Lo Specchio Incerto

Tra immagine e parola

Archive for January, 2008

Le “meraviglie” della condivisione in rete (qual’è la vostra opinione?)

Posted by Rosa Maria Puglisi on January 31, 2008

Tempo fa ho ricevuto sotto forma di un commento all’interno di questo blog la proposta di una persona che stava “cercando di sviluppare un blog giornale in cui gli articoli sono scritti dai blogger WordPress”.

Suo intento, egli sosteneva essere - continuo a citare testualmente - “di dare maggior visibilità al tuo blog e alla gente che cerca in rete la possibilità di trovare articoli di maggiore qualità in un’unico posto (o al limite se non hai tempo posso scriverti io un’articolo prendendolo dal tuo blog e rimandandolo al tuo blog…)”.

Per quanto suoni strana una simile logica, secondo la quale si possa dare visibilità ad un blog prelevandone integralmente i contenuti e mettendo solo il rimando alla fonte di provenienza dello scritto, questo caso mi pare rientrare tutto sommato in una normalità, forse lievemente malintesa.

Tenendo per buona l’intenzione dichiarata, che è encomiabile, proponendosi di ampliare l’accessibilità alle notizie di fonti d’informazione indipendenti, rilanciandole - da parte mia in quanto autrice di articoli vorrei dire solo che perfezionerei la cosa. E, se mi fosse chiesto un parere, direi che mi parrebbe più sensato - qualora le intenzioni fossero proprio quelle dichiarate - mettere una parte dell’articolo e rimandare al seguito sul blog d’origine.

L’idea di base della condivisione dei saperi e delle informazioni è parte integrante di Internet (ancor di più del cosiddetto Web.2), e costituisce uno dei più importanti aspetti della rete. Nessuno può negarlo e dovrebbe essere un beneficio per tutti.
Sono curiose, però, le licenze che la gente pretende di prendersi in nome di questo bellissimo (e totalmente condivisibile) ideale. I malintesi sono all’ordine del giorno.

Si pensi, ad esempio, all’uso “sportivo” del copyright sulle fotografie, che si fa in Internet. E a come da più parti si insista paradossalmente nel confondere il “prodotto” di una professionalità e/o di una creatività individuale, con un “sapere” da condividere collettivamente. Senza pensare che dietro quel “prodotto”, spesso c’è una persona che avrebbe il sacrosanto diritto di raccogliere i frutti del proprio lavoro.

Torniamo, però, donde eravamo venuti … Le informazioni che dovrebbero liberamente circolare.
E’ un nostro diritto da cittadini del “villaggio globale”… Ci piace averlo. Vogliamo essere informati e ci rendiamo conto che le cosiddette “fonti d’informazione indipendenti” possono essere un formidabile baluardo contro le varie “propagande” dell’informazione “ufficiale”.

Da sempre vigili riguardo a democrazia e la libertà di stampa, gli Stati Uniti hanno creato l’Independent Media Institute, un’organizzazione no profit che intende emancipare la gente (nel parlare del loro impegno scrivono proprio “empowers people“!) attraverso giornalismo indipendente, informazione e strumenti multimediali.

Per far ciò il principale mezzo dell’IMI è un premiato magazine online, che è anche una community, e che non si limita a creare pubblicare articoli inediti, ma fa da cassa di risonanza al “meglio di dozzine di altre fonti di media indipendenti”. Il nome di questo grande “giornale dei media” è AlterNet.
Da questa immane impresa mediatica americana (e chissà se animato dagli stessi ideali?) è probabilmente nata l’ispirazione per uno dei molti siti - blog italiani nel web.

La più marcata somiglianza col colosso americano è quella del titolo, ma anche la natura dei suoi post, che rimanda per lo più (o unicamente?) a siti e contenuti altrui .
Chi vi sia dietro è un piccolo mistero. Forse i fantomatici “autori”, cui accenna il sottotitolo del blog, che però pare sia impossibile contattare.

Apparentemente questo blog sarebbe gestito da una community (altro riferimento agli americani?) che via via inserisce le sue proposte di lettura: post confezionati proprio come avrei suggerito alla persona che voleva darmi visibilità (vedi sopra!). Davvero lodevole! Fra gli ultimi post c’è anche l’inizio del mio più recente articolo, che riporta proprio qui per continuare la lettura.
Vorrei ringraziare lo “sconosciuto” autore del post, che - con grande modestia - non mi dà modo di contattarlo. Ma non è questo il motivo di un sì lungo OT.

Stavate pensando che ho scritto questo post per ringraziarlo? Alcuni sono già pronti ad offendersi perché hanno più volte segnalato e linkato il mio lavoro, senza che mai dedicassi loro pubblici ringraziamenti?
Non ricordate più che parlavo dei malintesi della “condivisione” di ogni cosa a tutti i costi?

Allora voglio chiedervi: a voi non sembra un grosso fraintendimento delle libertà che Internet concede, il fatto che qualcuno a un certo punto decida di “condividere” oltre ai contenuti del vostro blog, anche la vostra firma?

Mi spiego meglio: con mio sgomento scopro che il blog, di cui ho appena parlato in termini lusinghieri, pretende (nel senso inglese di “pretend”), cioè finge, di avermi fra i suoi collaboratori.
Il mio nome appare, infatti, come autore di almeno due segnalazioni: una riguardante l’intervista alla protagonista di un serial TV, l’altra riguardante le infamanti affermazioni di un celebre cantante su un altrettanto celebre gruppo musicale. Argomenti, questi, verso i quali - vorrei sottolinearlo - non nutro il minimo interesse.

Dite che mi sbaglio? Che si tratta di una semplice omonimia? Non credo, ci sono indizi che non fanno pensare a questo e sarebbe una coincidenza ben strana.

Ma perché lo fanno? Per aumentare gli accessi al blog? E a che scopo? Non c’è pubblicità, né appare alcun “direttore” in questa che è una presunta opera collettiva. Mistero.

Si deve pensare allora che l’unico scopo è davvero rilanciare altri siti… O no? Forse talvolta le migliori intenzioni portano a discutibili decisioni, magari dettate dall’inesperienza.

Potrei anche essere lusingata dall’avermi scelta come ignara collaboratrice, ma direi che non lo sono, perché non mi fa piacere che qualche mio lettore pensi gli possa consigliare articoli di gossip!

Ma soprattutto non mi fa piacere l’idea che prima o poi - come l’AlterNet originale - anche questo italico vorrà pubblicare dei contenuti originali (non linkati), fra i quali - perché no? - qualche mio articolo mai pubblicato prima… e mai scritto da me!

Sarò un’ingenua, ma tutto ciò ha per me dell’incredibile. Mi piacerebbe conoscere la vostra opinione …

p.s.

Aggiungo questo p.s. nemmeno un’ora dopo aver pubblicato questo post per informarvi che è già linkato a un altro sito, con le stesse modalità di quello citato. L’unica cosa che stavolta risulta chiara (e assurda) è che ha il tag “film” sotto. Già! avevo citato la parola “telefilm” :-)

Vi risulta che esistano dei programmi, che generano finti blog, riconvogliando dalla rete ogni post che abbia dentro determinate parole chiave? E’ possibile una simile “fantascienza” o c’è veramente gente che perde il suo tempo così? E mi chiedo perché…

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“Time passes” di Robert Adams

Posted by Rosa Maria Puglisi on January 30, 2008

copertina del libro “Time Passes” di Robert AdamsLa Fondation Cartier pour l’art contemporain di Parigi ha recentemente ospitato l’opera di Robert Adams in un’esposizione dal titolo “On the Edge features”, conclusasi da pochi giorni.

Forse non particolarmente noto al grande pubblico - tanto da essere talora confuso con il quasi omonimo Ansel Adams (sic!), al quale può essere assimilato al più in quanto “paesaggista“ - egli è in realtà apprezzatissimo da una certa critica “impegnata“, ed è stato insignito negli anni di svariati riconoscimenti e premi, fra gli altri l’ambita MacArthur Foundation fellowship, detta anche “genius grant”.

Ex professore di Letteratura inglese,  considerato superficialmente da alcuni un semplice fotografo documentario, Adams è da circa quarant’anni a questa parte un autore sensibile, il quale ha posto al centro della sua ricerca dai forti accenti estetici il paesaggio urbano e rurale del West.
Il suo è un lavoro attuale, giocato sul minimalismo e carico d’implicazioni concettuali quanto politiche, e si pone in netta controtendenza rispetto a molta fotografia contemporanea, sempre meno libera dai condizionamenti del mercato artistico e più tristemente vuota.

Nei suoi scatti, che sembrano citare le immagini dei primi fotografi esploratori, quali Timothy O’Sullivan e William Henry Jackson, è sovente chiara l’intenzione di evidenziare, a fronte di una visione nostalgica e mitizzata - stereotipica - di luoghi legati ad un’epopea pionieristica, l’impronta di una presenza umana devastante. L’uomo, che non appare mai in queste belle immagini in bianco e nero, notevoli per la raffinatezza della loro vasta scala tonale, è sempre sotteso e spesso in termini fortemente critici, come corruttore di una natura meravigliosa.

La Fondation Cartier pubblica ora un libro-catalogo in due lingue (inglese e francese), distribuito da Thames & Hudson: “Time passes”.
Il volume raccoglie le immagini dell’omonima serie - una delle tre esposte nella sopra menzionata mostra - scattate fra il 1990 e il 1992 in una zona nord-occidentale degli Stati Uniti non lontana dall’attuale dimora del fotografo ad Astoria in Oregon, luogo un tempo celebrato per le sue vaste foreste, ora tristemente conosciuto per i disastri ambientali determinati dallo sfruttamento industriale delle stesse.
Per una volta, però, i disastri ambientali lasciano il passo ad una diversa meditazione: sulla transitorietà e sulla fragilità del bello; e trentadue fotografie, finora inedite, aprono a visioni sospese e quasi metafisiche di coste e scorci sul mare.

E’ una meditazione di grande e semplice poesia, quella che Robert Adams ci offre, con mezzi minimi di grande impatto emotivo degni di un artista, come lui, che è pure acuto pensatore e scrittore per quanto riguarda le questioni estetico-fotografiche.

A tal proposito, la Fondation Cartier propone anche “En longeant quelques rivières“, la prima traduzione in francese del libro “Along Some Rivers” - collezione di immagini e conversazioni del fotografo americano con storici dell’arte, curatori, fotografi, studenti, scrittori e professori - edito nel 2006 da Aperture.

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fotografia e ricostruzione storica

Posted by Rosa Maria Puglisi on January 23, 2008

Monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale a CreullyIdee in Bianco e Nero“, nuovo blog del gruppo (in Flickr) “Bianco e Nero“, inizia bene la sua avventura sul web con un’intervista a Patrick Peccatte, uno dei responsabili del progetto PhotosNormandie, che mi fa piacere segnalare qui.

In poche battute l’intervista individua e rilancia l’importanza storiografica del progetto; il quale sfrutta la visibilità concessa dalla nota piattaforma di photosharing di Yahoo, come opportunità di diffusione e di verifica su vasta scala del materiale proveniente dal sito web Archives Normandie 1939-1945.

Tale archivio online - nato nel 2004 in occasione del sessantesimo anniversario della Battaglia in Normandia e finanziato dal Conseil Régional de Basse Normandie - fornisce libero accesso ad un’imponente documentazione fotografica relativa all’occupazione, la liberazione e la ricostruzione della Bassa Normandia, e permette a chiunque di scaricare gratuitamente immagini in alta definizione (col solo obbligo di citarne la fonte di provenienza).

Le 2763 immagini presenti in archivio, collegate a quella Battaglia, universalmente conosciuta attraverso le immagini di Robert Capa, sono opera di oscuri militari in forza all’esercito alleato e su di loro pesa - oltre al fondato dubbio di fornire una versione “parziale” (frammentaria e di parte) dei fatti - spesso anche la sostanziale ignoranza dei luoghi da parte dei fotografi e una comprensibile lacunosità di dati, che ha determinato spesso un’estrema imprecisione delle didascalie. Proprio a questa imprecisione intende far fronte il lavoro di Patrick Peccatte e Michel Le Querrec, che attraverso le loro pagine di Flickr sottopongono alla gente l’intero archivio per correggerne i dati, grazie alle nuove informazioni giunte.

L’importanza storica dell’operazione è grande, perché vuole fare il più possibile chiarezza sui dati reali (luoghi e circostanze) relativi a una produzione fotografica nata con ovvi intenti propagandistici, ma che - come sempre accade - gioco forza finisce col rivelare le molte verità che sempre filtrano in una immagine fotografica al di là di ogni intenzione dell’autore.

Il copyright dell’immagine pubblicata è del Conseil Régional de Basse-Normandie / National Archives USA e Conseil Régional de Basse-Normandie / National Archives Canada .

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La bellezza secondo Herbert List

Posted by Rosa Maria Puglisi on January 17, 2008

lo_sguardo_della_bellezza_large.jpgMaestro della “fotografia metafisica”, curioso viaggiatore, vero e proprio poeta della visione, Herbert List è il protagonista di una imperdibile mostra - organizzata dal Comune di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali in collaborazione con la Fondazione Herbert List di Amburgo, Contrasto e Magnum Photos - dal titolo “Lo sguardo della bellezza”, visitabile fino al 17 Febbraio ai Musei Capitolini (Palazzo Caffarelli).

Omaggio al troppo spesso obliato fotografo tedesco, che ha frequentato e ritratto i maggiori intellettuali del suo tempo, e si è lasciato influenzare da artisti come de Chirico, Magritte e Man Ray, la mostra ha come sottotitolo “Roma, l’Italia, l’Europa l’Europa nelle fotografie di Herbert List”; e questi luoghi vi appaiono magnificamente interpretati secondo lo stile dell’artista in una chiave di bellezza senza tempo.

Le più celebri delle sue immagini sono riunite qui, per la prima volta, accanto a un’inedita selezione di scatti romani e italiani dagli anni Trenta agli anni Cinquanta (dietro alla consueta eleganza dei quali è facile intravvedere un progressivo avvicinamento alle istanze del Neorealismo).

Romanticismo e sensualità s’intrecciano in composizioni fondate su solidi equilibri plastici, memori delle prime ricerche di List, stimolate dall’amico Andreas Feininger, e dall’ambiente dell’avanguardia della Bauhaus. Alle vedute di piazze e di strade romane, di una Stazione Termini appena inaugurata, si avvicendano i ritratti di grandi personaggi, e i volti incontrati per caso. Il bianco e nero delle sue fotografie affascina per l’estrema politezza.

Sempre pronto a “cogliere nella fotografia la magia del fenomeno”, List estrapola dal flusso del reale frammenti di realtà, in un processo di straniamento al quale partecipano luci e forme, ombre e riflessi. Rari e preziosi come dei cammei, momenti e oggetti sotto il suo sguardo si trasformano in distillati di senso.

La sua opera sembra parlarci sempre di un ideale di bellezza fragile nel suo perfetto equilibrio, e struggente nella sua evidente transitorietà.

Per una galleria d’immagini piuttosto nutrita, dove è possibile ammirare molte immagini scattate in Italia, suggerisco questo link.

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“RacCORTI Toscani”: un invito ai videomakers

Posted by Rosa Maria Puglisi on January 12, 2008

La segnalazione di oggi è apparentemente un off topic rispetto ai soliti argomenti trattati , ma riguarda un evento che mi pare degno di nota (cosa vieterebbe ad un videomaker di usare per la sua creazione un linguaggio prettamente fotografico?). :-)

raccorti-toscani-tm.pngNato per promuovere la ricerca e l’espressione artistica da parte di nuovi talenti - ma anche per dare un incentivo alla riflessione, l’ascolto, e al dialogo con i cittadini, non meno che per favorire la conoscenza e lo sfruttamento delle risorse dei “luoghi” toscani - il Festival Televisivo RacCORTI Toscani, giunto alla sua III^ edizione, propone ai videomakers un concorso col quale chiede di raccontare la Toscana in cinque minuti: in un cortometraggio, corredato da una musica appositamente composta.

Tale progetto, che ha ottenuto l’oscar “città ideale” alla X Rassegna Dire&Fare 2007, è patrocinato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Regione Toscana e dalla Mediateca Toscana- Film Commission.

Quest’anno hanno aderito pure l’ANCI- Toscana, gran parte delle Province e molti Comuni; fra tutti particolarmente coinvolta la provincia di Pisa e i suoi Comuni, tanto da dar luogo a una “seconda sezione”, quella dei “RacCORTI pisani”dedicata a Pisa e i Comuni della Provincia, raccontati in tutti i loro aspetti.

I “RacCORTI” pervenuti - entro e non oltre il il 21 aprile 2008 - saranno proiettati in eventi sul territorio, utilizzati in trasmissioni televisive collegate al Festival, pubblicati su siti web.

Destinatari del concorso sono - come recita il bando - “Videomakers italiani e stranieri; Scuole di ogni ordine e grado; Scuole di cinema; Università (tutti i Corsi di Laurea in discipline del cinema, dello spettacolo e della comunicazione); Associazioni cinematografiche, culturali e di volontariato. L’iscrizione è gratuita, e la premiazione si svolgerà nel mese di giugno 2008.

I cortometraggi, in lingua italiana o sottotitolati in lingua italiana, non dovranno superare la durata massima di cinque minuti (titoli di testa e di coda compresi).
Le opere potranno appartenere a qualsiasi genere (fiction, documentario, astratto, d’animazione, sperimentale e videoclip).
Ogni partecipante potrà inviare non più di tre opere per sezione; alla fase finale sarà ammesso un solo corto per sezione. La colonna sonora dovrà essere originale, cioè composta appositamente per il video.

Informazioni più dettagliate sull’iniziativa le avrete consultando il sito www.raccortitoscani.it o inviando un’email a raccortitoscani@yahoo.it

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Gerda Taro. Una fotografa rivoluzionaria nella guerra civile spagnola

Posted by Rosa Maria Puglisi on January 10, 2008

invito

Volentieri rilancio la seguente segnalazione fatta da Stefano Mannucci in un gruppo di Flickr. Si tratta di un incontro con Irme Schaber - autrice del libro «Gerda Taro. Una fotografa rivoluzionaria nella guerra civile spagnola» - che si terrà domani venerdì 11 gennaio 2008, alle ore 18.30, presso i locali dell’associazione culturale fotografica Gerdaphoto, in via del Pigneto 247 a Roma.

Parteciperanno al dibattito: Elisabetta Bini (storica specializzata negli studi sul gender), Bianca Bracci Torsi, Manuela Fugenzi, Elena Doria (traduttrice del libro).

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Il libro di Irme Schaber, «Gerda Taro: una fotografa rivoluzionaria nella guerra civile spagnola» (Roma, DeriveApprodi, 2007), costituisce la prima biografia storica sulla fotografa tedesca Gerda Taro.

Pubblicato in tedesco nel 1994, con il titolo Gerda Taro: “Fotoreporterin im Spanischen Bürgerkrieg“, il libro ha vinto il Premio Kodak ed è stato tradotto in francese nel 2006.

L’edizione italiana - tradotta dal tedesco da Elena Doria - voluta e promossa dall’associazione culturale Gerdaphoto di Roma, contiene una prefazione della storica Elisabetta Bini, ed è stata rivista, corretta ed ampliata dall’autrice. Essa presenta ai lettori italiani una vasta raccolta di immagini di vita privata della fotografa, nonché le fotografie da lei scattate durante la guerra civile spagnola.

Irme Schaber ha condotto una lunga e accurata ricerca sulle fonti, mettendo insieme le poche testimonianze rimaste su Gerda Taro. Utilizzando le carte di famiglia, gli archivi di Stato, la stampa dell’epoca, e intervistando le persone che hanno conosciuto Taro, ci restituisce un pezzo di storia rimasto finora sconosciuto. Il suo approccio è quello proprio della storia sociale, mirante a ridare voce a una vita troppo spesso dimenticata e rimasta nascosta dietro le vicende del suo compagno, il celebre fotografo ungherese Robert Capa. Il quadro che ne emerge è ricco e sfaccettato, capace di restituire il nesso tra la vita individuale e la storia generale. Attraverso il costante intreccio tra la biografia di Gerda Taro e gli eventi della storia europea degli anni ’30, Schaber getta nuova luce sulle vicende della persecuzione degli ebrei in Europa orientale e in Germania, e sull’impegno antifascista durante la guerra civile spagnola.

Per oltre cinquant’anni, la vita e l’opera fotografica di Gerda Taro sono rimaste per lo più nell’oblio.

Nel 1938 Capa, devastato dalla morte della compagna, pubblicò un libro di fotografie sue e di Gerda Taro sulla guerra civile spagnola, “Death in the Making“, cui seguì una mostra alla New School for Social Research di New York.

Entrambi avrebbero dovuto rendere omaggio alla fotografa e al lavoro che Capa e Taro avevano compiuto in Spagna, ma molti degli articoli che apparvero sulla stampa omisero di includere il nome di Taro tra gli autori delle immagini.

Nei decenni successivi l’archivio fotografico di Gerda Taro andò in parte perduto, e le fotografie che sopravvissero vennero attribuite a Robert Capa e inglobate all’interno del suo archivio.

Nella Repubblica Democratica Tedesca, d’altro canto, Gerda Taro si trasformò in una figura eroica, simbolo della resistenza comunista contro il fascismo, e la sua immagine fu costruita in gran parte da Dina Gelke, madre di Georg Kuritzkes, che era stata amica di Gerda a Lipsia. Solo a partire dalla biografia su Robert Capa scritta negli anni ‘80 da Richard Whelan si è iniziato a far luce sulla vita di Gerda Taro, grazie ad uno studio degli archivi del fotografo ungherese, e ad un contesto storico scevro delle divisioni ideologiche della guerra fredda.

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Ugo Mulas. La scena dell’arte a Roma e a Milano

Posted by Rosa Maria Puglisi on January 7, 2008

E’ un tributo tardivo, dacché sono trascorsi quasi trentacinque anni dalla sua morte, a uno dei più grandi protagonisti italiani della fotografia, quello offerto da tre città e tre musei: un’ampia retrospettiva promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali (DARC - Direzione generale per l’architettura e l’arte contemporanee), dal Comune di Milano e dalla Città di Torino in collaborazione con Archivio Ugo Mulas, intitolata “Ugo Mulas. La scena dell’arte”.

Sono, in realtà, due diverse mostre, ora rispettivamente al MAXXI di Roma (fino al 2 Marzo) e al PAC di Milano (fino al 10 Febbraio), le quali si ricongiungeranno dal 26 giugno al 19 ottobre alla GAM di Torino, in un evento espositivo davvero unico, nel quale per la prima volta in Italia il pubblico avrà l’opportunità di ammirare circa 600 immagini, suddivise in sezioni, che rappresentano l’evoluzione dell’artista nelle tappe principali della sua opera.

Abbiamo già avuto occasione di parlare ampiamente in questi spazi (nella scheda dedicata alla sua arte) dell’interessante percorso, che nell’arco di un ventennio ha condotto Ugo Mulas dal reportage sociale alla sperimentazione meta-fotografica, attraverso una lunga contiguità con l’arte moderna e contemporanea. Specialmente di questa vicinanza ideale, ma anche concreta, che lo ha portato al continuo contatto con le maggiori figure artistiche del Novecento - lungamente frequentate e ritratte in un rapporto vivo coi propri lavori - avevamo scritto.

Una sorta di “affinità elettiva” - per la quale (come citato da Tommaso Trini) Jasper Johns ha potuto affermare: “Lui faceva parte della scena, del gruppo” (citazione che, per altro, richiama e spiega pienamente il titolo della presente retrospettiva) - è proprio quella che troviamo mirabilmente esemplificata dalla mostra romana.

Al MAXXI sono in mostra sezioni, che meglio raccontano lo stretto legame tra il fotografo e l’Arte. Il percorso si snoda, infatti, a partire dalle immagini del Bar Jamaica, luogo di ritrovo negli anni ‘50 degli artisti orbitanti intorno a Brera e all’Accademia, riportando poi gli scatti evocativi delle Biennali di Venezia tra il 1954 e il 1972.

Nutrita è la galleria dei Ritratti di artisti già affermati, ma anche di molti allora emergenti oggi già passati alla storia; l’elenco dei più celebri sarebbe già lunghissimo: De Chirico, Ernst, Burri, Giacometti, Manzoni, Lichtestein, Pistoletto, e tanti tanti altri. “Alcuni “focus” approfondiscono e pongono in risalto il forte rapporto di amicizia e di collaborazione che Mulas ha intrattenuto con alcuni artisti italiani come Burri, Ceroli, Fontana, Manzù, Pascali, Schifano, Twombly”.

La sezione degli Eventi - con le immagini della mostra “Sculture in città” a Spoleto (1962), quelle di “Campo Urbano” a Como (1969), ma pure quelle della celebre “Vitalità del Negativo” a Roma (1970) e del decimo anniversario del Nouveau Réalisme (1970) a Milano - rappresenta in questa mostra l’ideale trait d’union fra il Mulas ancora reporter e quello delle Verifiche (sezione conclusiva della mostra) immerso totalmente in un’indagine delle possibilità espressive e linguistiche della fotografia, profondamente conscia degli sviluppi dell’arte concettuale.

Lo stesso itinerario di evoluzione dal concreto al concettuale è stato tracciato nella mostra a Milano, con un percorso differente e complementare, dove si dà spazio tanto alle prime brumose foto della periferia milanese, quanto all’esposizione dei lavori compiuti Oltreoceano nella sezione New York: arte e persone 1964 - 1967, testimonianze della scena artistica newyorchese, allora incentrata sulla Pop Art e il suo vate Andy Warhol. E ancora alle Nuove ricerche 1967 - 1969, il vero anello di congiunzione con la sperimentazione delle Verifiche, anche qui proposte come culmine di un eccezionale percorso artistico, troncato da una prematura scomparsa, ma ancora denso - a distanza di vari decenni - di significato.

La mostra è accompagnata da un bel catalogo edito da Electa.

Per vedere una piccola selezione d’immagini tratte dalle due mostre, vi rimando alle “gallerie fotografiche” di Repubblica.it

Ugo Mulas

Ugo Mulas, “Autoritratto, riflesso nell’opera di Michelangelo Pistoletto, Vitalità del negativo”, Roma, 1970
© estate Ugo Mulas
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