Lo Specchio Incerto

Tra immagine e parola

Archive for November, 2007

Claudio Abate. Fotografo

Posted by Rosa Maria Puglisi on November 28, 2007

Claudio AbateAncora per pochi giorni a Villa Medici - Accademia di Francia di Roma, sono in mostra le opere di Claudio Abate, fotografo che dagli anni Sessanta ad oggi è stato testimone ed interprete dell’Arte Contemporanea.

Circa sessanta fotografie riportano il percorso davvero unico di questo autore, che ci accompagna attraverso le più celebri performance ed opere dell’arte contemporanea: dalla Body Art alla Land Art, all’Arte Povera, e oltre il Concettualismo fino alla Nuova Scuola Romana (il suo studio a San Lorenzo, nello storico stabile dell’ex pastificio Cerere, è accanto a quelli di Ceccobelli, Dessì, Gallo, Nunzio, Pizzi Cannella e Tirelli).

Per chi ha imparato a conoscere e ad amare le neoavanguardie, vedere queste fotografie è un’occasione emozionante, quanto lo può essere sfogliare un album nel quale si ritrovano vivide le sensazioni di grandi momenti che hanno fatto la storia dell’arte degli ultimi quarant’anni.

In esse l’obiettivo del fotografo ripropone vere e proprie icone dell’arte contemporanea, svela la costruzione di opere note, racconta un recente passato - una stagione dell’arte pregna di un attivismo creativo, nel quale si sarebbe voluta coinvolta l’intera società - e l’effettiva evoluzione di quei discorsi artistico-utopistici.

Abate non è mai stato puro spettatore, né la sua macchina può dirsi un freddo strumento di registrazione degli eventi: al contrario, le situazioni e le espressioni colte implicano una familiarità e un grado di condivisione - una consapevolezza profonda - che hanno reso la sua opera simile a un esercizio di “critica ermeneutica”.

Il suo talento, quindi, - oltre che quello di una tecnica sicuramente sapiente - è stato negli anni, da una parte, il catturare una certa atmosfera di fervore e d’impegno illustrando fedelmente il lavoro degli artisti - in veri e propri reportage di alta qualità -, dall’altra l’offrire un nuovo “oggetto artistico” nato per derivazione.

In occasione della mostra è in vendita il catalogo edito da Photology a cura di Achille Bonito Oliva con le opere esposte.

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“B-side Music Portraits” di Rita Antonioli

Posted by Rosa Maria Puglisi on November 22, 2007

Rita AntonioliA+M Bookstore Edizioni ha di recente pubblicato “B-side Music Portraits”, un volume che raccoglie un nutrito portfolio di ritratti (ben quarantasei) di alcuni fra i più noti musicisti della scena internazionale, opera della fotografa milanese Rita Antonioli.

Corredato di una prefazione scritta da Patti Smith, e da testi di Carlo Antonelli, direttore della rivista Rolling Stones, e del critico musicale Riccardo Bertoncelli, il libro ha una particolare veste grafica con la sua copertina che richiama il formato dei vecchi 33 giri. La sua uscita è stata accompagnata da una mostra itinerante, già ospitata dalle librerie “La Feltrinelli” di Milano e di Roma, tuttora in corso - fino al 2 dicembre - presso quella di Bari.

Sono magnifici ritratti in bianco e nero, queste fotografie, frutto di un progetto più ampio sul “mondo del palco”, cui Antonioli si è dedicata da “grande appassionata di spettacolo dal vivo, per anni, giorno dopo giorno, con rara dedizione”, fotografando backstage e scene di tantissime produzioni, collezionando ritratti di coreografi, musicisti, attori e ballerini.
Frutto di dedizione e pazienza, dunque, ma anche di un’evidente attitudine dello sguardo ad andare oltre la maschera sociale del personaggio pubblico per cogliere l’altra sua faccia, il lato B.

Di questo parla il titolo del libro: come il lato B dei vecchi 45 giri spesso presentava il pezzo escluso da un album per motivi di convenienza commerciale, ma ritenuto dal musicista manifestazione più autentica della propria personalità artistica e ricerca musicale, così gli scatti di Antonioli palesano un volto insolito, e talora inedito, di ciascuno di questi artisti. Un volto più umanamente autentico, ma inevitabilmente celato.

Rita Antonioli“Una fotografia è un segreto che parla di un segreto. Più essa racconta, meno è possibile conoscere”. E’ una frase di Diane Arbus. La sua scelta, a commento di questo lavoro, spiega in sintesi un modo di guardare e di fotografare, che sembra appartenere totalmente alla giovane fotografa, giunta a questa prova dopo un lungo e articolato “tirocinio” nel reportage, nella moda e nella fotografia di scena.

La sua indagine, quella che ci mostra questo libro, parla di “segreti”; che giustamente non rivela. Si limita ad accennarvi, stuzzicando la nostra curiosità, inducendoci ad interrogarci. Quale sogno si annida dietro gli occhi serrati, in quell’espressione compiaciuta, di Laurie Anderson? E, di contro, qual è la visione sottesa allo sguardo sbarrato di Diamanda Galas? E quella scritta sulle dita della sua mano? una mano che copre o che disvela? E questo Nyman che affiora dal buio con aria dubitativa?

Come nelle immagini di Arbus appunto, il mondo circostante sembra sparire e la persona si porge all’obiettivo con una schiettezza che sottende uno scambio umano fra fotografo e fotografato.

Non c’è racconto ma “presenza“. E incontro.

Rita AntonioliDell’incontro con Rita Antonioli parla, quindi, Patti Smith nella sua prefazione al libro (la stessa che introduce la mostra).

Parla di come, pur distrutta dopo una dura performance, non riesce a negarsi alla fotografa e al suo obiettivo, perché è disarmata dall’umiltà della professionista che l’attende sul palcoscenico fra il turbinio alacre degli attrezzisti: le concede solo due scatti, ma la lascia libera di “prenderne” quattro: “I had immediate respect for her method, her speed, her deep concentration and her beautiful camera”.

Da quest’esperienza vien fuori l’immagine ufficiale di Patti Smith per il London Meltdown 2005 (di cui è direttrice artistica), che diventa poi copertina di una raccolta musicale.

E ancora Smith racconta che molte delle immagini presenti nel libro sono nate in analoghe condizioni “avventurose”, fra limiti di tempo e di spazio, nel backstage del Meltdown.

Ne emerge un modus operandi, stupefacente senza dubbio se si guardano soltanto i risultati: immagini di una politezza classica, che in qualche caso richiama i ritratti scattati da Robert Mapplethorpe. Comprensibile, se si pensa al lavoro di lunghi anni, alla passione e alla dedizione, che ci fanno ammirare e godere ancor di più queste belle fotografie.

Rita Antonioli


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“L’immagine della memoria“

Posted by Rosa Maria Puglisi on November 15, 2007

Continuando sulla scia delle segnalazioni, quella che faccio oggi riguarda l’uscita di un libro, “L’immagine della memoria. La Shoah tra cinema e fotografia“, e la sua presentazione al pubblico mercoledì 21 Novembre alle ore 17, alla Casa della Memoria e della Storia (via San Francesco di Sales, 5), a Roma.
copertina di “L’immagine della memoria” di Maurizio G. De Bonis“La questione della memoria della Shoah è fondamentale per l’evoluzione culturale della società moderna. Il cinema e la fotografia, per la loro natura linguistica, sono forme espressive particolarmente adatte a produrre ed alimentare la memoria. Ed è per tale motivo che hanno generato molto materiale sull’argomento. In questi ultimi anni si è assistito, però, ad una proliferazione, spesso incontrollata, di film ed eventi espositivi legati alla Shoah. In tal senso, appariva necessario procedere a un riordino contenutistico e critico della materia, sempre più oggetto di uno sfruttamento mediatico fine a se stesso.

Questo libro non intende semplicemente catalogare lungometraggi ed avvenimenti artistici legati alla Shoah. Non vuole nemmeno essere un dizionario esaustivo. Intende, invece, far emergere percorsi teorici che possano restituire al tema della memoria della Shoah la profondità di cui necessita, per una divulgazione che non sia solo narrazione/esposizione perturbante ma anche razionale strumento di riflessione individuale e collettiva sugli orrori dell’umanità”.

Pubblicato da Onyx Edizioni, il libro è scritto da Maurizio G. De Bonis, critico cinematografico e fotografico, giornalista , saggista e curatore - ma anche esperto di cinema israeliano e cultura ebraica (nel 2006 è stato anche direttore artistico del Roma Kolno’a Festival, Festival di cinema ebraico) - il quale già in passato si era occupato dei rapporti tra cinematografia e Shoah.

Su Cultframe è possibile leggere l’introduzione al libro “Limmagine della memoria”.

Sul portale Cinema.it troverete una recensione.

Alla presentazione di mercoledì, patrocinata da F.I.A.P. - Federazione Italiana Associazioni Partigiane e A.N.E.D. - Associazione Nazionale Ex Deportati, coordinata da Vittorio Cimiotta (presidente FIAP), oltre all’autore, interverranno Aldo Pavia (presidente ANED), Marco Delogu (direttore artistico di FotoGrafia - Festival Internazionale di Roma) e Piero Spila (vicepresidente del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani).

Sarà, inoltre, proiettato “Vivi nel tuo sangue” un rarissimo film prodotto e girato in Israele dal cineasta e fotografo David Perlov, premiato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 1962.

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oltre la disinformazione…

Posted by Rosa Maria Puglisi on November 13, 2007

informazione.jpg

Segnaliamo un evento dedicato al giornalismo che si terrà a Milano sabato 17.

Progettato ed organizzato da Pol!femo, con il sostegno dell’Assessorato alla Pace della Provincia di Milano, e con la collaborazione del Premio Ilaria Alpi e di Fotografia & Informazione (associazione italiana giornalisti dell’immagine), esso riunisce
sotto l’esplicativo titolo di “informazione disinformazione” una serie di iniziative culturali eterogenee (proiezioni di video documentari, fotografia, teatro), accomunate da un’esigenza di “rendere visibili le notizie nascoste”, le quali si susseguiranno lungo il pomeriggio e la sera di quel giorno presso la Casa della Pace della Provincia di Milano, in via Dini 7.

Eccone il programma:

ore 17,00 - Video

Amira - 26 hours trip
di Monica Ricci - 2004, 28′ - Premio Ilaria Alpi 2004

Un viaggio in compagnia di una giovane palestinese che cerca di andarsene da Gaza, dove la sua casa è occupata dall’esercito israeliano.

ore 17,40 Video

Somalia-Italia
di Francesco Cavalli e Alessandro Rocca, con la collaborazione di Luciano Scalettari e Mauro Bulgarelli - 2005, 41′- Produzione Associazione Ilaria Alpi

Somalia e Italia, due nazioni che oggi appaiono molto diverse ma che in realt‡ sono unite da numerosi legami. Eventi e situazioni accaduti nel passato ma ancora vivi nel presente. Un rapporto questo tra i due paesi, raccontato in questo
documentario realizzato in seguito a due missioni sulle tracce di numerosi misteri.

ore 18,30 - Video

Mtaani. Daily Life
di Michela Monte - 2007, 16′ - Produzione Bottega Video - Anteprima al Premio Ilaria Alpi 2007

Francis, Victor, Newton, riunitisi nella Ndugu Mdogo Crew conducono un viaggio nella baraccopoli di Kibera, il più grande slum africano, raccontando situazioni
e storie quotidiane.

ore 19,00 - Video

Srebrenica, voci dall’oblio
di Luca Rosini, Agenda del Mondo di Rai Tre - 2006, 21′ - Finalista 2006 Premio Iaria Alpi

Documentario dedicato al genocidio di Srebrenica. Il servizio di Rosini utilizza la storia di tre donne come testimonianza di chi, dopo dieci anni, aspetta ancora verità e giustizia.

ore 19,25 - Video

Gara de Nord. Copii de strada
di Antonio Martino - 2006, 25′ - Premio Ilaria Alpi 2007

Dopo la caduta del regime di Ceausescu molti bambini orfani e poveri si riversano sulle strade di Bucarest specialmente alla Stazione Nord, cercando di sopravvivere a stento e con ogni mezzo.

ore 19,50 - Fotografia

Refugees: Darfur, Bahr el Ghazal
di Marco Vacca, 5′

Un reportage fotogiornalistico in bianco e nero dai campi profughi del Darfur.

ore 21,00 - Teatro

un progetto “Memoria del presente”
Errata Corrige: il giornale a teatro
un evento a cura di Gianluigi Gherzi, Angelo Miotto, Matteo Scanni
Con: Giuseppe Buonofiglio, Gigi Gherzi, Angelo Miotto, Matteo Scanni, Swewa Schneider. Selezione musiche: Francesco Picceo

Riprendendo oggi la provocazione di Cesare Zavattini, che voleva portare il giornale in teatro, “Memoria del presente” indaga il quotidiano, i tempi della nostra storia.
Cerca di rendere visibile quello che oggi è nascosto, di dare forma mitica e leggendaria a quello che si presenta in forma frammentaria e parziale. Una delle realtà nascoste e invisibili, di cui meno si sa, è proprio il giornalismo, le logiche dell’informazione.
Così il giornale è diventato un oggetto da interrogare, mettere a fuoco, discutere e contestare. Insieme col pubblico guarderemo il giornale, scoprendo che, per una notizia che trova spazio e centralità, altre dieci rimangono sommerse, invisibili, impigliate in una griglia da imparare a conoscere. Rifletteremo sul nostro rapporto con l’informazione.

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“Il volto delle parole”

Posted by Rosa Maria Puglisi on November 8, 2007

Paola AgostiRisale al 1992 la pubblicazione di “Mi pare un secolo”, edito da Einaudi. Frutto dell’opera di Paola Agosti e Giovanna Borgese, con la sua nutrita collezione di ritratti e di testimonianze dei “grandi vecchi” - uomini e donne all’epoca ultrasettantenni che con la loro opera artistica e intellettuale avevano contribuito a delineare i caratteri della cultura del Novecento - il libro rappresenta non tanto una curiosità per i cultori di tali grandi personalità, quanto un importante riferimento per quanti abbiano voglia di capire l’essenza del cosiddetto “secolo breve”, secondo la definizione di Eric Hobsbawm che proprio ad aprire il suo celebre saggio aveva scelto dodici fra le testimonianze rilasciate alle due fotografe ed originariamente apparse a commento di quei ritratti. Varie mostre, in Italia e all’estero, seguirono alla pubblicazione della loro opera.

Dall’esperienza di allora, e da un’ormai ventennale amicizia e collaborazione tra due donne così diverse per temperamento ed evoluzione professionale, come pure da una recente esposizione presso l’Istituto Italiano di Cultura a Parigi, è nata l’idea di proporre le immagini di alcuni fra i maggiori rappresentanti della cultura italiana del secolo passato nella mostra “Il volto delle parole”, attualmente visitabile a Monza nello spazio espositivo del Binario 7, grazie al patrocinio del Comune e di Scenaperta spa.

Per questa mostra sono esposte 50 immagini in bianco e nero, ritratti di altrettanti intellettuali italiani del Novecento, nei quali le autrici hanno saputo sapientemente cogliere espressioni transitorie rivelatrici dei caratteri di questi personaggi, ma anche atmosfere dei luoghi quotidianamente vissuti non meno che di quelli deputati alla loro attività di pensatori.

Giovanna BorgeseGrazie all’abilità delle fotografe, e forse grazie anche al particolare modus operandi (dettato dalla decisione di scattare insieme) tali personaggi, presi “fra due fuochi” e “distratti”, ci appaiono quasi dimentichi, se non del proprio ruolo, della propria “maschera sociale”. E ci sorprendono con la spontaneità ed autenticità che troviamo nel loro porsi di fronte all’obiettivo.

Agli occhi del visitatore si alternano volti sorridenti o pensosi, intenti a comunicare con chi li stava fotografando o apparentemente chiusi nelle proprie riflessioni.

Sono i volti che si celavano dietro la parola scritta. A volte tanto restii ai fotografi da aver lasciato dietro di sé rarissime immagini: è questo il caso, ad esempio, di Anna Maria Ortese concessasi allo “sguardo discreto” di Paola Agosti.

E’ “il volto delle parole”, come recita il titolo della mostra (curata dal critico Alberto Crespi) e del catalogo che l’accompagna, in cui a ciascun volto è accoppiata la glossa di un suo breve brano.

Un volto che poteva essere una rivelazione, e che miracolosamente oggi conserva l’aura tutta speciale di un’epoca ben diversa dalla nostra per la quale l’immagine di uno scrittore non è che il richiamo pubblicitario per la vendita del suo ultimo libro, ormai ridotto a un prodotto come un altro.

Paola Agosti

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Enzo Sellerio: “Fermo immagine”

Posted by Rosa Maria Puglisi on November 5, 2007

sellerio.jpgAncora per una settimana sono esposti a Firenze presso il MNAF - Museo Nazionale Alinari della Fotografia - di Firenze 100 scatti fotografici (inclusi alcuni inediti, e di vita familiare), di Enzo Sellerio, per una mostra dal titolo “Fermo immagine”, della quale il celebre fotografo ed editore siciliano è anche curatore, insieme a Monica Maffioli.

Promossa dalla Fondazione Banco di Sicilia, in collaborazione con la Fratelli Alinari, Fondazione per la Storia della Fotografia, essa è un accurato excursus che copre un lavoro di reporter colto e raffinato svolto da Sellerio in un arco di cinquant’anni.

Partendo dalle prime immagini d’impronta più nettamente neorealista, che negli anni Sessanta aprirono a Sellerio la via di una fama internazionale (fu collaboratore allora anche di Vogue e di Fortune), prima del suo progressivo distacco dalla fotografia in favore dell’editoria, arriva fino ad un suo recente ritorno alla fotografia. Nel 2006, infatti, quasi per sfida accetta due successivi incarichi: da parte del settimanale Specchio (per un servizio sul quartiere palermitano dello Zen), e della Fondazione Banco di Sicilia, che gli commissiona una serie di fotografie d’interni dell’antica sede del Monte di Pietà a Palazzo Branciforte.

Molte delle immagini, che si possono ammirare in questa mostra, sono ormai Storia, parte di un immaginario comune che richiama alla mente una Sicilia oggi scomparsa, o meglio snaturata dall’incalzante globalizzazione non meno che altri luoghi. Testimonianze di una Sicilia più autentica, che Sellerio ha “raccolto” con spirito da collezionista a caccia di suggestioni da trasformare in memoria; così che dei suoi libri - egli ha detto - nascono come “una collezione di trouvailles, riunite per accumulazione spontanea, un riflesso della mia vita, o almeno della sua parte migliore“.

Questa sua ricerca lo ha fatto paragonare a Giuseppe Pitrè, letterato palermitano studioso di tradizioni popolari, ricercatore e compilatore di canti e racconti della tradizione, caratterizzato da una medesima passione per l’umanità viva e per il forte radicamento di questa ad un’identità territoriale. Quello che soprattutto colpisce, però, nelle sue fotografie, è un acuto senso di osservazione ed un umorismo, che travalica a tratti in un colpo d’occhio sulla “surrealtà” della vita d’ogni giorno.

La mostra è stata accompagnata dall’uscita di un catalogo, con 150 immagini selezionate dall’autore, e con testi critici di Carlo Bertelli, Monica Maffioli e Adriano Sofri, edito da Alinari.

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