EroticaMENTE (attraverso Alessandra Vinotto)


locandina della mostra

locandina della mostra

Volentieri segnalo questa mostra collettiva, che s’inaugurerà sabato, dove sarà possibile immergersi in un immaginario erotico variegato per le emozioni e le forme espressive in cui viene tradotto.

Si tratta della IV edizione di EroticaMENTE – linee, forme e colori della sensualità. Dal 18 al 31 ottobre 2014 presso Milano Art & Events Center, via Lupetta 3, Milano (Inaugurazione domani alle ore 18). Ingresso libero. Vietato ai minori di anni 14.

In mostra non solo fotografie e fra i partecipanti anche personaggi più noti per il loro esser parte del mondo dello spettacolo dello spettacolo che di quello dell’arte, come Ivan Cattaneo e Michele D’Anca.
Da segnalare anche la presenza di Alessandra Vinotto.

Fotografa di teatro e d’arte, all’attivo numerose mostre personali e pubblicazioni internazionali . Reporter di viaggi e insegnante di fotografia, ma anche regista e direttrice artistica multimediale. Fondatrice con Francesco Rotunno la RedEye Media, pluripremiata al 3D Film Festival Hollywood di L.A nel 2010 e nel 2011 e ancora vincitrice in altre importanti manifestazioni internazionali.
Del suo talento da sperimentatrice nel video 3D abbiamo già avuto modo d’interessarci su questo blog (Leggete Qui!).
Per quanto riguarda questa mostra milanese, mi fa piacere potervi far conoscere – attraverso le sue stesse parole – qualcosa di più sulla sua sperimentazione (stavolta in campo fotografico) e anche sul senso di questa sua partecipazione ad “EroticaMENTE”. Ecco come l’artista ci presenta il suo lavoro, spiegandone la genesi concettuale:

© Alessandra Vinotto. "Embrasse"

© Alessandra Vinotto. “Embrasse”

Il corpo, la natura. Questo il tema portante del mio lavoro. Il corpo a contatto con gli elementi: per recuperarne il lato selvaggio, per ridare all’eros una dimensione animale, ferina.

Perchè amo il corpo spogliato dai vestiti e dai preconcetti, nudo e  vulnerabile, immerso nella natura… La sabbia, l’acqua, il vento, sentiti sulla pelle hanno un sapore diverso.
Il nostro corpo ormai purtroppo è disabituato a confrontarsi con gli elementi: sempre forzato negli abiti, in luoghi chiusi dove difficilmente può spaziare in totale libertà, si rinchiude, diventa diffidente, si nasconde agli altri e rischia di perdere la dimensione del piacere.
Per questo mi sono fatta molti autoritratti in situazioni diverse, in posti diversi: non solo per rappresentare il paesaggio fuori di me, ma anche per raccontare il viaggio interiore del corpo che, scoprendo la natura, si spoglia degli orpelli e mette a nudo l’anima.
Questo lavoro vuole essere una riscoperta del sè attraverso l’alterità più pura: gli elementi che costituiscono il mondo in cui viviamo, e di cui, inevitabilmente, (anche se cerchiamo di sfuggirne celandoci dietro presunte “civilizzazioni”), apparteniamo inscindibilmente.
Approvo in pieno la scelta operata da Eva Czerkl del dittico “Embrasse-La danse”, non solo per questioni estetiche (mi piacciono, appaiate..!!) ma anche per le sensazioni che, vicine, suscitano:
c’è un prima e un dopo, un movimento e una stasi, una quiete e un furor, un’esibirsi e un celarsi che insieme danno un senso forte alle immagini.
La mia personale ricerca artistica sul corpo – portata avanti sovente tramite l’autoritratto – non mai ha avuto termine, salvo gli alti e i bassi dell’ispirazione, e dopo aver perseguito la fotografia “in purezza” del corpo nudo sia in bianco e nero che a colori, da qualche anno ho voluto realizzare un progetto diverso, intraprendendo in parallelo anche la strada della tecnica mista (in fondo, nella mia formazione, c’è un liceo artistico!!!).
La tecnica utilizzata per questo lavoro è volutamente “sporca”, non definita, pittorica: e questo per esaltare la naturalezza delle fotografie.
Anche tutto il lavoro creativo di elaborazione dell’immagine è manuale, artigianale: le stampe originali (da negativo analogico, digitale, Polaroid) sono state graffiate, incise, poi scansionate (unica concessione alla tecnologia…), nuovamente stampate su tela ed infine dipinte per farne dei pezzi unici e non riproducibili.
Ho iniziato facendo stampare alcune mie foto su tele di un metro per un metro e successivamente le ho dipinte, incidendo la superficie del colore ancora fresco con “scritte” fregiate in un alfabeto misto, un lessico inesistente, astratto, che spazia dall’ideogramma ai caratteri arabi a quelli latini, a sottolineare l’universalitá del messaggio.
Il tema portante è il corpo femminile come forza generatrice, come seduzione ancestrale, che viene messo a confronto con diversi elementi naturali: l’acqua, la roccia, la sabbia, diventando esso stesso materia terrestre, portatrice però di valori quali la bellezza interiore e la sublimazione dei sensi.
Nell’epoca della perfezione artefatta di visi e corpi, della correzione esasperata – quasi chirurgica – delle fotografie (ormai facilmente ottenibile da chiunque con photoshop e numerosi programmi accessibilissimi di postproduzione) ho voluto riportare l’arte ad una dimensione primigenia e fisica, e lasciare al corpo la libertá di esprimere l’erotismo -qualunque sia la sua forma- nell’imperfezione.

Qui di seguito il …

COMUNICATO STAMPA

Sabato 18 ottobre s’inaugura a Milano, presso il Milan Art & Events Center, la quarta edizione di “EroticaMENTE – linee, forme e colori della sensualità”, a cura di Eva Czerkl. Già presentata con successo a Taormina nel 2010, a Roma nel 2011 e 2012, la Rassegna, intesa come contenitore di tutta quella creatività che rimanda al pensiero erotico e al suo potere sulle emozioni interiori ancor prima della dichiarazione fisica, propone un nuovo capitolo della storia infinita dedicata all’erotismo, narrata da 31 artisti contemporanei. Un viaggio pittorico, scultoreo, fotografico dentro al corpo dell’Eros, lì dove l’essere carne si congiunge al mistero, tra desideri inespressi, anatomie frammentate, invenzioni fantastiche, derive surreali, astrazioni.

© Alessandra Vinotto. "La danse"

© Alessandra Vinotto. “La danse”

[…] Ogni artista presente in questa mostra è responsabile con il proprio linguaggio di appartenere a una sorta di continuità espressiva iniziata dalle ombre del secolo scorso, ma che nella realtà contemporanea appaiono come una voce pronunciata da una macchina antropica alla fine di un film geniale di Kubrick. […] L’opera d’arte cerca il cuore sostanziale della forma e si avvede, in questo modo, di aprire visioni prodigiose che oscillano nelle sfere connotative delle passioni modellando lo sposalizio erotico tra storia e natura e ‘convenzionare’ così i codici possibili della seduzione. In questo modo ‘EroticaMENTE’ sfoga il nuovo ‘erotismo artistico del terzo millennio’ cercando, come un’orchestra musicale che suona visioni ottiche, il senso universale dell’amare.” (Antonio Picariello)

Si segnala tra gli altri la presenza con due sue opere di IVAN CATTANEO, noto oltre che per la carriera discografica come pioniere e paladino del primo Punk Rock italiano, nonché inventore del Revival anni ’60 da lui soprannominato “Archeologie-Moderne”, per il suo percorso parallelo nell’arte multimediale e sperimentale. O ancora l’attore MICHELE D’ANCA, uno dei protagonisti più amati del piccolo schermo, in particolare nel ruolo di Sebastian Castelli in ‘Centovetrine’, da sempre appassionato di fotografia e di arte erotica, esperto di nawa shibari, e che presenta alcuni suoi lavori in tema.

In mostra: Alberto Agnelucci, Giorgio Aquilecchia, Giacomo Bartoli, Giulio Bellutti, Aurelio Biocchi, Ivan Cattaneo, Michele D’Anca, Angelo De Francisco, Nicola Domenici, Peppe Esposito, Luciano Fadini, Paolo Fermi, Esther Grotti, Sally Hewett, Eleni Kyriazopoulou, Angelo Merante, Laura Maria Mino, Nestor Jr., Alessandro Nobile, Omar Olano, Chan Park, Fulvio Petri, Giovanni Pinosio, Luciano Poli, Antonio Proietti, Massimiliano Ranuio, Mauro Rea, Sofia Sguerri, Marc Vandevelde, Pierluigi Gianni Vecchi, Alessandra Vinotto.

Catalogo: Palladino Editore. Testo introduttivo e intervento del critico d’arte Antonio Picariello.

Orari: da martedì a venerdì 10.00-13 / 15,30-19, sabato 16-19 (domenica e lunedì chiuso)

Info: tel. 0039-02.39831335, e-mail staff@wepresentart.com  


Aiutiamo il Perugia Social Photo Fest!


logo-260Chi mi conosce, per aver seguito negli anni lo Specchio incerto, sa che non sono solita bussare per denari… ma questo è un caso molto particolare: si tratta di sostenere il PSPF, una manifestazione che porta avanti un ideale nel quale personalmente credo (quello che la fotografia può essere un potente mezzo di cambiamento positivo individuale e sociale!), e che esiste da tre anni grazie all’abnegazione di persone che si dedicano autenticamente con tutte le loro forze (e senza quel rientro economico che, peraltro, meriterebbero) per diffondere conoscenze e progetti fotografici, per rendere tali conoscenze e la visione di tali lavori accessibile a più gente possibile con l’abbattere il più possibile i costi, e il proporre molti eventi gratuiti.

Per far questo ha bisogno di essere sostenuto, appunto, ed è in atto una raccolta fondi online (un crowdfunding) cui potete contribuire andando a questa pagina: https://www.produzionidalbasso.com/pdb_3999.html.

Purtroppo a distanza di una settimana la cifra raccolta è insufficiente e quindi mi decido a chiedere, pensando che basta davvero una piccola cifra se molti si uniscono in questa raccolta… anche un oceano è fatto di gocce d’acqua, no?

Il tema di quest’anno è “R-esisto”. Contribuiamo alla resistenza/esistenza del Festival in questo momento storico in cui la crisi rischia di annullare un qualcosa di cui proprio ora abbiamo più che mai bisogno!

Il PerugiaSocialPhotoFest è una manifestazione socio-culturale focalizzata sul ruolo sociale e terapeutico della fotografia.
Annualmente, il PSFP presenta al pubblico italiano e internazionale progetti negli ambiti tematici della fototerapia, la fotografia terapeutica, sviluppati in due principali segmenti espressivi: la fotografia sociale di denuncia e riflessione nelle identità individuali e collettive, come strumento di riscatto e inclusione sociale e la fotografia terapeutica, il tramite di stimolazione percettiva dell’impulso interiore orientato al superamento delle difficoltà comunicative, il processo di autocoscienza ed esplorazione del sé.
Il festival nasce per incoraggiare e sostenere la diffusione delle esperienze italiane ed internazionali, creando una rete di contatti allo scopo di favorire le collaborazioni progettuali.

Nel 2012, suo primo anno di attività, lo spazio del Festival si è caratterizzato come contenitore di sperimentazione sugli aspetti meno esplorati della fotografia.

Nel 2013 ha consolidato la sua identità culturale quale unico evento europeo per contenuti e specificità della fotografia terapeutica e sociale, divenendo luogo fondamentale per tutti coloro che operano in questo innovativo settore. Un successo inaspettato che ha raccolto l’interesse degli esperti e di coloro che compiono i primi passi nella fotografia terapeutica.


Le visioni pittorialiste di Yelena Milanesi


© Yelena Milanesi. "The Aracneis Lullaby. Babushka World

© Yelena Milanesi. “The Aracneis Lullaby. Babushka World”

Ciò che pubblico oggi nasce come “lettera di presentazione”, da me stilata, e per questo forse noterete qualche “stranezza” stilistica, ma perché – mi sono chiesta – non presentare anche a voi quest’artista, che usa la fotografia in una maniera molto insolita per questi anni?
Detto fatto: buona lettura! Spero che piaccia a voi come è piaciuta a me. :-)

Mi permetto di sottoporre alla Vostra attenzione Yelena Milanesi e la sua variegata ricerca artistica, che spazia dal fashion design, alla stampa d’arte, alla fotografia.

Milanesi è, infatti, un’artista eclettica, a tutto tondo, che da ormai dieci anni ha scelto d’impegnarsi nel settore della moda, creando stampe d’arte ed elaborate fantasie per tessuti poi commercializzati da varie case di moda, ma che si esprime in maniera particolarmente interessante soprattutto in una raffinatisima staged photography.

Il suo curriculum di studi è costituito da un ragguardevole percorso di approfondimento nel campo delle arti, grazie a un certo numero di corsi di specializzazione, oltre che alla laurea con lode in fashion design conseguita presso la prestigiosa Accademia di Brera a Milano. Di rilievo per la sua attitudine alla precisione dell’osservazione e all’accuratezza dell’allestimento delle sue mise en scène, urbane o teatrali che siano, è probabilmente la sua iniziale formazione da entomologa.

Dal 2007 ad oggi ha al suo attivo un buon numero di collettive e una mostra personale, nel novembre del 2012.

La sua fotografia è messa in scena accurata. In essa convergono spunti che provengono da disparati territori culturali: dalla poesia come dalla pittura romantica e preraffaellita, da un certo cinema noir e del mistero alla moda concettuale di Marin Margiela e Alexander McQueen.

Le sue serie d’immagini, dalle composizioni impeccabili, hanno come soggetto soprattutto il corpo femminile nudo, a tratti eroticizzato e bardato d’orpelli vagamente fetish (come nella serie Feminin Noir); più di frequente etereo e impalpabile, trasfigurato verso un’ideale androgino. E’ un corpo che spesso si raddoppia suggerendo una specularità virtuale e stranamente asimmetrica.

Cromatismi, luci, e ambienti appena tratteggiati, rimandano alla fotografia pittorialista – e proprio come quest’ultima – ci riconducono idealmente a certa pittura romantica, popolata di presenze fantastiche e intessuta di sogni gotici. In Babushka World possiamo ritrovare poi un più stretto richiamo all’arte preraffaellita e simbolista.

Tutto, nella sua opera, ci riporta a un clima onirico ed enigmatico: creature luminose, immateriali e trasparenti, spigolose ma sensuali sihlouette neogotiche che emergono da ombre avvolgenti, e propongono un immaginario ambiguo, fondamentalmente aperto ad una lettura polisemica, che può essere indagata a diversi livelli di profondità. Ogni spettatore, una volta superato il potere fascinatorio delle visioni dell’artista, troverà certamente una propria chiave di lettura e una personale risposta al mistero di queste fotografie.

© Yelena Milanesi. "The Aracneis Lullaby. No dialogue connection".

© Yelena Milanesi. “The Aracneis Lullaby. No dialogue connection”.


OT? Invito a prendere in considerazione “In-Sight”


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Un paio di mesi fa ero partita con un nuovo blog, cui avevo accennato QUI.

Un’esigenza di cambiamento mi sta spingendo a tentare nuove strade: laterali alla via maestra della fotografia, che qui ho percorso per un tratto della mia vita abbastanza lungo da smarrire la motivazione iniziale che mi spingeva. Non so che dire, ma non mi bastava più l’orgoglio di aver creato “Lo Specchio Incerto”, un blog che mi ha dato molte soddisfazioni, ma che già da tempo – mi pare – non mi rispecchi più.
E’ faticoso cambiare e ripartire può far paura. In questi due mesi- tra l’altro – ho toccato con mano la difficoltà che comporta lo spingersi oltre il consueto cammino. L’errore è in agguato, poiché l’esperienza passata poco conta se si tenta di mutare una logica consolidata. E non mi sono fatta mancare gli scivoloni: a partire dalla scelta iniziale di un nome sbagliato (fotografia 3.o) sul quale ho cercato di far crescere velocemente attenzione e consenso, per accorgermi poi che c’era già un sito/blog con quel nome, e che la cosa rischiava di generare confusioni e problemi vari.
Insomma tutto da rifare, constatando pure che la gente che si era fatta conquistare dalla novità al primo tentativo, non necessariamente era propensa a notare o a dar fiducia al secondo “riveduto e corretto”. Chissà se confusa o sfiduciata?

A questo punto, visto che le cose sembrano essere nuovamente avviate, credo sia giusto cercare di coinvolgere voi, lettori dello Specchio Incerto. Vi invito dunque a dare un’occhiata per vedere se il nuovo blog possa essere di vostro interesse.

Il secondo tentativo (che mi auguro esser quello definitivo) si chiama In-Sight. Fotografie per il benessere e il cambiamento.
Cosa cambia rispetto al precedente? Quasi nulla… A parte un paio di cose fondamentali come il nome, appunto, (frutto di una sorta di brainstorming collettivo nel quale un bel gruppetto di amici si son lasciati coinvolgere; vedi QUI) e – cosa di per sé un po’ problematica – l’URL.
La complicazione nasce dal fatto che nome del blog e nome dell’URL non coincidono. Ho, infatti, optato per un più personale, ma meno immediato http://rosamariapuglisi.wordpress.com/.

In questo nuovo spazio potrete soddisfare le vostre curiosità riguardo ad un aspetto della Fotografia meno frequentato, ma attualmente in grande espansione: quello in cui la visione e la produzione di immagini fotografiche incontra la psicologia (nella fattispecie quella della Gestalt) per diventare uno strumento di cura di sé (nel senso soprattutto del “prendersi cura”!) e di crescita personale all’insegna della creatività. Anche lì – ma in maniera affatto diversa che nello Specchio Incerto – l’immagine e la parola vanno strettamente appaiate. Per costruire narrazioni e visioni del mondo. Perché ciò che percepiamo come realtà non è che il prodotto – per dirla in semplicità – di come vediamo quello che abbiamo innanzi, e di come ce ne raccontiamo il senso.
Vedete bene che in quest’ottica la fotografia (con il suo fissare una realtà da noi selezionata) e la narrazione personale, rivestono un ruolo di grande importanza.

Mi auguro che anche in voi questo tipo di discorso susciti interesse o per lo meno curiosità.

In chiusura di questo OT, mi pare adeguato condividere con voi la sensazione che provo in questo momento. Nella mia immaginazione può ben prendere le forme di un video storico: in esso David Bowie commette il “rock n roll suicide” di Ziggy Stardust, annunciando la fine di una stagione e di un successo consolidato, per andar incontro all’incognita di un nuovo percorso.
Ecco il video! :-)

 

 

 

 

 

 


Sofia Bucci: “Oleandro”


© Sofia Bucci. Serie “Oleandro”, 2014

© Sofia Bucci. Serie “Oleandro”, 2014

(già pubblicata su Fotografia 3.0 -immagini per il benessere e il cambiamento)

Ho incontrato Sofia Bucci a Firenze, durante il workshop “La mia storia”, che ho tenuto a febbraio per Deaphoto.
Quello che segue è un veloce scambio di battute, attraverso le quali Sofia racconta di questo suo lavoro, portato a compimento attraverso l’esperienza del workshop, e del significato che ha per lei. In fondo trovate uno slideshow d’immagini tratte da “Oleandro”.

RM.P. Come nasce la serie “Oleandro”?
S.B. Tutto inizia dal titolo “Oleandro”, un fiore meraviglioso, bellissimo, per me il più bello, ma allo stesso tempo la sua Bellezza è direttamente proporzionale al suo Veleno. Tanto bello, quanto letale. Come l’Amore.

RM. Cosa raccontano queste immagini?
S.B. E’ una ricerca. Cercano di raccontare il dolore che può provocare una rottura. E’ una ricerca sul dolore.

RM.P. Che genere di “rottura”?
S.B. Una rottura che tutti abbiamo avuto, come la fine di una storia d’amore. E l’abbattimento di tutto il palazzo d’illusioni che mi ero creata.

RM.P. Ogni foto – si dice – sia un autoritratto..In che modo, queste, ti rispecchiano?
S.B. Mi rispecchiano perché mi ri-guardano. sono la mia storia.

RM.P. In che modo sono la tua storia?
S.B. Raccontano una mia esperienza diretta, la fine di un rapporto, uno dei tanti tasselli che va a formare la storia completa.

© Sofia Bucci. Serie “Oleandro”, 2014

© Sofia Bucci. Serie “Oleandro”, 2014

RM.P. Le tue immagini sono pensate come tasselli? Mi colpisce il fatto che siano sempre “dettaglio”…
S.B. Sì, sono pensate a tasselli. Come il dolore si concentra in alcuni punti ben precisi, allo stesso modo la fotografia si concentra su certi dettagli.

RM.P. Dimmi della tonalità bluastra che spesso hanno.
S.B. Di solito i miei sogni hanno tonalità blu petrolio. L’ho voluta ritrasportare in fotografia. E poi l’ho scelta anche perchè una volta mi dissero: “quello che mi piacerebbe vedere dalle tue foto è il blu della pelle, non tutti riescono e sono in grado di vederlo, tu potresti farcela”.. C’ho provato!

RM.P. Che tipo di blu è quello di cui parli?
S.B. Il blu che si riesce a vedere solo in certi momenti e con certa luce.

RM.P. Come si ricollega all’oleandro? E’ un blu venefico?
S.B. Sì, assolutamente.

RM.P. E la fotografia cos’è per te?
S.B. La fotografia per me è semplicemente il modo migliore che ho per esprimermi, o almeno ci provo.

RM. .. un modo per esprimere il dolore?
S.B. Tutto ciò che sento, se sento dolore, anche quello.

RM.P. Perché hai scelto di partecipare al workshop “La mia storia”?
S.B. Perché avevo iniziato questo lavoro e volevo trovargli una direzione. E per fare una nuova esperienza, in una nuova città con nuove persone.

RM.P. E cos’è successo?
S.B. La direzione è stata trovata e ora sto percorrendo la strada, aggiungendo foto prima mancanti, che si stanno realizzando. Che sto realizzando.

© Sofia Bucci. Serie “Oleandro”, 2014

© Sofia Bucci. Serie “Oleandro”, 2014


“Come un gatto ho nove vite da morire. Questa è la numero tre. La prima volta successe che avevo dieci anni. Fu un incidente. Ma la seconda volta ero decisa a insistere, a non recedere assolutamente. Mi dondolavo chiusa come conchiglia. Dovettero chiamare e chiamare e staccarmi via i vermi come perle appiccicose. Morire è un’arte, come ogni altra cosa. Io lo faccio in un modo eccezionale. Io lo faccio che sembra come un inferno. Io lo faccio che sembra reale. Ammetterete che ho la vocazione”. Sylvia Plath 

Quando l’Amore inizia, quando l’Amore finisce

www.sofiabucci.com

© Sofia Bucci. Serie “Oleandro”, 2014

© Sofia Bucci. Serie “Oleandro”, 2014

 


“Fotografia 3.0. Immagini per il benessere e il cambiamento”


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Non ne ho certo fatto un mistero, da qualche tempo ormai sto interessandomi a un particolare aspetto della fotografia: quello che ne fa un prezioso strumento di crescita personale e, addirittura, di guarigione.
Tre anni fa ho cominciato a guardarmi intorno e – nonostante fosse chiaro che l’interesse generale riguardo a questa accezione del fotografico stava aumentando esponenzialmente, tanto che ad essa cominciavano a dedicare festival fotografici e giornate di studio, oltre che workshop più o meno noti e con diversi approcci – come ho avuto allora modo di accorgermi, esisteva un po’ di confusione intorno all’argomento. A partire da come bisognava chiamare la cosa.

Sappiamo tutti che dare un nome a qualcosa significa poterne pensare e parlare. A me che stavo cercando, e non sapevo ancora da che parte guardare, veniva subito in mente l’arteterapia. E mi dicevo, però, che quella era un’altra cosa e quindi doveva esserci qualcos’altro: una fototerapia. Ma allora, come oggi (!), se ti affidi ad una ricerca in internet cosa trovi? Ecco qui: al primo posto Fototerapia – Wikipedia. E leggete un po’ cosa c’è scritto.
Oggi rispetto a tre anni fa le cose vanno molto meglio; la quinta voce che appare è la seguente: Tecniche di Fototerapia in Counseling e Psicoterapia (pagina in italiano dal sito canadese phototherapy-centre.com). Nella prima pagina della ricerca, a sorpresa, si piazza un articolo di D Repubblica, che parla delle tecniche di Judy Weiser, pioniera della fototerapia e creatrice del PhotoTeraphy Centre (quello del sito di cui sopra).
Piccolo problema: quel particolare uso della fotografia cui accennavo in apertura del post non è solo – e non è necessariamente – legato alla terapia! Sarebbe come dire che se uno aspira a stare meglio (cioè ad evolversi, a progredire) vuol dire che è malato. Naturalmente non è così: al contrario, aver cura di se stessi, come aver cura degli altri, non implica di solito l’occuparsi di situazioni patologiche, ma una semplice aspirazione al cambiamento positivo.

Tirando le somme, mi è parso di capire che tuttora manca un luogo dedicato a questo range di possibilità che la fotografia fornisce al benessere. Ci sono già altri spazi sul web che si occupano “anche” di questo, ma mancava – credo – quel luogo utile a chi sta cercando di capirci qualcosa, o anche utile a chi voglia saperne di più, o magari – sarebbe il massimo – quel luogo dove le tante persone che già conoscono e praticano la materia in questione potrebbero scambiarsi idee e creare nuove cose.
Questo sarebbe il mio sogno!
E questo è il mio tentativo di realizzarlo: Fotografia 3.0. Immagini per il benessere e il cambiamento, il nuovo blog, ancora in costruzione e aperto alla vostra curiosità, come ai vostri suggerimenti.

—-

POST SCRIPTUM (3/6/2014)

Invece di cancellare questo post, ho preferito apporre questo aggiornamento: Fotografia 3.0 è diventato In-Sight e si trova ora al seguente URL: http://rosamariapuglisi.wordpress.com/


“La mia storia”, prossimamente a Roma


Sono lieta di segnalare il mio prossimo workshop a Roma.
Si tratta di una versione un po’ modificata (tre incontri anziché due) del laboratorio di cui vi ho parlato tempo fa, e sulle cui premesse teoriche troverete ampia documentazione nei miei più recenti post.
Spero lo troverete di vostro interesse! :-)
.

Laboratorio La mia storia – Costruzione di un diario fotografico esperienziale

Finalità: Il laboratorio “Costruzione  di un diario fotografico esperienziale” è finalizzato alla realizzazione di un racconto autobiografico imperniato sul vissuto quotidiano e basato su un’immagine soggettiva della realtà. Obiettivo principale sarà, dunque, quello di elicitare nei partecipanti la libertà di esprimere il proprio modo di vedere la quotidianità e il proprio sguardo fotografico. A tale scopo il percorso previsto li accompagnerà attraverso alcuni sotto-obbiettivi, quali l’acquisire una maggiore consapevolezza del tipo di linguaggio fotografico più adatto a esprimersi, la possibilità di entrare in contatto con le proprie risorse personali, la capacità di costruire un racconto.

Durata: 8 ore, distribuita in 3 lezioni

Programma:

Venerdì 4 aprile dalle h. 18.30 alle h. 20.30: il primo incontro prevede un’introduzione alla narrazione fotografica in forma di diario intimo e sarà articolato come lezione dialogata, sostenuta dalla proiezione di uno slide-show contenente domande guida e immagini di alcuni fotografi, e artisti contemporanei, che si sono occupati di tale forma di racconto personale. ­

Sabato 5 aprile dalle h. 10,00 alle h.13 Il secondo incontro (3 ore) sarà un laboratorio pratico-esperienziale, condotto in modo da fornire l’opportunità – attraverso immagini portate dai partecipanti di confrontarsi con la narrazione del proprio vissuto, di riflettere sulle modalità preferite da ciascuno nel creare un racconto di sé, di impostare le tematiche a partire dalle quali ognuno poi svilupperà il proprio progetto fotografico. Le riprese fotografiche per il progetto saranno assegnate individualmente e prodotte autonomamente dagli studenti, che potranno raccontare il proprio ambiente e la propria vita, attraverso immagini di oggetti quotidiani e/o di persone. ­

Domenica 4 maggio dalle h. 10,00 alle h.13 l’incontro finale costituirà il feedback al lavoro svolto. Sarà dedicato alla revisione e selezione delle fotografie, svolta in maniera da rinforzare la consapevolezza espressiva e il senso di sé acquisiti da ciascuno nel corso dello svolgimento del progetto.

Costi: € 140 per i soci di Prospettiva 8.

Numero massimo partecipanti: 8

Docente: Rosa Maria Puglisi: http://specchioincerto.wordpress.com/

Per partecipare al Laboratorio: inviare un’e-mail a laboratori@prospettivaotto.it entro il 25 marzo 2014, oggetto “Labo:La mia storia” allegando la ricevuta del versamento di 60 € sul C/C intestato alla Associazione culturale Prospettiva8 come acconto di partecipazione, IBAN: IT03J0200805119000401392715 (causale: Lab: La mia storia). La rimanente quota dovrà essere versata in occasione dell’incontro del 4 aprile.

Per chi fosse interessato ad iscriversi a Prospettiva 8, vedi Iscrizione


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