Luigi Ghirri. Pensare per immagini. Icone Paesaggi Architetture


Cittanova, 1985 da: Esplorazioni sulla via Emilia. Vedute nel paesaggio (1983-1986) da: Il profilo delle nuvole (1980-1992)

Luigi Ghirri, Cittanova, 1985. Da: Esplorazioni sulla via Emilia. Vedute nel paesaggio (1983-1986); da: Il profilo delle nuvole (1980-1992).
Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri

“L’Italia, come tutti sanno, è una nazione di santi, navigatori, poeti, e adesso anche di fotografi, che la percorrono in auto, a piedi, in torpedone per portarsi nei punti più adatti a osservare la «realtà». [...]

Tra tutti quelli che si considerano artisti, i fotografi sono quelli che hanno meno dubbi… La fotografia è magia e se non spaventa più, come si racconta accadesse ai primitivi, è capace ancora di suscitare un senso di potenza.

La foto è la moderna versione della parabola della moltiplicazione dei pesci; con essa moltiplichiamo la realtà, ce ne impadroniamo, la coloriamo, la rendiamo simile ai quadri, impressionisti o astratti, a scelta. L’importante è che la fotografia «trasformi», abbellisca, accenda i colori, possibilmente immergendo i soggetti in un’atmosfera soffusa, carica di nostalgia e di ricordi. E se la realtà è brutale come nelle guerre, si può fare ancora qualcosa, basta riprendere i combattenti controluce o mentre si stagliano contro il cielo.

Perché per i fotografi tutto è simbolo: le cose non sono mai quello che sembrano; questo lo credete voi, ma solo perché siete degli inguaribili ingenui. [...]

Luigi Ghirri, Modena, 1973. Da: Italia ai lati (1971-1979) Courtesy ©Eredi Ghirri

Luigi Ghirri, Modena, 1973. Da: Italia ai lati (1971-1979)
Courtesy ©Eredi Ghirri

Certo Ghirri ha sbagliato tutto, ha sbagliato ad interessarsi di quello che potrebbe definirsi il banale quotidiano, ha sbagliato a ricercare un’ottica adatta ai nuovi spazi invasi dall’urbanizzazione… La sua fotografia è asciutta, guarda direttamente alle cose; non allude. non ammicca, non cerca la complicità di chi guarda e l’osservatore viene lasciato con i suoi tic estetici. Ma è alla sua prima mostra dopo due anni di ricerca. Si ravvederà?”

Risalgono al dicembre 1972 queste parole, e sono stralci di un testo ben più articolato, nel quale Franco Vaccari, allo scopo di presentare il lavoro di esordio dell’amico Luigi Ghirri (in una mostra dal titolo essenziale: “Fotografie 1970-1971″), dipinge la situazione che si è venuta a determinare a causa di una incipiente massificazione della fotografia. Lo fa colorando le sue frasi di un’ironia all’apparenza leggera, che a  tratti  però trascolora in una pungente satira, forma – quest’ultima – che ben si addice ad una critica che vuole veicolare istanze etiche. Suo chiaro intento è far emergere per contrasto le caratteristiche precipue della ricerca ghirriana; una ricerca allora ai suoi primi passi, nella quale si  scorge già in potenza l’intera parabola di un percorso variegato ma sempre coerente nella sua esigenza di rinnovamento del linguaggio fotografico e di rigenerazione continua della visione stessa.

 

Luigi Ghirri, San Pietro In Vincoli, Villa Jole, 1990. Da: Paesaggio italiano (1980-1992); da: Paesaggio italiano (1980-1992) Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri

Luigi Ghirri, San Pietro In Vincoli, Villa Jole, 1990. Da: Paesaggio italiano (1980-1992); da: Paesaggio italiano (1980-1992) Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri

A  Roma dal 24 aprile al 27 ottobre 2013, nelle gallerie 2 e 2a del MAXXI sarà possibile ripercorrere le maggiori tappe dell’iter concettuale e creativo di Luigi Ghirri, attraverso la visione di oltre 300 opere originali provenienti dalla Fototeca della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia. Sono in mostra pure preziosi documenti quali menabò, libri, riviste, recensioni, che rimandano alla sua attività di editore, critico e curatore; libri d’artista, che testimoniano l’incontro e lo scambio intellettuale con gli artisti concettuali modenesi nei primi anni ‘70;  cartoline illustrate e fotografie anonime dalla sua collezione personale; e ancora una selezione di libri tratti dalla biblioteca personale di Ghirri, a far luce sui suoi riferimenti culturali; e infine le copertine dei dischi, frutto della collaborazione con musicisti come i CCCP e Lucio Dalla.

E’ il mondo di Ghirri quello che progressivamente si apre ai visitatori di questa esposizione. Attraverso le tre sezioni (Icone. Paesaggi. Architetture) si dispiega, infatti, l’attitudine dell’autore a “pensare per immagini”. Ma ancor più a “far pensare attraverso le immagini”.

Luigi Ghirri, Rifugio Grostè, 1983. Da: Paesaggio italiano (1980-1992) Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri

Luigi Ghirri, Rifugio Grostè, 1983. Da: Paesaggio italiano (1980-1992)
Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri

La cosiddetta democratizzazione della fotografia, cui abbiamo continuato ad assistere nei quarant’anni che ci separano dallo scritto di Vaccari, e che ci ha sempre di più trasformato in “un popolo di fotografi”, infatti, non ha certo invertito la diffusa tendenza – stigmatizzata  nelle parole di quella introduzione – a pensare e, di conseguenza, a vedere la realtà che ci circonda come un serbatoio di potenziali immagini pittoresche e fondamentalmente consolatorie, inevitabilmente stereotipate: oggi come allora esistono “ricette del buon fotografare”, che inducono ad ”imbalsamare la realtà” attraverso situazioni prescritte, inquadrature raccomandate e postproduzioni d’obbligo. Oggi come allora il risultato di tutto questo è la formazione di una sorta di immaginario collettivo d’appendice, in cui la nostra stessa percezione della realtà finisce per cristallizzarsi, vittima degli automatismi di un guardare distratto.

L’opera di Ghirri, al contrario, è tutta percorsa da una profonda, e amorevole, attenzione verso “quello che potrebbe definirsi il banale quotidiano”; da un’instancabile, sistematica analisi del paesaggio urbano, nei suoi aspetti minori (e minimi) comunemente ritenuti scontati, ma che  - parafrasando l’Ecclesiaste – faranno affermare al fotografo di Scandiano “non c’è niente di antico sotto il sole”.

Fotografare, per Ghirri, è uno strumento di conoscenza, un modo per osservare il mondo conservando intatto una sorta di stupore   adolescenziale, e un vedere “attraverso” le cose per poter attingere nuovi significati. Per poter, infine, trovare nuove domande.

Questa sua antologica ha il sapore di un incontro proficuo alla riflessione, sia per chi non conoscendolo si avvicina all’opera del Maestro per la prima volta, sia per chi – magari conoscendone solo gli aspetti più esteriori – è portato ormai ad osservare e fotografare la realtà attraverso una sorta di precostituito filtro ghirriano.
Per tutti noi, comunque, sarà un piacere attraversare quel suo sguardo sempre profondo e capace di stupore, poco cronachistico o di mestiere,  non unicamente teso all’aspetto estetico. E sarà un importante monito questo suo consiglio:
“Credo che una delle strade possa essere quella di lavorare come se ci si trovasse in uno stato di “necessità”, in un modo che potrei definire etico… Vedere come se fosse la prima e l’ultima volta”

Luigi Ghirri, Marina di Ravenna, 1986. Da: Paesaggio italiano (1980-1992); da: Il profilo delle nuvole (1989) Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri

Luigi Ghirri, Marina di Ravenna, 1986. Da: Paesaggio italiano (1980-1992); da: Il profilo delle nuvole (1989)
Courtesy Fototeca Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia ©Eredi Ghirri


RP2013: un concorso a costo “zero” per i partecipanti


Ricevo e volentieri diffondo questo bando, augurando a tutti una buona partecipazione! :-)
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rplogo
Concorso Nazionale di fotografia RP2013 Scadenza 15 giugno
“ A C Q U A “ 
 
mediterraneo
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Finalità
Il concorso, promosso dall’Accademia italiana del Peperoncino Onlus e curato dalla MassenzioArte, è finalizzato alla promozione della fotografia in Italia e in particolare della fotografia espressione e cultura “piccante”.
La partecipazione è gratuita ed ha come scopo la selezione dei lavori fotografici per realizzare un evento espositivo durante il Peperoncino Festival (11-15 Settembre 2013 a Diamante) con l’assegnazione di 3 premi per un totale di 1.100 €, pubblicazione su riviste e soggiorni in Calabria.
Sarà un concorso a costo “zero” per i partecipanti. L’invio delle immagini attraverso internet, la stampa ed allestimento della mostra a carico dell’organizzazione daranno a tutti la possibilità di partecipare senza nessun costo.
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Chi può partecipare
Possono partecipare artisti maggiorenni  di nazionalità Italiana (residenti e non-residenti in Italia) o stranieri che operano sul territorio nazionale Italiano.   La partecipazione è gratuita.
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Tema
Il lavoro ha come tema “A C Q U A” legato ad uno qualsiasi dei suoi aspetti:  materiali, simbolici, astratti, cultrali, fisici, etc.   E’ il secondo tema della quadrilogia sugli elementi ( fuoco, acqua, aria, terra ) iniziata lo scorso anno con FUOCO che ci accompagnerà anche  nei prossimi anni e che avranno tutti  come punto di riferimento il    m e d i t e r r a n e o   ( tutto il bacino ), la sua cultura, tradizioni, usi, consumi, terre, paesaggi, simboli e via dicendo.
Diamante si affaccia sul Mediterraneo, da anni l’Accademia del Peperoncino rivolge le sue attenzioni alla gastronomia del peperoncino che accomuna  tutti i paesi del bacino del Mediterraneo nell’ottica di favorire l’integrazione migliorando i rapporti di conoscenza, di rispetto reciproco e valorizzazione delle singole tradizioni.  Ci sembra quindi ovvio pensare a un progetto di ampio respiro che nel corso degli anni metta in risalto i vari aspetti della nostra terra e di quelle che ci sono vicine.
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Quindi attenzione:  ACQUA e Mediterraneo sono le tematiche portanti di quest’anno.
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-          Per partecipare l’autore dovrà inviare un trittico ( tre immagini )   inerente il tema del concorso. Nel suo sviluppo il lavoro può essere una storia, rappresentare un concetto,  una situazione, una raccolta omogenea etc. L’importante è che le immagini siano assolutamente legate fra loro. Qualità, ricerca, l’idea, concetti espressi, saranno i criteri fondamentali della selezione. Il lavoro può essere anche inedito.
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-          Ogni autore deve presentare un unico lavoro di 3 foto
-          In mostra sarà portato il lavoro di ogni autore selezionato
-          La giuria si riserva il diritto di scartare lavori il cui contenuto possa risultare offensivo;
-          Sono ammesse immagini realizzate con fotografia digitale e analogica, sono inoltre permesse contaminazioni con pittura o altre forme di manipolazione. Il lavoro dovrà comunque essere riproducibile.
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Fasi del concorso
·          Invio adesioni
Dal 30/3 sino al 15 giugno 2013 (termine ultimo per partecipare al concorso). Gli autori dovranno inviare il materiale esclusivamente via web caricando dati ed immagini sul sito predisposto:
Le immagini in formato jpg dovranno essere nominate con cognome_nome dell’artista e numerate nella sequenza di lettura.
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·          Selezioni
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Entro il 30 giugno 2013 – La giuria si riunirà per selezionare massimo 15 progetti che saranno esposti a Diamante, fra i quali saranno premiati  i tre lavori migliori. Tutti gli autori scelti saranno invitati a spedire 4 opere in formato jpg 20×30, 300 dpi via mail entro il 15 luglio 2013.
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Le immagini saranno stampate a cura dell’organizzazione grazie al sostegno del laboratorio di Domenico Di Bona ( www.domenicodibona.com )
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Tutti gli autori selezionati saranno portati in mostra. Il materiale resterà  disposizione dell’Accademia italiana del Peperoncino.
Nella stessa giornata  verranno scelti i tre vincitori, che saranno avvisati per poter organizzare il soggiorno e ritirare i premi durante il Peperoncino Festival a Diamante.
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·          Esposizione e premiazione
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A Settembre durante il “Peperoncino Festival” verrà inaugurata la mostra degli  artisti selezionati cui seguirà la premiazione dei 3 vincitori. Le immagini saranno anche pubblicate sui siti www.massenzioarte.it e www.peperoncino.org
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I Premi
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Nel mese di luglio saranno assegnati i premi ai lavori più meritevoli secondo il giudizio insindacabile della giuria.
I premi saranno così assegnati:
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§          1° premio                                500 euro +  soggiorno(*) 1gg + materiali vari
§          2° premio                                300 euro +  soggiorno(*) 1gg + materiali vari
§          3° premio                               200 euro +  soggiorno(*) 1gg + materiali vari
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(*) I soggiorni saranno offerti dall’Accademia Italiana del peperoncino Onlus a Diamante durante il periodo del Festival 2013 e comprendono vitto ed alloggio in idonea struttura per 1 notte.  Gli artisti saranno invitati alla premiazione. Le opere premiate restano di proprietà degli artisti. I vincitori saranno contattati entro la fine di luglio.   Le opere dei tre autori premiati saranno inoltre pubblicate sulle riviste “NPhotography” e “Photo Professional – Canon Edition
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Termini e Modalità di Partecipazione
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Le adesioni dovranno essere inviate entro il 15 giugno 2013.    La partecipazione al concorso è gratuita.
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GIURIA
Una giuria di esperti in campo artistico e culturale, con la partecipazione di una rappresentanza della redazione de “il Fotografo” selezionerà le opere premiate dal concorso.
Accettazioni
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·          Gli autori  che partecipano al concorso  accettano implicitamente le norme del bando. La mancanza di uno solo dei dati richiesti comporterà l’esclusione dal concorso.
·          Gli autori cedono  all’Accademia Italiana del Peperoncino ONLUS i diritti di riproduzione delle opere per la loro pubblicazione sui siti web del premio e  per altre forme di comunicazione inerenti esclusivamente  attività dell’organizzatore.
·          La persona che effettua l’inserimento diretto dell’adesione sul sito, è interamente responsabile per i contenuti del materiale visivo e testuale inviato e trasmesso sul sito del concordo
·          Il materiale fotografico sarà archiviato presso L’Associazione Culturale MassenzioArte.
·          Il concorrente autorizza espressamente L’Accademia Italiana del Peperoncino e  l’Associazione Culturale MassenzioArte  a trattare i dati personali ai sensi della legge 675/96 (‘legge sulla Privacy’) e successive modifiche D.lgs. 196/2003 (Codice Privacy), anche ai fini dell’inserimento in banche dati gestite dalle suddette associazioni
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Promozione Accademia Italiana del Peperoncino – Organizzazione a cura MassenzioArte
Direzione concorso Maurizio Chelucci
Associazione Culturale MassenzioArte, Via del Commercio 12, 000154 Roma, Italia.

doveroso saluto ad un poeta concreto della fotografia italiana


“Artista contemporaneo, un intellettuale civile e democratico, un uomo mite e generoso, che ha saputo costantemente coltivare il tesoro dell’amicizia e del dialogo. Ha insegnato a tutti e ha aiutato tutti, nell’arte e nella vita. Ci lascia un enorme patrimonio di lavoro, di cultura, di umanità… (vedi pagina facebook)“.

Il Museo della Fotografia Contemporanea, con queste ed altre sentite parole – da cui emerge l’importanza e la natura dell’uomo, come pure il senso di perdita, mista ad orgoglio e riconoscenza – celebra il fotografo milanese, che con sensibilità e rigore ha rappresentato la dura poesia concreta del paesaggio urbano in una chiave concettuale che a partire da richiami visivi alla Scuola di Düsseldorf giungeva sovente a far vibrare in noi corde metafisiche.  Vedi l’articolo “La Bari di Basilico“.

Una simile sorta di incomprensibile senso di sospensione, e persino di vuoto, che in questo caso va oltre il semplice coinvolgimento visuale, per diventare sensazione quasi fisica (e interrogativo, che si rinnova ad ogni inattesa perdita di un essere umano di valore)  ci ha colto ieri all’apprendere la notizia che egli non era più fra noi. Forse nelle sue stesse immagini potremo trovare il senso di una pacificazione almeno formale, che risponderà alla tentazione del rimpianto.

http://www.lastampa.it/2013/02/14/cultura/la-poesia-del-misuratore-di-spazi-5OxQ77hczpMeTpATADtGuL/pagina.html

immagine postata da "Museo della Fotografia Contemporanea" su facebook

immagine postata da “Museo della Fotografia Contemporanea” su facebook

 


“Viaggio intorno alla fotografia contemporanea”


© Sonja Braas, dalla serie "The Quiet of Dissolution", 2005-2010

© Sonja Braas, dalla serie “The Quiet of Dissolution”, 2005-2010

Ieri, 23 gennaio, si è tenuto il primo di una serie di 6 seminari sulla fotografia contemporanea, organizzati dall’associazione Prospettiva 8, che – nell’arco del 2013 - avrò l’onore di condurre presso la Sala Cittadina del III Municipio (in via Boemondo 7) a Roma.

Scusandomi per la comunicazione tardiva, qualora qualcuno di voi fosse interessato a partecipare ai prossimi incontri, vi illustrerò brevemente di che si tratta, rifacendomi per cominciare al titolo che ho scelto per l’intero ciclo di eventi: ”Viaggio intorno alla fotografia contemporanea”.

Il termine “viaggio” intende proporre l’idea di uno spostamento, come vorrebbe pure suggerire i concetti di scoperta progressiva e di conoscenza determinata dall’incontro con l’altro e l’altrove, dal mettere in relazione ciò che si sa con ciò che appare nuovo; concetti, questi, talmente legati al termine “viaggio” che non a caso, per esempio, Dante collega Ulisse, inquieto viaggiatore, – e la sua “orazion picciola” intesa ad incitare i compagni a ripartire verso nuovi lidi e nuove esperienze – con il “seguir virtute e canoscenza”.
Il viaggio è qualcosa che poi ci cambia, perché cambia i nostri “punti di vista” e la nostra “prospettiva” (termini cari alla fotografia!). E il nostro sarà un “viaggio intorno”, appunto per questo: per permetterci di guardare da varie angolazioni la fotografia contemporanea.

Cercheremo di volta in volta di sottolineare alcuni aspetti, legati all’essenza del medium fotografico e alla pratica odierna della fotografia.

La scelta dell’argomento iniziale è ricaduta, per meglio inquadrare le questioni che emergono attualmente come più scottanti, sul seguente tema:  ”Finzioni documentali: forme di ricostruzione del reale”. Perché funzionale come introduzione, legato com’è ai caratteri essenziali della fotografia, alla nostra illusoria percezione di poterci affidare a quello che crediamo quasi un prolungamento meccanico della vista. Come – naturalmente – è legato pure alle ulteriori questioni emerse con l’avvento della cosiddetta fotografia digitale (all’impatto sociologico di questa) e, addirittura, alle sorti stesse della fotografia, che a causa della pressione dei nuovi mezzi tecnici (dell’uso che ne facciamo) sembrerebbe ormai destinata a dissolversi nella “postfotografia“.

Questi temi sono stati toccati ieri – ma lo saranno ancora nel corso dei prossimi seminari – grazie agli spunti forniti dalla proiezione di una carrellata di immagini (e autori), che hanno come denominatore comune la” costruzione” di realtà più o meno verosimili, attraverso le possibilità offerte dal mezzo fotografico.

Negli incontri successivi parlerò del reportage e della fotografia documentaria (della loro tendenza ad una sempre più spiccata soggettività), e del rapporto problematico fra immagini e parole, per poi volgermi agli aspetti concretamente “narrativi” della fotografia contemporanea, ed a certe declinazioni del far fotografia, fra ritratto e performance, che talora si avvicinano fin quasi a confondersi agli ambiti dell’arte, ma anche della psicoterapia.

Queste le tappe del viaggio che propongo, chissà che fra voi non ci sia qualche inquieto viaggiatore desideroso di aggregarsi. :-)


Happy Rebirth-day e Buone Feste: all’insegna della rinascita!


21-12-2012. Approfitto di questa data “fatidica” per augurare a voi, lettori e amici, una buona fine…

… ed un miglior principio d’anno! ;)

Certamente ognuno di noi avrà i propri interrogativi e le proprie ansie riguardo al futuro, prossimo venturo (!), e tuttavia gli interrogativi sembrano fatti apposta per darci modo di riflettere sul nostro percorso, per darci l’opportunità di cambiare, e pure le ansie sono utili in vista di un loro superamento, che ci lascerà dentro il senso di una crescita e forse persino di una maggiore solidità.

MP_wellcome

Augurando a voi e a me, dunque, proprio una simile svolta positiva, legata innanzi tutto al nostro modo di “vedere” il mondo – una svolta che potrebbe, in realtà, benissimo nascere anche da un  nuovo approccio alla fotografia, all’arte, in breve a tutto ciò che  stimoli la creatività che è dentro tutti noi – vi invito oggi a sentirvi parte del Rebirth-day planetario proclamato da Michelangelo Pistoletto.

Il senso di tale evento, che coinvolgerà gente di molti, e disparati, luoghi intorno al mondo, vuole essere appunto quello di favorire una rinascita globale nel segno della consapevolezza che un cambiamento è necessario, e deve nascere da azioni collettive, responsabili e rispettose dell’essere umano e della natura, perché siamo tutti parte di un qualcosa e ogni piccola azione è importante.
E’ un cambiamento di visione, quello che va operato, lasciando indietro lamentazioni e recriminazioni per fare ognuno la propria parte.
Gli elementi per costruire un futuro li abbiamo già, ma quello che non si cerca attivamente non si può vedere. Un po’ come accade nel mio piccolo contributo al Rebirth-day (l’immagine e la riflessione che vedete qui di seguito).

Che  c’entra il quadro di un pittore fiammingo con Pistoletto e il Rebirth- day? e che c’entra con il nostro presente?
Come vedrete, io delle forti analogie ce le ho trovate. Forzatura o ermeneutica? Per come la vedo io, è solo uno dei tanti spunti possibili da ripescare nel nostro bagaglio culturale e su cui riflettere per riassemblare in una nuova forma la nostra vita… in fondo anche la scienza ci assicura che “nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”.
E allora auguro a tutti per il 2013 una buona trasformazione!!! :-)

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Tertium datur: una riflessione
(la mia “modesta proposta” per il Rebirth-day)

© Rosa Maria Puglisi. "Tertium datur - una riflessione"

© Rosa Maria Puglisi. “Tertium datur – una riflessione”

La simbologia dell’unione e del concepimento, nei “Coniugi Arnolfini” di Jan van Eyck, sembra contenere in sé lo schema grafico del concetto di Terzo Paradiso.
Nel quadro, i due elementi che hanno contraddistinto le “ere passate” – ossia Artificio e Natura, come teorizzato da Pistoletto – possono essere individuati nella mano dell’uomo (l’azione dell’artefice) e nel seno della sposa (la natura che accoglie e nutre); persino il verde del suo abito ribadisce questo significato allegorico.
Ho usato, perciò, il segno simbolo del Terzo Paradiso per individuare visivamente questi due elementi salienti dell’immagine, in modo tale che lo stesso gesto che unisce i due personaggi possa sottolineare l’elemento centrale dello specchio, elemento fondamentale della poetica pistolettiana, e di per sé pregno di profondi simboli archetipici.
Lo specchio, nel quadro, con la sua forma convessa sembra gonfiarsi, gravido di possibilità, come il Terzo Paradiso. Ed è pure simile ad una lente, che “mette a fuoco” un piano diverso dello spazio, della realtà: quello della “riflessione” concettuale.
E’ questo uno spazio in continuo divenire, “aperto e inclusivo”, nel quale i vari aspetti della realtà – anche quelli in apparente contrapposizione – possono proficuamente fondersi in un “tertium datur”, così da annullare quei meccanismi della logica comune, secondo i quali esiste solo una verità e la si può ricavare con un ragionamento logico-deduttivo fondato su opposti, del tipo bianco/nero, bene/male, io/l’altro.
La rinascita, che il Rebirth Day auspica, per me non può che essere “rinuncia al bipolarismo del pensiero logico”, per accogliere il non previsto, il diverso, il nuovo.

Rosa Maria Puglisi
(10-10-2012)

 


Un libro per Natale: “Un habitat italiano”


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© Fulvio Bortolozzo. Corso Torino, da “Un habitat italiano”, 2008-2010

Si avvicina il Natale e, per gli appassionati, l’occasione di farsi un regalo fotografico, che magari solitamente non si concederebbero. Così ho immaginato che questo post potesse esser d’aiuto a qualcuno ancora incerto e confuso fra le tante opportunità, che si possono attualmente reperire in libreria. Il libro di cui vi parlo oggi, però,  - è utile saperlo da subito – potrà essere vostro solo ordinandolo online su Blurb, dove si può sfogliare anche una sua parziale anteprima (clicca sul link!).

In 120 pagine e 70 fotografie a colori, il suo autore, Fulvio Bortolozzo, vi accompagnerà in una ricognizione di un particolare paesaggio antropizzato, degna della migliore fotografia contemporanea; alla scoperta di luoghi, che siamo portati a credere anonimi, e  sui quali  raramente il nostro sguardo si sofferma curioso, sempre distratto com’è da quegli  stereotipi  della rappresentazione, che propongono l’eccezionalità e la spettacolarità come unici valori estetici possibili, da ricercare compulsivamente.

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© Fulvio Bortolozzo. Corso Cervi, da “Un habitat italiano”, 2008-2010

Nel titolo, “Un habitat italiano”, c’è la chiave di lettura di questo pensoso incontro fra l’autore  e Grugliasco, piccola città operaia nei dintorni della Torino. Da definizione tratta dal dizionario Garzanti della lingua italiana, infatti, Bortolozzo cita nel testo introduttivo che “per habitat si intende il complesso delle condizioni ambientali, delle strutture e dei servizi che caratterizzano un’area di insediamento umano; nella sua accezione figurata, lo stesso termine può anche essere usato per definire un ambiente congeniale all’indole, alle abitudini di qualcuno”.

Per meglio comprendere, dunque, lo spirito che anima questo progetto di ricerca e di osservazione critica di un territorio in via di deindustrializzazione, ci viene suggerito di non guardare solo all’accezione oggettiva del termine habitat, ma di considerare, e scoprire, nella compostezza formale delle immagini presentate anche quella dimensione soggettiva, emotiva ed empatica, che si direbbe attenere alla citata “congenialità” di un ambiente.

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© Fulvio Bortolozzo. Borgo Nuovo, da “Un habitat italiano”, 2008-2010

Ci guidano, a tale scopo, i testi didascalici che affiancano le immagini, nei quali Fulvio Bortolozzo ci racconta il procedere del suo lavoro; riferendo sensazioni e riflessioni, così come sono scaturiti dalle sue flâneries; dandoci il pieno senso di un fare – quello fotografico – che, similmente a quello della performance artistica,  trae alimento continuo dalla propria processualità, fatta di “riflessioni ed osservazioni, prolungate nel tempo e nello spazio dalle tracce visive che si lasciano dietro”. Fotografie, dunque, come tracce concrete – frutto di un’emanazione luminosa captata da un materiale fotosensibile –  prodotto finale di un processo concettuale.

In linea con la cosiddetta “Scuola di Düsseldorf”,  nella quale questa ricerca pare trovare diverse ispirazioni, Fulvio Bortolozzo si sofferma con occhio neutrale sull’aspetto sociale dei cambiamenti all’interno di un habitat ormai in costante mutazione, indagando nel contempo sugli aspetti - per nulla secondari - della visione e della rappresentazione, forse non soltanto con l’intento di dare un ordine intelligibile alla realtà quanto con quello di dare nuovi input alla nostra capacità di guardare oltre le sovrastrutture retoriche di molta fotografia attuale, per restituirci anche una possibilità d’immaginare per il territorio italiano, nel suo complesso, un futuro diverso, più confacente alle vere esigenze dei suoi abitanti.


Di fronte e di schiena


© Ferdinando Scianna. L’ uccello dei cattivi pensieri, Bergamo,1966.

La fotografia, grazie al suo esser divenuta strumento d’espressione preferenziale per moltissimi artisti contemporanei, e – come conseguenza – grazie al suo essere entrata ormai da lungo tempo a pieno diritto nel mondo del mercato artistico, quest’anno avrà una nuova vetrina tutta per sé a Torino. Si chiama Photissima ed è la manifestazione fieristica che a partire da quest’anno andrà ad affiancare - per un novembre che si preannuncia denso di eventi – la ben più consolidata Artissima con lo scopo dichiarato di rendere omaggio alle varie declinazioni della fotografia: alla fotografia storica, come a quella contemporanea, come pure a quella di reportage.

Nell’ambito di questa sua prima edizione, vorrei segnalare la presenza di una mostra che si preannuncia particolarmente interessante, avendo come tema “non solo il ritratto, ma anche il “ritrarsi”. Perché a volte il visibile non è quello che ci sta davanti: ma intorno, ai lati. Dietro”.

Curata da Elio Grazioli ed organizzata da Pho_To Progetti per la Fotografia, ha come emblematico titolo “Di fronte e di schiena” e s’inaugurerà il 6 novembre alle ore 18 presso il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, portando in mostra immagini selezionate della Collezione di Fotografia Europea Reggio Emilia

Ecco per voi qui di seguito il suo comunicato stampa:

© Martin Parr, Italy. Reggio Emilia, 2006

Di fronte e di schiena

Dalla Collezione di Fotografia Europea Reggio Emilia

 7 novembre – 2 dicembre

 Il visibile non è quello che ci sta davanti. È intorno, ai lati. Dietro. Si nasconde allo sguardo e va ricercato, scoperto. Ritrovato, ri-tratto. In esclusiva assoluta per l’Italia viene inaugurata martedì 6 novembre alle 18 al Museo Regionale di Scienze Naturali, la mostra Di fronte e di schiena, a curadi Elio Grazioli,organizzata da Pho_To Progetti per la fotografia, con il Patrocinio della Regione Piemonte, e tratta dalla Collezione di Fotografia Europea Reggio Emilia, un progetto culturale del Comune di Reggio Emilia che dal 2006 si confronta con la cultura internazionale dell’immagine e rivolge una particolare attenzione al territorio e ai giovani fotografi.

Di fronte e di schiena è una selezione di autori, tra cui Luigi Ghirri, Martin Parr, Gabriele Basilico, Antoine D’Agata e Ferdinando Scianna, che compongono la collezione, acquisita nel corso delle sue sette edizioni e custodita nella Fototeca della Biblioteca Panizzi.

La mostra è inserita come evento speciale nel programma di Photissima, la fiera torinese dedicata alla fotografia.

© Gabriele Basilico, Fuori centro, 2005

Sprazzi di verità si rivelano a volte sbirciando attraverso le finestre di un asilo. Tra i palazzoni di una periferia, 

luogo “fuori centro” per eccellenza. Nella fugacità di un amplesso, o in ascolto fuori da una porta chiusa. “Talvolta è di fronte ma è invisibile, talvolta è di schiena ma si capisce tutto” spiega Elio Grazioli,curatoredi Fotografia Europeache ha selezionato le opere in mostra; immagini varie e significative con cui viene ricostruito lo sguardo attento e curioso sul panorama internazionale contemporaneo che ha guidato le edizioni 

del festival fin qui realizzate. La Collezione di Reggio Emilia, infatti, mette a confronto le ricerche professionali e artistiche originali di alcuni dei più autorevoli esponenti e delle più stimolanti promesse della scena fotografica internazionale di oggi.

Sono 18 gli autori selezionati tra gli oltre 100 che compongono la Collezione e che attraverso il fil rouge Di fronte e di schiena generano nuovi accostamenti, analogie impreviste, inedite sfaccettature in un confronto di stili ed epoche che è una ricerca continua, in perenne trasformazione. Marina Ballo Charmet, Giorgio Barrera, Gabriele Basilico, Antonio Biasiucci, Bruno Cattani, Antoine D’Agata, Vittore Fossati, Luigi Ghirri, Goran Galić e Gian-Reto Gredig, Aino Kannisto, Martin Parr, Bernard Plossu, Pentti Sammallahti Kai-Uwe Schulte-Bunert, Ferdinando Scianna, Klavdij Sluban, Alessandra Spranzi e Nicola Vinci con i loro scatti site specific per Reggio Emilia, hanno interpretato liberamente il tema che ogni anno ha caratterizzato Fotografia Europea, con unattenzione particolare al paesaggio urbano e alla figura umana, tra ricerca e sperimentazione.

© Antoine D’Agata, Situations, 2008

Oltre alle 30 immagini esposte, la mostra Di fronte e di schiena presenta anche una selezione di libri che compongono il progetto The Core of Industy, concorso internazionale di fotografia promosso nel 2008 dal Comune di Reggio Emilia e dall’Associazione Industriali della Provincia di Reggio Emilia nell’ambito del festival per mettere a fuoco l’essenza della realtà industriale europea e locale al tempo stesso. Gli autori – Carmen Cardillo, Luca Casonato, Karin Jobst, Florian Joye, Mindaugas Kavaliauskas, Hyun-Jin Kwak, Ernst van der Linden, Thomas Pospech – mettono a nudo, attraverso i loro scatti, scarni paesaggi e imponenti cisterne. Armadi pieni di fili e carrelli abbandonati, operai seduti in pausa pranzo e uomini che scaricano merci. Il paesaggio, l’architettura, l’ambiente e le persone diventano così gli oggetti di un’unica indagine per raccontare meglio di qualsiasi studio criticità, eccellenze e implicazioni sociali dei mutamenti industriali in atto.

INFO

Sede: Museo Regionale di Scienze Naturali, via Giolitti 36, Torino
Mostra: Di fronte e di schiena. Dalla Collezione di Fotografia Europea Reggio Emilia
Inaugurazione: martedì 6 novembre, ore 18
Periodo:
7 novembre – 2 dicembre 2012
Orario: tutti i giorni: 10 – 19 Chiuso il martedì
Biglietto: € 5,00 intero – € 2,50 ridotto
InfoMuseo: tel. +39 011 43.6354 www.mrsntorino.it


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