè “in disuso”; sin dagli anni Sessanta.

Ma la parola “desaffectè”, in francese può intendersi anche come “privo di affezione”, in un gioco di parole che il fotografo sceglie per sottolineare il suo approccio critico verso quel che è divenuta questa ex fabbrica di locomotori ferroviari.

Attento ai cambiamenti del territorio (soprattutto delle periferie) Faure documenta in questo caso un ambiente dove muffa e casualità hanno preso il sopravvento; “dove il vuoto, l’abbandono, il senso dell’assenza sono così forti da trasformarsi in presenza”. Una simile documentazione finisce col superare il dato sensibile, la contingenza fisica, acquistando la sua forza espressiva attraverso il colore.

Faure giunge alla fotografia dopo un percorso di militanza politica e intellettuale, che lo ha portato a meditare sui meccanismi del lavoro all’interno del capitalismo (già alla metà degli anni ’70 aveva pubblicato con Jacques Rancière una raccolta di scritti su “la parola ouvrière“) e sulle “trasformazioni del territorio sotto la pressione di massicci investimenti economici”. La sua attenzione verso il restituire allo scarto industriale, al manufatto deteriorato, una forma di dignità estetica attraverso l’interpretazione fotografica, è in certo modo carica di quella tensione militante.

E’ una forma di recupero, un riciclaggio attraverso l’attribuzione di una nuova funzione: quella artistica.

Il titolo di quel reportage era “Les Reinsegneiments de la couleur” ovvero “le informazioni del colore”: informazioni che parlano ormai d’altro, troncando ogni referenzialità col soggetto ripreso dal fotografo, il quale così - attraverso le forme scelte e i colori accesi (grazie all’uso di un particolare supporto e d’una tecnica ad hoc) - “riattiva” questi dettagli della quotidianità ritenuti ormai dismessi.

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Arrivano i corti

Posted by Rosa Maria Puglisi on March 4, 2008

arrivanoicorti.jpgGiunge alla sua decima edizione il Festival Internazionale del cortometraggio “Arrivano i corti“, organizzato dall’Associazione Culturale “Offi.Cine.Foto.Grafiche” e dal Comune di Montelanico (RM), e patrocinato dalla Provincia di Roma, si svolgerà a Montelanico (Rm) da giovedì 7 a domenica 10 agosto 2008.

Al concorso è a tema libero e vi possono partecipare cortometraggi girati in qualsiasi formato, di ogni genere e realizzati con qualsiasi tecnica.

Ogni autore potrà presentarne non più di due (la loro data di uscita e di produzione non dovrà essere però antecedente al 1 gennaio 2007). Dovranno essere inviati con l’apposita scheda d’iscrizione e il relativo materiale informativo entro il 21 giugno.

Per ulteriori informazioni potrete consultare il sito del concorso.

Collegato alla manifestazione è un ulteriore concorso aperto a tutti, che si svolge interamente online. Si tratta di “OneMinuteFreedom“. Vi sono ammessi filmati di videoarte e sperimentali, ma non filmati che veicolano messaggi pubblicitari. I video, di ogni genere e realizzati con qualsiasi tecnica, non devono superare i 60 secondi compresi titoli di testa e di coda, e devono essere già presenti in formato digitale su internet in una community (ad esempio YouTube, Myspace, AtomFilms, ecc).

Anche in questo caso si deve aderire inviando la sottoscrizione della liberatoria per la pubblicazione del cortometraggio sul sito internet arrivanoicorti.it entro il 21 Luglio 2007. Maggiori informazioni le troverete sulla pagina di riferimento.

Un in bocca al lupo a chi parteciperà!

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