Lo Specchio Incerto

Tra immagine e parola

Fotografia analogica vs fotografia digitale ?

Posted by Rosa Maria Puglisi on March 2, 2007

E’ davvero scontro? Esiste davvero una frattura fra le due tecniche e i rispettivi linguaggi? Soprattutto si tratta davvero di due linguaggi distinti?

Sono queste ed altre ancora le questioni che oggi accendono il dibattito critico- teorico. Ci si chiede, in sostanza, quale sia l’impatto di questa innovazione tecnologica a livello comunicativo, ma soprattutto a livello creativo.

Il discorso è in qualche modo attinente a quello sviluppatosi diversi decenni fa riguardo alla dilagante diffusione della comunicazione di massa. La fotografia digitale oggi dilaga eccome, persino sui telefonini, operando una sorta di “democratizzazione” del mezzo fotografico prima appannaggio di fotografi, più o meno professionisti o dilettanti, ma che già per il semplice atto dell’acquisto di una macchina fotografica avevano “scelto” la fotografia, e non se l’erano ritrovata come un’opzione aggiunta per comunicare in maniera immediata (e non mediata da alcun discorso estetico).

Con ciò cambia il modo di comunicare, cambia il ruolo del fotografo, e cambierebbe – se si considera la natura del digitale – l’attendibilità della fotografia come documento, ma curiosamente si aprirebbero nuovi scenari nel suo utilizzo artistico.

Il richiamo agli studi sui mass media di allora, ci viene ancor più spontaneo ricordando il titolo di un libro di Umberto Eco: “Apocalittici e integrati”, felice definizione degli opposti fronti che si erano allora venuti a creare all’interno del dibattito sui mezzi di comunicazione. Definizione che oggi pare attagliarsi perfettamente agli opposti contendenti sul tema del passaggio dall’analogico al digitale in fotografia, che da una parte pensano sia in atto “la fine della fotografia (come la conosciamo)”, dall’altra pensano che stiamo assistendo all’ennesima innovazione tecnica che a nulla di nuovo porta, se non la possibilità di godere di una semplificazione e di una maggiore accessibilità al mezzo.

Un interessante incontro su questo tema, dal titolo “L’era digitale e la natura della fotografia” s’è tenuto ieri presso l’Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata di Roma.

Curato da Maurizio G. De Bonis, noto critico cinematografico e fotografico, nonché direttore di Cultframe, ha visto affrontarsi e confrontarsi dalle opposte posizioni, di cui si diceva, Giacomo Daniele Fragapane, docente di Storia della Fotografia presso L’Università Roma Tre e autore del libro “Punto di fuga. Il realismo fotografico e l’immagine digitale”, e Claudio Marra, docente di Storia della Fotografia presso il Dipartimento delle Arti Visive dell’Università di Bologna, autore del libro “L’immagine infedele. La falsa rivoluzione della fotografia digitale”.

I due, sapientemente mediati dal curatore, hanno ribadito le posizioni espresse nei loro libri, innescando un dibattito denso di spunti di riflessione cui hanno contribuito gli spettatori, portando i propri dubbi e la propria esperienza.

Partendo dai temi proposti dai due studiosi, quali l’accertabilità o meno dell’esistenza d’un referente reale nell’immagine digitale, o il realizzarsi finalmente di una fotografia-arte, in quanto nel digitale si ritroverebbe finalmente un codice linguistico – per inciso, sia detto che tale codice, prima ritenuto mancante o troppo sfuggente, per cui la fotografia “fotocopierebbe” la realtà e costituirebbe al più un “indice” mai un “segno”, sarebbe ora costituito dal codice “numerico” della digitalizzazione (sic) -; e partendo da presupposti quali l’idea che la nuova frontiera fotografica sia nelle possibilità offerte dall’elaborazione fotografica con Photoshop, o quali lo scetticismo sull’attuarsi di un’arte tanto “dematerializzata” nella piattezza evanescente del pixel da apparire priva d’emozioni; gli spettatori intervenuti al dibattito hanno dato soprattutto espressione ad un bisogno di risposte che c’è nel pubblico dei fotografi, e che non riguarda tanto l’acquisizione della nuova tecnica data ormai per scontata – se non altro perché il mercato dei materiali fotografici costringe a farlo – ma piuttosto riguarda la riconfigurazione del rapporto col soggetto fotografato, l’influenza concreta delle nuove caratteristiche del mezzo digitale sull’approccio al “progetto fotografico”, dall’inquadratura, alla selezione, all’editing; e riguarda ancor di più il nuovo (?) ruolo del fotografo.

Molto ci sarebbe da discutere ancora sull’argomento. La mia posizione a riguardo sta un po’ nel mezzo, ma preferisco per il momento rimanere “incerta”, aperta ad altre eventuali considerazioni.

Per questo, invito, chi voglia farlo, a dire la propria in questa sede.

Segnalo, inoltre, sempre presso la stessa scuola di fotografia, altri due incontri sulla fotografia, i cui particolari troverete seguendo questo link:

http://www.cultframe.com/26/33/5897/articolo_informazioni.asp

7 Responses to “Fotografia analogica vs fotografia digitale ?”

  1. Nico said

    Penso che esista una frattura tra le due tecnologie, più o meno marcata a seconda di chi le usi e di come le usi, solito dilemma per gli essere umani…
    Il digitale ha reso la fotografia un mezzo di comunicazione popolare grazie ai suoi costi irrisori e ai buoni risultati che si possono ottenere in pochissimo tempo (tutto allineato a quanto è scritto nel bel libro di A.Baricco “Le invasioni barbariche”). Se questa democratizzazione sia un merito dipende molto dalla concezione che ognuno di noi ha dell’arte, della passione, della fatica…
    Ho cominciato a fare foto con piacere e interesse meno di due anni fa, solo perché per la mia tesi ho avuto in regalo una Canon compatta digitale. Prima di allora avevo manifestato più volte una certa meraviglia per la fotografia, ma i costi e le difficoltà del mondo analogico mi avevano sempre bloccato, quindi onore al digitale per questo. Oggi però ho accumulato un discreto numero di “esperimenti” e ho imparato ad armeggiare un po’ con Photoshop e software affini, rendendomi conto di quanto la realtà immortalata possa essere cambiata. Proprio da ciò nasce la mia convinzione che la bella fotografia è nell’occhio del buon fotografo, a prescindere dal mezzo utilizzato per farla. Le immagini contrastate come cieli marziani, popolate di esseri umani perennemente giovani e perfetti, con coreografie che sfidano le basi della fisica, non sono fotografia, è roba commerciale… (espressione sublime!).
    La frattura quindi è solo tecnologica, il vero fotografo fa da ponte…

  2. Rosa Maria said

    Nico, ti ringrazio molto per il tuo commento. E per esserti chiaramente schierato. E’ vero: dietro ogni fotografia – come dietro ogni immagine creata dall’essere umano – c’è l’occhio di chi l’ha scattata, la sua cultura visiva e non solo, la sua intenzione di additarci qualcosa, di comunicare, di ricordare. Questo nulla lo può cambiare ed un mezzo alla fin fine vale l’altro. Non la macchina, ma la persona fa la fotografia.
    Nulla di essenziale si perde con il digitale. Ciò non vuol dire, però, che nulla cambi; e soprattutto che non si debba in qualche modo riconsiderare il nostro modo di fare fotografia.
    Qualcuno paragona il passaggio dall’analogico al digitale al passaggio dalla fotografia in bianco e nero a quella a colori, ma tu sai bene che la fotografia in bianco e nero non è una fotografia a colori monocromatica. ;-)

  3. Luca said

    Cara Rosa
    ho trovato l’incontro all’ISCI di Roma alquanto deludente.
    Non ho nessuna voglia di fare polemica sugli studiosi che hanno scritto i rispettivi libri, ma credo che parlare di fotografia nel 2007 dovrebbe essere al di sopra del mezzo tecnico scelto per l’atto fotografico.
    Ribadisco che sia importante smetterla di perdersi in futili chiacchiere e di iniziare a valutare la fotografia nella sua interezza.
    Cito un fotografo statunitente che stimo molto, Raymond Meeks che nel suo “Process Statement” afferma: Preferisco usare tutto in fotografia. Dalla macchina fotografica di grande formato al digitale, alla pellicola da emulsionare alle carte alla gelatina ed alle pellicole d’argento convenzionali alle stampanti Epson… Un grande!www.raymondmeeks.net

  4. Rosa Maria said

    Caro Luca,
    non è in questione la libertà espressiva, per la quale più sono i mezzi a disposizione utilizzabili e meglio è.
    In ogni caso, presto i materiali per fare quella analogica spariranno (e forse è meglio così, se pensiamo a quanto sono inquinanti).
    E’ vero che le due “fotografie” in linea di massima si equivalgono quanto a potenzialità creative. Credo però che quelle del digitale siano ancora tutte da indagare, non mi fermerei alla superficie, e non mi pare che in molti usino i nuovi mezzi per creare qualcosa di originale e, per così dire, tipicamente da “fotografia digitale”, a parte quelli che si cimentano in effetti speciali improbabili.
    Se si pensa a Joan Fontcuberta, però…

  5. Mirko said

    Premetto che scatto solo su 35mm.
    Credo che il problema del analogico vs digitale è un finto problema. Sono sempre stato convinto che un Fotografo potesse scattare anche la sua foto con una macchina usa e getta. Perciò non ho motivi per pensare che non possa farlo anche con una macchina reflex digitale.
    Asistiamo solo ad un capitolo in più della rivoluzione informatica. Ma voi trovate così tanti forum, convegni giornali che parlano se è meglio il disegno a china o fatto sul CAD di un architetto? Oppure se è meglio il romanzo di uno scrittore fatto su macchina da scrivere o con word?
    Adesso vado al punto del mio post. Il dilemma non solo non esiste ma è pure l’opportunità per sedicenti fotografi da una parte e dall’altra per dire una serie infinita di cavolate. A volte leggo della roba scritta da dei poveri sfortunati che si mettono a contare il numero di pixel ecc ecc ecc. Sono solo dei poveretti. Con l’analogico c’erano un 15% di persone che contavano e un 75% di fotoamatori. Oggi il digitale permette a tutti di scattare a qualsiesi di scattare una bella foto e tornarsene felice a casa. Cosa c’e di male in questo? Nulla. Solo che le proporzioni passano forse al 5% fotografi al 95% fotoamatori. sono credibili queste cifre? Insomma oggi tutti intorno a me parlano delle loro reflex digitali ecc ecc ecc. Una volta solo due o tre persone della mia cerchia. Ma il fatto che uno che fino all’altro ieri non sapeva cosa fosse 35mm oggi si creda un grande fotografo non mi infastidisce. Contento lui contento io. Il fotografo è anche la sua produzione e la sua storia. Le sue foto che mi dicono. Fra 10 anni sarà ancora a scattare foto come un forsennato? E’ capace di rischaire la sua vita per uno scatto?

  6. Mario said

    Ciao,
    Ho scattato migliaia di foto digitali e da quanto vengono bene, da quanto è facile modificare, migliorare, risparmiare danaro e tempo, ho deciso che preferisco tornare alla pellicola!
    non sò perchè, ma è così. E come andare in bicicletta invece di andare in moto. A me piace conquistarmi la mia strada anche faticando, lentamete, ma quando sono arrivato è un’altra sensazione. Non rinuncio alla moto ma quando voglio rilassarmi inforco la mia bici e vado.

  7. x said

    Sono un accanito sostenitore dell’analogico. Non sopporto i fotografi improvisati che premono un pulsantino e lasciano fare il resto alla loro super-macchina digitale costata 700€. Quali senszioni può dare?
    Io continuerò ad usare le pellicole in bianco e nero fino a quando saranno in produzione, e quando finiranno smetterò di fare foto e divorzierò da questo hobby.

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