Lo Specchio Incerto

Tra immagine e parola

Archive for February, 2008

Luigi Erba: “Camera chiara, camera oscura”

Posted by Rosa Maria Puglisi on February 26, 2008

Paesaggio dissolto #11 (Arnosto, Valle Imagna). Copyright: Luigi ErbaFino all’8 marzo presso Fotografia Italiana arte contemporanea (a Milano in Corso Venezia, 22) è possibile visitare la mostra fotografica di Luigi Erba, dal titolo “Camera chiara, camera oscura”.

Si tratta di una riflessione articolata in quattro diversi momenti sul far fotografia nell’era del digitale, sfruttando i mezzi concessi dall’innovazione tecnologica come quelli della tradizione, al fine di produrre immagini che finiscono con l’essere oggetti unici in bilico tra progettualità ed emotività.

Le prime esperienze artistiche di Erba risalgono agli anni Settanta e sono legate a una rilettura del genere paesaggistico in una chiave straniante molto personale. Lungo il successivo decennio la sua ricerca si precisa verso un concettualismo, che dalla critica è stato definito “lirico”, in quanto attraverso l’espressività del mezzo chimico-ottico, approfondisce “i concetti di simultaneità e relazione visiva, di progetto e casualità, metodo ed emozione, reale ed immaginario, conscio ed inconscio”.

Tuttora appare viva nell’artista l’intenzione di sperimentare il mezzo tecnico in questo senso; è così che la prima delle quattro serie esposte, “Panorami per insetti”, nasce in camera oscura dalla commistione fra la più classica tecnica di stampa per proiezione ad ingrandimento e la “stampa a contatto” (qui di insetti e fiori secchi). Anche nel ciclo “Costruzione di un paesaggio” sono protagoniste le tecniche di stampa, grazie ad esposizioni multiple e ad una particolare interpretazione dei tempi d’esposizione, ma il prodotto di queste elaborazioni viene ulteriormente rimaneggiato attraverso la digitalizzazione e un assemblaggio, che ne fa opere del tutto originali, svincolate dal loro significato letterale iniziale.

Diversamente “Un luogo sull’altro“, work in progress che procede da oltre dieci anni, è realizzato in sede di ripresa: immagini di luoghi diversi scattate in momenti diversi (anche a distanza di mesi) vengono impresse sulla stessa pellicola, “contraddicendo così l’idea di fotografia come scatto che congela il tempo in un unico spazio e lasciando adito alla casualità”.

Infine in “Paesaggio dissolto“, le sfocature e le distorsioni, fra camera chiara e camera oscura, fanno di tradizionali paesaggi luoghi onirici, dove l’iconismo insito nell’immagine fotografica entra in crisi a favore di un’interpretazione fortemente espressionistica, che un sapiente uso del medium - come Erba ci dimostra - concede ed esalta.

Sono, quelli presentati nella mostra, quattro momenti di un’indagine linguistica sul medium fotografico, che analizzato con perizia nei vari momenti della sua prassi, diventa strumento di creatività e di espressione personale, i cui prodotti sono godibili al di là dell‘analisi che sottendono.

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Polifemo seleziona progetti fotografici

Posted by Rosa Maria Puglisi on February 25, 2008

Scade il 29 Febbraio il termine per proporre i vostri lavori a Polifemo.

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 Le Merci: un mondo di uomini, luoghi e oggetti per inventarle, produrle, muoverle, venderle e comprarle
SELEZIONE PROGETTI FOTOGRAFICI PER CICLO DI MOSTRE 2008

Dopo le rassegne di mostre fotografiche sul paesaggio urbano “Riguardo le città” (2006) e sul ritratto “Riguardo i cittadini” (2007) - svoltesi nella sua sede a Milano presso la Fabbrica del Vapore - Polifemo sta organizzando per il 2008 un ciclo di mostre fotografiche aventi per tema

“Le Merci: un mondo di uomini, luoghi e oggetti per inventarle, produrle, muoverle, venderle e comprarle”.

Oggi gran parte di ciò che ruota intorno a noi è fatto per vendere o acquistare merci.
Ci sono persone che disegnano, producono, trasportano, vendono o pubblicizzano merci.
Ci sono luoghi che contengono o rendono appetibili le merci.
Ci sono oggetti che sono merci o che sono funzionali alla loro realizzazione e al loro consumo.

Le merci sono il simbolo di questa società in questo momento storico, tanto da originare dibattiti che investono la nostra vita: dalla precarizzazione dei rapporti di lavoro all’iper consumismo, dalla sostenibilità delle scelte energetiche all’eticità dei prodotti alimentari, fino alla terziarizzazione dei processi produttivi nei paesi in via di sviluppo.

Crediamo che per i giovani fotografi sia impossibile prescindere da una rappresentazione iconografica delle merci .

Con questa iniziativa ci piacerebbe mostrare lavori di documentazione e ricerca che, attraverso l’utilizzo di qualsiasi genere fotografico, forniscano un’analisi di tutti quegli oggetti o soggetti che sottostanno alle leggi del mercato.
Crediamo che per i giovani fotografi contemporanei sia impossibile prescindere da una tale rappresentazione iconografica.

Polifemo visionerà i materiali e il portfolio di tutti quegli autori che hanno un lavoro in linea con il progetto.
Specifichiamo che non si tratta di un concorso ma di una selezione improntata alla ricerca di giovani autori poco conosciuti.

Cliccando qui troverete tutte le informazioni necessarie all’invio del materiale.

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“Luce sulla Guerra”

Posted by Rosa Maria Puglisi on February 22, 2008

Scusandomi per l’assenza di questi giorni, vi segnalo la pubblicazione su Cultframe della recensione di un interessante libro di Stefano Mannucci.

Si tratta di un saggio di carattere storico, che esamina in maniera paradigmatica il ruolo dell’immagine fotografica nella propaganda politica del periodo fascista, rivelandoci retroscena che potrebbero avere un sapore di grande attualità.

Eccone un breve estratto.

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Che l’immagine fotografica si presti facilmente a divenire uno strumento formidabile di propaganda politica - sia per la sua natura polisemica sia per l’irrazionale e radicata fiducia, che l’essere umano continua istintivamente a riporre in ciò che vede - è cosa risaputa.

La stessa sua natura di “frammento”, estratto da una realtà più vasta e composita, rende la fotografia soggetta a un’apertura semantica, che lascia ampio spazio di manovra a chi intenda approfittarne; ed è prassi antica, quella che quotidianamente vediamo in opera - attraverso i vari media - di costruire un diffuso consenso politico, ora per gli uni ora per gli altri, coi mezzi della comunicazione visiva.

Non è nemmeno strano che il linguaggio delle immagini non avesse segreti già prima della diffusione degli studi massmediologici, cui oggi siamo soliti far riferimento. In fondo, la fotografia si è trovata a rilevare una funzione propagandistica appartenuta alle arti sin dai tempi più antichi, approfittando del presunto status di fedele specchio della realtà, che i suoi mezzi di produzione in apparenza avvalorano. [Continua]

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Claudia Pozzoli: In quiete

Posted by Rosa Maria Puglisi on February 12, 2008

claudia-pozzoli-in-quiete-_-invito-jarach-gallery.jpgE’ in corso fino al 29 Febbraio a Venezia presso la Jarach Gallery (di fronte al teatro La Fenice) un’interessante mostra di Claudia Pozzoli.

In essa la giovane artista valtellinese presenta gli esiti di un’acuta, ancorché breve, ricerca artistica caratterizzata da notevole raffinatezza formale ed eccezionale coerenza concettuale: sono le cinque serie fotografiche prodotte dagli esordi ad oggi, riunite sotto un titolo ambivalente ed evocativo: “In quiete”. Titolo, che opportunamente descrive lo stato del mondo minerale da lei ritratto, ma rimanda pure al sottile senso di disagio, d’inquietudine, che i suoi scatti possono trasmettere grazie al sapiente uso di una riduzione coloristico-formale spinta fino ad una sorta di distacco dalla realtà.

Sono immagini scarne ed essenziali di un bianco e nero che diventa concetto, oltre ad essere scelta tecnica ed estetica. Quello che scopriamo dietro la coerenza di quest’articolata indagine è, infatti, una particolare rappresentazione della “visione del vuoto”, cara alla filosofia e alla cultura orientale di matrice buddista, e in particolare zen.

Dalla complementarità non-dualistica di questi due colori, il bianco e il nero - che colori non sono ma radiazione luminosa allo stato puro scaturita dalla fusione dell’intero iride, l’uno, l’altro sua totale assenza - scaturisce una dialettica simbolica, che incarna di volta in volta significati particolari. Elementari ambienti notturni o abbacinanti distese di neve, ombre che si perdono in cavità senza fondo, e piccoli oggetti che trascolorano nello sfondo luminoso: immagini di una dialettica della visibilità pura, che col la loro semplice e stabile presenza ci colpiscono tanto più in un’epoca di caos ottico, al di là di ogni valenza iconografica tradizionale. “Se il nero ci intimorisce e il bianco ci rasserena, è per un’illusione che la nostra tradizione culturale e iconografica ha reificato“.

Come una sorta di esercizi spirituali, queste immagini ci portano in una dimensione mentale fuori dal tempo eppure completamente attuale, perché seppure si distacchi totalmente dalle attuali tendenze, nondimeno si fa puntuale interprete della condizione umana contemporanea, fatta di ansie e smarrimenti, di un’inesplicabile senso di inconsistente fragilità.

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Lo Specchio Incerto compie 1 anno!

Posted by Rosa Maria Puglisi on February 8, 2008

ritrattoMi accorgo con grande stupore che è passato esattamente un anno da quando, 111 post fa, ho iniziato questa avventura in internet! :-o

Il contatore ufficiale delle statistiche segna adesso circa 38.600 visualizzazioni, le pagine sono ormai tante, diciotto delle quali si riferiscono a profili monografici di autori. Forse i commenti, che speravo di ricevere copiosi, lasciano ancora a desiderare nella quantità. La qualità, invece, è spesso più soddisfacente.

Sono questi risultati che, confesso, non immaginavo, malgrado l’impegno del mio lavoro. Come non speravo in realtà nei feed back, che in vario modo ho avuto da parte di colleghi che godono della mia stima.

Ciò che mi ha soprattutto gratificata in questi mesi sono state, però, le manifestazioni di “gradimento”, giunte da lettori che ho avuto modo di conoscere virtualmente. Le loro parole sono state più di una volta motivo d’incoraggiamento in un cammino non sempre facile, e spesso pieno di dubbi (come forse ogni cammino, che nasce da una libera iniziativa “no profit”).

Colgo allora l’occasione di questa ricorrenza per ringraziare di cuore tutti coloro che mi hanno seguito ed incoraggiato fin qui. Grazie davvero!

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PLAY – Arezzo Art Festival 2008

Posted by Rosa Maria Puglisi on February 6, 2008

Il linguaggio dei video contiene in sé un forte radicamento in quello fotografico. Per questa ragione ancora una volta segnalo agli interessati un concorso per autori di “corti”, augurando buona fortuna a quanti decideranno di parteciparvi. :-)

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Tema Edizione 2008 “Il Cielo”

PLAY – Arezzo Art Festival indice la seconda edizione di Play Maker, un concorso dedicato ai videomakers emergenti di cortometraggi il cui filo conduttore o tema sia quello prescelto per l’edizione 2008: “Il Cielo”.

I video selezionati saranno protagonisti della sezione Media Art di PLAY – Arezzo Art Festival 2008: saranno proiettati e giudicati da una apposita giuria nel corso del festival al fine di decretare un vincitore sulla base dell’originalità della proposta creativa.

Cliccando sul link di seguito (”read the rest…”) potrete leggere il regolamento

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“Vendere il cielo”.

Posted by Rosa Maria Puglisi on February 4, 2008

“Vendere il cielo” di Michelangelo Coviello e Riccardo RiettiUna riflessione sul destino della fotografia all’interno della società attuale, sembrerebbe questo il tema della mostra, di cui ci giunge segnalazione.

S’inaugurerà domani, martedì 5 febbraio, alle 18.30 a Milano presso il Lattuada Studio (in via dell’Annunciata 31).

“Dobbiamo vendere il cielo. Epigrafie di Michelangelo Coviello e Riccardo Rietti“, è il titolo di questa mostra, che vede riunite in un’unica esperienza polisensoriale e trasversale - tra arte visuale e parola - le esperienze di due autori che operano da anni l’uno nel campo della scrittura, l’altro in quello della fotografia.

Coviello, infatti, oltre ad essere insegnante di ‘Scrittura Creativa’ alla facoltà di Design della Comunicazione del Politecnico di Milano e presso lo IED – Istituto Europeo del Design, è pure autore di romanzi e raccolte di poesie (il titolo della mostra richiama puntualmente una di queste ultime, pubblicata nel 1992). Mentre Rietti ha al suo attivo la pubblicazione di diversi volumi fotografici, essendo passato attraverso le fasi di un’evoluzione creativa, che lo ha portato ad indagare le nuove modalità espressive tanto del bianco e nero quanto del colore.

Il riferimento del sottotitolo che qualifica le opere esposte come “epigrafie”, è ovviamente legato a quella particolare forma di componimento poetico che è l’epigrafe. Il riferimento è addirittura letterale. Parte dall’etimologia della parola, nel suo originario senso di “scrivere sopra”. Sopra l’immagine in questo caso. In forma di epigrafe, appunto: un componimento, cioè fatto di parole ritmate - non necessariamente versi - sintetico nel suo commemorar qualcosa d’importante.

“Gli antichi sostenevano che il cielo e le stelle sono parte di una scrittura sacra che gli uomini devono decifrare”. Al giorno d’oggi si può concludere piuttosto che: “Decifrare il cielo , o almeno tentarci,  è sempre possibile, quello di venderlo,  invece,  la missione della pubblicità”.

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